E se fosse iniziato un altro trentennio?

La manifestazione della Fiom di ieri non è stata solo la manifestazione della Fiom. E’ scesa in piazza una parte di Paese che, come scrive oggi Gad Lerner, è rimasta ai margini per troppo tempo:il lavoro subordinato e ieri si è visto che cambia poco che sia dipendente o precario. Non si distinguevano più le differenze neanche tra lavoratori manuali e intellettuali: il discorso di un intellettuale come Paolo Flores D’Arcais era molto simile a quelli degli operai di Melfi o Pomigliano. Forse ieri si è chiuso davvero il trentennio iniziato, guarda caso, il 14 ottobre 1980 con la marcia dei 40 mila di Torino di cui parla Marco Damilano. Vale la pena anche leggere il discorso del segretario della Fiom Maurizio Landini: “Vedete, quando si lavora e si è poveri, siamo di fronte non solo a un’ingiustizia, ma al fatto evidente che una società così non è accettabile e che noi dobbiamo ribellarci per cambiarla”. In una frase, forse la descrizione migliore possibile dell’Italia di oggi e del compito della sinistra.

E come chiudere il trentennio sarà al centro della discussione che faremo domani a Roma, in via Goito 39 (IV piano) dalle 18. Partiremo dal documento “30 anni possono bastare“, al quale si può ancora aderire mandando il proprio nome, cognome e città a questa mail: 30annipossonobastare@gmail.com

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