Sui tetti

Della riforma dell’università voluta dalla ministra Gelmini abbiamo già scritto tutto quello che riteniamo essenziale in più di una occasione. Bisogna tornarci, però, per rimettere qualche puntino sulle i.

1. Molti giornali richiamano, nei titoli sulla protesta, la replica del Ministro agli studenti: “così difendete i baroni”. E’ in grado l’on. Gelmini di dismettere questo disco rotto e di provare a spiegare come e perchè la sua riforma sarebbe contro i baroni?

Può essere che sia i ricercatori che gli studenti non ci abbiano capito niente, ma come la mettiamo con i rettori? Come mai, nel mondo universitario, gli unici sostenitori della riforma sono i rettori? Anche loro contro i baroni? Ma chi sono allora ‘sti baroni? Dove si nascondono? Perché la Ministra non li scova e non li espone al pubblico ludibrio?

2. Union sacrée contro le uova al Senato e il dileggio del Parlamento. Bene: chi scrive pensa che le istituzioni repubblicane non si debbano toccare neanche con un fiore. Ma perché se la protesta non arriva al portone di Palazzo Madama non merita l’attenzione che le viene dedicata oggi? Dalla primavera scorsa i ricercatori sono in mobilitazione, dall’estate scorsa (salvo quegli scapigliati dei rettori, in sinergica lotta – con la pasionaria Gelmini – contro i baroni) ogni genere di organismo universitario si è pronunciato contro la riforma, la scorsa settimana 200mila studenti hanno protestato in tutta Italia e solo oggi la notizia delle proteste apre giornali e tg.

3. Sempre a proposito di TG ed informazione sulla “riforma”: il governo è riuscito a far passare l’idea che ha messo diverse centinaia di milioni di euro sull’università. Nulla di più falso: prima ha tagliato quasi un miliardo e mezzo di euro e poi ha poco più che dimezzato questo taglio che avrebbe mandato sul lastrico molti atenei. Siamo praticamente gli unici in Europa (a parte gli inglesi e guardate infatti cosa succede da quelle parti) a tagliare sull’università in questo momento di crisi. Eppure non è l’unica strada percorribile. Ieri il gruppo di economisti e di associazioni “Sbilanciamoci” ha presentato la sua finanziaria alternativa. I soldi per rilanciare l’università pubblica si possono trovare, basta fare delle scelte: tassare i grandi patrimoni, rendere la tassazione delle rendite uguale al resto d’Europa, rinunciare al ponte sullo Stretto, spostare i fondi dalle scuole private a quelle pubbliche. Con la manovra alternativa per l’università ci sarebbero 1,5 miliardi di euro in più e, tra gli altri provvedimenti, ci sarebbero fondi per costruire 3mila nuovi asili nido solo nel 2011. Saprà l’opposizione fare una battaglia generale su questi punti?

4. Infine, a proposito di dignità delle istituzioni. Come è noto, un paio di settimane una delle forze politiche della maggioranza ha annunciato il ritiro della fiducia al Governo, e poi ne ha anche ritirato i suoi ministri e sottosegretari. Secondo l’ultima rilevazione istituzionale certa (la fiducia del 29 settembre), il Governo è virtualmente privo di una maggioranza in una delle due Camere. Per evitare che una crisi formale pregiudicasse l’approvazione della legge di stabilità finanziaria, il Presidente della Repubblica ha concordato con i presidenti dei due rami del Parlamento che le mozioni di sfiducia fossero discusse dopo il suo esame. Bene. Cosa ne dovrebbe seguire? Che a crisi virtualmente aperta, il Parlamento esamini e deliberi solo sulla ragione del rinvio dell’esame delle mozioni di sfiducia (la legge di stabilità) e su altri eventuali adempimenti urgenti e indifferibili (decreti e quant’altro), così come si usa durante crisi di governo formalmente aperte. Invece no: qui si procede come se niente fosse, come se non fosse aperta una crisi – per ora – extraparlamentare, per di più esaminando e votando un provvedimento che – a giudizio della stessa maggioranza di governo, sancito da più di un voto nella Commissione cultura della Camera solo un mese fa – merita lo stanziamento di risorse che, durante l’esame della legge di stabilità, non possono essere formalmente accantonate. Per questo, meschinamente, venerdì scorso, i deputati della maggioranza nella Commissione cultura della Camera sono tornati a riunirsi per votare emendamenti soppressivi dei loro stessi emendamenti che avevano destinato qualche risorsa per ingraziarsi i ricercatori in lotta. Nella difesa delle istituzioni democratiche, i presidenti dei due rami del Parlamento avevano in mente anche una qualche forma di difesa da se stessi, dalle minacce alla credibilità delle istituzioni che vengono da un simile modo di operare?

(stefano anastasia)

3 commenti

Archiviato in università

3 risposte a “Sui tetti

  1. Valerio

    Torno adesso dal tetto di Palazzo Nuovo occupato (Torino).
    Ve li immaginate i Baroni questa notte a dormire (sotto zero) sul tetto dell’università?
    Nemmeno io (che son solo dottorando) ho il coraggio di rimanere lassù di notte, con il freddo che scende dalle Alpi, il vento e un lato dell’edificio che è senza parapetto.

    Un centinaio di persone rimane lassù quasi in permanenza, altrettanti vanno avanti e indietro ecc., nessuno di loro è un barone (anzi che mi risulti solo un ordinario si è fermato per più di un breve saluto) ci sarà un perché, non trova signora ministra?

    Oppure dobbiamo concludere che alcune delle migliori menti delle ultime generazioni, ricercatori, precari della ricerca, studiosi di fama sono lì solo perché sono degli idioti e vengono iretititi dalla propaganda dei comunisti mangia bambini?

    Persino il quartiere, che non è il più rosso di Torino, ha capito, e si è riempito di cartelli “Io sono per l’università, pubblica”
    I bar ci hanno messo a disposizione un po’ di cornetti dolci e salati ed altre prelibatezze. Sono commosso e satollo!

    Valerio

  2. Valerio

    Mi sa che domani ci vediamo di persona alla manifestazione di Roma della CGIL

    Valerio

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