Privatizzare il Colosseo (e non riuscirci)

I media ne hanno parlato poco, ma la notizia del mancato investimento dei privati per il restauro del Colosseo è clamorosa. L’incapacità del ministro Bondi e del suo collaboratore Mario Resca, direttore generale alla Valorizzazione dei Beni Culturali (!) hanno veramente dell’incredibile.

Il Colosseo è stato definito dall’Unesco, patrimonio dell’umanità ed è anche una delle sette meraviglie del mondo. E’ chiaro ministro? Una delle sette meraviglie. Non una delle tante. Ma una tra (solo) sette.

Nonostante questo Bondi e Resca non sono in grado di trovare dei privati che ne finanzino il restauro? Ma non scherziamo. Si dice che la “chiamata” sia andata deserta. Ora il solo Della Valle è disposto a offrire una cifra, per altro irrisoria.

Ogni giorno il governo Berlusconi si riempie la bocca del termine “privato”. Vuole “privata” la scuola, vuole “privata” la sanità, vuole “privata” l’università e vuole “privati” anche i beni culturali. E una volta che ha l’occasione concreta di realizzare questa ideologica impostazione, cosa fa? Un buco nell’acqua. Già, l’acqua. Anche l’acqua vorrebbero che fosse “privata”….

Mi occupo di comunicazione e cultura da troppo tempo per non rendermi conto del formidabile scivolone di Bondi e Resca.

Milioni di turisti ogni anno visitano il Colosseo. E’ uno dei simboli di Roma e aggiungo, tanto per andare incontro al loro scenario ideologico: è anche uno dei simboli della cristianità e delle radici della società occidentale. C’è materia di business. Eccome.

Come hanno fatto costoro a trovarsi così impreparati? Hanno prima condotto un sondaggio tra le aziende (italiane e straniere) disponibili all’investimento? Forse no, altrimenti non sarebbero stati colti di sorpresa. Hanno fatto un piano di comunicazione e di promozione? Hanno fatto intravvedere un business plan? Certamente no. Visto che gli investitori non si sono fatti vivi. Non lo hanno fatto perché sono degli incompetenti.

Chiunque conosca anche solo un po’ lo scenario della valorizzazione dei Beni Culturali sa quanto sia importante l’oggetto dell’investimento. Quante agenzie a altre strutture avrebbero voluto avere il Colosseo tra le cose da promuovere. Tutti ci sarebbero riusciti.

“Non ci si può credere!” commentava qualcuno. E infatti è proprio un problema di “credibilità”. Di un sistema paese innanzitutto, devastato da 30 anni di politiche reazionarie. Della classe dirigente, incapace anche solo di intervenire su un argomento di così forte appeal e di grande potenza comunicativa.

Oppure no. Oppure questo ragionamento è un po’ emotivo e un po’ superficiale. Forse la storia è un’altra. Forse i due esponenti del governo Berlusconi hanno voluto dirigere la cosa in questo modo perché volevano un solo candidato. Non si sono preoccupati della pessima figura professionale che avrebbero fatto lasciando che una gara come quella andasse deserta (ci sono gli estremi per le dimissioni solo per questo) e stanno manovrando per consegnare il Colosseo a Della Valle.

Un altro caso Alitalia?

C’è solo una soluzione: bisogna che vadano via al più presto. In queste settimane il mondo della cultura nelle sue mille realtà è sceso in piazza e si fa sentire. Sappia che gli interlocutori sono questi.

(Gioacchino De Chirico)

1 Commento

Archiviato in cultura e ricerca, Roma

Una risposta a “Privatizzare il Colosseo (e non riuscirci)

  1. adele di trani

    Fai bene ad evidenziare l’incapacità di gestire anche le ristrurazioni del nostro patrimonio artistico e culturale. L’opinione pubblica, ormai insensibile all’arte e all’espressione del genio umano, forse è interessata ai frutti economici dei Beni Culturali e rimarrà stupita scoprendo che ha votato per una classe politica che non sa fare neanche gli affari, molto cari alla maggioranza. Già, ma pochi sanno, perché hanno studiato poco e male, che i grandi banchieri del ‘300 hanno fatto, materialmente, gli splendori di Firenze e Siena. A loro conveniva, a noi no?

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