Traffico a Roma: il benaltrismo aiuta

Roma è una città che affoga nei suoi problemi e ogni giorno è sempre peggio. A peggiorare la situazione c’è che proprio non sembrano emergere idee nuove che facciano intravedere un miglioramento. E, si sa, produrre idee non è compito dei soli politici, ma anche di intellettuali, ricercatori, giornalisti. Tra i mali di Roma, uno dei peggiori è forse il traffico. Ci sarebbe da scrivere interi libri sul modo con cui ognuno di noi affronta quello che a volte sembra un vero e proprio dramma (alle canzoni ci hanno pensato gli autori “un uomo in Smart”; ma lo stesso Califano ha avuto modo di dire la sua, artisticamente parlando).

Quando ognuno di noi si trova imbottigliato nel traffico, è  portato a formulare ipotesi sulla propria condizione di prigioniero. Di frequente (tutti l’avremo fatto qualche volta) capita di pensare alla mancanza di civismo dei romani. Su questo, viene da pensare, non c’è niente da dire, emerge in tante altre manifestazioni della vita cittadina, basti guardare quanto sono sporche le strade…  Sarà l’aria di Roma che ci fa diventare così, perché anche gli stranieri in visita, anche quelli che vivono in città modello, quando arrivano a Roma hanno anche loro uno modo vagamente poco civico di comportarsi…

Il gran pensare indotto da questi momenti di forzata inattività porta, però, ad andare anche oltre le conclusioni scontate. A me, l’altro giorno, è venuta anche un po’ di rabbia, ripensando alle lettere al Corriere di Roma del 27 novembre, dove ho letto che l’autorevole commentatore  che tiene la rubrica sostiene che il traffico sì, certo, c’è, ma il tutto è peggiorato dal menefreghismo dei romani. Si riferiva, in particolare, alle doppie file create dai genitori che vanno a prendere i figli a scuola e che poi, magari, trovano l’occasione per fare qualche commissione. Le rubriche di lettere, si sa, sono così: un giorno si dice una cosa, un giorno un’altra. Lo stesso commentatore il 5 dicembre metteva in evidenza che il problema è che la città non è controllata dai vigili urbani. Insomma, c’è il traffico; in parte dipende dalla maleducazione – e i romani, si sa, ne hanno da vendere – ma pure i vigili…

Quello che a volte da fastidio è la banalizzazione, e in questo le classi dirigenti romane – stampa inclusa – si sono non poco distinte negli ultimi anni.

Per iniziare a trattare il problema del traffico, un po’ di benaltrismo aiuta. A Roma non si può vivere senza macchina. Chi ha dei bambini deve avere una macchina. I servizi sono sempre meno di quartiere: si pensi che le domande per l’iscrizione agli asili sono solo su base municipale e, quindi, non ci si può avvantaggiare di questa o quella convenienza connessa alle proprie peculiari abitudini di vita e di lavoro. Per molti, l’unico modo per portare figli a scuola e poi andare al lavoro è con la macchina. Per le macchine non c’è spazio e quindi vanno in seconda fila. Non è questione di cattiva educazione. Poi, nel dramma quotidiano, magari una mamma coglie l’occasione di fare un po’ di spesa. Cattiva educazione? Oppure donne che lavorano e che sono abbandonate a loro stesse?

Vogliamo parlare del traffico? Certo, ma facciamolo bene. Su tutti i giornali della grandi città del mondo si leggono cose intelligenti sull’argomento.  Su Roma andrebbe detto chiaramente che è una città in cui si fa di tutto per incentivare il trasporto privato (dall’ATAC che è stata lasciata andare alla deriva, alle politiche dei trasporti turistici, alla espansione del numero di centri commerciali in cui si va a fare la spesa in auto, tanto per dirne alcune). Andrebbe detto che nessuno politico romano,  ha mai messo al centro della sua agenda politica, almeno negli ultimi anni, una seria azione complessiva contro il traffico in modo che l’uso dell’automobile possa diventare una scelta e non un obbligo (sembrano non sapere che, a parte le metropolitane, ci sono tante altre cose che si possono fare prima di morire tutti).

Certo, il maleducato c’è sempre. Ma se la maleducazione – che pure c’è, ed è tremenda – avesse una qualche rilevanza, basterebbero un po’ di vigili in più in strada,  come nelle città avanzate del mondo. Ma sul traffico a Roma, vorremmo  sentir dire dalle classi dirigenti qualche cosa di più serio.

(Andrea Declich)

21 commenti

Archiviato in Donne, Roma, sinistra, urbanistica

21 risposte a “Traffico a Roma: il benaltrismo aiuta

  1. Il ragionamento che fai sulla scuola è corretto se parliamo di asili nido, materne ed elementari, ma già per medie e superiori si comprende meno perché mai sia necessario l’accompagnamento in macchina. L’abbonamento mensile intera rete a 18 euro mi pare uno straordinario incentivo.

    C’è da dire semmai che il servizio scuolabus, così come tutto il trasporto pubblico, è vissuto come un servizio di sussistenza che tradotto suona così: “se sei così pezzente e sfigato che abiti fuori dal mondo e non hai l’auto, eccoti il servizio pubblico”. Così concepito deve costare meno possibile e deve arrivare dovunque. La qualità del servizio è del tutto indifferente.

    Avere un vero servizio di scuolabus che serva non dico il 100%, ma il 30% dei bambini di materne e elementari costa e qualcuno dovrebbe pagare. La solfa è sempre la stessa: bisogna scegliere se dare l’abbonamento gratutito agli over65 anche se miliardari o aiutare gli studenti fuori sede, incentivare il trasporto scolastico e penalizzare il viaggiatore saltuario, far pagare il pedaggio sul GRA, la sosta per strada o permettere tutto a tutti (e quindi dare niente a tutti).

    Il traffico a Roma è dovuto al numero enorme di auto che ci sono in circolazione: bisogna ridurre il numero di auto. Ci sono tante strade possibili anche con casse vuote come le nostre (Atac, Comune, Regione, Stato). Basta che ci sia una chiara volontà di tutti. Altrimenti continuiamo a pensare che sia solo un problema di cattiva volontà dei genitori, dei vigili, etc.

  2. Andrea

    Grazie per il commento. Quello che volevo dire con il post è che una politica contro il traffico, a Roma come dappertutto, non può essere una tra le tante cose che fa un’amministrazione. E’ un punto centrale della vita della città. E va fatta tenendo conto che la gente non fa scelte di mobilità in una direzione o in un’altra perché è scema, ma perché ha delle buone ragioni per farle. Molte della quali sono o sconosciute, o misconosciute. Ecco, andrebbero fatte le cose sul serio. Con politiche che durano anni, se non decenni, con risultati previsti a breve, medio e a lungo termine. L’importante è evitare di incolpare la gente che cerca di esistere, quindi di muoversi. E di non abusare dei luoghi comuni. Questi due errori, invece, li fanno proprio coloro che hanno le maggiori responsabilità.

  3. Riccardo Pennisi

    È vero, bisogna diminuire il traffico. Però è quasi impossibile una volta fatte certe scelte urbanistiche: non solo i centri commerciali, ma interi quartieri sorti negli ultimi anni (Ponte di Nona, Bufalotta, Mezzocammino, Valleranello) sono collegati alla città solo attraverso l’auto privata.

    Il mezzo pubblico è un’alternativa considerabile solo in centro e nelle zone semi-centrali. Da lì in poi – ma parliamo dei quartieri dove vive la maggioranza dei romani – rinunciare all’auto privata è impossibile, anche se si pagasse dovunque il parcheggio e il pedaggio sul GRA.

    Prima si ricuce la frattura (in questo caso in termini di servizi di trasporto pubblico) tra le due Rome, poi si potrà parlare di diminuzione del traffico.

    • @Riccardo il problema è che il mezzo pubblico o è concorrenziale con l’auto oppure non è. Il che imporrebbe al Comune, proprietario del mezzo pubblico, di favorirlo a danno dell’auto riservando corsie e aree di sosta. Così non è. Pretendere poi che si costruiscano metropolitane di 60-70 km per collegare quartieri collegati da stradine vuol dire spendere milioni di euro per anni. La sostenibilità finanziaria di queste spese non è più possibile solo a carico del pubblico (che nel frattempo fa fatica a pagare scuole e sanità) per cui prima o poi dovremo accettare che 75 minuti in giro per tutto il territorio di Roma non possono costare 1 euro (prezzo mai cambiato dal 2002).

  4. se parliamo di Roma il progetto impostato da Tocci sotto il primo Rutelli, venduto come “la cura del ferro”, era un’idea organica di crescita della città. Purtroppo con il tempo è divenuto sempre più lo sfondo e non l’architettura dell’azione comunale. Ad ogni modo il PRG ricalcava di fatto quel piano là.

    Il problema semmai è che l’attuale giunta ha di fatto bloccato l’espansione della sosta tariffata, limitato l’orario di chiusura delle ZTL, rivisto tutto il piano dei bus turistici, stoppato il progetto della metro D, cambiato le priorità dei prolungamenti della metro A e B. Insomma ha messo le basi per il collasso della rete di trasporto pubblico da qui a qualche anno. Aggiungici che non si sente più parlare di sforamenti dei limiti delle PM10 e il quadro è completo.

    • Andrea

      Non sono d’accordo, il piano del ferro di Tocci, seppur manchevole dal punto di vista urbanistico (come lui stesso ha scritto in un libro molto interessante) aveva alcune differenze fondamentali. Anche alcune linee di tram in più. Le Ferrovie Metropolitane, che sono andate deperendo e non sono state incrementate. Comunque, che il prezzo dei mezzi pubblici possa aumentare sarà anche vero, ma non è quello il punto (rispetto al vero costo di un’auto, a pensarci bene, costeranno sempre poco i biglietti). Per renderlo competitivo con l’auto ci vogliono politiche come quelle che diceva Riccardo e, in questo quadro, anche i tanti piccoli e grandi interventi che dicevi tu. Ma non si tratta di scegliere questo o quello. Il problema è nel sistema. I veri problemi sono ben altri (e mi dispiace dirlo dopo 15 anni governo della città da parte della sinistra)

      • Il problema restano le risorse: il progetto di Tocci non è stato assolutamente realizzato sul fronte tram soprattutto per la sommossa popolare che ci fu quando venne realizzato l’8 (casaletto, torre argentina) il che fede puntare a soluzioni meno impattanti (linee express su gomma o in un caso il filobus). Per potenziare le ferrovie metropolitane serviva una regione che pressasse trenitalia: con Badaloni è successo, con Storace non si è mossa una paglia, dopo Storace tutti i soldi della mobilità sono stati messi sulla sanità. Senza un investimento grosso come una casa da parte del governo è difficile pensare che il Comune o dei privati si possano sobbarcare queste spese senza poter poi rientrare con le tariffe.

        PS
        da legge i biglietti e gli abbonamenti devono coprire il 35% dei costi. Cosa che non accade mai, ma comunque è dato per scontato dallo stesso legislatore che la tariffa è ampiamente insufficiente per pagare il servizio. Veltroni aveva fatto sì che le entrate della sosta a pagamento andasse al trasporto pubblico cercando di far quadrare i conti, ma servirebbe una politica della sosta mooolto più aggressiva di quella là (e lasciamo perdere quella della giunta Alemanno).

  5. Andrea

    L’archeotram si sarebbe potuto fare, era pronto all’entrata della giunta veltroni (ma non si è fatto per altri motivi, vedi quanto scritto sul piano pullman). Le proteste per l’8 ci furono, e tante, ma alla fine, anche prima della scadenza del primo mandato rutelli, fu chiaro a tutti che era stato un successo, nonostante le iniziali proteste i gli evidenti difetti. La buona politica è quella che sa anche valutare i successi, e che sa perseverare. I conflitti vanno affrontati, e risolti. Questo a Roma non è più avvenuto dopo la giunta Rutelli/Tocci.
    Sui soldi, poi, andrebbe detta una cosa, se no alla fine si produce solo il piagnisteo. Se una città come Roma non ha i soldi per fare le cose necessarie, la questione è di politica nazionale, e come tale va posta. La lega, non da oggi, avendo politici locali di buona capacità, pone nell’agenda della politica nazionale problemi magari gravi, ma non emergenze (come quelle degli zingari). Su Roma si è preferito non fare politica nazionale, ma dire che, nonostante tutto, le cose andavano bene. Salvo, poi, incentivare lo sprawl… Il centro sinistra romano è stato punito per qualche motivo, o no? Non sarà che la gente non era soddisfatta? E se la gente non è soddisfatta di una città, non sarà perché il governo non è dei più perfetti?

    • Mia personalissima opinione l’archeotram era uno spreco di soldi in quanto usava il tram non come infrastruttura di trasporto primario, ma come trasporto secondario (un po’ come si usano le piste ciclabili). Diverso sarebbe stato il progetto del tram a tormarancia che avrebbe collegato Trastevere, Marconi, SanPaolo, Montagnola e Tormarancia insieme e alla Metro B. Un progetto sfumato per l’ottusità di Rifondazione che bloccò la costruzione a tormarancia (dando via libera a Bufalotta e al collasso definitivo di quel quadrante).
      Sui soldi d’accordo.
      Sulla sconfitta del centrosinsitra ok, ma ho seri dubbi che la gente sappia cosa vuole e agisca (soprattutto in una elezione) secondo rapporti di causa-effetto. Diciamo che senza l’omicidio Reggiani magari persino Rutelli vinceva e staremmo ancora a parlare di un stanchissimo, ma ancora vivo modello romano.

  6. Qualche progresso c’è stato. Nei lontani anni ’70 mi capitò di fare uno speciale televisivo (uno dei primissimi TG2dossier) dal titolo “Con Roma”, che illustrava in sequenze consecutive i principali mali della città. Quella sul traffico non aveva testo e durava cinque minuti senza mai interrompere la ripresa panoramicando da Castel Sant’Angelo, oggi zona pedonale, all’orologio della mia auto imbottigliata in un ingorgo pazzesco quanto quotidiano. Se mai nessuna amministrazione capitolina è riuscita ad affrontare e risolvere con decisione questo problema, se i “mezzi pubblici” non sono mai stati oggettivamente privilegiati rispetto a quelli privati, se la maleducazione diffusa non è sanzionata come nelle altre metropoli europee, se la maggior parte degli autobus non può godere di effettive corsie privilegiate e di conseguenza non rispetta gli orari, se infine gli amministratori pubblici non si sentono impegnati a fondo, elettoralmente parlando, a intervenire con decisione, non dipenderà anche dall’attrazione fatale degli italiani, e dei romani in particolare, per la loro automobile?

    • E’ un cane che si morde la coda: nessuna amministrazione ha il coraggio di far pagare i residenti se parcheggiano l’auto in strada o di sfrattare le auto parcheggiate per strada per fare una preferenziale perché perderebbero troppi consensi. D’altronde è vero che quando il Comune ha trovato dei privati che costruivano dei box sotterranei e li vendevano a prezzi agevolati ai residenti i residenti quasi dappertutto sono scesi in piazza contro la “speculazione”. Ripeto, la gente mica è normale. 😉

  7. Riccardo Pennisi

    Io non confonderei i “comitati di quartiere” che scendono in piazza contro il piano parcheggi (PUP) con i residenti VERI. Spesso si tratta di una minoranza di negozianti e garagisti (come nel caso di Via Cesena, zona San Giovanni) che temono di perdere la loro rendita derivante, secondo loro, dalle doppie file e dal parcheggio sregolato.
    .
    Anche in questo caso comunque bisogna registrare tantissime mancanze nell’applicazione del PUP.
    Da un lato, spesso le istituzioni coinvolte rinunciano a fare rispettare gli accordi alle ditte che costruiscono, e così spesso il giardino promesso sopra il parcheggio interrato si trasforma nel giro di due mesi in una terra di nessuno che dequalifica invece di riqualificare la zona in cui sorge.
    Dall’altro, Comune e Municipi perdono l’occasione di riorganizzare la sosta nel quartiere dove sorge il parcheggio: allargare i marciapiedi, impedire la sosta agli angoli, mettere alberi o piste ciclabili (insomma diminuire la sosta in superficie visto che le macchine possono andare sotto terra). In questo modo, i box rimangono invenduti e i parcheggi semivuoti, perchè se posso continuare a parcheggiare gratis in mezzo alla strada perchè dovrei spendere soldi per una soluzione più civile?

    • il primo piano parcheggi in effetti pagò questi problemi, ma il secondo no. Inoltre la costruzione di un parcheggio interrato sotto una piazza consentiva alla STA e poi a Atac di bonificare l’area applicando le norme che negli ultimi 50 anni erano nel frattempo cambiate: scivoli, dissuasori, marciapiedi allargati, conseguenti sensi unici, segnaletica orizzontale, passaggi pedonali, etc.
      I municipi semmai hanno mancato a credere nei Piani particoleggiati del traffico che avrebbero consentito di snellire traffico e tempi di percorrenza dei bus. E’ anche vero che laddove si è fatto (via di Torrevecchia) una sollevazione popolare ha obbligato a ripristinare il doppio senso secondo una dubbia interpretazione del concetto di libertà (vojo anna’ dove me pare). Il 46 è tornato ad essere l’autobus più lento di Roma e tutti i pendolari sulla torrevecchia sono bloccati là la mattina e il pomeriggio.

  8. Massimiliano Tonelli

    Approposito di pup vi consiglio caldamente la lettura del blog http://www.propuproma.com

  9. Andrea

    Cari amici, grazie per le risposte. Quando si parla di traffico, cercherei di evitare il più possibile i luoghi comuni, tipo quelli di Fernando e di Stefano: la passione dei romani per l’auto? Qualcuno l’ha misurata? Stefano dice: la gente non è normale. Va be’, era una battuta, ma mi fa venire in mente la barzelletta del matto che corre contromano in autostrada ed è convinto che ci sia un numero enorme di persone che guida in maniera pericolosa. Tutti contro di lui.
    Se vogliamo ragionare di queste cose, non dobbiamo ragionare come quando stiamo al volante, ma in nome di quelli che stanno al volante. La gente usa troppo la macchina? Potrei dilungarmi in una dimostrazione per far vedere quello che – d’altra parte – è evidente: tutto, ma dico tutto, è organizzato per farti prendere la macchina. Dall’urbanistica, vedi intervento di Pennisi, all’organizzazione dei tempi della città, alla dislocazione delle scuole, dei servizi e dei posti di lavoro, all’economia italiana, alla pubblicità. Se vogliamo indurre milioni di persone a cambiare abitudine (a partire da noi stessi, che avremmo cattive abitudini comunque, sono pronto a scommetterci) non basta appellarci alle buone maniere. La POLITICA potrebbe fare una cosa seria, da parte sua: praticare il principio del bastone e della carota “aumentato”.
    Si tratterebbe di una specie di articolo 81 della mobilità: per ogni restrizione alla circolazione privata si deve prevedere un aumento certo ed efficace del trasporto pubblico in misura almeno equivalente (non solo in termini di portata, ma anche di comodità). Un po’ come recita l’articolo 81 della costituzione: “Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. Il principio dovrebbe essere: per ogni bastone, almeno una carota e mezzo…
    Facile a dirsi, direte voi. Infatti, rispondo, il mestiere del sindaco non è da tutti…

    • in merito al rapporto incentivante a favore dei mezzi pubblici la questione è molto semplice: se eliminiamo la doppia fila applicando la sosta a pagamento si fluidificherà il traffico con benefici per tutti, se si elimina una fila di sosta per creare una corsia preferenziale si velocizzeranno alcune linee, se si mette un tram su corsia protetta si possono eliminare alcune linee di bus, etc. Se prendete il mezzo pubblico a Roma ad Agosto vi accorgerete che funziona benissimo. Anche se ridotto di quasi il 40% senza scuole e con gli uffici chiusi i mezzi a disposizione sono assolutamente in grado di muoversi rapidamente per la città con poche attese alla fermata. Idem il servizio notturno nella Capitale. Il problema del trasporto pubblico non sono gli autobus più o meno vecchi (la metro di NY o di Berlino hanno delle metro vecchissime), tecnologico (i tram di Berlino sono come i nostri) o le politiche della mobilità (ZTL, sosta a pagamento, integrazione tariffaria sono tutte cose già fatte anche da noi), ma piuttosto una questione di cultura: penalizzare l’auto è incentivo automatico del mezzo pubblico.

  10. luogo comune un piffero: 😉 Roma, con Los Angeles, ha il record mondiale di auto pro capite. Quest’anno siamo a 706 autoveicoli ogni 1.000 abitanti (ripeto abitanti, non solo patentati) fonte ISPRA.

    Ciao
    Stefano

    • Andrea

      Caro Stefano, se mi citi i dati di Los Angeles e di Roma che hai risolto? Mi hai detto in altre parole che abbiamo un problema di traffico, che però è la cosa su cui siamo d’accordo tutti, tanto che ne stiamo discutendo. La domanda è: la gente è pazza o reagisce come può a una situazione pazzesca? Non è una domanda oziosa. Abbiamo bisogno di politiche di salute mentale per risolvere il problema del traffico, o abbiamo bisogno di qualcos’altro?
      I dati che porti non dimostrano che è pazza. Il fatto che gente sana di mente diventa pazza quando usa la macchina a Roma (ma non quando la usa, che so, a Berlino) è, diciamo, un argomento a favore della mia tesi, e cioè che non siamo maleducati o pazzi, ma viviamo in un contesto strampalato (e che le risposte sono strampalate, ma singolarmente ragionevoli). Quindi, ascoltalo questo piffero: che i romani amino la macchina più degli altri E’ UN LUOGO COMUNE. E’ una foglia di fico che usano i politici che, non potendo fare niente, usano il potere che hanno per farsi gli affari propri (lavori stradali inutili, oltre modo lunghi, faraonici). Fanno, come dire, di necessità pubblica virtù privata…

  11. Andrea

    Bisognerebbe, poi, abbandonare l’idea che esistano “incentivi automatici al mezzo pubblico”. Se, come ho argomentato, tutto porta a usare la macchina nella nostra società (può darsi che mi sbaglio, naturalmente) non basta un piccolo incentivo da parte di un’azienda screditata e di un comune in bancarotta per cambiare le cose. Solo un genitore malata di mente cambia gli orari di sonno dei suoi bambini, rischia di arrivare sistematicamente tardi al lavoro e a scuola, per seguire gli incentivi dell’ATAC. Che, peraltro, non è esempio di virtù…

  12. Mai detto che è pazza. Dico che Roma ha una concentrazioni di auto superiore a qualsiasi altra città al mondo (in rapporto alla popolazione) il che è qualcosa di più di una risposta ad un problema. C’è evidentemente un tratto culturale. Non aiuta il fatto che il servizio pubblico venga inteso come servizio minimo e cioè accessibile a chi è troppo sfigato da farcela da solo. Questo però è un altro discorso.
    Il fatto che a Roma se devi andare in centro usi l’auto e parcheggi in doppia fila con il parcheggiatore e a Berlino prendi la metro o il bus ha più a che fare con il fatto che un tedesco, quando viene in Italia, si fa il bagno in mutande nelle fontane storiche mentre a casa sua ti denuncia se vai a 60 km/h con limite di 30. O, viceversa, un italiano a Londra non butta una cicca per terra neanche se l’ammazzi.
    Il problema, ripeto, è culturale il che paralizza la politica perché un qualsiasi intervento va contro il senso comune e fa perdere consensi. Dobbiamo aspettare che ci sia un’emergenza o un’imposizione dall’esterno, temo.

    • Andrea

      Pazza in senso lato, cioè patentemente irragionevole. Ma mi stai dando ragione: i tedeschi a Roma fanno come i romani e viceversa. Quindi, non è un tratto della cultura degli italiani, se no i tedeschi in Italia farebbero come da loro (non si cambia la cultura in un battibaleno). Più semplicemente è che Roma è gestita male dal punto di vista del traffico. Questo fenomeno è politico: ci sono alcuni che si avvantaggiano di questo (ognuno a suo modo: chi vende auto, chi esegue lavori pubblici, ecc.) e altri che ci perdono. La distinzione tra gli uni e gli altri è anche una distinzione di classe. La POLITICA, da molto tempo, non fa il suo dovere. Se diciamo che i romani sono maleducati, salviamo i politici responsabili (che daranno la colpa alla maleducazione), gli amministrativi corrotti (che diranno che al massimo sono stati un po’ maleducati), e così via. A un certo punto, sembrava che la manutezione delle strade romane dovesse essere assegnata a una sola ditta. Sappiamo che la cattiva manutenzione delle strade è una delle cause del traffico e dare i lavori di tutta la città in monopolio è ricetta sicura per una cattiva performance. Ora, ti chiedo: questa scelta dipendeva da una politica inadatta o dalla maleducazione dei romani, e quindi anche mia? Questo è un esempio. Te ne potrei fare altri…

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