Come la sussidiarietà può salvare l’Italia

Il principio di sussidiarietà, introdotto nella nostra costituzione nel 2001, compie dieci anni.

Eppure fatica ad affermarsi l’idea (e la prassi) che attori diversi , a diversi livelli gravitazionali, possano farsi carico dello spazio pubblico in termini di responsabilità, decisione e gestione.

Lo spazio pubblico, inteso come luogo ideale e concreto delle relazioni e dello sviluppo della collettività, risulta sempre più spesso come uno spazio desolato, teatro di controversie di potere, di corruzione, di abbandono, di conflitto sociale.

A questo fenomeno di desertificazione, culturale e politica prima che economica, dello spazio pubblico, si accompagnano visioni, spesso parziali – e furbette -, della sussidierietà: da un’impostazione selvatica e secessionista del governo delle Regioni, a una semplificazione miope del processo attraverso il quale il privato fa il suo ingresso nella gestione dei servizi.

Il tema del cambiamento secondo un indirizzo di sussidiarietà, si pone quindi in un contesto complesso e “torbido”, nel quale le riforme, oltre ad enunciazioni di principio, sono materia viva di un processo in atto.

In questo quadro, ricercatori, esponenti politici, amministratori e rappresentanti delle organizzazioni civiche si incontrano per dialogare sul libro di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri edito da Carocci “Il valore aggiunto, che ha al suo centro proprio la sfida della sussidiarietà e, appunto, quella del “valore aggiunto” della cittadinanza attiva per “salvare l’Italia”.

L’incontro, presieduto da Giovanni Moro, si terrà il 16 dicembre 2010 alle ore 17,00 nella sede della Provincia di Roma-Palazzo Valentini presso la Sala della Pace
Animeranno la discussione gli interventi di Cecilia D’Elia, Luca Antonini, Carlo Mochi, Laura Pennacchi e Livia Turco. Saranno presenti gli autori

2 commenti

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2 risposte a “Come la sussidiarietà può salvare l’Italia

  1. Gloria Malaspina

    Finalmente se ne riparla! La sussidiarietà non può significare scaricare sul soggetto che si fa carico di una funzione IN NOME E PER CONTO DEL SISTEMA PUBBLICO (si parla sostanzialmente della fornitura dii beni e servizi alle persone) la responsabilità della mancanza di programmazione nel merito di quel sistema e dell’incapacità, quindi, di renderlo coeso con l’insieme delle funzioni ed accessibile. Questo significa, però, che i soggetti “sussidiari” agiscano coerentemente con questa impostazione e non si limitino a incassare contributi senza provvedere ad un bilancio costi/benefici interni alla loro azione, cioè alla produttività sociale del proprio agire. Per tagliare le unghie alla speculazione clientelare di alcuni soggetti istituzionali, bisogna pretendere da parte degli attori “sussidiari” la sottoscrizione di un protocollo integrato con “oneri ed onori”, l’incardinamento nella programmazione funzionale alla “missione” dell’ente pubblico di riferimento, la tempistica di verifica e valutazione periodica dell’esito dell’impegno, le rendicontazioni pubbliche e non solo all’ente appaltatore.

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