I lacrimogeni al tempo di Facebook

Ci eravamo detti di scrivere un post sugli scontri di martedì, a mente un po’ più fredda, avendo letto le analisi e cronache migliori, quelle senza paraocchi dei giornalisti presenti nella piazza (diverse erano buone, vi segnaliamo Sara Menafra de “il Manifesto” mercoledì 15; lo stesso giorno Giovanni Bianconi sul “Corriere” e Lucia Annunziata oggi sulla Stampa).

Serviva capire chi c’era, come erano andate le cose, da dove venivano le persone, come mai erano così giovani ecc. ecc. Di tutto l’infinito scibile che trovate in rete, vi rinviamo a un anonimo “Masaniello 2012” su youtube, che semplicemente ha il pregio di dare un’idea delle manovre “militari” nella incustodita Piazza del Popolo, dove si sentono i cori da stadio che hanno caratterizzato questo e altri cortei – lo stadio e il calcio sono il paradigma culturale che informano la politica, trent’anni fa era l’inverso – si osservano le dinamiche di conquista della piazza, l’uso dei blindati come si fosse in un vero campo di battaglia, l’applauso di migliaia di ragazzi giovanissimi (giovanissimi come a Londra, Atene, Parigi…) che gioiscono collettivamente quando il mezzo della Guardia di Finanza prende fuoco, come se la Roma avesse segnato un gol… ci si fa un’idea.

Per il resto, fa impressione il narcisismo emotivo della rete e la tendenza all’annullamento delle fonti, tutte valide, quindi nessuna attendibile: invece che aiutare, sembra che internet a volte costruisca un’immensa base di cacofonia, tanto da far circolare immagini della polizia di Toronto come se fosse polizia italiana, e per ore, in migliaia, fanno rimbalzare l’immagine sui propri profili di Facebook. Senza parlare della vicenda dell’infiltrato in giaccone beige, passato in un giorno da poliziotto – grazie allo “scoop” di Repubblica.it – a minorenne liceale, ciò che era in realtà: “lo “spontantaneismo” senza professionalità che a volta caratterizza il web diviene la cifra dei quotidiani nazionali, anche loro incapaci di verificare fonti, fatti, luoghi e identità delle persone reali. Su questo tema, vi rimandiamo a un bell’intervento apparso su “Lo Spazio della Politica” dal titolo “La responsabilità di discutere online”.

Vince l’isteria del click, la ricerca di immagini e parole che possano amplificare all’infinito il proprio stato d’animo, giustamente turbato. Insomma, dopo due giorni si commenta una cosa della quale non se ne può più perché esce dagli occhi: l’estetica della violenza è talmente forte da superare tutto il resto, cancella le altre cose. Il rapporto tra web, immagini e violenza meriterebbe un’analisi a parte (compresa quella televisiva del ministro La Russa, ieri da Santoro, una Piazza del Popolo mediatica che va in scena ogni giovedì: il modello è lui, Ivan Bogdanov, l’ultrà serbo che appare nella foto).

Le domande serie, da porsi, rispetto a quella giornata, sono moltissime: dalla scelta di creare l’ennesima zona rossa, una sorta di calamita della violenza, che da Genova a oggi ha mostrato la sua insensatezza (salvo poi lasciare un “buco” a piazza del Popolo, quasi un invito a provare almeno da una parte e “vedere l’effetto che fa”. E infatti oggi, sul Corriere, Maroni cambia strategia); una domanda quasi da “storici” sul perché e per come, da anni ormai, esistono manifestazioni incontrollabili per chi le organizza; perché la polizia italiana, in più di un’occasione, compie inutili barbarie che alimentano l’odio giovanile nei suoi confronti (di nuovo: dallo stadio alla piazza) ecc. ecc.

Infine, c’è il problema, drammatico della credibilità delle istituzioni: con che faccia si indigna il sindaco Alemanno quando i giudici, semplicemente, mettono in pratiche procedure garantiste, quando poi usa le aziende pubbliche come parcheggio di cugini, zii e nipoti dei suoi clientes? Con che faccia si possono dare lezioni di legalità a chiunque, in questo paese? Ma come al solito, l’estetica – molto maschile – della violenza prende il posto di tutto il resto, e di quello siamo costretti a parlare. E conteremo, probabilmente, nuove rinunce alla partecipazione di chi, con la violenza e la militarizzazione, non vuole convivere.

(Mattia Diletti)

9 commenti

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9 risposte a “I lacrimogeni al tempo di Facebook

  1. Barkokeba

    Caro Mattia, sono d’accordo. In questo mondo di specchi che chiaramente descrivi per cui tutti sanno già tutto mentre avviene, realtà virtuale e fattuale si mischiano e interagiscono… ecco, in tutto questo marasma l’unica cosa che era relativamente facile da fare era quella di mantenere salda la credibilità e l’autorevolezza delle istituzioni. Invece, tra zone rosse bucate e commenti del sindaco basati sul garantismo a intermittenza, si è persa l’unica possibilità di mettere un punto fermo. E’ questo il fatto. Che fa ragionare e riflettere molto

  2. mattiad

    E’ proprio dura. Propongo per gennaio convegno dal titolo “calcio, tribalismo politica”. comunque, Alemanno è stato ben consigliato: si è buttato a pesce su una cosa che distogliesse l’attenzione dai sui guai

  3. Barkokeba

    Vorrei ulteriormente commentare con una banalità tremenda. Ma rendere lo stato autorevole non potrebbe essere il primo punto di una nuova politica di sinistra? Invece di dire, più stato, meno stato, ma quanto stato, più società, meno società. Tanto o poco che sia – non dico che non bisogna parlarne – una grande passo avanti sarebbe riavere uno stato autorevole.

  4. mattiad

    Il cortocircuito insopportabile è tra autorevolezza e crisi. In giro c’è rabbia vera.

  5. mattiad

    crisi economica, si intende. Le tr P di Vendola (“Berlusconi aveva promesso le tre “i” (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre “p” (paura, povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta “p” ma in Italia si preferisce dire escort” è una trovata che gli è venuta molto bene. E’ il mix che è esplosivo

  6. jan

    Grazie, Diletti.
    Finalmente leggo una cosa sensata.

  7. gioacchino

    d’accordo. in più c’è il vuoto della politica. emozion e èper emozione ho sentito non pochi commenti solidali con i “ragazzi” anche da persone “insospettabili”. E panorama titola che “volevano il morto” come in reality show in cui si annuncia (e si spera) la puntata successiva. inoltre le foto: quella più suggestiva è la chiesa fotografata dal basso con il fumo dietro. Non c’è polizia, non ci sono gli scontri. No, c’è solo Turismo. La stessa inquadratura di una bella cartolina turstica “saluti da Roma” con dietro il fumo. Roma brucia? boh, ma è tanto suggestivo. sembra un videogioco. guardatevi warkraft se potete …. rimane solo la disperazione che ha sostituito la rabbia. e questo non è un bene. ma c’è rimedio. altroché.
    ps in aggiunta anche Saviano che predica non è proprio il massimo del paicere della ragione e della ragionevolezza.

  8. Pingback: Calcio e politica, dal Mazembe agli scontri di piazza | Lo Spazio della Politica

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