Realismo e ambizione. Ancora sulla proposta Bersani

L’articolo sul Manifesto di sabato di Diletti e Toaldo suggerisce un interrogativo non irrilevante: è possibile raccogliere un sufficiente consenso popolare attorno alla proposta  di andare al voto con una grande alleanza costituzionale?

Il punto, infatti, è che la sussistenza di questa necessità, di cui parlava Prospero sul Manifesto di giovedì scorso, non è condizione sufficiente per vincere. Diletti e Toaldo lo spiegano molto bene. C’è una vasta area di elettorato che o non vota o che, pur essendosi schierata a sinistra in passato, nel 2008 ha votato per Berlusconi.

Insomma, la sfida ineludibile nella prossima campagna elettorale è quella di individuare una serie di buoni argomenti per “donne che fanno  mestieri precari o addirittura lavorano nell’economia informale” e per “i nuovi astensionisti” a cui fanno riferimento Diletti e Toaldo. L’impresentabilità di Berlusconi, per quanto certa, non è un argomento spendibile, comunque non vincente.

Le primarie da sole bastano per conquistare nuove quote di elettorato? Certo, sono uno strumento, forse l’unico oggi, per coinvolgere grandi masse di persone. Andrebbe, probabilmente, considerata anche la possibilità di fare primarie non solo per i leader della coalizione – queste, effettivamente, non sono il massimo se l’obiettivo, come in questo caso, è unire ciò che naturalmente è diviso . Si potrebbe pensare alle primarie anche per i candidati nei primi posti in lista. Sarebbe un modo, imperfetto quanto si vuole, per dire agli elettori: il “Porcellum” ti toglie il diritto di scelta. Con noi, un po’ te lo riprendi. La battaglia per le primarie sarebbe una battaglia di idee. Si eviterebbero candidati calati dall’alto. Sarebbe un modo per far entrare la società nel dibattito politico.

Ma questo, per quanto importante, è discutere di strumenti. Il punto che rischia di sfuggire – e che è una conseguenza del ragionamento di Diletti e Toaldo – è il seguente: se una grande coalizione di questo tipo la fai, le devi dare una grande anima, sennò farà schifo a tutti. E l’insieme dei voti ottenuto sarà inferiore alla somma dei singoli elettorati stimati inizialmente. Le Grandi Coalizioni, normalmente, non infiammano gli animi e, se non sbaglio, normalmente nascono dopo le elezioni per uscire da un’impasse, mai prima.

E’ fattibile un’operazione come questa che nasca dalle urne? Può un piano B essere fatto diventare un piano A?  Qui ci vorrebbe la grandezza di gente à la Moro o Berlinguer, che riuscivano veramente a fare di “necessità virtù”, e nel farlo infiammavano i loro rispettivi popoli. Berlinguer espresse le necessità di arrivare a un compromesso storico e a un accordo del PCI con i suoi antagonisti storici. Questo orientamento rese possibile il governo di Unità Nazionale, che doveva far uscire l’Italia dalla crisi di allora. Alcuni ritengono che Moro vedesse questo come un passo necessario per arrivare a un sistema politico compiuto, in cui il governo fosse, dopo questo passaggio, contendibile. Forse, la stessa cosa l’hanno pensata in molti anche tra i comunisti.

Se fosse così, quella fase avrebbe alcune analogie con la situazione odierna. Sono ipotesi, comunque. E poi, se analogie ci sono, sono poche e finiscono qui. Immaginarle serve solo per dire che, se se una grande operazione si deve fare, deve nascere grande. I politici dell’epoca diedero il meglio di loro stessi. Moro, per convincere i suoi colleghi parlamentari – non gente nominata dal capo, ma politici che, nel bene o nel male raccoglievano il consenso degli elettori – fece uno dei più grandi discorsi della sua carriera.

Ecco, un’eventuale grande coalizione che includa non solo l’UDC, ma persino i finiani, non può nascere confondendo il realismo con la scarsa ambizione. Oppure definendo come “2-3 cose necessarie” interventi non certo neutri sull’economia. Ci vuole un realismo che sappia che non è facile convincere l’elettorato potenziale. Gli obiettivi devono essere alti, nobili, comprensibili, entusiasmanti, e tuttavia limitati. Perché, se ci è permesso giocare su un’analogia per niente sicura, rimane il fatto che quel governo di Unità Nazionale, con tutti i suoi difetti, propose e realizzò cambiamenti epocali, tipo la riforma sanitaria. Insomma, non fu un escamotage per far pagare il conto ai soliti, ma con il benestare dei comunisti.

(Andrea Declich)

Lascia un commento

Archiviato in elezioni, sinistra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...