La giunta Aledanno bis

Dopo l’azzeramento della settimana scorsa, un provvedimento finora mai preso da nessun sindaco di Roma, Alemanno ha nominato la sua nuova giunta. Nonostante i proclami si tratta solo di un rimpastino: le persone e il particolare stile amministrativo che hanno portato al crollo politico della vecchia giunta sono rimasti al loro posto, intoccabili.

Una scelta tanto drastica si deve essenzialmente a due fattori. Per prima cosa, l’emergere dello scandalo parentopoli, che ha portato alla luce un sistema di assunzioni selvagge da parte degli uomini-chiave piazzati dal sindaco alla testa delle aziende municipalizzate: tutto un sottobosco di cognati, cugini, amanti, camerati, amici di gioventù, ex carcerati ed ex curvaioli entrati a chiamata a libro paga del Comune di Roma, nonostante i lamenti sul debito ereditato. Inoltre, il calo drastico del consenso – che ha radici ben più lontane degli ultimi scandali – insopportabile per un politico con ambizioni nazionali, e testimoniato non solo dalle rilevazioni sulla popolarità, ma anche da un sondaggio riservato che assegna a Zingaretti, se lo sfidasse per diventare sindaco, un’impietoso vantaggio di sedici punti. Da quel momento il presidente della Provincia è diventato il bersaglio quotidiano di manifesti rabbiosi, e Alemanno è stato costretto a prendere in mano le redini della città, che in quasi tre anni aveva stretto ben poche volte.

Il sindaco per caso è potuto salire al Campidoglio approfittando di una delle solite spinte autolesioniste del centrosinistra. Le elezioni politiche tenute lo stesso giorno vedevano la coalizione PD-IDV a +7 sul PDL, mentre Zingaretti vinceva il ballottaggio anche in città. Al contrario, il candidato Rutelli si dimostrava perdente perchè la città aveva mal digerito la minestra riscaldata di una ritorno deciso dall’alto, e perchè il cosiddetto modello-Roma veltroniano era più che esaurito già da qualche anno, come hanno dimostrato i circa duecentomila voti persi soprattutto in periferia dai partiti del centrosinistra rispetto alla media delle elezioni passate. La campagna elettorale aggressiva e la forte discontinuità promessa da Alemanno hanno colpito nel segno un elettorato emozionato da alcuni drammatici fatti di cronaca ultilizzati strumentalmente per denunciare “l’emergenza sicurezza”, e francamente deluso dai risultati di un’urbanistica che ha rinunciato a pianificare una crescita sostenibile in favore delle opere degli archistar e di nuovi quartieri costruiti nella remota periferia attorno a grandi cattedrali commerciali.

La poltrona di ministro, prevista in caso di sconfitta, sarebbe stata senz’altro più comoda per l’ex responsabile delle Politiche Agricole. L’ambizioso Alemanno non ha voluto però perdere di vista la partita della successione a Berlusconi, e ha perciò deciso di delegare la cura dell’amministrazione ad una serie di figure che rappresentassero i gruppi di potere di area centrodestra, per concentrare la propria presenza su alcuni grandi progetti che avrebbero dovuto – molto veltronianamente – lanciarne l’immagine in vista di una futura candidatura nazionale.

Fanno parte di questo ventaglio di iniziative la Formula Uno all’Eur, la candidatura olimpica, e poi il Progetto Millennium e gli Stati Generali di Roma, la demolizione di Tor Bella Monaca, lacacciata dei nomadi fuori dal GRA e altri piani annunciati negli ultimi mesi. Si tratta di progetti fermi sia perchè non discussi con la cittadinanza, sia perchè irrealizzabili, ma soprattutto perchè svuotati di senso da una disastrosa gestione quotidiana della città.

Ottenuta mano libera, gli Alemanno boys (eccone alcuni) hanno declinato alla romana il principio del laissez faire: lassamo fa’. Un generale sbracamento delle regole, che avrebbe dovuto favorire le lobby vicine all’amministrazione. Lo smantellamento di migliaia di parcheggi a pagamento e delle corsie preferenziali, per accontentare i commercianti; l’abolizione di fatto di molte isole pedonali e l’eliminazione della ztl notturna, per compiacere i ristoratori del centro; il condono sulla pubblicità outdoor, che ha provocato l’invasione di cartelloni abusivi che sfigurano la città; un piano-pullman morbido, che ha trasformato alcune strade in altrettanti garage ma ha soddisfatto gli albergatori; tanti favori a tassinari e bancarellari. E assunzioni a pioggia per accontentare parenti e amici. Non ci è voluto molto per dare l’impressione di una città senza regole, dove i diritti di tutti e la qualità urbana soccombono ad alcuni interessi privati. La deriva è così netta che, parallelamente, si è assistito alla nascita di un vero e proprio movimento antidegrado e sono aumentate le azioni di giustizia fai da te da parte di cittadini insoddisfatti.

Quello di Alemanno vorrebbe sembrare un deciso cambio di passo rispetto al passato, ma non lo è. L’allargamento della giunta all’UDC è fallito, e non è stato l’unico smacco: quel “grande nome” che avrebbe dovuto rivitalizzare l’amministrazione non è stato trovato, e a riprova della limitatezza del circolo da cui proviene questa classe dirigente la presenza femminile è diminuita da due a un solo assessore su dodici.

Inoltre, il sindaco sembra non avere più il controllo sui suoi collaboratori: solo la voce di una sostituzione dell’assessore al turismo Cutrufo ha provocato qualche settimana fa una sfuriata di Cicchitto, che lo considera intoccabile. Il rimpastino è stato studiato al bilancino per accontentare le varie anime del PDL romano – tra i più soddisfatti, Andrea Augello – e sorvegliato passo passo dai vari Gasparri, Cicchitto, Gramazio: un tecnico ex Banca d’Italia (Lamanda) al Bilancio, per rassicurare Tremonti e convincerlo ad evitare la bancarotta del Comune; l’ex delegato al Centro Storico si occuperà di cultura al posto di Croppi, uomo di grande personalità e capacità ma finiano; l’evanescente Marchi, che non è stato capace di avviare i lavori per la linea D, è sostituito ai Trasporti da Aurigemma, fautore dell’invasione dei torpedoni; infine, il tentativo di avvicinamento al centro cattolico si traduce nell’assegnazione delle deleghe a Scuola e Famiglia a Gianluigi de Palo, presidente delle Acli romane. Gli assessorati principali, cioè commercio, turismo, urbanistica, lavori pubblici, personale, non vengono modificati. Chi è rimasto a bocca asciutta prepara le contromosse, come nella migliore tradizione della prima Repubblica.

La nuova giunta, presentata in tempo per farsi benedire dal Papa, ha tutti i difetti e meno smalto di quella vecchia. Continua a mancare un’idea di città e un rapporto coi suoi abitanti, sostituito da iniziative deboli ed estemporanee come la Formula Uno (non a caso affondata da Ecclestone proprio durante la crisi della giunta) o progetti come il parco a tema su Roma Antica, unica trovata per valorizzare il patrimonio millenario della città. I risultati della Commissione Marzano, il laboratorio di idee al servizio del sindaco, sono stati senza sforzo ignorati da tutti, mentre l’istituzione di Roma Capitale, tanto rivendicata da Alemanno come un bilanciamento del federalismo e del potere della Lega, si è concretizzata per ora solamente in un cambio di nome sulla carta intestata del Comune.

Se il centrosinistra vorrà tornare al governo della città, dovrà mettere al più presto in campo la propria proposta per il rilancio urbanistico, sociale e culturale di Roma. Altri due anni di lassamo fa’ potrebbero essere davvero devastanti.

(Riccardo Pennisi)

6 commenti

Archiviato in destra, Roma

6 risposte a “La giunta Aledanno bis

  1. barkokeba

    Ragazzi, le chiacchiere stanno a zero. Il concetto principale espresso da Alemanno durante la crisi è il seguente:
    “‘La vera novita’ di oggi è che non si tratta di un problema di nomi o chi andrà a governare ma di risposte che devono avere tempi certi perchè un programma non è un programma se non è accompagnato da un crono-programma”.
    Questo si che è spirito riformatore. Non le chiacchiere di certa sinistra da salotto!
    Guardatevi Repubblica on line http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/01/11/news/vertice_no_stop_alemanno-pdl_due_ipotesi_per_la_nuova_giunta-11088615/?ref=HREC1-5

  2. Alemanno in tre anni non ha fatto una mazza, se non accontentare la sua cricca, altro che “spirito riformatore”! Quando vinse si tolse lo sfizio di dire, riferendosi alla sinistra: “è la fine di un sistema di potere”. Si, ma si è scordato di competare la frase: “… e l’inizio di un altro: il nostro”.
    Se ne andasse, si rifugiasse in Vaticano, va, dove gli vogliono tanto bene (e tte credo, con tutti i privilegi che gli concede…”)…

    • barkokeba

      Quasibaol, era una battuta: la frase di cui sopra, detta da Alemanno, non ha senso! I problemi di Roma sono nel cronoprogramma…?

  3. Riccardo Pennisi

    L’opposizione politica di destra, durante i quindici anni di Rutelli e Veltroni, ha duramente criticato praticamente tutti i provvedimenti presi dall’amministrazione comunale. Ora scopriamo che il sistema della destra romana è la riproposizione del metodo del pentapartito che governava Roma nella seconda metà degli anni ’80, con i sindaci Signorello (DC), Giubilo (DC) e Carraro (PSI), sotto la signoria dell’andreottiano Sbardella: sotto le sembianze di un’apparente anarchia, è lo sfruttamento di determinate rendite di posizione a vantaggio di alcuni precisi gruppi di interesse, e l’abbandono di tutto il resto.
    Nonostante l’apparente impopolarità, ci sono dunque delle categorie più che beneficiate dalla giunta Alemanno: la sua sconfitta elettorale è tutt’altro che scontata. Infatti, in alcune regioni e città d’Italia, simili sistemi di governo sono durati cinquanta se non cento anni. Tutto dipenderà dalla capacità di costruire un’alternativa solida e credibile, che sappia rifiutare la comodità della spartizione della rendita e immaginare lo sviluppo di Roma sulle basi del benessere comune.

  4. Alessandro Cosimetti

    Il problema di Roma è lo stesso dell’intero paese. Cambiano le poltrone, i nomi dei partiti, i slogan, ma alla fine sono sempre gli stessi che si spartiscono il potere.

    Oggi sto all’opposizione, domani alla maggioranza e dopodomani ancora all’opposizione…e così via…

    Ma non li avete visti come sono compatti quando si tratta di salvaguardare i loro stipendi? Avete visto come sono “fratelli” quando si tratta di prendere i finanziamenti pubblici per i loro partiti?

    Basta! Non si può ancora votare chi ha fatto della politica un mestiere. Basta ai politici di professione. Basta a chi si aggrappa alle poltrone da 10, 20, 30 e anche più anni.

    Ci vogliono facce nuove, volti e identità “vergini”.

    Tanto se va via questa destra tornerà l’altra sinistra e nulla cambierà a parte il loro conto in banca.

  5. Riccardo Pennisi

    Caro Alessandro, grazie per il commento. Questa destra purtroppo non è uguale all’altra sinistra: il peggioramento di Roma è sotto gli occhi di tutti. L’amministrazione Veltroni, che pure ha commesso gravissimi errori, non era paragonabile all’attuale. Ma non voglio fare l’elogio del meno peggio.

    Sono convinto che non basta votare “gli altri” per rimettere a posto la situazione. Bisogna prima costruire una vera alternativa, in termini di progetti e di idee per la città, e di competenze personali per metterle in pratica, altrimenti è tutto inutile.

    Alemanno in campagna elettorale aveva denunciato alcuni problemi di Roma, ma non ha una classe dirigente capace di affrontarli, infatti sono peggiorati.
    Adesso, non solo servono facce nuove: magari anche facce vecchie, ma una capacità amministrativa innovativa, che non sia al servizio di questa o quella carriera politica, ma che sappia proporre e mettere in pratica uno stile di governo davvero differente.

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