Alcune riflessioni su Roma futura.

Roma Futura, questo il titolo dell’incontro che il gruppo provinciale di Sel ha proposto alla città. In una sala piena si sono succeduti gli interventi di Gianluca Peciola, Gemma Azuni, Paolo Berdini, Mauro Pallante, Marco Miccoli, Massimo Cervellini e di chi scrive. Non è mancato il dibattito, a riprova dell’interesse per una discussione che coinvolgeva rappresentanti istituzionali, forze politiche, intellettuali. Andranno certamente fatte le primarie anche a Roma, intanto con Roma futura abbiamo iniziato a discutere di contenuti.
Quanta acqua sotto i ponti è passata dal 2008: era l’anno horribilis della sinistra e un anno di svolta per il mondo e l’Italia: fine di una stagione politica nella città; conclusione in modo fallimentare dell’esperimento della vocazione maggioritaria del PD e scomparsa di un pezzo di sinistra dal Parlamento italiano; avvio della prima crisi economica dell’epoca della globalizzazione. Era “l’anno zero”.
In nemmeno tre anni il quadro politico è decisamente cambiato, non solo a Roma. Del resto è difficile slegare i destini della capitale dal paese Italia. Non a caso l’iniziativa nasceva da una promessa di appuntamenti futuri presa in occasione del ricordo di Aldo Natoli che il circolo di Garbatella aveva organizzato a un mese dalla sua morte. Avevamo riletto i suoi discorsi nell’aula comunale. Erano gli anni di Capitale corrotta, nazione infetta, come denunciava su L’espresso Manlio Cancogni nel 1955.
Capitale corrotta nazione infetta, come non ripensarci oggi. Precipita una crisi politica e civile senza precedenti mentre il fallimento del trentennio neoliberista rischia di mandare al macero il futuro di migliaia di giovani. Non a caso in Europa e nel Mediterraneo è in atto una rivolta generazionale.
Urge una politica all’altezza di questo passaggio. Si può vincere questa destra. In Italia e a Roma. Guardiamo alla capitale, in particolare a quattro dati:
a) la crisi della destra romana si è mostrata a una velocità insospettabile (dalla corruzione ai fallimenti strategici);
b) il quadro politico nazionale per la giunta Alemanno non è di conforto, Roma è una delle vittime illustri di Tremonti e della Lega, la riforma di Roma Capitale al momento si è ridotta al cambio della carta intestata del Comune;
c) il centro-sinistra romano, che governa alcuni municipi e la Provincia, si presenta come uno dei più solidi nel quadro nazionale, come ha dimostrato il voto del comune nelle regionali del marzo del 2010. Italia2013 ha analizzato il voto in alcune zone nuove della città (Ponte di Nona, l’area Bufalotta-Porta di Roma e l’area sulla Laurentina, Vallerano – Castel di Leva), zone dove gli abitanti aumentano, tra quelle di maggiore criticità per il centrosinistra, ma in realtà contendibili. La Polverini perde più di 12.000 voti che nel 2008 erano andati ad Alemanno;
d) a sinistra oggi c’è Sel, da qui arriva l’unica proposta politica originale di superamento dello schema obsoleto sinistra riformista vs. sinistra radicale, uno strumento per uscire dalle sabbie mobili del 2008.
La giunta esplode su due fronti: non riesce a governare i problemi della città, eppure la destra doveva riportare al centro “l’amministrare” vicino ai cittadini, contro il “far poesia” dell’Auditorium e di Veltroni. Oggi quotidianamente arranca, vittima in molti casi di faide interne relative al controllo delle risorse pubbliche (il modello del sub-appalto di fette di governo ai rappresentanti degli interessi organizzati presenti nel centrodestra). Neppure riesce a far avanzare proposte simboliche in grado di segnare almeno un punto (pensiamo all’incredibile caso del Gran Premio) o superare il tempo di vita di un annuncio (vedi le demolizione di Tor Bella Monaca). Non c’è governo, a Roma, ancora una volta decide la rendita. Intanto, dopo Parentopoli esplode il caso Orsi.

Tutto questo non riporta automaticamente a sinistra la città e non aiuta a fare meglio e bene opposizione. Per fare opposizione davvero bisogna mettere in cantiere un’altra idea della città, di quest’area metropolitana e un’altra idea di politica. Segnare una discontinuità anche con quello che noi siamo stati e provare a riconnettere vita e politica.
I problemi dei romani sono chiari: a) il reddito, in particolar modo quello giovanile; b) la casa; c) i servizi, con un particolare sguardo alla “fatica” femminile; d) i trasporti; e) l’economia, con il rilancio dell’economia della cultura e della sostenibilità. La cultura e la creatività sono una delle vocazioni principali dell’area metropolitana di Roma: sono importanti come settore economico, come elemento per l’integrazione dei suoi abitanti e per la costruzione e il rafforzamento dell’identità e della coesione territoriale. E’ soprattutto in questa area metropolitana che le politiche culturali degli enti locali – che già hanno giocato un ruolo rilevante nello sviluppo degli ultimi anni – vanno intese sempre di più come politiche industriali volte a cambiare il modello di sviluppo.

Certo non basta individuare i temi. Va promossa l’agenda delle “riforme che cambiano la vita”: la crisi ha rafforzato questa sensazione di urgenza nei cittadini rispetto ad alcuni temi specifici.
Per ognuna delle riforme che cambiano la vita andrebbe strutturata una campagna di mobilitazione, coinvolti cittadini, intelligenze e passioni. Cercati fondi e strumenti. Va stretta un’alleanza – non casuale e temporanea – con le competenze e gli esperti che cercano un’interlocuzione con la politica, nei diversi settori che riguardano “le riforme che cambiano la vita”. Sel a Roma dovrebbe essere il motore di questo processo, promuovendo un’adeguata sede politica di scambio con soggetti e intelligenze.
In questa sfida di politica partecipata credo vada rimesso in discussione anche il modello del sindaco Re Sole e quello di governance che ne deriva. La discussione della riforma dell’area metropolitana è un’occasione per ripensare poteri e funzioni. La collegialità della giunta deve essere il nuovo modello della gestione delle policy comunali, assieme a un decentramento reale in direzione dei municipi e dei comuni dell’area metropolitana. In questo davvero l’esperienza passata può insegnarci qualcosa. Il modello degli accordi di programma sul Piano regolatore della città ha mostrato come sia aggirabile il dissenso politico, a favore degli interessi particolari. Abbiamo bisogno di aprire un grande laboratorio politico e sociale. Tanto più forte, non ideologico, competente e radicato socialmente sarà il nostro punto di vista sulle politiche della città e sul loro insieme, tanto più sarà possibile esprimere un governo autonomo dai poteri forti della città.

Cecilia D’Elia

18 commenti

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18 risposte a “Alcune riflessioni su Roma futura.

  1. Andrea

    Cara Cecilia, essere contro il modello “Sindaco Re Sole” è una buona idea. Non scontata a Roma. In passato è mancata la trasparenza delle decisioni. Si procedeva per grandi annunci; alcuni avevano modo di intervenire nel dibattito che si apriva, altri no. Alla fine, il povero abitante della città – che può dedicare solo una piccola parte del suo tempo per “controllare” quello che fa l’amministrazione – si trovava con decisioni prese non si sa come, non si sa perché. Non è solo questione di grandi decisioni, ma anche di quelle più piccole, ma che incidono sulla vita di tutti i giorni (p.es. una scelta sbagliata sui parcheggi produce il fatto che trovare posto sotto casa può prendere anche mezz’ora… e nell’economia dei tempi di una famiglia è tanto, troppo). Oltre alle idee sul che fare – argomento sul quale c’è uno straordinario vuoto a sinistra – sarebbero necessarie anche idee sul “come” si prendono le decisioni. Ovviamente, facendo salvo il principio che una città si governa efficacemente decidendo, e non solo discutendo…

  2. Marco Dobrovich

    Cara Cecilia,

    condivido appieno la tua riflessione. Condivido che – non solo per fare opposizione davvero, ma anche per governare, quando presto ci toccherà di nuovo – occorra “segnare una discontinuità anche con quello che noi siamo stati e provare a riconnettere vita e politica”.

    E concordo con l’ipotesi che proponi: “andrebbe strutturata una campagna di mobilitazione, coinvolti cittadini, intelligenze e passioni…Va stretta un’alleanza – non casuale e temporanea – con le competenze e gli esperti che cercano un’interlocuzione con la politica…Sel a Roma dovrebbe essere il motore di questo processo, promuovendo un’adeguata sede politica di scambio con soggetti e intelligenze”.

    Mi sembra un enunciato coraggioso. Ma, interroghiamoci un attimo: è forse la prima volta che ne parliamo?
    Non è la prima volta che ne parliamo.
    E allora?

    E allora, probabilmente, dobbiamo ammettere che il nostro recente fallimento – la fine di una stagione politica nella città; la conclusione in modo fallimentare dell’esperimento della vocazione maggioritaria del PD; la scomparsa di un pezzo di sinistra dal Parlamento italiano – va cercato anche – certo non solo, ma anche – nel non aver saputo dare corpo all’ipotesi che proponi.

    Forse è proprio questo il punto: non è l’enunciato che è coraggioso, ma metterlo in atto.

    Se c’è una cosa che accomuna tutti i partiti politici, è l’autoreferenzialità.
    A destra come a sinistra – anche se, in forme diverse – al di là dei begli enunciati, nella realtà dei fatti, non si cercano mai “davvero” contributi esterni, idee nuove, competenze.
    Neanche la lodevole iniziativa delle fabbriche di Niki, che più di ogni altra ci ha provato, c’è riuscita davvero.

    Nell’insieme, visto da fuori – visto da coloro che dovrebbero apportare il “contributo esterno” – anche il nostro partito – che è ben lontano dall’essere uno strumento puro e semplice di potere – sembra tuttavia una macchina impegnata, più o meno consapevolmente, a preservare gli equilibri che consentono all’insieme di vivacchiare, di esistere, di contendere un’arena simbolica più che pratica. Un “datore di identità” per i suoi aderenti e non uno strumento per cambiare la società.

    Se non hai fatto la gavetta con i suoi riti di iniziazione e i suoi scatti di carriera, la rete di contatti “giusti”, l’acquisizione e la condivisione del gergo e delle “parole d’ordine”, difficilmente entri a far parte del gruppo.
    Se non hai fatto la gavetta, …non l’hai fatta. Non c’è rimedio.
    E’ terribile: una condanna senza fine.
    Condannati ad essere un corpo estraneo in aeternum!

    E’ una specie di condanna che va ben oltre la normale modalità di funzionamento di un corpo organizzato che, per esistere ed essere efficiente, ha bisogno di una storia, di una gerarchia, di tempi, regole e modi per evolversi. Cose di cui sono consapevole e con metto affatto in discussione.
    Così, quando pure viene messa in atto, la raccolta delle competenze e delle intelligenze sembra più un’operazione di maquillage dell’immagine e dei discorsi piuttosto che una prassi reale e condivisa.

    Il commento di Andrea, che mi ha preceduto, non poneva in qualche modo la stessa questione?

    E su questo piano che si giocherà la nostra capacità di essere davvero diversi.

    Quindi, cara Cecilia, l’enunciato è coraggioso e ti fa onore, ma metterlo in atto è la vera sfida. Quello si sarebbe davvero rivoluzionario.

  3. Gino Auriuso

    Cara Cecilia,
    come non poter essere d’accordo con te. Mi soffermo sul tema della cultura, dato il lavoro che svolgo. In questi tempi buoi per il “pensiero” credo che sia arrivato il momento per confrontarsi e poter riflettere sul futuro, spero non tanto remoto. Questa città ha bisogno di rimettersi in pista e portarsi allo stesso livello delle capitali Europee, ora è una città morta. In tutti i paesi del vecchio continente che sono stati attraversati dalla crisi, come noi, i governi hanno investito in Cultura, mentre il Governo Italiano ed il Sindaco di Roma cosa fanno TAGLIANO, non permettono progettualità, riducono alla fame gli operatori culturali ritardano addirittura i pagamenti di un anno! Come uscire da questo degrado intellettuale? Da questo medioevo dello spirito? Riflettendo, come hai detto tu, elaborando ed avvicinando al politica alle parti sociali, diminuendo le distanze e mettendo poi in pratica i frutti dell’elaborazione attraverso risposte concrete, tangibili, non elucubrazioni inutili. Ci sono tante idee da mettere in campo ma c’è bisogno di ascolto per poi FARE!

  4. massimo wertmuller

    Cara Cecilia,sono ancora molto dispiaciuto per non essere potuto venire all’appuntamento,al dibattito su Roma futura al quale mi avevi invitato.Sono dispiaciuto,tra gli altri motivi,perchè davvero credo che SEL possa essere una delle più forti,interessanti ed efficaci novità che questo povero panorama politico possa offrire.E non lo è certo in quanto”orbo in terra di ciechi”.SEL,a mio avviso,può farsi carico di questo compito sovrumano che attende le formazioni politiche di domani-che è già oggi-all’appuntamento con la nuova pagina di storia del nostro Paese.Qui siamo di fronte ad un disastro che assomiglia a quelli nucleari.E’ un disastro che qualcuno ha definito antropologico,ma che è anche
    culturale,comportamentale,etico,valoriale.Assistiamo ad una strategia invasiva volta a cambiare la testa e i gusti della gente.Anche a relativizzare tutto,in un lassismo che giustifica oggi ciò che fino a ieri era persino impensabile accettare,spesso solo per difendere la propria appartenenza ideologica,partitica e, in molti casi,la propria lauta pagnotta parlamentare.Purtroppo,oltretutto, in una preoccupante mancanza di indignazione,di voci forti,di allarme del Paese ma anche della sinistra.L’incedere, solo più silenzioso e quindi più temibile,di qualcosa che assomiglia ad una forma,magari più moderna ,di dittatura. Il risultato è un disastro ecologico che richiederà molti anni,secondo me, prima di riportare gli italiani ad una condizione di “normalità”non dico europea,ma almeno umana.SEL,allora,e se guardo verso l’altra riva posso vedere solo in Fini la novità,può impugnare la bandiera del cambiamento guardando ai bisogni autentici della gente comune.E’poi vero che Roma può essere uno spaccato del Paese,ma con le sue mille contraddizioni rimane un puledro difficile da cavalcare.Hai ragione Cecilia a pensare che tanto più il modo di operare sarà pratico, efficiente e a contatto diretto con la gente tanto più si potrà pensare di essere efficaci.Ma io, che ancora credo il socialismo la più alta e nobile forma di governo di una società,mi permetto anche di suggerire che oggi nelle questioni di amministrazione pubblica e di politica, se non di ideologia, si avverte anche la nostalgia di una partecipazione calda, viva che abbia di nuovo la capacità di calamitare,di aggregare,di rappresentare.Grazie

  5. Strano che nell’elenco programmatico manchi sicurezza (in tutte le sue forme, stradale compresa) e il decoro. E proprio su questo secondo punto – così trascurato da tutti – mi voglio concentrare. Il degrado in tutte le sue molteplici forme (cartelloni, affissioni, sporcizia, graffiti, utilizzo di spazi pubblici per promozione privata – fatto caso che a Roma non esista un palo o un cassonetto che non abbia attaccato a decine vendesi e svuoto cantine? – camionbar, bancarelle, ecc ecc.) ha ormai preso possesso di Roma in una maniera così endemica e profonda che sembra quasi fare parte della città stessa. Di fronte a una tale osservazione, la risposta dell’estensore del post potrebbe essere: ma la lotta la degrado è automaticamente incluso nei punti programmatici già esposti. E qui sarebbe l’errore, perché la lotta al degrado deve diventare tema centrale di per sé con un suo sviluppo programmatico fatto di soluzioni concrete per controllare, reprimere e debellare questi fenomeni dal territorio romano. Strano che la politica non si sia ancora resa conto che esiste una fascia della popolazione della Capitale che è assolutamente ricettiva su questi problemi, non diversamente da mobilità ed emergenza abitativa. Anche il decoro rappresenta una buona fetta della qualità della vita. Che poi, scavando dentro molti fenomeni di degrado, verrebbero fuori situazioni più articolate e meno limpide di quanto ci si aspetti è un’altra storia.

    • Riccardo Pennisi

      Caro Malaroma,
      sono d’accordo con te e penso che la lotta al degrado debba essere parte fondamentale di uno sforzo generale per l’innalzamento della qualità urbana, punto che si è toccato molte volte nella discussione di “Roma Futura”.
      In particolare, sono convinto che sul degrado si possa intervenire per integrare sia le politiche di mobilità che quelle di sicurezza: oltre alle grandi infrastrutture come tram, metro, ecc, c’è bisogno di interventi puntuali sia per rendere queste infrastrutture accessibili e appetibili alla cittadinanza (stazioni e mezzi puliti e illuminati, quindi sicuri). A cosa serve avere sette ferrovie urbane se entrando alla stazione ci si sente nella giungla?
      E poi dobbiamo migliorare la triste condizione del pedone romano, costretto allo slalom tra spazzatura, bancarelle, cartelloni, auto sulle strisce e quant’altro. Marciapiedi e strade migliori, con percorsi pedonali certi e protetti, da questo punto di vista significano meno auto in giro, più salute e sicurezza per tutti, e sicuramente un giro d’affari maggiore per le attività commerciali.
      E infine combattere l’economia illegale che campa sul degrado dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutti.

  6. Fausto Sebastiani

    Cara Cecilia
    dispiace anche a me non essere riuscito a raggiungervi per il dibattito su Roma Futura, purtroppo non ero a Roma. Condivido l’urgenza di dare una risposta forte, decisa e rapida ad una situazione di stallo critico riguardo i problemi che affliggono Roma e più in generale il Paese. Al di là di sentirsi più o meno vicini a D’Alema, penso che sia assolutamente condivisibile il suo intervento sull’opportunità di fare quadrato contro un governo ormai bloccato da mesi ed è ancora più accettabile dopo le dichiarazioni della Marcegaglia sul fatto che da sei mesi ormai il governo non è più operativo riguardo ad un rilancio delle imprese italiane, quindi dell’economia.
    E’ vero che la sinistra ha trovato una certa difficoltà a dare delle risposte dinamiche e a contatto con le persone ma è anche vero, e parlo della mia piccola esperienza di operatore culturale, che la gente si organizza e propone un cambiamento attraverso le forme di mobilitazione. Nel mio caso mi riferisco allo splendido lavoro che sta facendo il Movem (Movimento emergenza cultura) e il comitato dicembre 010.
    Vi riporto di seguito e a titolo di cronaca le sigle che è riuscito a riunire; questo per dire che una risposta è possibile. Teniamoci in conattto e rafforziamo una mobilitazione continua senza divisioni. Un caro saluto Fausto Sebastiani (Nuova Consonanza)

    Il comitato si prefigge di coinvolgere professionisti e i lavoratori dei settori e i cittadini partendo dalla richiesta del rispetto degli articoli 9, 33, 34 della Nostra Costituzione.
    Si è dato corpo ad un Comitato denominato COMITATO DICEMBRE cui il movimento promotore MovEm09 è confluito e a cui aderiscono;
    AFIC –Ass. Festival Italiani Cinematografici; AGIS-lazio ANEC; ANAC- Ass. Nazionale Autori Cinematografici; ANART – Ass. Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali; APTI- Ass, per il teatro Italiano; ARCI- NAZIONALE; ARTICOLO 21, liberi di – Ass. giornalisti; ASC – Associazione Scenografi Costumisti Arredatori; ASST- Ass.Sindacale Scrittori Teatro; CEDRAPCentro di Documentazione E Ricerca Sull’arte Pubblica; CENTO AUTORI- Ass. cinematografica televisiva; DOC.IT- Ass. Documentaristi Italiani; COMITATO 3 –Movimento cinematografico; CORE- Ass. danzatori; C.Re.S.Co. –Coordinamento delle realtà della scena contemporanea; Federazione CEMAT- Ente Promozione Musicale; FE.IT.ART. federazione Italiana Artisti; FIDAC – Federazione Italiana Associazioni Cineaudiovisivo; FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana; GRUPPO ARTE TAPE; NERAONDA – Produttore Teatrale; NUOVA CONSONANZA – Ass. musicale; MAUDE- Ass. Lavoratrici Spettacolo; MUSICA ARTICOLO9 – Ass. musicale; SACT- Scrittori Associati Cinema Televisione; SAI – Sindacato Attori Italiani;
    SIAM –Sindacato Italiano Artisti Musica; SLC-CGIL- Nazionale; SLC_CGIL Regionale;
    SNCCI- Sindacato Nazionale Critici Cinematografici; SNS- Sindacato Nazionale Scrittori; RETE 29 APRILE- Ricercatori Universitari; RICERCA LIBERA- TAM TAM cinema; Teatro ARGOT studio; Teatro ELISEO; teatro LA BILANCIA; Tutti a casa (movimento spettacolo audivisivo); UCCA – Unione Circoli Cinematografici Arci; Ufficio Sindacale Troupe SLCCGIL; UILCOM-Uil Lazio; USIGRAI; ZERO PUNTO TRE- Ass. teatrale; E tante singole personalità di tutti dal vivo, cinema, dell’università e della ricerca e dell’editoria.

  7. Massimiliano Tonelli

    Uh, cosa leggo. La sinistra che pensa a Roma… Uau, meglio tardi che mai. Basta avere la consapevolezza, tuttavia, che la situazione di abisso di degrado proprio ad alcuni malintesi della sinistra è dovuta. Situazione di degrado indicibile che poi è stata confermata e incrementata da Alemanno.

    E’ la vostra “tolleranza” che massacra un sistema urbano come Roma e che non esiste in nessuna altra città al mondo. All’estero non si tollerano i vu cumprà, non si tollerano i parcheggiatori abusivi, non si tollera la sosta selvaggia, non si tollera minimamente chi rovista nei cassonetti, non esistono campi rom e chi scarabocchia i muri non è considerato un artista. Come siete messi su questi che sono I TEMI di questa città oggi? Come siete messi sull’idea di far diventare Roma, semplicemente, quello che oggi sono le altre capitali occidentali, ovvero delle comunità di persone dove tutti sono chiamati a rispettare le regole? E sulle infrastrutture come siete messi? Allo stesso modo di come siete posizionati in Val di Susa? E sulle energie rinnovabili? Sullo sviluppo (non la tutela, lo sviluppo!) dei beni culturali? E sui parcheggi interrati, che in tutto il mondo hanno risolto il problema della mobilità urbana? E quando sotto terra si trova l’ennesimo muretto romano o medievale per chi tifate? Per la soprintendenza o per chi deve realizzare una fondamentale linea metropolitana?
    Non leggo purtroppo un approccio che porta alla concreta risoluzione dei problemi veri. Si preferisce ciurlare nel manico parlando di “crisi della destra” e di “sindaco Re Sole”. Ma si trovasse un sindaco bravo, dopodiché gli si dovrebbero dare i poteri di trenta re soli messi insieme. Per ora le sole le prendono sono quei cittadini onesti (in aumento, per fortuna) che sono costretti a convinvere con il contesto urbano più degradato e preda dell’abusivismo e dell’illegalità d’Europa.
    La campagna elettorale componetevela seguendo, innanzitutto, i blog antidegrado che negli ultimi anni hanno catalizzato il dibattito su questi argomenti.
    http://www.romafaschifo.com
    http://malaroma.blogspot.com
    http://riprendiamociroma.blogspot.com
    http://www.degradoesquilino.com

  8. La mia osservazione, di interpunzione, non è fuori tema come può sembrare di primo acchito. Il punto non va messo alla fine di un titolo. Ma, tu quoque, vediamo: “Alcune riflessioni su Roma futura. (punto sic!)”. Non si fa!
    È un uso invalso in Italia negli ultimi tre anni, per opera dei grafici pubblicitari. Osservate: Vola con Alitalia. (punto sic!) I viaggi del Sole. (punto sic!) Claudio Abbado. Sulle note di Beethoven. (2 volte punto sic!) Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene. (2 volte punto sic!) Solo in Italia. Possibile che nessuno, prima di stampare, l’abbia corretto??
    Saluti e auguri, ML

  9. paolo berdini

    Cara Cecilia,
    la tua analisi è molto condivisibile ed efficace.
    E la strada che indichi è l’unica che può riportarci consenso. E’ vero infatti
    che la periferia che ha fatto vincere Alemanno ha perso ogni voglia di votarli ancora dopo due soli anni di insipienza e prima dell’esplodere degli scandali, è altrettanto vero che la sinistra non aumenta i consensi.
    Per farlo c’è solo la tua ricetta: voltare pagina e metetre al primo posto i bisogni della gente reale, non quella degli immobiliaristi che vorrebbero costruire fino all’infinito.
    A presto,
    Paolo

  10. Massimiliano Tonelli

    Si parlava di parcheggi regolari ed esce Berdini che pur di dire di “NO” a tutto è arrivato a dire, ascoltato con le mie orecchie, che se si facesse un parking alla Stazione Termini, lo scalo romano sarebbe l’unico in Europa dotato di un “orribile” megaparcheggio. Evidentemente il nostro non è mai stato neppure a Firenze Santa Maria Novella… Se questo è lo spirito che volete portare al governo nel 2013, se lo spirito è lasciare Via Marsala e Via Giolitti (tanto per entrare nel concreto) massacrate di auto in quadrupla fila perché a Termini non si deve fare un parcheggio, perché è speculazione edilizia (verì Berdì?) allora non voglio dire che è meglio Aledanno, ma poco ci manca… Ovviamente l’auspicio di tutti noi è che la sinistra cambi e migliori da questo punto di vista.

    • Andrea

      Caro Massimiliano, il fatto che i parcheggi attirino automobili è controintuitivo, ma piuttosto incontrovertibile. Per non avere macchine i doppia fila a Via Marsala e a via Giolitti bisognerebbe farne arrivare poche. Si può anche fare un mega parcheggio. Poi, però, lo devi gestire in maniera tale che non si crei l’aspettativa che alla stazione termini si trova posto in macchina. Ho scritto un post sul mega parcheggio del gianicolo. E’ stato costruito ed è sempre vuoto. In sintesi: se vuoi limitare il traffico e i suoi disagi devi fare in modo che le macchine non circolino. A Termini sarebbe facile: è pieno di mezzi pubblici che dovrebbero essere messi in condizione di funzionare.
      Vale, tuttavia, un principio che andrebbe stabilito in maniera chiara: bastone e carota. Se non ti faccio arrivare in macchina a Termini, ti ci devo far arrivare, anche meglio, coi mezzi pubblici. Invece, a Roma, si bloccano gli accessi alle auto – giusto – ma non si aumenta l’offerta pubblica di trasporto in termini di qualità e di quantità. Alla fine, ovviamente, la gente si deve muovere.
      LASCIATELO DIRE, però. I problemi di Roma, come delle altre città, non si risolvono con i Re Sole. Ma con il coraggio e con l’intelligenza

  11. Massimiliano Tonelli

    Andrea senza nessuna offesa ti dico che questa storia che i parcheggi attirano traffico (storia tirata fuori dal grandissimo Renzo Piano, ma in contesti completamente diversi dai nostri) è una sciocchezza grande come il pianeta terra, se applicata a Roma! Se fosse davvero così cosa dovrebbe accadere a città come Parigi o come Londra che hanno un parking interrato sotto ogni strada e ogni piazza? E’ semplice quello che accade: l’arredo urbano è stato riqualificato, le auto in sosta stanno solo sottoterra e non bloccano i flussi di auto in superfisce che così transitano senza ostacoli e non generano mai congestione.

    Parla da sola la contraddizione: i parcheggi creano traffico VS. il parcheggione del gianicolo è sempre vuoto. Ma allora, delle due l’una, creano traffico o sono vuoti!?

    • Andrea

      Bisogna prendersi pena di ascoltare ciò che gli altri dicono. Se si crea un’aspettativa circa la possibilità di trovare parcheggio, tutti vorranno prendere l’auto. Il che va benissimo se sei in grado di creare una capacità ricettiva adeguata. Ma se questa capacità ricettiva è limitata rispetto alle aspettative, allora si crea l’ingorgo. E questo avviene se tutti pensano che il posto lo troveranno. A differenza di quello che dici, il problema è gestire il traffico, non costruire infrastrutture. Queste, naturalmente servono, ma non sono condizione sufficiente per la soluzione dei problemi di traffico.

      Ti faccio un esempio. Il piano pullman del giubileo funzionò perché nessun pullman si avvicinava al centro storico senza essere sicuro del posto dove sarebbe andato. Naturalmente, vennero fatte delle infrastrutture. Quindi i parcheggi funzionano a patto di gestire in maniera ragionevole quel fenomeno che gli economisti chiamano razionamento. Gestire il razionamento in città significa, esattamente questo: non rendere tutti liberi di muoversi in auto come credono. Ti muovi solo se hai un posto assicurato in un parcheggio. Se, invece, hai tanto tempo, tanto denaro e tanto spazio da creare tanti parcheggi quanti sono quelli che vorrebbero usare la macchina nel centro, be’, in quel caso hai ragione tu. Ma solo in quel caso. A Roma ci sono tutti questi soldi?
      Sul caso del parcheggio Gianicolo, sarebbe utile non giocare con le parole: il traffico di pullman non viene gestito perché vige il principio che è un diritto girare per Roma in pullman, praticamente gratis. L’infrastruttura non è servita a togliere i pullman dalle strade. Rimane vuota perché, per come sono gestite le cose è certamente inutile ed è più costosa del parcheggio selvaggio.
      Quindi: Il parcheggio c’è, ma non è servito alla soluzione del traffico causato dai pullman. Come volevasi dimostrare (Berdini era contrario a quel parcheggio, io ero favorevole; già che ci stai, leggi il post sul terminal Gianicolo).

  12. Massimiliano Tonelli

    Siamo super d’accordo. Parliamo la stessa lingua. Finalmente esce il concetto chiave: l’aspettativa di poter parcheggiare. Finalmente cavolo! Questo, però è il problema di OGGI, non il problema di DOMANI quando ci saranno parcheggi regolari, interrati e a pagamento. Perché l’aspettativa vale quando quel “parcheggiare” fa rima con “a scrocco”, altrimenti l’aspettativa non si crea, o se ne crea solo in misura fisiologica, quando sai che ogni ora che lasci l’auto dovrai pagarla.

    L’aspettativa a poter parcheggiare è l’unico motore che oggi muove milioni di macchine a Roma. “Pijo la maghina tanto da quarche parte dai pizzi de Piazza Navona o de Trastevere ce riuscimo a metterla”. E’ il concetto di “trovare un buco”. E’ l’enorme disponibilità di posti auto in sosta selvaggia, con la quasi certezza di non pagar pegno e di non essere sanzionati. Questa è la reale aspettativa, non certo parcheggi regolari e a pagamento che attirano solo chi REALMENTE non ha altre alternative all’auto e REALMENTE ha bisogno di prendere il mezzo privato.
    Così funziona a Parigi, a Madrid, a Londra, a Berlino. E anche in città con molte meno metropolitane di queste… Può essere mai tanto difficile?

    • Andrea

      Difatti, una delle cose che a Roma per un po’ hanno funzionato, erano le strisce blu. Poi hanno iniziato a ridurre i controlli. Alla fine è arrivato Alemanno che ha creato l’aspettativa di trovare sempre qualche striscia bianca (che in realtà sarebbe a pagamento anche quella). Il messaggio che si è dato negli anni, in crescendo, è: fai come ti pare. Il sano sistema di incentivi delle strisce blu è stato “disinnescato”. Se, nel contempo, non aumenti l’offerta di trasporto pubblico… ecco spiegata Roma.

    • Andrea

      A suo tempo, commentando un post sul traffico di Italia 2013, proposi “una specie di articolo 81 della mobilità: per ogni restrizione alla circolazione privata si deve prevedere un aumento certo ed efficace del trasporto pubblico in misura almeno equivalente (non solo in termini di portata, ma anche di comodità). Un po’ come recita l’articolo 81 della costituzione: ‘Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte’. Per ogni bastone, almeno una carota e mezzo… Insomma: bisogna fare in modo che prendere la macchina diventi una scelta”.

  13. Lorenzo Fanoli

    Cara Cecilia,
    tutto bene …mi sembra che qualcosa si muova e che si stia muovendo un processo di definzione di contenuti e riflessioni diffuso non solo a Roma ma anche a Milano attrono alla candidatura di Pisapia e alle primarie.
    Non so se questo processo possa fare da contrappeso alle obbiettive difficolta’ di proposta ed elaborazione politica del Partito Democratico ma è quello che ci vuole. Il vero problema sarà quello della verifica di quanto le proposte – “le riforme che cambiano la vita” – possano essere pervasive e persuasive al punto da conquistare la maggioranza e quindi diventare proposta di governo.
    Vediamo come va….
    Lorenzo Fanoli

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