Anniversari

Sono passati diciassette anni. Il 27 marzo 1994 Silvio Berlusconi vinse, per la prima volta, le elezioni per la camera dei deputati. Al senato non raccolse una maggioranza netta. Ottenne la fiducia solo grazie al cambiamento di casacca di alcuni parlamentari centristi. Tra di loro, Giulio Tremonti.

Ne sono passati invece solo due di anni dal nostro primo post. Ma qui non vogliamo celebrare il nostro compleanno bensì ragionare sull’altro anniversario: è tempo di fare qualche bilancio anche se il berlusconismo non sembra esattamente finito. 

1. La vittoria del 1994 fu sorprendente e scioccante, ma non fu schiacciante. Le forze che sostenevano Silvio Berlusconi ottennero poco più del 40% dei voti. Molto se si pensa che erano la coalizione tra un outsider della politica (Berlusconi) e due emarginati della prima repubblica come Bossi e Fini ma poco se si pensa che quella coalizione ereditava l’insediamento sociale e territoriale del vecchio pentapartito a guida DC che, quando era andato proprio male, aveva preso attorno al 50% dei voti. Si ricorderà il profluvio di spot elettorali di Forza Italia sulle reti Fininvest accompagnati dagli “amici di tutti gli italiani” come Mike Bongiorno o Raimondo Vianello che consigliavano di votare per il Capo. Consigli che forse pesarono più delle agiografie di Fede. Da allora Berlusconi non ha mai raggiunto la maggioranza assoluta dei voti e non è mai stato riconfermato come premier: bocciato nel 1996 e poi di nuovo nel 2006 (qui un nostro ripasso ragionato delle elezioni della seconda repubblica). E tutto questo nonostante una potenza di fuoco che ha pochi eguali nel mondo occidentale: non solo le televisioni ma anche i 7,8 miliardi di dollari di patrimonio (5,55 miliardi di euro), così come registrati dalla rivista americana Forbes. Insomma, è un uomo che ha ottenuto relativamente  poco consenso a fronte di molte risorse, ma che con quel consenso è riuscito a fare molto.

2. Ronald Reagan vinse le elezioni del 1980 ponendo, durante un dibattito televisivo con lo sfidante Jimmy Carter,  la seguente domanda: “Americani, state meglio ora o quattro anni fa?”. La risposta degli americani fu chiara: spedirono Reagan alla Casa Bianca con una delle maggioranze più schiaccianti della storia degli Stati Uniti. Carter aveva governato solo 4 anni. Berlusconi è il Presidente del Consiglio italiano eletto democraticamente che ha passato più giorni in carica. L’Italia di oggi è, in prevalenza, quella che lui e la sua coalizione hanno determinato: soprattutto negli ultimi 10 anni, 8 dei quali passati al governo. Ecco, alla domanda su come è cambiato il Paese negli ultimi 10 anni gli italiani, sondati dall’istituto Demos hanno risposto così: l’83,8% dice che è meno felice, il 74,6% che si rispettano di meno le leggi, il 66% che il Paese è meno unito mentre il 52,9% dice che l’Italia è meno solidale di un decennio fa. Ma queste, diciamo così, sono percezioni. Veniamo ad altri numeri, meno opinabili.

3. Vale la pena spendere 14 euro per comprare il numero attualmente in edicola di Micromega. Dentro c’è un saggio dell’economista Roberta Carlini sulle disuguaglianze durante il berlusconismo (qui una piccola anteprima). Che l’Italia sia uno dei paesi più diseguali all’interno del mondo ricco e che il 10% più ricco della popolazione detenga quasi metà della ricchezza sono cose risapute. Ma la Carlini ci racconta altro. Per esempio come è cambiata, tra il 1993 ed il 2008, la mappa di questa disuguaglianza in base al lavoro del capofamiglia: se fa l’operaio, l’insegnante o l’impiegato l’aumento annuo del reddito disponibile è stato tra l’0,1 e lo 0,2%; se fa il dirigente l’aumento è stato dello 0,8% mentre se è un lavoratore autonomo il reddito disponibile al netto dell’inflazione è aumentato dell’1,5% annuo. L’Italia del 1993, l’ultimo anno prima del berlusconismo, aveva alcuni grandi problemi: l’evasione fiscale, la disoccupazione giovanile, il lavoro nero, il debito pubblico, il mezzogiorno. Difficile dire che siano spariti ma facile dire che si è aggiunto il problema della precarietà e quello dei cosiddetti “working poors”, cioè quelli che lavorano e sono poveri lo stesso. Il 78,5 delle famiglie a basso reddito (cioè che guadagnano meno del 60% del reddito mediano, quello a metà strada tra il reddito massimo e quello minimo) è composto da operai, impiegati, insegnanti, quadri e pensionati. Nel 1993 queste 3 categorie totalizzavano il 69% delle famiglie a basso reddito.  Da allora sono calati i lavoratori autonomi a basso reddito e sono aumentati, vertiginosamente, gli operai che guadagnano molto poco: oggi sono il 43,8% del totale delle famiglie a basso reddito, nel 1993 erano il 31,6%. Oggi, secondo i dati della Banca d’Italia, il 50% delle famiglie italiane guadagna meno di 26mila euro annui.

4. Nel 1993 i contratti a progetto non esistevano. Abbiamo scritto in questo post di come oggi si possa dire non solo che i precari stanno pagando il prezzo più caro della crisi ma che le riforme del mercato del lavoro succedutesi dalla metà degli anni ’90 abbiano avuto un ruolo determinante nell’aumento delle disuguaglianze. Qui sicuramente alcuni lettori ricorderanno le responsabilità del centrosinistra di allora. E però va dato a Berlusconi quel che è di Berlusconi è cioè le “riforme” approvate durante i suoi governi che hanno sì fatto i suoi interessi personali ma anche quelli di chi lo ha votato. Riprendiamo a tale proposito l’elenco fatto da Roberta Carlini: “l’abolizione dell’imposta di successione; i due moduli della riforma dell’imposta sui redditi; i condoni fiscali e lo scudo finanziario per i capitali esportati all’estero; l’abolizione dell’ICI sulla prima casa; i tagli lineari alla spesa pubblica e soprattutto al personale di scuola e università”. Vedremo tra non molto, gli effetti sul reddito delle famiglie del blocco degli stipendi per i dipendenti pubblici e del mancato rinnovo di centinaia di migliaia di contratti precari, nonché dell’aumento delle imposte locali e delle tariffe per servizi come asili nido e mense scolastiche.

5. A proposito di chi beneficia delle politiche berlusconiane, ecco i dati del centro Capp dell’Università di Modena e Reggio Emilia sulle fasce che hanno beneficiato dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa anche per i più ricchi (per i più poveri ci aveva pensato il centrosinistra, che “dimenticò” di dirlo nella campagna elettorale del 2008): sette euro su dieci vanno alla metà più ricca del Paese; il 22% del malloppo va a quel 10% di famiglie che detiene la metà della ricchezza nazionale. Siccome la riduzione dell’ICI costò 2 miliardi di euro, possiamo dire che si trattò per un quinto del totale di “politiche di aiuto ai più ricchi tra i ricchi?” Nel frattempo la tanto sbandierata Social Card fa uscire dalla povertà assoluta 40mila famiglie su un milione. Una mano tesa a chi ha bisogno, direbbe uno sfortunato slogan pubblicitario dell’ultima campagna del maggiore partito d’opposizione.

In un anniversario così, avremmo potuto parlare di tante altre cose degli ultimi 17 anni: dallo smantellamento di molti presidi democratici, alla mutazione antropologica del Paese. Il berlusconismo non è stata acqua fresca per il Paese e il Paese di oggi (ma anche solo la sua destra politica) non sarebbero gli stessi senza le idee e le capacità personali di quest’uomo. Si può essere contro lo stato di cose presenti senza ricordare il contributo che vi ha dato Silvio Berlusconi?

(Mattia Toaldo)

10 commenti

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10 risposte a “Anniversari

  1. Gran bel pezzo… Complimenti per il sito!

  2. Gloria Malaspina

    Non a caso hai parlato di berlusconismo e non solo di Berlusconi: il suo contributo è stato determinante per innescare la mutazione antropologica che prende il suo nome e sicuramente questo corrisponde ad una responsabilità storica epocale. Purtroppo, come ogni mutazione che si rispetti, per mutare nuovamente i geni occorreranno anni, a meno di un fatto traumatico…ma più della povertà, che cosa ci vuole…?! Pensa a quanto ha inciso, quella mutazione, che è diventata in parte leghismo, in parte passivizzazione, in parte ha inciso persino nell’opposizione. Conclusione: sono molto d’accordo. Essere contro lo stato di cose presenti non può non coincidere con un giudizio sul “gene mutante” e non può non comportare una posizione netta nei suoi confronti, ma non sarà possibile essere altrettanto liquidatori – se così si può dire – sulla soluzione della patologia. Con Berlusconi non finirà il berlusconismo delle coscienze.

    • Barkokeba

      Cara Gloria, il concetto di berlusconismo è fondamentale per capire il presente. Però, diciamola tutta: Berlusconi ha sfruttato a suo favore una crisi che non dipendeva da lui. Il sistema dei partiti era agonizzante già da quando lo denunciava Berlinguer nella famosa intervista nell’81. Il PCI era in pessima salute nella seconda metà degli anni 80. Tangentopoli non è nata con Berlusconi. La crisi della sinistra oggi (non del solo centro sinistra) ha, quindi, radici profonde. Una seria autocritica ancora manca. Anche su come ha gestito il potere, che certo non gli è mancato durante la seconda repubblica.

  3. oliva paola

    sono parzialmente d’accordo, ho l’impressione che si sia agli albori della fine del berlusconismo… paradossalmente regge ancora la ‘macchietta’ berlusconi, ma quel modo di concepire lo stato e ‘l’impresa’ comincia a vacillare. davanti al miraggio del facile guadagno, alla possibilità di arricchire facilmente, davanti al ‘farsi da soli’ intravedo il ridelinearsi, all’orizzonte, l’immagine della ‘grande menzogna’ che è stata. il che non toglie che in questi sedici o diciassette anni di berlusconismo i danni siano stati notevoli e la mutazione ‘genetica’ sia stata irriverente e dannosa… ci vorrà del tempo per ritrovare il senso di noi e della nostra civiltà e società ‘umana’.
    di fronte al dilagante qualunquismo e ai bisogni scellerati di managerismo sfrenato, davanti alla disoccupazione dilagante e agli stipendi mortificanti intravedo un nuovo senso della solidarietà che ci porta a stare con i piedi per terra… uomini e donne, giovani che nei lavori umili sentivano il fallimento, nei vestiti a poco prezzo sentivano il fallimento, nella propria immagine sentivano il fallimento… ora si avvicina un nuovo illuminismo, l’accettazione di se e la presa di coscienza che la realtà è altro dall’immagine mediatica e un po’ buffona che questi governi e questo pseudo personaggio pubblico che è l’attuale presidente del consiglio hanno propinato per anni. il risveglio è lento e doloroso ma inevitabile… resta da vedere quanto questa fase sarà più o meno lunga, ma vedo più certezze e chiarezza nel futuro… finisce berlusconi, ma anche il berlusconismo.

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  5. cecilia d'elia

    avrei messo una torta con due candeline! 🙂

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