Il distacco da colmare domenica

Domenica e lunedì si voterà in molte città italiane: tra le più grandi ci sono Milano, Napoli, Torino e Bologna. Il capoluogo lombardo è ritenuto da molti il test più importante anche per la tenuta del governo e allora vale la pena, prima dei risultati e anche per valutarli meglio lunedì sera, guardare ad alcuni numeri che riguardano le condizioni in cui si giocherà questa partita, non solo nell’ex capitale morale.

1. La prima cifra ha a che fare con i soldi. A Milano la sfida è stata impari: il candidato dell’opposizione Giuliano Pisapia ha fatto campagna con circa un milione di euro, la sua sfidante berlusconiana Letizia Moratti (sindaco in carica, non troppo popolare) non ha ancora dichiarato quanto ha speso. Diverse stime la collocano comunque molto al di sopra dell’avvocato di Sinistra Ecologia e Libertà: chi dice 12 milioni e mezzo, chi tra i 15 e i 50. Basti pensare che ha inondato la città di manifesti da 6×3 metri e che ha spedito ben 500mila copie di un libretto di 160 pagine a colori. Gli elettori milanesi sono poco più di un milione, dato che molti si suppone che vivano allo stesso indirizzo si può dire che il grado di diffusione delle idee e delle proposte dell’ex Ministro dell’università sia stato quasi totale. Pisapia ha invece puntato ad una campagna sul territorio e ha cercato di raccogliere fondi come poteva, anche con una mostra collettiva di artisti.

E’ anche in questo quadro di disparità di forze che bisogna valutare la scelta, apparentemente suicida, di usare delle accuse palesemente false contro Pisapia nel dibattito di ieri su Sky: se il rapporto di mezzi a disposizione è di uno a dieci, hai voglia a smentire e raccontare la verità.

I costi della politica, comunque, sono in continua ascesa: nel 2006 la Moratti spese “almeno 6 milioni e 335mila euro”. Va considerato poi che una parte dei finanziamenti elettorali non è sotto forma di soldi contanti: ci sono le cene offerte gratuitamente, i locali “prestati” gratis per i comitati elettorali di quartiere, i candidati in consiglio comunale che fanno la campagna anche per il sindaco etc. Il tema del finanziamento della politica è molto complicato ma anche molto importante: una battaglia per la trasparenza dei fondi (quanto ha preso un candidato e da chi) è una battaglia per la qualità delle politiche perché ovviamente dietro ogni finanziamento c’è quasi sempre un investimento da parte di un privato. Che il “profitto” sia politico (far vincere idee vicine alle proprie) o più direttamente economico è una differenza che spesso ha contorni molto poco definiti.

2. Il 70% degli italiani si informa attraverso i telegiornali. Vediamo chi compare nei TG, utilizzando i dati dell’Autorità Garante delle Comunicazioni relativi al “tempo di antenna” tra il 1° ed il 7 maggio: cioè non solo quanto parlano in prima persona i politici ma anche quanto parlano di loro i servizi del telegiornale.  Il maggiore TG della televisione pubblica ha dedicato più di due terzi del suo tempo (il 68,15%) o al governo, o al presidente del consiglio oppure ai partiti che lo sostengono. L’opposizione in senso larghissimo (da FLI fino alla Federazione della Sinistra) ha avuto solo il 22% degli spazi. Sulle 3 reti Mediaset va un po’ meglio: il 57,9% al proprietario Berlusconi, al suo governo e ai partiti che lo sostengono e il 28,36% al tutta l’opposizione. Molti vedono nel TG di La7 un baluardo di libertà. Sarà, ma i dati invece dicono che quasi il 70% del tempo (il 69,95% per l’esattezza) è dedicato alla maggioranza, mentre il più grande partito di opposizione ha l’8,26% degli spazi. Il PD ha poi tra il 12 e il 15% degli spazi sui canali Mediaset e Rai. Certo, ci sono casi in passato in cui partiti di cui si parlava poco nei TG prendevano molti voti, ma se nessuno neanche ti nomina o se i rapporti di forza sono questi è difficile negare che la gara è truccata. Bastino due dati: Futuro e Libertà, anche considerando il tempo dedicato a Fini come Presidente della camera, ha tra l’1 e il 3% degli spazi su Rai e Mediaset, Sinistra Ecologia e Libertà ha tra lo 0,3% (RAI) e lo 0,99%. Gli ascoltatori della televisione pubblica hanno ascoltato la viva voce degli esponenti di SEL per ben 28 secondi in una settimana. Quattro secondi di media al giorno, neanche il tempo di finire una frase.

3. Quanto spazio, in termini di voti, bisogna colmare con queste risorse e questa visibilità a disposizione? Non sempre tantissimo stando ai dati delle regionali di un anno fa. A Milano tra Penati e Formigoni c’erano 40mila voti di differenza, a Napoli il “salernitano” De Luca per il centrosinistra era arrivato a soli 12mila voti di distanza dall’attuale Presidente Caldoro. A Torino e Bologna i candidati di centrosinistra avevano prevalso con largo margine, anche se la Bresso aveva ridotto il distacco abissale che, nel 2006, aveva separato Chiamparino da Buttiglione.  A Napoli l’astensione alle ultime regionali era stata da record: il 20% di voti validi in meno rispetto alle comunali di 5 anni fa, circa 100mila voti in meno. Più o meno il numero di consensi perso dal centrosinistra nello stesso periodo.

E’ vero che se la gente decide di non andare a votare (o di non votare per te) non è solo perché hai meno soldi e il TG1 parla meno di te. Ma, certo, le due cose possono aiutare. Ricordiamocene lunedì sera.

(Mattia Toaldo)

5 commenti

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5 risposte a “Il distacco da colmare domenica

  1. Valerio

    Mattia aggiungerei anche alcune riflessioni.

    Innanzi tutto aggiungerei una riflessione più ampia sulla televisione.
    Da quando siamo passati al digitale terrestre l’offerta televisiva è notevolmente aumentata, sia per la comparsa di un buon canale di notizie in digitale (rai-news 24), sia per la maggiore capacità di ricevere canali locali.

    Però, e questo è un problema non indifferente, la sinistra spesso non sa utilizzare i canali locali, li snobba con indifferenza e altergia culturale, considerandoli, a torto o a ragione, minori ed ininfluenti.

    Il fatto che molti di questi canali appartengono a piccoli berlusconini di provincia, oppure che siano culturalmente poveri quando non triviali, non deve farci dimenticare la loro importanza come luogo popolare di formazione del pensiero.

    I segretari provinciali e cittadini dei vari partiti della sinistra dovrebbero, invece, dedicare grandi sforzi ad andare in video o a dedicare un militante-dirigente d’esperienza a rappresentare il partito, come portavoce su questi mezzi d’informazione.
    (sia detto per inciso, “loro” -più il PDL che la Lega- sembrano quasi avere nel DNA la comunicazione televisiva, sono bravissimi, anche ai livelli periferici, ad usare questi mezzi, guardano in macchina quando bisogna guardare in macchina, sorridono quando bisogna sorridere, si truccano quando bisogna truccarsi ecc.)

    Sui giornali locali e su internet i giochi si riequilibrano, ma giornali e rete sono mezzi comunicativi secondari rispetto a radio e TV. Anche la stampa locale più “poplare” viene spesso snobbata rispetto a quella più paludata.

    In secondo luogo la sinistra dimostra sempre più una notevole difficoltà a comunicare, a fare campagne elettorali dedicate alla lista e al partito invece che al candidato. A creare gruppi di agit-prop che si occupino dei quartieri e non dei salotti, a portare il dibattito fuori dalle sedi istituzionali e dentro la società, o anche solo ad ascoltare la gente e interagire.
    Un po’ a Torino, come “Fabbriche di Nichi” ci stiamo provando, ma siamo ancora ai primi passi.

    “Loro” invece, (più la Lega che il PDL) sono assai abili a fare queste cose, sono sempre presenti, sanno volantinare e attacchinare, certo anche il PDL fa campagne dedicate al “candidato”, con rivalità intestine furibonde e palesi. Ma possono permetterselo perché nessun militante PDL si infastidisce per la personalizzazione di una campagna elettorale.

    Infine, dolenti note “autocritiche”, molte delle migliori menti della mia generazione sono molto abili a fare think thank, riviste di nicchia e blog, ovvero “cose” utilissime, molto importanti e di cui si avverte il bisogno, ma sembrano meno a loro agio nel fare propaganda. Sopratutto quando incontrano persone che la pensano in maniera opposta alla loro e con una formazione culturale diversa o decisamente scadente.

    Ancora più complesso sembra dialogare con chi ci è vicino, ma con cui abbiamo appena avuto uno strappo, mi riferisco per esempio alla federazione della sinistra, oppure ai Grillini. Il nostro sogno non può davvero essere quello di cancellarli, perché “rubano voti. Il nostro obbiettivo è rubare voti all’astensionismo, distruggere le basi culturali del qualunquismo, fare egemonia culturale a spese del centro destra.
    Le lotte con i cespugli o i rivali di sinistra ci danneggiano, così come le lotte intestine tra due candidati della medesima lista.
    Inoltre questi soggetti sono importanti per i ballottaggi, i rapporti politici con loro devono essere franchi, privi di regiudizi e razionali.

    Inoltre, sopratutto nel PD, manca un cursus honorum per creare dei candidati, manca cioè un rapporto tra militanza e candidature, in cui si candida chi si è “meritato” la candidatura perché ha alle spalle anni di impegno politico (se lo ha fatto fuori dal partito e nella società civile va benissimo). è depotenziante candidare “quell’avvocato” o “quell’imprenditore” che di politica non capisce nulla, ma è un volto nuovo e stimato nel suo piccolo mondo di notabili.

    Le alte frequenze sono occupate, quasi militarmente, dal centro destra, a noi resta il porta a porta, le basse frequenze, ma le usiamo molto meno di quanto potremmo e dovremmo. Mancano i militanti, manca il radicamento territoriale, sopratutto nei quartieri popolari che abbiamo dato per scontati per quasi un ventennio, dove c’è un po’ di sinisitra si divide in 8 sigle impegnate a farsi la guerra.

    Se si hanno pochi soldi, com’è sempre stato per la sinistra italiana, bisogna saper fare altre cose (tra cui l’autofinanziamento), e puntare sulla militanza di base, sui territori, su partiti e associazioni, sull’inclusione (anche ai piani alti e non solo in campagna elettorale) della società civile e delle associazioni.

  2. Valerio

    Sono le 17,48 di lunedì 16 maggio, tutto può essere ancora prematuro, facciamo gli scongiuri, tocchiamo legno ma:

    Pisapia come gooooodoooo!

  3. Valerio

    E Cagliari, non dimentichiamoci Cagliari, che è un’elezione d’importanza NAZIONALE; e sta andando benissimo, anche sul fronte del referendum sul nucleare!!!!!

    E poi Varese, dove loro continuano a dominare, ma rischiano il ballottaggio (passano dal 57,77 al 49,9-50,1), o la fortezza leghista di Malante, e sembra che anche a Gallarate loro non scoppiano di salute.
    Un consiglio, alla lega di Milano importa, ma fino ad un certo punto, spulciatevi questi comuni, in cui di solito il centro destra vince con il 60-70% (o anche più, specie se hanno meno di 10.000 abitanti), e dove spesso le elezioni sono tra la Lega e il Pdl, confrontateli alle elezioni precedenti… …

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