La Repubblica del sole

Puerta del Sol

Centinaia se non migliaia di giovani accampati a Puerta del Sol, la piazza principale di Madrid, da domenica scorsa. Altri che hanno “conquistato” posizioni analoghe in altre città del Paese, prima fra tutte Barcellona. Oggi pomeriggio si mobiliteranno anche gli spagnoli di Torino, qui la loro pagina Facebook. Il movimento spagnolo degli indignados ha diverse sigle, le due più importanti sono “15M”, cioè quindici maggio, dalla data di inizio e “DRY” che poi sta per “Democracia Real Ya!”.

La protesta si concentra su due temi: da una parte la risposta del governo del socialista Zapatero alla crisi economica che ha attuato tagli piuttosto duri alla spesa sociale e che è accusato di fare molto per contenere il bilancio e molto poco per combattere la disoccupazione e il precariato dilaganti più che in Italia (ne abbiamo parlato qui); dall’altro lato il movimento è nato a ridosso delle elezioni amministrative che si svolgeranno domenica e di cui avevamo parlato qui. Una parte degli slogan del movimento ha un sapore che da noi si direbbe “antipolitico”: si chiede il divieto di candidatura per i politici condannati, si propone di saltare subito ad una “terza repubblica” (la seconda fu quella precedente alla guerra civile degli anni Trenta) e si critica fortemente sia il PSOE al potere che l’opposizione di destra del Partido Popular perché ritenuti entrambi troppo proni ai banchieri e alle istituzioni internazionali. Infatti, il peggioramento delle aspettative per il futuro ha diffuso in tutto il paese un’ondata di sfiducia nella classe politica, considerata incapace di affrontare adeguatamente i problemi che un paese che si considerava nella Champions League dell’economia si trova a vivere oggi, dopo il declassamento da parte dell’FMI tra i paesi europei a rischio fallimento.

Chi manifesta non invita all’astensione, ma a votare per le “terze forze”: l’unica a livello nazionale è “Izquierda Unida”, coalizione di sinistra radicale creata a suo tempo dal Partito Comunista e da altri gruppi; ci sono poi numerosi partiti regionali, che spesso si trovano a sinistra dello schieramento politico. Ci si chiede dunque se questo invito avrà un qualche effetto sul voto, che interessa  molte regioni e tutte le principali città: la presenza nelle liste popolari e socialiste di centinaia di indagati per corruzione fa pensare a qualche possibilità in più per queste terze forze, nonostante siano di fatto penalizzate da una legge elettorale bipartitista, che infatti gli indignados chiedono di cambiare. La corruzione diffusa è considerata l’effetto più visibile della degradazione di una politica incapace di liberarsi dai condizionamenti del mercato; per questo, alcune delle proposte (qui per chi legge lo spagnolo) hanno un carattere più economico: far pagare più tasse a chi guadagna di più; rendere progressiva anche l’IVA; introdurre la tassa Tobin sulla speculazione internazionale; un salario minimo di 1.200 euro e la fine della precarietà; chiusura delle centrali nucleari e nazionalizzazione di tutte le imprese precedentemente privatizzate. Paradossalmente, la parabola di Zapatero, il cui arrivo al potere era stato accompagnato da una straordinaria mobilitazione pre-elettorale a forte presenza giovanile che nelle piazze chiedeva verità sugli attentati di Atocha (lo raccontavamo qui), potrebbe essere chiusa da quest’altra di forma simile ma di segno opposto: le urne minacciano una sconfitta socialista di proporzioni epocali.

La piazza è occupata da 5 giorni e l’organizzazione ricorda per molti aspetti la Piazza Tahrir del Cairo: c’è l’area relax dove ci si riposa a turno, ci sono le postazioni dei blogger, c’è il “muro” dove si appendono cartelli, c’è chi si occupa del cibo accettando donazioni di pane e prosciutto ma non di denaro, c’è chi si occupa di parlare coi giornalisti (in questa infografica di El Pais si può vedere com’è suddivisa la piazza). Si è dichiarata la “Republica del Sol” così come c’era la “Repubblica di Tahrir”. Le cose in comune con i giovani nordafricani ci sono, anche se ovviamente siamo in situazioni molto diverse: c’è l’insoddisfazione verso la classe dirigente del Paese (ma lì c’era la dittatura mentre in Spagna si cerca di influire su un processo elettorale democratico); c’è un elemento “generazionale” perché gli animatori iniziali della protesta sono sempre i giovani o senza lavoro o sottopagati oppure precari; ci sono condizioni generali di vita della popolazione che ad un certo punto diventano insostenibili o per gli aumenti dei generi alimentari come in Tunisia oppure perché, da disoccupati, si perde tutto dalla mattina alla sera; c’è l’insoddisfazione verso la sinistra ufficiale oppure, come nel caso dell’Egitto, verso l’opposizione semi-legale e divisa da faide intestine.

In Spagna non c’è il “welfare familiare” come da noi: chi perde il posto spesso si ritrova immediatamente senza casa e con la carta di credito bloccata. In più, come in molti Paesi del sud Europa, il peso dei rimedi anti-crisi è stato scaricato prevalentemente sulle fasce più povere della popolazione: lavoratori pubblici a basso reddito, pensionati, beneficiari dei già insufficienti programmi di welfare – uno stato sociale, quello dell’Europa mediterranea, che non è mai stato neanche lontanamente efficace come quello scandinavo o anche solo francese e tedesco. Il tutto, agli occhi di una buona parte della popolazione, a causa di una crisi finanziaria generata da pochi banchieri con la complicità della classe politica. Ecco perché nella “Republica del Sol” sono arrivati negli ultimi giorni anche tanti pensionati o lavoratori adulti: la realtà spagnola, fatta di cinque milioni di disoccupati (21%) consente ai ragazzi di Sol di trovare tanta solidarietà nelle altre fasce anagrafiche e sociali che forse non condividono il loro manifesto, ma hanno in comune la rabbia e il senso di impotenza e di ingiustizia di fronte al rapido deteriorarsi delle loro prospettive di vita.

E qui in Italia? Questo Paese è in mobilitazione, quanto meno, dalle grandi manifestazioni contro la riforma Gelmini dell’autunno (che età avevano i manifestanti?) di cui parlammo qui per non parlare del ruolo svolto soprattutto dalle giovanissime nelle manifestazioni delle donne del 13 febbraio e dell’8 marzo. L’importante giornata del 9 aprile ha poi permesso la creazione di una forte rete tra associazioni e movimenti che lottano contro la precarietà (qui il sito). Le manifestazioni antimafia sono da tanti anni animate da giovani che spesso rischiano la vita, a partire da quelli di Libera o dai ventenni di Addio Pizzo. Reti che non casualmente si sono incontrate nei giorni scorsi negli Stati Generali della Conoscenza: e forse una parte della sinistra farebbe bene a non schierarsi solo pro o contro la Fiom ma a vedere anche questo altro mondo che ha che fare con la ricerca e la formazione. Infine, i giovani al primo voto, come dicono le prime analisi del suo comitato elettorale, sono stati uno dei fattori chiave della vittoria di Giuliano Pisapia a Milano – che se confermata potrebbe avere effetti notevoli sulla politica nazionale. L’aumento della partecipazione elettorale è stata una delle prime cause dell’avanzata del centrosinistra alle elezioni dello scorso fine settimana (ne abbiamo parlato qui) e forse la mobilitazione notevole di una parte della società italiana degli ultimi mesi ha dato il suo contributo perché ha fatto rientrare nell’agone politico una parte di Paese che ne era uscita almeno dal 2008, anno che questo blog ha definito come lo “zero” della politica di sinistra in questo Paese.

Domandarsi “dove stanno i giovani italiani” di fronte alla protesta spagnola ha poco senso. Prima di tutto perché la precarietà non ha limiti anagrafici ma è anzi una questione sociale che riguarda tutta la società e il suo livello di ingiustizia: riguarda cioè tutti, a partire dal sindacato confederale e i partiti di centrosinistra. In secondo luogo, perché non manca già la mobilitazione, manca forse la sintesi politica: manca cioè la risposta da sinistra all’attuale crisi economica. C’è un trentennio conservatore da chiudere, lo scrivemmo già qui, ed è un compito di chi fa proposta politica costruire non solo idee ma reti e coalizioni sociali. La sfida è lanciata, non solo nella Repubblica del Sol. Sapranno la sinistra e i socialisti europei raccoglierla?

(Riccardo Pennisi e Mattia Toaldo)

2 commenti

Archiviato in elezioni, Europa, sinistra

2 risposte a “La Repubblica del sole

  1. Giuliana

    Ciao!
    Vorrei riversare qui e mettere in comune alcune mie perplessità rispetto a quanto sta accadendo a Puerta del Sol. Ciò che si è scatenato in Spagna, inutile dirlo, è molto bello: un popolo apparentemente dormiente dimostra di colpo e a gran voce, all’Europa ma soprattutto a se stesso, che è capace di indignarsi, riflettere, reagire. Il valore simbolico della Repubblica del Sol è incalcolabile. Simbolico. Eppure c’è gente che pensa che sia l’inizio della rivoluzione (lo dico del tutto seriamente): alcuni miei amici, appartenenti al Gruppo Surrealista di Madrid, hanno salutato l’evento come l’alba della rivolta; altri, che fanno parte di gruppi più radicali, s’immaginano che davvero l’assemblearismo sperimentato a Puerta del Sol venga esteso a tutta la Spagna. Anche sui giornali, mi sembra che sul valore e la portata di questo evento regni una certa confusione. Il caos è del tutto legittimo, anzi spesso produttivo; ma le ambiguità sotto il cui segno nasce quest’onda di rivolta mi sembrano troppo fondamentali per non pregiudicarne seriamente la portata e le istanze. Annoto, a caldo, alcune mie perplessità:
    – non mi sembra che si tratti di un “movimento”: siamo in un’epoca in cui l’etichetta – movimento 15-M, all’americana – precede addirittura la cosa che intende designare. Invece un movimento non nasce in due giorni, e soprattutto non riunisce anime tanto diverse, unificate appena da una generica rabbia, ma divise dall’identificazione di un nemico diverso (per alcuni: il capitale o le banche, per altri: il PSOE, per altri: i politici corrotti; per altri ancora: TUTTI i politici) e da obiettivi assolutamente divergenti. So che in piazza ci sono ex votanti del PP, ex votanti di Izquierda unida, molti Cristianos de base (l’ho scoperto ieri, da una fonte piuttosto informata), molti incazzati generici. (Una persona molto affidabile mi dice, per esempio, che uno degli slogan più diffusi, “No hay pan para tanto chorizo”, nacque negli anni 90 tra le file del PP e fu usato precisamente contro il PSOE). Insomma, ciò che sta accadendo “mette d’accordo tutti”, e resta da chiedersi se questo sia un bene o un male. Se chiedi alla vecchietta che vota la destra da anni cosa pensa della rivolta ti dirà: certo che fanno bene, anche mio nipote è laureato e non trova lavoro… sempre la solita storia.
    – Ho l’impressione (ripeto, l’impressione) che il sentimento dominante sia la “lamentela”. La gente s’indigna perché ha perso il lavoro, perché non ne trova un altro, perché gli hanno ridotto lo stipendio. Ma quando andava tutto bene, quando c’erano soldi e lavoro per tutti (e il sistema faceva schifo uguale): todos encantados. Perché non si manifestava quando papà Stato provvedeva a tutto, quando ci si poteva permettere di fare la spesa al Corte inglés, e di traccanarsi 200 birrette dalle 9 di sera alle 8 del mattino? In altre parole, mi chiedo: Non sarà l’incrinarsi dello stato del benessere, dell’opulenza, il principale detonante di questa rivolta? (ieri notte in piazza, un tizio che teneva alto un cartello con scritto: “Exigo un sueldo vitalicio como ex becario”, cioè “esigo uno stipendio vitalizio in quanto ex-borsista”). Penso allo slogan “Esta crisis no la pagamos”, che circola per le piazze d’Europa da almeno due anni, e mi chiedo: dunque il problema è la crisi? Finita la crisi, finito il problema?
    – Un’amica mi ha spiegato che la folla di rivoltosi, pressata dai media, si è trovata presto costretta a stilare una lista di “obiettivi”. Gli obiettivi comuni di questa massa straordinaria e tanto eterogenea di persone sono, ovviamente, risicati. Riforma della legge elettorale, contro-riforma delle pensioni, separazione dei poteri, maggiore severità con i politici corrotti. Evidentemente, tra la frangia “anarchica” o “antisistema” e quella riformista, ha finito con l’imporsi questa seconda, e il risultato qual è? una lista di punti che assomiglia molto a un normale programma politico. A un certo punto chiedo a Lourdes: vabbè, il primo punto sarà la Repubblica immagino! E lei: neanche per sogno, figurati! Anzi, pare che il giorno prima un tizio che sventolava la bandiera repubblicana sia stato invitato a ritirarla e ad andarsene. Non so, a me l’istanza repubblicana sembra un’istanza politica, non “partitica”, e se non si è d’accordo nemmeno su questo….E’ questa, l’antipolitica? Democracia directa, real, per poi proporre ciò che potrebbe proporre un partito di sinistra moderato? Il problema sono davvero i politici corrotti? Il problema è davvero uno Zapatero, un Rajoy, un Berlusconi? A me sembra che il problema stia molto più a monte e che non sia proponendo un cambio dell’attuale classe dirigente che si “fa la storia”.
    – Molte delle persone della Puerta del Sol non andranno a votare. Uno degli slogan più ricorrenti, anzi, inneggia espressamente all’astensione. In piazza, credo, ci sono soprattutto ex votanti di Izquierda unida e del PSOE. Da parte sua, il PP gongola. Rajoy appoggia la protesta, si dice d’accordo con indignazione dei giovani, insomma fa virare questa cosa informe a suo favore, presentandola come il sintomo del fallimento del PSOE.
    Bah.

    De todos modos, sigamos reflexionando….

  2. Pingback: Elezioni (non troppo) indignate | Italia2013

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