Archivi del mese: maggio 2011

“Qui si fa la storia”, cronache da Puerta del Sol

Puerta del Sol, Madrid. Ieri sera.

Il movimento della Puerta del Sol (e di moltissime altre piazze spagnole) ha vinto la sua prima, simbolica, battaglia. Nessuno sgombero allo scoccare della mezzanotte, come avrebbe voluto la Commisione elettorale centrale, in ossequio alla norma che impone la fine della propaganda prima del voto di domenica. Semplicemente impossibile: la quantità di gente è enorme, nemmeno pensabile che i poliziotti si mettano a far allontanare decine di migliaia di indignados. Rispetto a giovedi, le persone si sono moltiplicate, difficile stabilire per quante volte. Un’autentica marea umana ha sfidato il divieto di manifestazione scattato alle 24 di venerdi, senza cadere in nessuna provocazione.

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Sol dell’avvenire

"La Spagna non è un affare" recita il cartello in basso a sinistra

Prime impressioni dalla Puerta del Sol, raccolte giovedi fra le 20 e le 23. In primo luogo, la netta sensazione che ci sia molta gente, ben di più che al corteo per l’ottantesimo anniversario della Seconda Repubblica (lo scorso 14 aprile) o a quello tradizionale del Primo Maggio, convocato dai sindacati confederali Comisiones Obreras e Ugt. Stragrande maggioranza di persone fra i 20 e i 30 anni, pochi giovanissimi e quasi nessun over-50: guardandosi attorno, i look non sono da proletari di periferia, ma da universitari metropolitani. Mi addentro, leggo i primi cartelli (ce ne sono tantissimi), affissi sulla base di un monumento: un lungo proclama anarchicheggiante e addirittura un “né rossi né neri, ma liberi pensieri”, scritto in italiano. Sensazione sgradevole. Per fortuna, quest’ultimo si rivelerà un caso isolato, mentre i messaggi di tono e contenuto anarchico si ripeteranno. D’altronde, siamo in Spagna. Ma la maggioranza dei cartelli affissi risultano essere (con mio sollievo) critiche ai banchieri, al capitalismo, alla legge elettorale (We d’hont like this voting sistem, con il gioco di parole sul metodo d’hont, che rende tendenzialmente bipartitico il sistema politico spagnolo) e ai due partiti maggioritari, alla corruzione. Qualche richiamo al maggio parigino e a Tahrir, nessuno a Seattle o Genova. Ci sono anche curiosi, studenti stranieri e turisti.

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La Repubblica del sole

Puerta del Sol

Centinaia se non migliaia di giovani accampati a Puerta del Sol, la piazza principale di Madrid, da domenica scorsa. Altri che hanno “conquistato” posizioni analoghe in altre città del Paese, prima fra tutte Barcellona. Oggi pomeriggio si mobiliteranno anche gli spagnoli di Torino, qui la loro pagina Facebook. Il movimento spagnolo degli indignados ha diverse sigle, le due più importanti sono “15M”, cioè quindici maggio, dalla data di inizio e “DRY” che poi sta per “Democracia Real Ya!”. Continua a leggere

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Antigone, vent’anni dopo

Vent’anni fa nasceva Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale che da allora nuota conto la corrente del vero “uso politico della giustizia”, quello che ogni giorno si consuma nella minaccia e nella punizione di ogni forma di devianza e di estraneità, con piena soddisfazione elettorale degli imprenditori politici della sicurezza. Di seguito una riflessione di Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella, gli ultimi due presidenti dell’associazione, pubblicata su il manifesto, in occasione della prima di due giornate di discussione che si svolgeranno a Roma su questi venti anni anni di giustizia, carcere e sicurezza.

Vent’anni non sono pochi. Abbastanza per diventare adulti, «poi ti volti a guardarli e non li trovi più». Ma i nostri vent’anni, invece, stanno lì: statuari, immobili, tetragoni, e coprono come una lunga ombra il nostro presente. Solo l’impossibilità della prova contraria (sarebbe andata meglio se non ci avessimo messo le mani?) ci mette al riparo dal prendere in prestito l’adagio del vecchio Bartali: “tutto sbagliato, tutto da rifare!”.

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Più voti, più vinci

Una volta tanto è stato più bravo il centrosinistra. Per molti anni, ad ogni sua sconfitta si associava una diminuzione della partecipazione elettorale: le regionali dell’anno scorso furono il caso da manuale con una diminuzione dei voti validi del 9,2% ed il centrosinistra che perdeva quasi un elettore su 4 rispetto a 5 anni prima. I cittadini romani, poi, sono governati da Alemanno non perché questi abbia conquistato chissà quanti voti ma perché il centrosinistra ne perse circa 200.000, quasi sicuramente in maggiore astensione.

I confronti oggi è meglio farli sulle regionali di un anno fa, anche perché paragonare i risultati di domenica e lunedì con quelli delle comunali del 2006 ha poco senso: a parte la Lega e l’Idv  (che allora se la passavano male) nessuno dei partiti attuali esisteva 5 anni fa.

Il primo dato che salta agli occhi analizzando il voto nelle 4 maggiori città (Milano, Napoli, Torino e Bologna) è che, rispetto ad un anno fa, i voti validi sono aumentati del 7,95% con un aumento spettacolare proprio a Milano: + 11,6% di schede valide. Sorpresa anche a Napoli, dove gli elettori che hanno votato per i candidati a sindaco sono stati quasi il 9,3% in più rispetto a quanti votarono per la Regione un anno fa. Non è una coincidenza, forse, che in entrambe le città i candidati a sindaco del centrosinistra abbiano aumentato i consensi rispetto ai loro colleghi che si erano candidati l’anno scorso: Pisapia ha preso, in termini assoluti, il 30,3% di voti in più rispetto a Penati, mentre la somma di Morcone e De Magistris è del 9,7% maggiore dei consensi raccolti nel 2010 da De Luca (allora candidato alla Presidenza della regione). Proprio a Napoli il candidato del centrodestra lascia per strada molti consensi: il 14,5% in meno in un anno.

In generale, è aumentata notevolmente in un anno la distanza tra centrodestra e centrosinistra: dai poco più di 2 punti di un anno fa ai quasi 15 di oggi per quanto riguarda i candidati mentre a livello di liste il vantaggio è solo, si fa per dire, di 10 punti. In termini assoluti candidati e liste del centrosinistra hanno conquistato più di un elettore nuovo su 8 rispetto ad un anno fa mentre il centrodestra perde sia a livello di candidati che di liste.

Dati interessanti anche se si guarda ai voti di lista. Il PD è ora nettamente il primo partito, avendo conquistato un elettore nuovo ogni 8 che ne aveva un anno fa. A Milano ha avuto il suo migliore risultato di sempre, conquistando un quarto di elettori in più in un anno. A Torino ha recuperato addirittura un elettore nuovo su 2, anche se non è ai livelli di “Uniti nell’Ulivo” del 2006. Tiene a Bologna, mentre perde un elettore su 3 a Napoli.

Sinistra Ecologia e Libertà è il partito che, in proporzione, è aumentato di più rispetto ad un anno fa e la notizia è che avanza anche al centronord. Tuttavia ha un insediamento recente e il suo dato nelle amministrative è ancora lontano dal 7-8% indicato dai sondaggi a livello nazionale. Lo confermano i risultati delle provinciali dove, al di fuori delle regioni rosse, supera il 4% solo a Pavia. Aumenti significativi anche per il Movimento 5 Stelle: un elettore nuovo su 4 a Milano e Bologna e uno su due a Torino ma a Napoli non ha sfondato.

I perdenti di oggi sono invece i vincenti, in modi diversi, delle politiche del 2008: il PDL che perde il 6% in un anno, la Lega che arretra significativamente. Entrambi i partiti perdono tra il 15 ed il 16% degli elettori che li avevano votati un anno fa. E’ rilevante però anche la sconfitta dell’Idv, un altro partito che era esploso con le politiche del 2008 e che poi era avanzato significativamente fino all’anno scorso. Se si toglie il dato di Napoli, questo partito non arriva al 4% nei grandi centri urbani dove si è votato lo scorso weekend. E anche nella capitale del sud, il partito di Di Pietro guadagna solo 3.000 voti in più rispetto ai poco più di 30.000 di un anno fa.

La Federazione della Sinistra tiene soprattutto grazie al dato di Napoli (dove sosteneva De Magistris) e a quello di Milano, mentre perde i due terzi dei voti a Torino (dove correva fuori dal centrosinistra) e un quarto a Bologna.

Il primo dato che emerge è il nesso tra aumento della partecipazione e crescita del centrosinistra. Il PD è solo la metà di questa coalizione ma è l’unica forza omogenea a livello nazionale, anche se spesso manca di una classe dirigente sufficientemente innovativa. Anche a livello nazionale: la coalizione che ha riportato i buoni risultati qui descritto è proprio quel centrosinistra “classico” senza Udc e Fli che i dirigenti del PD hanno disdegnato per tutto l’anno passato.

(Mattia Toaldo, uscito sul Manifesto in edicola oggi)

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Questo Paese è anche nostro

Molti degli autori di questo blog hanno imparato a leggere i giornali quando Milano già non era più la capitale dell’Italia democratica e progressista ma la città di Craxi, Pillitteri, Berlusconi, Formentini, Albertini, Moratti e Formigoni. Abbiamo scritto di quanto impari fosse questa corsa: un rapporto di 1 a 10 in termini di fondi a disposizione, i due terzi degli spazi televisivi dati al capo del governo (e capolista del PDL) e alla sua maggioranza. Ed è anche alla luce di questi dati che bisogna leggere il risultato di ieri, a Milano e non solo: siamo un Paese che vota per gente di cui nelle televisioni generaliste quasi non si parla. Forse è vero quello che scrivemmo tempo fa: questo Paese, nonostante tutto, è anche nostro. Scrivemmo in tempi non sospetti che l’Italia non è per forza di destra e che Berlusconi non è mai stato maggioranza nel Paese. Per vincere a Milano servono altre due settimane di campagna elettorale, chi non può andare può comunque fare una donazione o provare a convincere parenti ed amici che magari sono rimasti a casa perché non credevano che tutto questo fosse possibile. E poi, se si vince lì, è una svolta non solo il Paese ma anche per la Sinistra.

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Consigli di lettura per la vecchia (ed ingiusta) Europa

Domenica e lunedì si vota in diverse città, tra cui Milano. Ieri sera ad Anno Zero Daniela Santanchè ha provato a gettare ulteriore fango su Giuliano Pisapia accusandolo di aver avuto sostenitori di Hamas ad una delle sue iniziative. Ha mostrato una foto in cui, secondo lei, si vedeva una bandiera del movimento islamico palestinese. Peccato per lei che si trattasse di un grossolano errore: la bandiera, come è stato mostrato in diretta, era della Freedom Flottilla, il gruppo di navi pacifiste che fu assaltato dalle forze di elite israeliane quasi un anno fa al largo di Gaza. Vale la pena leggere il post di Lorenzo Declich che smonta l’islamofobia (e l’islamo-ignoranza) della Santanchè per la quale mussulmano è uguale a terrorista e non c’è poi tanta differenza tra estrema sinistra italiana e terroristi islamici. L’espressione “vecchia Europa” fu usata in tono dispregiativo dai peggiori conservatori americani dell’amministrazione Bush ma forse si applica bene a quelli che la pensano come la Santanchè: oggi al Cairo piazza Tahrir era di nuovo piena per una manifestazione a favore del dialogo tra mussulmani e cristiani. Un segnale importante dopo i disordini a sfondo religioso dei giorni scorsi.

L’Europa non è solo vecchia e intollerante ma è anche ingiusta. E l’Italia è tra i paesi più ingiusti perché le disuguaglianze al suo interno sono cresciute, come ci racconta il libro di Maurizio Franzini “Ricchi e Poveri” di cui si trova un ampio stralcio sul Keynesiano. Continua a leggere

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