Archivi del mese: maggio 2011

Il distacco da colmare domenica

Domenica e lunedì si voterà in molte città italiane: tra le più grandi ci sono Milano, Napoli, Torino e Bologna. Il capoluogo lombardo è ritenuto da molti il test più importante anche per la tenuta del governo e allora vale la pena, prima dei risultati e anche per valutarli meglio lunedì sera, guardare ad alcuni numeri che riguardano le condizioni in cui si giocherà questa partita, non solo nell’ex capitale morale.

1. La prima cifra ha a che fare con i soldi. A Milano la sfida è stata impari: il candidato dell’opposizione Giuliano Pisapia ha fatto campagna con circa un milione di euro, la sua sfidante berlusconiana Letizia Moratti (sindaco in carica, non troppo popolare) non ha ancora dichiarato quanto ha speso. Diverse stime la collocano comunque molto al di sopra dell’avvocato di Sinistra Ecologia e Libertà: chi dice 12 milioni e mezzo, chi tra i 15 e i 50. Basti pensare che ha inondato la città di manifesti da 6×3 metri e che ha spedito ben 500mila copie di un libretto di 160 pagine a colori. Gli elettori milanesi sono poco più di un milione, dato che molti si suppone che vivano allo stesso indirizzo si può dire che il grado di diffusione delle idee e delle proposte dell’ex Ministro dell’università sia stato quasi totale. Pisapia ha invece puntato ad una campagna sul territorio e ha cercato di raccogliere fondi come poteva, anche con una mostra collettiva di artisti.

E’ anche in questo quadro di disparità di forze che bisogna valutare la scelta, apparentemente suicida, di usare delle accuse palesemente false contro Pisapia nel dibattito di ieri su Sky: se il rapporto di mezzi a disposizione è di uno a dieci, hai voglia a smentire e raccontare la verità.

I costi della politica, comunque, sono in continua ascesa: nel 2006 la Moratti spese “almeno 6 milioni e 335mila euro”. Va considerato poi che una parte dei finanziamenti elettorali non è sotto forma di soldi contanti: ci sono le cene offerte gratuitamente, i locali “prestati” gratis per i comitati elettorali di quartiere, i candidati in consiglio comunale che fanno la campagna anche per il sindaco etc. Il tema del finanziamento della politica è molto complicato ma anche molto importante: una battaglia per la trasparenza dei fondi (quanto ha preso un candidato e da chi) è una battaglia per la qualità delle politiche perché ovviamente dietro ogni finanziamento c’è quasi sempre un investimento da parte di un privato. Che il “profitto” sia politico (far vincere idee vicine alle proprie) o più direttamente economico è una differenza che spesso ha contorni molto poco definiti.

2. Il 70% degli italiani si informa attraverso i telegiornali. Vediamo chi compare nei TG, utilizzando i dati dell’Autorità Garante delle Comunicazioni relativi al “tempo di antenna” tra il 1° ed il 7 maggio: cioè non solo quanto parlano in prima persona i politici ma anche quanto parlano di loro i servizi del telegiornale.  Il maggiore TG della televisione pubblica ha dedicato più di due terzi del suo tempo (il 68,15%) o al governo, o al presidente del consiglio oppure ai partiti che lo sostengono. L’opposizione in senso larghissimo (da FLI fino alla Federazione della Sinistra) ha avuto solo il 22% degli spazi. Sulle 3 reti Mediaset va un po’ meglio: il 57,9% al proprietario Berlusconi, al suo governo e ai partiti che lo sostengono e il 28,36% al tutta l’opposizione. Molti vedono nel TG di La7 un baluardo di libertà. Sarà, ma i dati invece dicono che quasi il 70% del tempo (il 69,95% per l’esattezza) è dedicato alla maggioranza, mentre il più grande partito di opposizione ha l’8,26% degli spazi. Il PD ha poi tra il 12 e il 15% degli spazi sui canali Mediaset e Rai. Certo, ci sono casi in passato in cui partiti di cui si parlava poco nei TG prendevano molti voti, ma se nessuno neanche ti nomina o se i rapporti di forza sono questi è difficile negare che la gara è truccata. Bastino due dati: Futuro e Libertà, anche considerando il tempo dedicato a Fini come Presidente della camera, ha tra l’1 e il 3% degli spazi su Rai e Mediaset, Sinistra Ecologia e Libertà ha tra lo 0,3% (RAI) e lo 0,99%. Gli ascoltatori della televisione pubblica hanno ascoltato la viva voce degli esponenti di SEL per ben 28 secondi in una settimana. Quattro secondi di media al giorno, neanche il tempo di finire una frase.

3. Quanto spazio, in termini di voti, bisogna colmare con queste risorse e questa visibilità a disposizione? Non sempre tantissimo stando ai dati delle regionali di un anno fa. A Milano tra Penati e Formigoni c’erano 40mila voti di differenza, a Napoli il “salernitano” De Luca per il centrosinistra era arrivato a soli 12mila voti di distanza dall’attuale Presidente Caldoro. A Torino e Bologna i candidati di centrosinistra avevano prevalso con largo margine, anche se la Bresso aveva ridotto il distacco abissale che, nel 2006, aveva separato Chiamparino da Buttiglione.  A Napoli l’astensione alle ultime regionali era stata da record: il 20% di voti validi in meno rispetto alle comunali di 5 anni fa, circa 100mila voti in meno. Più o meno il numero di consensi perso dal centrosinistra nello stesso periodo.

E’ vero che se la gente decide di non andare a votare (o di non votare per te) non è solo perché hai meno soldi e il TG1 parla meno di te. Ma, certo, le due cose possono aiutare. Ricordiamocene lunedì sera.

(Mattia Toaldo)

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Campagne di primavera

Qui sopra lo spot elettorale del candidato socialista alla carica di presidente della Comunità autonoma di Madrid: parlammo di lui qui. Uno spot che si potrebbe riproporre quasi uguale nella campagna italiana per i referendum del 12 giugno, insieme allo slogan “difendi quello che è pubblico”. L’appuntamento referendario, ammesso che il governo non lo blocchi con dei decreti ad hoc, sarà molto importante e potrebbe cambiare significativamente il dibattito politico nel Paese (qui la nostra guida ai referendum). Prima però ci sono le elezioni di domenica prossima: forse la città più importante dove si vota è Milano, la capitale della destra italiana. I risultati potrebbero cambiare gli equilibri a destra ma anche segnare una nuova fase a sinistra, come scrivemmo qui.

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La morte di Osama vista dall’altra parte del mondo

La cronaca e le riflessioni che circolano nel nostro mondo sulla morte
di Osama Bin Laden riflettono certamente come l’occidente si sta
confrontando oggi con questo evento.
Io invece mi trovo a fare i conti con questa notizia da un luogo che
non é Roma, nè New York ne Londra.  In questi ultimi tre anni ho speso
la maggior parte della mia vita occupandomi e vivendo in Paesi
islamici che vivono una dinamica di guerra o di conflitto ripetuta.
Esiste certamente un’altra prospettiva, decisamente meno rappresentata
nelle esposizioni di questi primi due giorni, che frulla nella mia
mente, per quello che é il mondo dove vivo che vorrei condividere con
voi. Continua a leggere

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Ultima fermata, Roma

Da ieri, in via sperimentale, alcune corsie preferenziali di Roma saranno aperte al transito di moto e motorini. Questa scelta, apparentemente di poco peso nel complicatissimo mondo della mobilità romana, è l’occasione per uno sguardo generale alla situazione del trasporto pubblico nella Capitale, a tre anni dall’insediamento della Giunta Alemanno. “Sono stati tre anni di successi”, ha commentato il sindaco. Vediamo più in dettaglio. Continua a leggere

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La sinistra del 51%

Per decenni il 51% è stato un miraggio per la sinistra italiana. Eppure, è la percentuale che raggiungerebbe, oggi in pieno declino berlusconiano, un programma di sinistra. L’ultima conferma viene dall’Osservatorio Politico del Centro Italiano Studi Elettorali (CISE, qui il sito), un gruppo interuniversitario in cui collaborano ricercatori e studiosi sia della Luiss che dell’Università di Firenze. Continua a leggere

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