Milano, se la politica ha un senso

Il lunedì precedente ai ballottaggi  un amico romano che mi chiedeva lumi e “previsioni” su come sarebbe andata a Milano ho risposto: “se la politica ha una sua logica vinciamo e vinciamo bene, almeno 55 a 45”. Poi ho anche aggiunto “Berlusconi in questi anni ci ha abituato a  veder stravolti i concetti di logica e razionalità e quindi fino a lunedì alle 15 non si può mai dire..”.

La politica ha una sua logica e Pisapia ha vinto. Quindi penso che questa vittoria possa essere letta in maniera piuttosto lineare, classica.

Ha vinto perché:

– E’ in corso un cambiamento  nella società

– La formazione  politica che si è presentata è parte e interprete di questo cambiamento

– L’insieme delle persone che hanno condotto la campagna elettorale ha costituito una forza politica solida e coesa

IL CAMBIAMENTO SOCIALE

Il passato ventennio è stato caratterizzato da un pensiero forte basato su alcuni caposaldi:

– L’idea della crescita economico-finanziaria costante guidata da “proclami”;

– Un approccio alla vita e al successo/insuccesso basata sulla capacità individuale di accumulo di benefit e status

– La dematerializzazione delle relazioni economico-sociali

– L’enfasi assoluta sulla flessibilità come conseguenza dell’aumentata interdipendenza del mercato globale

Il tutto condito da un ideologia secondo la quale la forza di volontà individuale è ciò che permette di avere successo.

Ciò che è venuto fuori è stato,  da un lato una forte accentuazione delle “incertezze”  individuali  e dall’altro la crescita di meccanismi di difesa e chiusura di comunità sociali caratterizzate da pochi e fortemente definiti tratti  identitari.

Risultato: pochi ricchi che fanno molta bella mostra di sé e tanti impauriti, depressi e, spesso, incazzati .  Può funzionare per un po’ di tempo soprattutto se si riesce a dimostrare che il successo “può arrivare”.

C’è un altro elemento che caratterizza questo “modello” e cioè che la misura del successo e dell’insuccesso è tutta materiale e la “cultura non si mangia”. Non per qualche curioso elogio  dell’ignoranza, ma perché il tempo viene compresso, ridotto e, quindi, l’idea di qualcosa che si accumula nel tempo che si sedimenta, che richiede anche una certa pazienza e lentezza appare disfunzionale. Bisogna arrivare al punto e il più presto possibile.

Un altro fattore caratteristico, soprattutto in Europa, è che questo contesto ha determinato una fortissima esclusione dal processo sociale dei giovani.

Questo modello è in forte crisi già da un paio d’anni e la via d’uscita è riportare  il pendolo  dalla parte del “collettivo” .

Visto che da soli non ce la si può fare è necessario mettersi assieme agli altri e fare dell’interdipendenza umana  un punto di forza.

 

SIAMO DENTRO IL CAMBIAMENTO

L’elemento secondo me più importante che ha caratterizzato la campagna per l’elezione di Pisapia è stato il forte contenuto partecipativo e collettivo.  La vittoria è stata davvero costruita dall’unione di tantissimi piccoli e grandi sforzi. Si è determinata una costruzione e ricostruzione di identità collettiva. Si è ricostruito un orgoglio collettivo e di appartenenza alla città che si era  smarrito.

Ricordo che di fronte a uno dei primi discorsi di Pisapia il mio pensiero è stato: “Sta raccontando la città che mi ricordo di quando ero ragazzo. Era migliore ma chissà se esiste ancora” . Evidentemente non solo esiste ma è talmente profonda e diffusa che ci si stupisce che non sia venuta fuori prima.

Non è la prima volta che succede, ma era diverso tempo che ciò non capitava:  la sinistra è stata capace di farsi interprete di un bisogno sociale di azione e identità collettiva che da un po’ di tempo a questa parte sta emergendo e manifestandosi globalmente.

C’è un altro elemento importante.

La società di cui Berlusconi è campione è basata su un modello caratterizzato da “ansia di prestazione”.

Non si può proprio dire che Pisapia possa trasmettere questo tipo di sentimento. E ciò che più conta, e ha contato, è che la campagna e il suo lungo cammino sono state mosse da tutto tranne che da questo genere di preoccupazione.

E’ una vittoria che si è costruita per passi successivi. Ad ogni passo e tappa si poteva fare un pensiero di questo tipo:

Arriveremo in fondo? Perché no? In ogni caso è stato giusto e bello arrivare fino qui”.

La forza continua per andare avanti è stata determinata dal piacere del lavoro ben svolto in precedenza e dalla felicità derivante. Si sarebbe arrivati fino in fondo perché “sarebbe stato un peccato smettere”.

E lungo questa strada si è realizzata l’ osmosi con la città. Viene in mente qualcosa di antico . Il presidente Mao e la storia dei pesci nell’acqua…

I cittadini che hanno sostenuto e fatto la campagna di Pisapia sono stati davvero pesci nell’acqua.

Vi  è stato anche una forte e diffusa attenzione alle cose concrete. Le varie officine tematiche hanno raccolto tantissime indicazioni di “cose che si potrebbero fare” . Gli incontri che Pisapia ha avuto in tutta la città hanno riguardato le cose che si potrebbero fare, segnalazioni , fatti concreti.

Non è stata una campagna di annunci roboanti: se guardiamo indietro ci ricordiamo le uscite della Moratti su Ecopass, multe, Bossi sui ministeri a Milano e cose del genere.

Il programma di Pisapia è stato costruito collettivamente, spiegato nei materiali distribuiti. E’ costruito attorno a molte cose,   anche minuziose,  che si potrebbero fare, ma piuttosto diverso da un sistema di proclami. Si è rifuggiti il più possibile all’annuncio roboante.

Facendo un gioco di parole più che una campagna d’effetto è stata una campagna d’affetto….  E di tantissime piccole e grandi iniziative e incontri. E i  milanesi ( e non solo loro) si sono affezionati.

Infine  le tante cose importanti che vanno notate è stata la fortissima presenza dei giovanissimi, nella conduzione della campagna, nella presenza alle manifestazioni, nelle urne. Questo è il segnale più evidente concreto della capacità di stare ed essere parte del “cambiamento”.

Arrivati a questo punto sarà cosa non facile, ma necessaria, rispondere concretamente a questo bisogno di “incontro” , realizzando in città quelle condizioni di aggregazione e condivisone stabile per le quali Pisapia si è speso in campagna elettorale.  Chissà se questo “stato nascente” riuscirà a stabilizzarsi senza perdere il suo calore.  Speriamo che a Milano come altrove si riesca a realizzare quella gestione partecipativa e che ha contraddistinto il cammino della campagna elettorale.

Speriamo soprattutto che non ci si richiuda in una sorta di sindrome da primi della classe e enclave “felice”. Vorrei  che non ci si dimenticasse che Milano non  è  “uscita dalla Padania” da sola ma che è uscita anche perchè tutto il mondo ha richiamato a sé la Padania, di fatto, sciogliendola.

L’INSIEME SOLIDO

La candidatura di Pisapia è partita da una iniziativa da un gruppo abbastanza ristretto di persone e, per diverso tempo, l’unica forza politica organizzata che la ha apertamente appoggiata è stata SEL . Il gruppo promotore e organizzatore della campagna è, però, sin dall’inizio stato composto da persone provenienti da tutte le  diverse anime della sinistra milanese.  Un altro tratto che ha accomunato sia il comitato elettorale di Piaspia, sia, anche, le altre candidature delle primarie è stata la forte componente di outsiders.  Cioè di persone, che pur avendo avuto in gran parte una esperienza di impegno politico, anche di tipo professionale, non  mi sembra che siano riuscite a conservarsi (o conquistarsi) un posto fisso di (o in un) partito. Nel tempo questo gruppo si è sempre più allargato e anche i partiti della sinistra sono entrati in maniera sempre più convinta a farne parte. C’è stato anche in questo caso un processo di ibridazione e influenza reciproca.  Dopo le primarie la   campagna elettorale è stata condotta  in maniera unitaria e coesa.

Attorno a questo insieme si è ritrovata a anche quella parte della borghesia milanese “illuminata” che è sempre esistita ma che,  da diverso tempo, non aveva più nessun ruolo e peso politico.

Va detto che il tratto fondamentale della campagna e delle iniziative che si sono realizzate è stata la caratterizzazione “militante” volontaria diffusa. E che questa è stata la dimensione decisiva, capace di realizzare quella massa critica che permettesse di parlare a “tutta la città”.

Questo insieme solido è stato l’elemento decisivo. Ha permesso di mobilitare e aggregare tutti gli elettori tradizionalmente di sinistra che, in altre occasioni passate, hanno avuto difficoltà nel riconoscersi nei candidati e nei programmi messi in campo per contrastare i candidati di centro-destra.

Ha attratto anche altri strati di cittadinanza che da tempo era disillusa dalla politica e in passato aveva dato il proprio consenso alla destra berlusconiana o alla lega.

Per come si sono mossi  e organizzati i comitati per Pisapia hanno avuto molti tratti accomunabili ai partiti di massa di un tempo:

– Un approccio politico coerente e unitario

– Una presenza diffusa sul territorio

– Un coordinamento efficiente

– Un forte senso di appartenenza e fiducia reciproca.

Se la partenza è stata spontanea l’arrivo è stato molto organizzato. Anche di questo sarà importante tenerne conto per il futuro. Qualsiasi ambizione di protagonismo, distinguo e “smarcamento” da questa dimensione collettiva minerà le fondamenta e le ragioni di questa vittoria elettorale.

(Lorenzo Fanoli)

1 Commento

Archiviato in elezioni

Una risposta a “Milano, se la politica ha un senso

  1. Ivo Bonazzi

    Non lasciatevi scippare il successo dalla sinistra nazionale, l’Italia, la speranza ha bisogno di voi

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