Milano, rivoluzione arancione

A Milano è successo qualcosa. La vittoria di Giuliano Pisapia alle elezioni amministrative è conseguenza di processi profondi che hanno attraversato la metropoli negli ultimi dieci mesi. È ancora presto per analizzare in profondita’ cosa davvero sia cambiato in questa fase, ma proviamo ad abbozzare qualche riflessione sul ruolo che le giovani generazioni hanno avuto durante la campagna elettorale. Ci imponiamo però una premessa: sarebbe estremamente riduttivo immaginare questa campagna elettorale straordinaria (“extra ordinaria”) solamente per quanto riguarda la questione generazionale. L’intera città e tutte le generazioni sono state attraversate trasversalmente da un’onda di partecipazione e coinvolgimento. Detto questo, confermiamo un dato emerso con buona frequenza sui media nazionali: è stata una campagna segnata da un eccezionale protagonismo giovanile.  Consapevoli di mancare in completezza, riportiamo almeno tre esempi a corroborare questa tesi, cercando di sposare le tentazioni auto narrative ad elementi di analisi.

Le tante (irrituali) strade del protagonismo generazionale nella campagna elettorale di Milano

Anzitutto i giovani sono stati una parte vitale dell’ossatura organizzativa, politica e programmatica dello staff del candidato sindaco sin dalle primarie. Ruoli  strategici della campagna elettorale erano di competenza dei giovani. Il tavolo di coordinamento dei comitati (la campagna si è strutturata attraverso una funzionante sinergia tra i partiti ed i comitati elettorali di quartiere), composto da  circa una ventina di persone, aveva un’età media di 26 anni. Inoltre sono stati alcuni tra gli stessi ragazzi del coordinamento dei comitati che hanno pensato, immaginato e sperimentato la struttura organizzativa dei comitati ed il loro rapporto con lo staff del sindaco.

Contemporaneamente, per aprire un ragionamento su questioni prettamente generazionali, si è costituita una rete di “Giovani x Pisapia”. Una rete a maglie larghissime che è riuscita a fare in modo che i propri contenuti ed il proprio vocabolario diventassero parte integrante della campagna elettorale. La disponibilità di Giuliano Pisapia a confrontarsi con quei messaggi ha permesso che la campagna dei “Giovani x Pisapia” non rimasse solo una campagna dei giovani per giovani, ma una campagna dei giovani per la città.

Il terzo esempio rimane quello forse più significativo per comprendere l’entità della partecipazione giovanile alla campagna ed è il racconto di una militanza nuova ed estemporanea di gruppi di ragazzi che in piena autonomia hanno deciso di costruire iniziative elettorali e culturali nei propri luoghi, ma con un linguaggio capace di viralizzare i contenuti dei “Giovani x Pisapia”: micro e macro bottellon, feste, volantinaggi, aperitivi, dibattiti e flash mob si sono moltiplicati in modo esponenziale tanto che, anche chi ha lavorato con continuità in questi mesi, non li saprebbe elencare tutti.

Interlocutori, radicalismo non ideologico, responasabilizzazione: gli ingredienti irrinunciabili

È come se affianco al tentativo del centrosinistra di liberare Milano da decenni di malgoverno delle destre si fosse contemporaneamente riaperta una partita generazionale. Generazioni che hanno approfittato della campagna elettorale per rilanciare i propri temi nonostante questi fossero solo tangenti rispetto al contesto di un’elezione amministrativa. Il risultato è che molti giovani si sono riavvicinati alla politica ed hanno provato a scalfire la propria vocazione all’irrappresentabilità.

Proviamo a capire un po’ meglio.

In primis è stata determinante la figura di Giuliano Pisapia ed un modello di leadership basata sull’ascolto e sulla disponibilità al confronto: Pisapia prima di parlare di giovani ha parlato con i giovani.

In secondo luogo Giuliano Pisapia è stato un candidato sindaco scelto attraverso primarie realmente competitive e capace di farsi portatore di un bisogno di trasformazione reale della città. E’ stata una campagna elettorale costruita con contenuti e linguaggi molto distanti dalle ideologie novecentesche, ma forte del coraggio di mettere in campo una ipotesi di trasformazione radicale del capoluogo lombardo. Questa partecipazione generazionale alla campagna ha spiegato anzitutto che “perfino” a Milano la logica delmoderatismo non paga. La campagna è stata vincente perché ha costruito entusiasmo intorno ad una aspettativa di cambiamento, ed intorno a questa è riuscita a convincere anche l’elettorato moderato. Una logica opposta a quella perdente in tante altre occasioni. Abituati ad un centrosinistra impaurito, schiacciato da egemonie settarie e corporative, continuamente tentato di adottare forme e linguaggi mutuati dalla destra, i giovani hanno partecipato a questa tornata elettorale proprio perché c’era in campo la volontà di un cambiamento concreto e reale. Un terzo dato: aver partecipato anche alla scrittura del programma elettorale all’interno delle “Officina della città” ha permesso il miscelarsi di sogno e pragmatismo, bisogni concreti ed immaginari collettivi. Le risposte attese dalla città per migliorare il proprio vivere quotidiano sono riuscite ad entrare all’interno di un percorso culturale e politico di trasformazione più ampio. La sinistra ha così ritrovato cittadinanza nei discorsi e nei bisogni dei giovani.

“Non domani, adesso”: a Milano, i giovani si sono mobilitati per il loro presente

Proviamo a fare ancora un passo: l’Italia è un paese gerontocratico che fa del giovanilismo la propria malattia costituente. L’immaginario dominante è quello del giovane, ma i luoghi di decisione gli vengono negati continuamente. Nella politica e nella società italiana, il ruolo attribuito al giovane è quello di apparire cometestimonial “nuovo” di prodotti vecchi. Questa campagna elettorale ha rovesciato proprio questo paradigma. In un paese dove solitamente i giovani si vedono ma non sono, la logica è stato ribaltata: i giovani c’erano e solo in virtù di questo apparivano. La comparsa dei ragazzi sui palcoscenici era conseguenza del loro lavoro dietro le quinte e la loro presenza era giustificata da qualità ben diverse dalla mera età.

La precarietà che sta schiacciando intere generazioni trova il suo humus culturale anche nell’idea per cui i giovani sarebbero un soggetto che verrà e non una realtà attuale. La politica in questo è esemplare. Con l’attribuzione ( e contemporaneamente l’assunzione) di responsabilità reali si è spezzato il circolo vizioso del ricatto possibile, perché ad un certo punto percentuali crescenti di campagna hanno iniziato a dipendere dai giovani, dalle loro capacità, dai loro saperi. Dinnanzi all’incapacità di immaginare il proprio futuro, si è riusciti ad arginare la precarietà attraverso la responsabilità e l’autonomia.  Una generazione ha iniziato a immaginarsi come soggetto del tempo presente attraverso l’assunzione di responsabilità. Non a caso lo slogan dei “giovani x Pisapia” era  “Non domani, adesso!”. Non tanto a voler rimarcare l’urgenza del cambiamento, quanto a richiedere alla politica di non essere più una generazione declinata al futuro. Come si sarebbe detto in altri luoghi “il nostro tempo è adesso”.

Ora la sfida è stata lanciata. Il vero nodo ora è fare in modo che questo modus operandi rimanga un elemento costante interno all’amministrazione: attraverso il governo di Milano generazioni precarie possono iniziare a costruire il proprio presente.

Alessandro Capelli, 25 anni. Dottorando in diritto costituzionale presso l’Universita’ Statale di Milano e’ stato uno dei portavoce dei Giovani per Pisapia. (Articolo uscito su MolecoleOnline)


1 Commento

Archiviato in elezioni, partiti, sinistra

Una risposta a “Milano, rivoluzione arancione

  1. Lorenzo Fanoli

    bello è sempre interessante il nostro blog. Complimenti ad Alessandro. Mi paicerebbe anche se riusciamo a vederci a Milano. Chiedi pure la mia e-mail all’amminsitartore (oppure fammia vere la tua)

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