Guida ai referendum e all’Italia che verrà

Domenica e lunedì si vota per i referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. Domenica scorsa, in un’intervista all’Unità, il presidente della Toscana Enrico Rossi (qui il testo) ha detto che, quasi quasi, nei 4 quesiti ci sono le basi per un prossimo programma di governo di centrosinistra: nuovo modello di sviluppo, beni comuni, la legge è uguale per tutti. Certo, ci sono altri punti da sviluppare e quella di Rossi è più che altro una provocazione culturale. Vediamo di cosa si parla nei quesiti ma vediamo anche come le idee che gli stanno dietro sono le più realistiche in circolazione.

1. L’appello per i referendum spiega molto bene il nocciolo dei quesiti. Per esempio: “Il nucleare è un cattivo affare: costa troppo, quasi tutti i paesi lo stanno abbandonando e in Italia le centrali non entrerebbero in funzione che tra quindici anni.” Sbilanciamoci aveva calcolato i costi già tempo fa: basti pensare che servono molti anni per costruire una centrale che funzionerà per 40 anni e che ne richiederà 50 per essere smantellata. Il “decommissioning” (appunto, lo smantellamento di una vecchia centrale) dei 4 impianti italiani che si decise di chiudere con il referendum del 1987 ci costa ogni anno l’1% della nostra bolletta elettrica. E nessuno, in realtà, sa bene oggi come completare l’operazione di smantellamento, stoccaggio e conservazione delle scorie.

2. La Germania di Angela Merkel (capo di governo non certo estremista) ha deciso di fermare le proprie centrali nucleari entro il 2022. Per il 2020 un terzo della sua energia proverrà da fonti rinnovabili. Ma attenzione, perché il piano è addirittura più ambizioso: entro il 2050 tutta l’energia tedesca proverrà da queste fonti, con una riduzione della produzione di CO2 (anidride carbonica) dell’80-85% rispetto ai livelli del 1990. Secondo un rapporto della Umwelt Bundesamt (Agenzia Federale dell’ambiente) con le tecnologie esistenti oggi si tratta di obiettivi ragionevoli. Il problema, dice il presidente dell’Agenzia, è politico: bisogna lavorare seriamente sul risparmio energetico convertendo anche gli edifici esistenti e poi accettare un sistema dove il flusso di energia non proviene più da alcuni grandi produttori ma da decine di migliaia di piccoli impianti, anche casalinghi. Una bella rivoluzione, anche in termini di potere. In questo articolo di Sbilanciamoci il paragone tra il 5% di energia da rinnovabili dell’Italia e il 17% della Germania, ma anche i grandi investimenti americani e, udite udite, cinesi. Eh sì, la Cina non è solo salari bassi ma anche scuole che preparano molto meglio delle nostre e grandi investimenti nelle rinnovabili.

3. L’acqua, poi. “Qui i referendum sono due: uno sulla gestione privata e l’altro sui profitti delle imprese – la legge prevede per i gestori un rendimento non inferiore al 7%. La privatizzazione non porterebbe a un miglioramento dell’efficienza, ma alla perdita del controllo da parte delle comunità locali su una risorsa essenziale, all’aumento dei profitti e del potere delle multinazionali dell’acqua, al moltiplicarsi dei prezzi pagati dai cittadini.” Scrivemmo qui dell’esempio dell’acquedotto pugliese (da solo fornisce acqua a quasi un italiano su 8) dove si decise di non privatizzare ma di avviare un piano coraggioso fatto di abbattimento delle esternalizzazioni (gli appalti agli esterni, molto spesso precarizzazioni mascherate) , riduzioni di organico, aumento dei servizi, riduzione delle morosità.

4. Infine il legittimo impedimento: “Il governo ha introdotto il “legittimo impedimento” che permette al Presidente del Consiglio e ai Ministri di non comparire in udienza penale per la durata della loro carica. È un segno dell’arbitrio del potere politico e dell’“impunibilità” dei potenti. La Corte costituzionale ne ha già abrogato le norme portanti; bocciando quel che resta della legge, il referendum metterebbe fine alla legislazione “su misura” fatta apposta per evitare che Silvio Berlusconi affronti i processi in corso.” Scrivemmo qui, dopo la morte di Stefano Cucchi, quali erano secondo noi i problemi della giustizia in Italia. Chissà che da lunedì sera non ce ne si cominci ad occupare sul serio.

Domenica e lunedì non si vota solo sul nucleare ma anche sul modello di sviluppo e, in definitiva, sulla distribuzione del potere energetico ed economico. Non si decide solo dell’acqua ma anche dei beni comuni: si pensi solo al progetto di privatizzazione delle spiagge o a quella, strisciante, dell’istruzione universitaria dove negli ultimi anni (quando al governo c’è stata quasi solo la destra) sono crollati gli iscritti alle facoltà pubbliche e sono aumentati quelli alle private. Una vittoria dei sì (con il superamento del quorum) sarebbe anche una bocciatura di tante politiche economiche che hanno condizionato la nostra vita negli ultimi 30 anni, quasi sempre in peggio. Infine il legittimo impedimento: non solo una bocciatura delle leggi ad personam ma un’idea di democrazia dove chi governa è soggetto alla legge, non “sciolto dalla legge”.

La novità, rispetto agli ultimi 30 anni, è che oggi le politiche dei beni comuni, delle energie rinnovabili e della giustizia uguale per tutti sono molto più realistiche di quelle della destra. E forse qui sta la sfida per il programma del centrosinistra: essere allo stesso tempo pragmatici e radicali.

(Mattia Toaldo)

4 commenti

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4 risposte a “Guida ai referendum e all’Italia che verrà

  1. Barkokeba

    Penso che la sfida del presidente della Toscana vada colta. Al momento, i quattro referendum sono il disegno di una potenziale alternativa. Ricordano i giochi della settimana enigmistica: unite i punti e vedete che immagine esce fuori. Il problema è come vengono uniti i punti tra loro…

  2. Enrico Sitta

    Ieri pomeriggio alla festa di Sel ho partecipato ad un interessante dibattito sulla privatizzazione dell’Ama che (in pochissimi a Roma lo sanno) sarebbe sostanzialmente scongiurata con la vittoria del Si sul quesito dell’acqua, che abroga in realtà la norma che rende possibile la privatizzazione di servizi pubblici. La partita sull’acqua è dunque solo un pezzo di implicazioni più articolate e molto molto importanti, che se possibile vi suggerisco di approfondire nei prossimi giorni su Italia 2013. Un saluto

  3. Lorenzo Fanoli

    Sono d’accordo con Mattia su tutto.
    Per quanto riguarda il nucleare e il legittimo impedimento c’e’ da dire solo che bisogna votare sì. punto.
    Il tema dell’acqua e’ un po’ più complesso perchè è un intreccio tra elementi di principio e pragmatici che non sempre sono facili da districare.
    L’acqua è un bene pubblico, i servizi pubblici locali dovrebebro essere pubblici etc. ma nel mondo e anche da noi ci sono servizi pubblici in mano alla Pubblica Amministrazione e altri gestiti da privati. Facciamo mente locale sulle TLC . Oggi la politica si dovrebbe occupare di consentire accessi gratuiti wi-fi a tutti ma non mi sembra che siamo molto preoccupati che i servizi di fonia siano in mano a compagnie private, nè mi sembra che valga la pena farlo in questo momento.
    Il problema è che la politica interessata ai diritti di cittadinanza, dovrebbe preoccuparsi di garantire accesso universale a tutti in egual misura per beni e servizi considerati primari. L’acqua è sicuramente un bene primario e deve essere garantita a tutti in egual misura. Anche il cibo lo è ma non è pubblica la filiera del cibo…
    Non è facile stabilire per principio se un servizio che gode di carattere di universalità debba essere pubblico e privato.
    Uno degli elementi che potrebbero far propendere per una maggiore “responsabilità pubblica” su certi servizi e non altri potrebbe riguardare il tema degli investimenti necessari per poter garantire il miglior servizio universale a tutti. Ci sono servizi il cui ritorno degli investimenti non può essere economico ma deve essere soltanto di benessere “umano”. L’acqua non può essere business. Possiamo dire che questi referendum affermano questo principio?…però da sola questa affermazione non mi convince. Perchè l’acqua no e il cibo, l’energia, l’informazione e tante altre cose sì….
    In realtà le leggi sull’acqua che si vogliono abolire obbligano di fatto alla privatizzazione . E se possiamo magari non esser convinti del tutto che il servizio idrico debba essere per principio totalmente pubblico. Possiamo certamente essere convinti che per forza privato non va bene di sicuro.
    e che tra le tante cose da cui dobbiamo uscire di quest’epoca è il fondamentalismo della privatizzazione.
    Tuttavia credo che il tema non si esaurisca votando si al referendum.
    Io credo che sia molto importante cercare di capire e stabilire le regole per cui il servizio idrico debba essere per tutti e gratuito (cioè a carico della fiscalità generale) in una misura uguale per tutti. Oltre quella misura però credo che l’acqua debba essere, invece, molto cara in quanto bene finito e scarso. E’ quindi importante sottrarla al mercato privato ma altrettanto importante sarebbe riuscire a sottrarla anche al mercato politico.
    Su come farlo nel migliore dei modi francamente al momento non avrei certezze.

    • mattiatoaldo

      Concordo con tutto quello che dici Lorenzo. Se i referendum andassero bene secondo me la lezione da trarne dovrebbe essere non “tutto allo stato” ma “basta con l’ideologia” che negli ultimi 30 anni e’ stata tutta per le privatizzazioni. E’ questo che intendo con un approccio allo stesso tempo radicale e pragmatico: combattere la rendita e’ un modo per avere un’economia più virtuosa oltre che più giusta. Non mi pare, per esempio, che le privatizzazioni dei vecchi monopoli negli anni ’90 abbiano fatto particolarmente bene al sistema industriale italiano.

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