La giornata di uno scrutatore

Un'immagine di uno dei tanti nuovi quartieri romani costruiti attorno al GRA

Sono stati oltre ventisette milioni i cittadini italiani che si sono recati alle urne per esprimere, nella quasi totalità, il loro accordo con i quattro quesiti del referendum. Si tratta di una cifra enorme: per capirci, la coalizione PDL-Lega-Mpa che ha vinto le elezioni del 2008, e che viene spesso definita intoccabile perchè espressione del volere del popolo italiano, è stata sostenuta dal voto di diciassette milioni di persone. Dunque, è difficile tracciare un profilo-tipo degli elettori di domenica e lunedì. Ci proveremo attraverso il racconto diretto di due giornate al seggio.

Il seggio che ho frequentato come scrutatore è ospitato dalla scuola elementare Hans Christian Andersen di Roma, nel quartiere popolare Quartaccio, alla periferia nord ovest della città. Le residenze di riferimento della mia sezione particolare si trovano invece nel nuovo insediamento di Torresina, costruito negli ultimi cinque anni a ridosso del GRA, e abitato prevalentemente da famiglie giovani con figli piccoli, trasferitesi nella zona da quartieri più centrali in cerca di affitti più a portata di tasca.

L’affluenza al voto ha toccato il 69% dei quasi mille aventi diritto, un dato nettamente superiore a quello delle Europee del 2009 e delle Regionali del 2010. Proprio l’anno scorso, gli elettori della sezione avevano sancito un pareggio tra Renata Polverini ed Emma Bonino, caratterizzandosi verso destra rispetto al dato romano, che invece vedeva l’esponente radicale a +9% sulla rivale.

Il flusso di elettori è stato subito sostanzioso, forse grazie agli appelli che chiamavano al voto prima delle 12 di domenica per influenzare la prima rilevazione sull’affluenza, o più probabilmente perchè molti hanno preferito votare prima della gita al mare o fuori porta, senza dovervi rinunciare del tutto. Fatto sta che il fatidico 10% di affluenza è stato raggiunto ben prima delle 11 di mattina.

I primi ad andare a votare sono state proprio le giovani famiglie del quartiere, ed il seggio è stato invaso da tanti bambini che si sono impadroniti delle schede e delle urne ed hanno aiutato i loro genitori ad esercitare il loro diritto. Basso tasso di antiberlusconiani arrabbiati, dunque, anche se il giorno dopo qualche giornale non troppo entusiasta per il referendum, come il Messaggero, ha dipinto gli elettori come tanti rancorosi che volevano solo buttare giù il dittatore.

Quello che si respirava era un clima di tranquillità e di moderata speranza: oltre ad informarsi sull’affluenza, le persone che spontaneamente parlavano della propria scelta – la presenza al seggio equivaleva praticamente a una dichiarazione di voto, data l’assenza dei No – la definivano in relazione all’avvenire dei figli: “lo faccio per loro, più che per me”. Questo dimostra la potenza trainante del quesito sul nucleare, che il governo aveva tentato goffamente di anestetizzare, ma soprattutto la forza semplice e dirompente dei due quesiti sulla gestione pubblica dell’acqua, immediatamente comprensibili e condivisibili da tutti.

Non è un caso che proprio questi due quesiti abbiano ricevuto il maggior numero di Sì (quasi il 97%) e le schede siano state ritirate dalla totalità dei votanti della sezione. Le strade di Roma, in centro e in periferia, da settimane sono punteggiate di manifesti, adesivi, volantini, e anche bandiere alle finestre per il Sì sull’acqua, attaccate da volontari che hanno riscosso in tanti casi la simpatia della gente, e hanno supplito alla disinformazione operata dalla maggior parte delle televisioni.

Col passare delle ore, la tipologia degli elettori ha iniziato a variare, dai più consapevoli dell’importanza politica di un referendum che annulla mezzo programma del governo (“stavolta la sente bella forte, la botta”, commentava un quarantenne facendo tanto di gesto), a tantissimi che avevano votato l’ultima volta nel 2008, nel 2006 o addirittura nel 2003: ragazzi palestrati in canottiera e rolex d’oro e vecchiette del quartiere accompagnate, giovani dall’aria più impegnata e signore fresche di lampada, percorrendo stavolta il chilometro che li separava dal seggio, hanno rivelato la capacità di temi come beni pubblici, ecologia e giustizia di parlare a tutti, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza (quando c’è). Una lezione che i partiti del centrosinistra, tante volte dubbiosi e timidi su questi argomenti, quando non succubi delle idee dell’altra parte, dovrebbero imparare una volta per tutte.

La domenica si è chiusa con un’affluenza del 49,8%. Tuttavia non solo la composizione delle famiglie, ma anche l’età media relativamente bassa degli iscritti alle liste della sezione può spiegare l’alta partecipazione, dato che come abbiamo detto qui, la campagna elettorale sui referendum si è svolta in buona parte su internet e attraverso reti di partecipazione dalle quali le fasce di popolazione più anziane restano maggiormente escluse. Al contrario, la mobilitazione orizzontale a cui abbiamo assistito ha saputo coinvolgere al di là delle tradizionali appartenenze di partito, come prova un’affluenza così significativa in una sezione tendenzialmente non di sinistra.

E non si è trattato di un voto provocato dall’emozione o dalla paura, o limitato a temi specifici, come tanti a destra si affrettano a dire. I cittadini hanno voluto esprimere la propria opinione, in piena autonomia e consapevolezza, sul presente e sul futuro del proprio paese, com’è accaduto in Italia per tutti i referendum che hanno segnato un passaggio storico. Lo scrutinio ha evidenziato una quasi totale assenza di schede bianche e zero nulle (a livello nazionale l’1%, contro il 4-5% abituale), a riprova della nettezza della scelta.

Le vie di Torresina sono dedicate a personaggi come Indro Montanelli, Maria Grazia Cutuli, Andrea Barbato. Proprio il giornalista che raccontò ai telespettatori lo sbarco sulla Luna, in una delle sue famose Cartoline, inviata a Craxi negli anni di Tangentopoli, rimproverava al capo socialista, col consueto garbo e ironia, la contraddizione di un leader che si considera scelto dal popolo che invita al non voto, e si ritira di fatto dall’arena politica, quando il verdetto del popolo potrebbe non piacergli. In quel caso, era il referendum del ’91 sulla preferenza unica, anche quello nell’ultima domenica disponibile, il quorum fu ampiamente raggiunto. E oggi accade di nuovo che un leader in fuga dalla realtà scopra che il popolo è capace di ragionare con la propria testa.

È la democrazia, baby.

(Riccardo Pennisi)

1 Commento

Archiviato in elezioni, Roma

Una risposta a “La giornata di uno scrutatore

  1. Barkokeba

    Bravo, bel resoconto. Ora, bisognerebbe fare in modo che di tutti questi giovani palestrati con rolex d’oro, signore fresche di lampada, elettori per nulla livorosi contro Berlusconi non ci si dimentichi. Non sono il prototipo dell’elettore di sinistra, ne tantomeno prototipo del militante di sinistra – per non parlare dei dirigenti. Tuttavia sono quelli per cui ha senso fare politica. A ridosso del GRA oramai ci abitano e non sarà possibile portarli via. Dovesse vincere la sinistra alle prossime comunali, facciamo in modo che questa gente sia servita in maniera adeguata con servizi pubblici di qualità, specie di trasporto. Che non si facciano nuovi quartieri come quelli. E che non li si rimbabisca di narrazioni. Che servono, ma non esauriscono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...