Non è più tempo di “meno tasse per tutti”, Milano sì muove per prima

Il 12 e 13 giugno a Milano si sono votati ben 9 referendum. Accanto ai 4 quesiti nazionali, infatti, c’erano 5 referendum comunali “per l’ambiente e la qualità della vita a Milano”. Ma facciamo un passo indietro. Ricordate la promessa della Moratti a pochi giorni dal voto di eliminare il pedaggio che lei stessa aveva introdotto per la circolazione automobilistica? «Basta Ecopass e sosta gratis per i residenti anche nelle strisce blu», titolava il Corriere edizione Milano. Sembrava l’abolizione dell’Ici, la travata elettorale demagogica ma estremamente popolare in grado di far conquistare consensi nella sfida all’ultimo voto.

Ebbene, il 12 e 13 giugno i cittadini di Milano hanno dimostrato che non è vero che le proposte demagogiche sono sempre popolari. Che non è vero che le tasse sono sempre e comunque impopolari, anche quando servono a finanziare servizi pubblici essenziali.

Tra i referendum comunali c’era infatti un quesito che chiedeva di estendere il pedaggio ecopass. Per l’esattezza il quesito chiedeva «l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissioni zero) e l’allargamento progressivo fino alla “cerchia ferroviaria” del sistema di accesso a pagamento». Ebbene, i milanesi hanno votato sì al 79,12%.

Il perché è presto detto. Basta leggere tutto il quesito referendario: «Volete voi che il Comune di Milano adotti e realizzi un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità “pulita” alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli – esclusi quelli ad emissioni zero – e l’allargamento progressivo fino alla “cerchia ferroviaria” del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti?».

L’ecopass è una misura già diffusa da più di un decennio all’estero, basata su un principio cardine della teoria economica, quello delle esternalità negative. I costi delle nostre attività che scarichiamo sulla collettività. Se guido la macchina pago il costo dell’assicurazione, della benzina, della vettura, del bollo. Tuttavia, non pago nulla per l’inquinamento che riverso nell’ambiente, per il traffico che provoco prendendo l’automobile per gli spostamenti, per l’inquinamento acustico e l’occupazione di spazi per il parcheggio. Tutti questi sono costi che scarico sulla collettività, e che pagano tutti. L’ecopass reintroduce questi costi facendoli percepire a chi li produce. Non a caso è una tassa variabile. Aumenta nelle ore di punta, quando il costo sociale dell’uso dell’automobile è molto maggiore, diminuisce nelle ore in cui non essendoci traffico, le automobili scorrono più velocemente e inquinano meno.

Enrico Fedrighini, consigliere comunale dei Verdi nonché portavoce del comitato referendario, ha sottolineato bene questo aspetto: «I cittadini hanno chiesto all’amministrazione che prenda una misura che metta le mani nelle sue tasche se questo serve, come dice il quesito, alla costruzione di una città sostenibile. Abbiamo una gran parte della città che non solo ha smesso di lamentarsi e vuole partecipare, ma che è molto più avanti della politica».

5 referendum comunali per l’ambiente e la qualità della vita comprendevano altri 4 quesiti, sull’Expo, il verde urbano, il risparmio energetico e la riapertura dei Navigli. Promossi a settembre dell’anno scorso, molto prima della candidatura di Pisapia, da un coordinamento che con preveggenza si è dato il nome di “Milano sì muove”, uno slogan che all’indomani dei risultati del ballottaggio e dei referendum ritrae bene il clima politico della città.

L’innovativa campagna referendaria milanese nasce dall’incontro tra l’ex assessore della giunta Moratti Edoardo Croci, dimessosi proprio in polemica contro la mancata adozione di politiche ambientali, un consigliere comunale dei Verdi, Enrico Fedrighini, e i radicali, che con Marco Cappato hanno visto la presenza in città di un pezzo importante della loro classe dirigente per svolgere un lavoro lungo e paziente di contatto e organizzazione sul territorio. Un laboratorio che ha coinvolto man mano nella raccolta fime centinaia di cittadini, comitati cittadini e associazioni come l’estesa rete dei “Genitori antismog”.

Sono state raccolte più di 25.000 firme per ogni quesito, molte di più di quanto previsto dallo statuto comunale. E proprio lo statuto (articolo 13 paragrafo 1), ora che i milanesi hanno votato a favore di tutti e 5 i quesiti, dispone che «l’organo comunale competente, delibera o provvede sull’oggetto del referendum entro 60 giorni dalla proclamazione dell’esito della consultazione».

Il sindaco neoeletto aveva già espresso la sua adesione ai referendum, ma ora spetterà al Consiglio comunale discutere le richieste dei cittadini. «E’ vero che è un referendum consultivo di indirizzo – ha spiegato Marco Cappato – ma c’è un termine perentorio di risposta degli organi competenti. Possiamo già dire che si realizza l’obiettivo che noi volevamo: mettere in cima dell’agenda politica il tema della trasformazione ecologica della città di Milano».

Quale inizio migliore per Giuliano Pisapia poter contare su una consultazione referendaria in cui i milanesi si sono espressi in modo netto per un programma di governo della città fondato sulla conversione ecologica, la mobilità sostenibile, una gestione dell’Expo trasparente senza svendite del territorio ai costruttori, e interventi per rendere la città più vivibile. Un progetto di città bene comune per altro già presente nel suo programma elettorale.

(Diego Galli)

2 commenti

Archiviato in economia, elezioni

2 risposte a “Non è più tempo di “meno tasse per tutti”, Milano sì muove per prima

  1. Lorenzo Fanoli

    ..va detto che il nuovo assessore al traffico e mobilità ha dichiarato che per l’Ecopass a 5 euro per tutti bisogna aspettare un po’ di tempo…. Vedremo

  2. paolo hutter

    l ecopass almeno a milano non cambia a seconda dell’orario…
    il nuovo assessore ha frenato ma il referendum è chiarissimo: far pagare 5 euro a tutti salvo sconti ai residenti e ampliare l’area

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