La vittoria della lunga durata (e perché la destra ha votato ai referendum)

Io credo innanzi tutto che questa sia una vittoria in cui hanno contato pratiche di lunga durata, un dato difficilmente replicabile ma strategico per tutti i discorsi politici di cui dovremmo occuparci per andare al governo e per rimanerci. Credo di aver discusso della prima volta del problema della privatizzazione dell’acqua nel 2005. Forse addirittura prima, in anni in cui si avvertiva ancora forte lo spirito di Genova 2001. Uno spirito che si è materializzato nei seggi. Insomma un partito che ora non c’è più, il PRC,  e i soggetti meticci dei social forum, oggi apparentemente estinti, già lavoravano, e lavoravano bene, per vincere un referendum che ancora non esisteva.

La battaglia sul nucleare è addirittura più antica, risale agli anni ’80. Lì un referendum si era già addirittura vinto nel 1987 (affluenza 65,1%, Sì al primo quesito 80,6%, al secondo 79,7%, al terzo 71,9%). Insomma per vincere questi referendum si è mobilitata tutta una generazione di dirigenti politici, membri di associazioni e gruppi di pressione, militanti di base, persone che si sono “fatte il mazzo” in rete e fuori, con video virali e convenzionali volantinaggi, prolungando nel tempo la campagna, fino a far diventare la posizione dei grandi partiti quasi ininfluente. 

Bisognerebbe anche riflettere sull’ampissima rete di raccolta di firme, non solo quella degli stessi referendum, ma anche le decine di altre sottoscrizioni on line su tutti i quesiti. La lunga durata ha significato la possibilità di pratiche partecipative ampie, assemblee, dibattiti, oltre alla creazione di nuove forme di associazionismo (che facevano, spesso in concorrenza ai partiti, elaborazione), reti orizzontali, contatti tra mondi differenti (cattolici, comunisti, ecologisti, studenti, sindacati, autonomi, grillini, bloggher…). Un modello organizzativo difficilmente replicabile in toto, ma molto interessante.

Mi permetto una piccola chiosa sul quarto quesito. Woodrow Wilson fu un importante presidente americano, padre della società delle nazioni, ed onorato con il suo volto sulle (rarissime) banconote da 100.000 dollari. Era solito dire che un politico è come una nave, e l’opinione pubblica è come il vento, si può navigare di bolina o al gran lasco, ma non si può navigare direttamente contro vento. Berlusconi, già da un paio d’anni, naviga di bolina, stretta, ormai ha perso il contatto con il suo elettorato, più si trova ad essere contro vento più saranno i suoi a iniziare ad abbandonarlo, a voltargli le spalle.

Il quarto quesito è la rappresentazione di questo fatto. Infatti un elettore di centro destra può decidere di votare Sì a qualsiasi altro quesito e poi continuare ad essere, con una piccola contraddizione in più, berlusconiano, mentre se ha votato Sì all’abrogazione del legittimo impedimento, oppure non ha rifiutato quella scheda, sarà ancora un elettore di centro destra, ma non è più un “vero” berlusconiano.

Tutti noi pensavamo, dopo lo tsunami giapponese, che il referendum sul nucleare avrebbe fatto da traino, invece il traino, proprio come si era supposto in precedenza, è stata l’acqua pubblica. Non solo, ma se confrontiamo i risultati dei referendum scopriamo che i Sì contro il nucleare sono stati meno di quelli contro il legittimo impedimento (!), ovvero su base nazionale (con un affluenza grossomodo identica al 54,8%, incluso il voto estero, tolto il quale arriviamo al 57,04%) il nucleare ha meritato il 5,9% di No, il legittimo impedimento solo il 5,4%. Berlusconi piace meno di un reattore di terza generazione.

Ho fatto lo scrutatore nel mio piccolo comune lariano, elettoralmente feudo del PdL, anche se per latitudine circondato da comuni leghisti.  I piccoli comuni sono dei microcosmi spesso rappresentativi del macrocosmo, con il vantaggio però di permettere di vedere e riconoscere le persone che votano. Riconoscendo le facce degli elettori ci si può rendere conto di cose impossibili da comprendere nelle grandi città piene di gente anonima, su cui si può al massimo fare una riflessione sociologica in base alla “faccia” o al modo di vestire.

Nei piccoli comuni non si chiede quasi mai la carta d’identità perché si conoscono le persone, si sa di chi sono parenti, con molte si è già parlato di politica e si sa per chi votano. Ho potuto constatare che buona parte del PdL del mio paese, incluso il gotha locale, ha votato anche al 4° quesito (solo tre voti di differenza, affluenza poco sopra il 56%) i No al legittimo impedimento erano solo 32, mentre al primo quesito sull’acqua erano ben 39. Questo dato si conferma anche a livello di macrocosmo nazionale, altrimenti il quorum non si sarebbe raggiunto, né sarebbe stato così abbondante in regioni dove, anche solo nelle scorse comunali, il PdL aveva tenuto o limitato i danni.

Il 4°quesito, in molti comuni lombardi, è stato quell’elezione primaria interna al centro destra chiesta da molti, e persa da Berlusconi. Chi non capitalizza le vittorie del 2011 potrebbe trovarsi a piangere nel 2013. Se abbiamo vinto i referendum è stato per la concretezza e la politicità delle nostre proposte, sopratutto i due quesiti sull’acqua, contemporaneamente evocativi di grandi ideali, valoriali, e vicini alla vita di tutti i giorni, non perché nell’ultimo mese (o nell’ultima settimana) alcuni partiti si sono aggiunti ai comitati e alle associazioni che, oltre all’IDV e alla sinistra extra-parlamentare, stavano già vincendo una campagna su cui lavoravano da anni.

Ancor meno abbiamo vinto perché qualcuno di quelli che si è aggiunto ha fatto campagna per il No o per il voto senza indicazioni. Anzi credo che le posizioni assunte sui quesiti referendari siano discriminanti per un’alleanza. Le elezioni di questi giorni in Sicilia hanno visto una serie di alleanze eccezionali e allargate, dal terzo polo alla Federazione della sinistra. Non è uno scenario replicabile a livello nazionale, come invece sembrano dire e ribadire, proprio in questi giorni, diversi politici del PD.  Questo bel risultato referendario è figlio di partecipazione e la concretezza dei quesiti, questi sono i due cavalli che hanno trainato la competizione. Ed è stato vinto grazie alla lunga durata, che nelle elezioni parlamentari potrebbe essere rappresentato da un’elezione primaria.

Non si può far politica mettendo assieme il ceto politico o pensando a sommare delle percentuali. Invece si può essere il 57% se si fa un buon programma e si riesce a mobilitare la nostra gente, ed il programma è “buono” solo se poi i partiti che sostengono il governo in parlamento vanno dalla medesima parte.

L’anomalia berlusconiana si sconfigge con la normalità e non con l’eccezionalità.

(Valerio Peverelli)

6 commenti

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6 risposte a “La vittoria della lunga durata (e perché la destra ha votato ai referendum)

  1. Barkokeba

    Il referendum del 1987 vide il sostegno dei socialisti, che allora erano al governo e – se non sbaglio – avevano anche la presidenza del consiglio. Ho votato si al referendum sul nucleare questa volta. Nell’87 mi astenni di proposito, perché non volevo stare a quel gioco (fui tra i pochi…). Certo è che, fin qui, le idee sulle politiche energetiche sono state così povere che hanno permesso solo strumentalizzazioni politiche, da parte di tutti. Si dice che l’organizzazione di base è stata così forte “fino a far diventare la posizione dei grandi partiti quasi ininfluente”. Quello che voglio dire è che non mi sembra che ci siano pezze d’appoggio inequivocabili per sostenere questa tesi. Sarebbe stata la stessa cosa se il PD si fosse messo di traverso e il papa avesse promosso l’astensione? Inoltre, tutta la tua eccellente descrizione di un seggio elettorale di un piccolo comune, che fa capire molte cose di questo paese e di come vota, cozza un po’ sulla tua interpretazione generale.

  2. Valerio

    Non credo sarebbe stato lo stesso se il PD si fosse messo di traverso o il Papa avesse invocato l’astensione. In quel caso il quorum sarebbe stato a rischio (ma non sarebbe stato scontato, come credo pensi tu, che non lo si sarebbe raggiunto, sopratutto se queste posizioni fossero state espresse a pochi giorni/settimane dal voto).

    In particolare vorrei farti notare che molti esponenti del PD, anche di primo piano, come Chiamparino, hanno fatto campagna per il No sui quesiti sull’acqua, mentre altri, vicine al partito come Veronesi, hanno fatto campagna a favore del nucleare.
    Il PD, in particolare, ha avanzato una proposta sull’acqua insodisfacente in senato, che ora spero venga ritirata.

    Tornando al peso dei partiti (più che del Papa) esso è sopratutto negativo, ovvero una contrarietà del PD avrebbe danneggiato i referendum, forse facendo mancare il quorum, però la campagna referendaria degli anni (e anni) scorsi sarebbe stata comunque una campagna forte, tale da poter portare un quesito referendario sostenuto da forze extra parlamentari e da un piccolo partito, qual’è l’IDV, almeno in zona quorum.
    anche per merito del contenuto politico dei quesiti, ed in particolare dei primi tre.

    E questo mi sembra un dato interessantissimo.

    Inoltre la base del PD su queste questioni è molto distante dai pezzi della sua dirigenza favorevoli alla privatizzazione e timorosi di schierarsi sui referendum.
    Bersani l’ha capito molto bene, a quanto pare conosce Woodrow Wilson.

    Poi sono anche io convinto che il PD sia un grande partito, complesso e importante, un asse fondamentale per qualsiasi alternativa a Berlusconi.
    Però mi chiedo come mai voglia imbarcare una serie di soggetti disomogenei, sul piano nazionale ed europeo, come FLI o l’UDC, perché persone come D’Alema possano ancora imporre visioni di alchimie elettorali innaturali e farsi ascolatare dalla Bindi o da Bersani.
    Isomma mi aspetto di più da questo partito, in coerenza e capacità di dialogo con la società, di radicamento e di preparazione/selezione della classe dirigente, di riflessione e studio sul paese.

  3. Valerio

    A dimenticavo, quando dico: “non perché nell’ultimo mese (o nell’ultima settimana) alcuni partiti si sono aggiunti ai comitati e alle associazioni che, oltre all’IDV e alla sinistra extra-parlamentare, stavano già vincendo una campagna su cui lavoravano da anni.” non mi riferisco tanto al PD, quanto agli “altri”, sopratutto il terzo polo.

    Se vogliamo ben vedere pezzi (ma solo pezzi, e più di base che di vertice) del PD sull’acqua e i referendum si muovevano da mesi, se non dalla raccolta delle firme, avvenuta anche grazie a moltissimi militanti e simpatizzanti del PD, e, sopratutto, di quegli elettori del PD che militano anche altrove (ARCI, CGIL, Cooperative, ACLI,…).

    Poi il problema PD, in questo caso, è stata la campagna referendaria tardiva, ma questo vale anche per altri partiti, inclusi alcuni di quelli che il referendum l’avevano proposto e sostenuto da subito, i partiti non sono abilissimi nelle campagne di lunga durata (e hanno le casse vuote), sicuramente valgono meno dei comitatati nel lavorare spasmodicamente per il raggiungimento di un singolo scopo.

  4. Barkokeba

    Il dato inequivocabile è che c’è stato un grande afflusso alle urne, nonostante la campagna contraria, e questo si è associato a una bocciatura delle leggi del governo (con buona pace di Ricolfi, che si domanda perché tra i votanti ci siano state percentuali bulgare, http://www.linkiesta.it/la-mia-idea-di-democrazia-nell-era-di-internet). Dire che questo sia stato merito dei referendari o è banale – si è votato perché qualcuno ha raccolto le firme – o arbitrario. E’ successo qualche cosa tra gli elettori che ci ha sorpreso. L’attivazione del mondo di internet ha prodotto un passaparola che non ha funzionato in altre occasioni, altrettanto importanti. Sicuramente, i quesiti referendari erano facili – acqua pubblica o esoterismi elettorali? La legge è uguale per tutti ? Il nucleare così costoso e pericoloso lo vogliamo? L’esito del voto non va assolutamente sminuito. Ma il risultato è così eclatante che tutti ci vogliono mettere il cappello. I referendari non mi sembra stiano dando prova di essere diversi dai partiti, proprio per quest’orientamento, peraltro comprensibile. Fossi in loro, io avrei riconosciuto che la vittoria è stata favorita da tutti quelli che hanno contribuito. E mi sarei preso il merito di aver dato la parola agli italiani che se la sono presa. Ben sapendo, però, che i referendum hanno intercettato il malumore degli italiani, molti di destra, ma non lo hanno prodotto ex-novo. E non mi sembra si profili una nuova e migliore classe dirigente, almeno a giudicare dalla scena non edificante del referendario che tratta male la Berlinguer su Rai3 (a prescindere dalle ragioni che poteva avere). Farsi governare da gente come quella ci avvicinerebbe allo stile pasionario di tipo santanché. E, sicuramente, la vittoria dei referendum di oggi non garantisce che i prossimi referendum o le prossime tornate elettorali si vincano.

  5. Valerio

    Nessuno, per ora, dice che i comitati per l’acqua dovrebbero governare al posto dei partiti, o sbaglio?

    Però è chiaro che delle persone che nel 2007 hanno raccolto le firme per la legge d’iniziativa popolare sull’acqua (oggi chiusa in un cassetto in parlamento, 400.000 firme, tra cui la mia), non possono andare daccordissimo con un ceto politico (e non mi riferisco certo alla Berlinguer) che, come oggi il governatore PD della Toscana, si sta muovendo per privatizzare l’acqua andando contro il vento dell’oppinione pubblica.

    Questa contraddizione, base-dirigenti, va risolta; perché io ritengo che sia il caso, almeno su questo argomento, di governare come ci chiede la base, e di chiedere a qualche dirigente di fare un passo indietro.

    Un commento sul “passa parola su internet” e la vittoria:
    è orizzontale e volontario, ma anche figlio delle organizzazioni e dei comitati, dei partiti, delle associazioni, delle fabbriche di Nichi, di mille altri soggetti politici, associativi, sindacali che si sono mobilitati, talvolta da anni.
    Inoltre non è esaustivo dei modi e dei metodi per vincere, un passaparola può servire a guadagnare voti nella categoria d’età 18-40, ma il voto è stato massiccio anche tra i 60-80, lì hanno pesato volantinaggi, attacchinaggi, assemblee, porta a porta, raccolte di firme, mobilitazioni nei paesi e nei più remoti villaggi ecc. ecc.
    Ma sopratutto ha pesato il fatto che i quesiti fossero giusti, sacrosanti, portatori di valori, vicini al sentire comune, radicali. E questa radicalità va rispettata da chi ci governa e da chi ci governerà quando dovrà affrontare il problema dell’acqua e dell’energia, oppure occuparsi di giustizia.

    • Barkokeba

      Che vada rispettata la radicalità dell’opinione espressa dagli elettori non c’è dubbio, si sia d’accordo o meno. Sono anche d’accordo che l’attivazione di internet ha avuto come origine un’azione organizzata. Ancora di più vale per i voltantinaggi. Il fatto è che le elezioni non funzionano come gli orologi, non è che tanto metti, altrettanto ottieni. Quindi tutto questo agitarsi, che altre volte non ha evitato sonore sconfitte, stavolta ha prodotto una vittoria. Perché questo è stato possibile? La PDL dice che la gente ha votato in seguito alla paura per Fukushima, ma evidentemente non regge. Secondo me la ragione per cui tanti hanno votato, e in un certo modo, è da ricondurre a numerose con-cause. Tutte, comunque, connesse a una disaffezione per l’azione di questo governo, ma anche di tante altre istanze politico-amministrative, che a tutto pensano meno che al bene (non ai beni, anche quelli, certo) comune. E questo è valso sia per gli elettori di destra che di sinistra. Il che farebbe anche concludere che la maggioranza degli elettori è disponibile a discorsi ragionevoli sul futuro, a volerglielo fare…

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