Appuntamento a Siena.

Il prossimo fine settimana a Siena si terrà l’incontro nazionale promosso da Se non ora quando. E’ la prima volta, dopo il 13 febbraio, che questo avviene. In questi mesi sono nati molti comitati se non ora quando, si sono svolti incontri pubblici e riunioni in diverse città. Il 9 e 10 a Siena è il primo appuntamento che chiama tutte quelle che vogliono e possono a discutere insieme, sono invitati anche gli uomini.
Ci incontriamo a partire da una traccia offerta alle altre con una lettera scritta dal comitato nazionale. A Siena parleremo anche del nostro futuro, della proposta di rimanere in rete, verificheremo se siamo interessate a farlo.
Provo a dire perché io lo sono, ripartendo dall’inizio, dal 13 febbraio.
E’ stata una giornata straordinaria, popolare, che ha segnato un punto di svolta nella vicenda pubblica italiana. Non è successo per caso, le donne non erano state in silenzio. Se esiste un rubygate è perché alcune donne lo hanno denunciato. Così come autorevoli intellettuali e femministe hanno mostrato il nesso tra sessualità e potere e il carattere pubblico e politico di quello che stava avvenendo in Italia.
Anche da queste parole femminili ha preso forza un sentimento diffuso d’indignazione. Indignazione per il discorso prevalente nei media e nella politica italiana, per la reticenza anche di tanta parte dell’opposizione a dire parole chiare. Io stessa ho sentito in gioco la mia dignità, che certamente appartiene a me e non può essere scalfita da alcuna azione altrui, ma può essere offesa dalla pubblica rappresentazione delle donne. Rappresentazione che metteva (e ancora mette) tra parentesi autorevolezza femminile e vita reale delle donne, e anche quando c’era stata voce femminile le negava valore.
Ognuna e ognuno di noi è immerso in una trama sociale complessa, e tutti, anche se in posizione diversa e asimmetrica, condividiamo una vicenda politico sociale.
A partire da me posso dire che il modo in cui nel discorso pubblico si parla delle donne non diventa la misura simbolica del mio stare al mondo, ma ha rilevanza nella mia vita. Così come lo ha l’esistenza di una questione maschile. Il fatto che esista e sia attribuibile al modo di essere dei maschi, non mi fa sentire pacificata, al contrario. Sono interessata al suo svilupparsi, visto che sono interessata all’amicizia e reciprocità con l’altro sesso, voglio anche offrire occasioni perché si esprima. Credo che il 13 sia stato anche questo, espressione di orgoglio femminile (perché lo è chiedere un paese che ti rispetti), e possibilità per tanti uomini di esprimere il fatto che non si sentivano rappresentati da Berlusconi, dal rapporto che ha con le donne e dalla rappresentazione che il berlusconismo offre del rapporto tra uomini e donne.
Del resto anche la mia libertà, la differenza guadagnata dal femminismo, il senso del mio essere donna si confrontano con la fatica quotidiana di vivere in un paese senza un welfare a misura delle donne, un paese che non investe in conoscenza e cultura. E’ vittimismo? A me sembra di più voglia di fare i conti con quello che accade.
La mia vita è segnata da questo essere alle prese con l’assenza di tutele e servizi, dalla precarizzazione del lavoro intellettuale. Siamo il paese in cui una fabbrica può licenziare solo le donne dicendo candidamente che così le manda a casa ad accudire i figli .
Il movimento nato il 13 è anche questo, la possibilità di tenere insieme la dimensione collettiva e la libertà individuale e di stabilire un nuovo legame tra coscienza di sé e condizione sociale.
Il 13 febbraio si è manifestata anche una questione generazionale, che ha trovato suoi modi per esprimersi negli interventi, nella piazza, nel ruolo della rete della conoscenza e del suo video e in alcuni casi forme proprie e autonome per partecipare, come il corteo dei collettivi arrivati a palazzo Chigi.
Non a caso la questione generazionale e la precarietà sono al centro di alcuni degli interventi preparati in vista di Siena, come il video pubblicato su youtube dalle archeologhe (si può vedere blog di Se non ora quando).
E’ urgente cambiare questo paese. Una fase nuova si è aperta anche grazie a Se non ora quando, una fase che allude ad un cambiamento di cultura diffusa, non solo alla fine di un governo. Si ridiscute di beni comuni, di spazi pubblici, di legame sociale.
In questa fase a me piacerebbe esserci anche attraverso una relazione politica forte con molte altre donne non per forza a me omogenee, per cultura e esperienza politica. Questa relazione in genere apre una dinamica che va oltre le proposte concrete o il singolo appuntamento, mette in campo una pratica politica che origina sempre anche una produzione di senso e di cultura. L’appuntamento senese è un’occasione per discutere questa possibilità e per capire come far vivere un nuovo rapporto tra la singolarità di ognuna e le altre.

Cecilia D’Elia

2 commenti

Archiviato in Donne, sinistra, Uncategorized

2 risposte a “Appuntamento a Siena.

  1. Barkokeba

    Sarà un’occasione anche per vedere in che cosa consiste veramente, quello che è successo nel frattempo in Italia. Sembra che alla base di entrame le sconfitte della destra ci sia stato un profondo disincato per quel modello di potere che ha nel controllo dei modelli culturali mediatici machisti e nella fuffa politica il suo fulcro. I due elementi funzionali l’uno all’altro. Disincanto non significa saltare dall’altra parte (peraltro, quale?). Questo disincanto c’è stato? Ha avuto un ruolo un rifiuto diffuso che potrebbe esserci stato per questo modo di vedere il potere e la vita associata (il “fate tutti come me” di Berlusconi…)?

  2. fausto sebastiani

    Per una risposta ad “Appuntamento a Siena”: sull’insicurezza e la precarizzazione.
    Cari amici le riflessioni che pone lo scritto di Cecilia sono molteplici e pone l’accento , a mio avviso, su una latente insicurezza accompagnata ad uno stato di precarietà.
    L’immagine del rapporto tra il mondo femminile e maschile, proveniente dalla vicenda rubygate, fa emergere un atteggiamento di discriminazione inaccettabile per molti di noi e mina quella relazione, così fragile e alla ricerca di reciprocità , dell’universo uomo – donna. Si determina un’insicurezza distillata quotidianamente con battute, azioni e pensieri provenienti da una certa area politica, e si insinua nelle certezze conquistate con fatica e impegno nei rapporti familiari, più o meno felici, in ambito lavorativo e tra le persone cosiddette “non accompagnate” o “diversamente accompagnate”.
    Questo clima instabile è reso ancora più incerto e difficile da molti fattori, con una loro specifica complessità, che spesso si manifestano, come descriveva Cecilia, in “assenza di tutele e servizi e precarizzazione del lavoro intellettuale”.
    Non voglio dire che vi è un nesso stretto tra questione femminile – maschile e precarietà, ma è indiscutibile che se in un difficile periodo economico , si logorano quei valori fondanti del vivere civile, certo non si va a stare meglio nella vita quotidiana di ognuno di noi.
    E’ per questo che reputo importantissimo il movimento del 13, perché ci permette di ritrovare quei valori individuali in una dimensione collettiva, e non dimentichiamo il valore degli ultimi Referendum, delle Amministrative e dell’Euro Pride.
    Un caro saluto
    Fausto Sebastiani
    (Nuova Consonanza)

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