Il 15 ottobre, la mobilitazione globale degli “indignati”

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Non è da tutti dialogare con un premio Nobel per l’economia. Se gli  indignados sono riusciti a farlo, significa che nessuno può più guardarli dall’alto in basso. Di passaggio a Madrid per una serie di conferenze, Joseph Stiglitz ha accettato di buon grado l’invito a partecipare lo scorso lunedi 25 luglio al primo Forum Sociale della spanish revolution. Dall’economista statunitense, autore de La globalizzazione e i suoi oppositori, è giunto il sostegno alle ragioni che spingono migliaia di spagnoli a non arrendersi all’ideologia dell’«assenza di alternative» di fronte al potere dei «mercati». Ed è proprio il riconoscimento della serietà delle loro analisi che permette agli «indignati» di guardare con ottimismo all’impegno che li attende nei prossimi mesi, che si annunciano molto intensi. Sanno di dover bene amministrare l’autorevolezza acquisita nel cammino percorso sin qua: un compito non facile.

In programma c’è un ambizioso piano di estensione internazionale del movimento. Il 15 ottobre sarà la prima data di mobilitazione globale «indignata», alla quale hanno già aderito gruppi di diversi paesi. Seguiranno iniziative in occasione del vertice del G-20 di Cannes nella prima settimana di novembre. «Ricorderemo a Sarkozy e colleghi la loro promessa, naturalmente incompiuta, di farla finita con il segreto bancario», ci spiega Ruth Martínez, una portavoce della commissione economia del movimento. Laureata in giornalismo, due master, a 32 anni Ruth è disoccupata e patisce la crisi sulla propria pelle: «dobbiamo denunciare l’esistenza dei paradisi fiscali, ancor più intollerabili quando si chiedono sacrifici ai cittadini comuni. E nella piattaforma che stiamo elaborando – aggiunge – compare anche la richiesta di una tassa sulle transazioni finanziarie». Il testimone dei movimenti altermondialisti dello scorso decennio è raccolto.

A diversa scala, gli indignados dovranno fare i conti con le elezioni politiche anticipate del prossimo 20 novembre, annunciate venerdi dal presidente uscente José Luis Rodríguez Zapatero. Le loro iniziative incroceranno una campagna elettorale che comincerà al ritorno dalle vacanze. Il quadro che si sta profilando è chiaro: se i popolari, guidati dallo scialbo Mariano Rajoy, si limitano a ripetere ossessivamente che la crisi passerà quando loro conquisteranno le redini del paese, i socialisti sembrano aver capito di dover cambiare la fallimentare linea dell’ultimo anno. L’esperto Alfredo Pérez Rubalcaba, ex ministro dell’interno, da poche settimane candidato premier del PSOE, ha lanciato in non poche circostanze segnali agli indignados in merito alla riforma della legge elettorale e a misure di politica economica e sociale. A sinistra dei socialisti, Izquierda Unida non lascia passare giorno senza offrirsi generosamente come sponda istituzionale del movimento. E c’è anche da aspettarsi l’ingresso in scena di Equo, una nuova formazione social-ecologista in gestazione da alcuni mesi, che probabilmente beneficerà dell’effetto-novità.

Gli «indignati», insomma, sanno di determinare in misura significativa i temi del dibattito politico del loro paese e ragionano fra di loro sulla strategia da adottare. «Stiamo rompendo dei tabù», riconosce soddisfatto Miguel Arana, uno dei veterani della acampada della madrilena Puerta del Sol. Tuttavia, ostenta una certa distanza dalla politica istituzionale, condivisa anche da altri attivisti da noi consultati: non c’è fiducia nei partiti tradizionali, e le novità nel programma dei socialisti, anche se giudicate positivamente, non impressionano. «Rendere più rappresentativo il sistema elettorale, come vuole ora il PSOE, è un primo passo, ma noi siamo già molto oltre: vogliamo elementi di democrazia diretta che permettano ai cittadini di rimpossessarsi della politica. Il sistema rappresentativo, così come lo abbiamo ereditato, non è più all’altezza del presente». Miguel, ventottenne ricercatore in fisica («e questi sono tempi rivoluzionari anche per la fisica!»), ha in mente cambiamenti radicali, ma da raggiungere con un lavoro paziente, senza fretta. «Le nostre idee di democrazia “orizzontale” e di giustizia sociale hanno appena cominciato a diffondersi e radicarsi nella società: non sono le scadenze immediate, come le elezioni, a preoccuparci, ma i tempi lunghi». È la filosofia di un movimento maturo, distante anni luce da una politica dal fiato corto: «andiamo piano perché vogliamo arrivare lontano». Spetta ora alla sinistra, variamente intesa, dimostrare di voler camminare davvero insieme a loro: l’autunno ci dirà se, in Spagna come altrove, ne sarà capace.

(Jacopo Rosatelli, Madrid)

1 Commento

Archiviato in economia, elezioni, Europa, mondo, partiti, sinistra

Una risposta a “Il 15 ottobre, la mobilitazione globale degli “indignati”

  1. umberto

    Jacopo,

    molto interssante. Ma sui paradisi fiscali e una tassa sulle transazioni possono essere d’accordo tutti, Stiglitz per primo. Ma sulla disoccupazione sta il problema più controverso. Cosa chiedono su questo?

    Umberto

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