Per chi suona il piano casa

Mentre alcune sedi istituzionali sono già da tempo in vacanza, ce n’è una che in piena estate, a marce forzate e con tanto di sedute notturne, vara un provvedimento fondamentale per l’economia, l’ambiente e il territorio della nostra regione: il consiglio regionale del Lazio ha approvato ieri sera il suo “piano casa”. Il Piano era stato approvato dalla Giunta Polverini in ottobre, ne avevamo parlato in un post a cui rimandiamo per un’analisi più dettagliata dei contenuti.

Ora è legge regionale: cerchiamo di capire cosa comporta. 

1) Il punto centrale del Piano, sostenuto dall’assessore all’urbanistica Ciocchetti, resta la possibilità di riconvertire ex immobili industriali o agricoli fino a 20.000 m2 in zone residenziali, in deroga ai piani regolatori dei singoli comuni e senza tenere conto di tutte le tutele sulle fasce costiere, laghi e corsi d’acqua applicate nel Lazio fin dal 1985 (anno del primo condono edilizio). Dunque gli effetti deleteri più immediati sono due: la possibilità di veder sorgere quartieri residenziali – fino a seicento abitanti l’uno, secondo le simulazioni – in zone urbanisticamente non attrezzate, facendo sì che tutto il peso economico dell’adeguamento ricada sulle casse dei Comuni. E l’applicazione di un condono edilizio di fatto sulle aree vincolate, dove verrebbero permessi cambi di destinazione d’uso dei terreni, incluse le coste, dove sarebbe consentita la costruzione in media di un porto turistico ogni tre chilometri. L’approvazione del Piano è stata ancora più burrascosa del previsto, perchè ha provocato divisioni all’interno dello stesso Pdl. Il ministro della cultura Galan ha denunciato la palese incostituzionalità di alcuni dei suoi punti, là dove si consente di ignorare le leggi nazionali di protezione del territorio. L’intervento del ministro ha scatenato l’ira di Renata Polverini, che ha deciso di eliminare la discussione in Consiglio regionale trasformandola in un solo voto su un maxi emendamento, decisione che ha fatto decadere tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione. Dopo l’approvazione da parte della maggioranza (Pdl – Lista Polverini – Udc – La Destra), se il Piano avrà l’ok del governo, le forze politiche di opposizione cercheranno di bloccarne l’entrata in vigore attraverso una serie di ricorsi e la raccolta firme per un referendum abrogativo.

2) Ma il Piano non avrà degli effetti negativi solo a breve termine. Uno degli argomenti in difesa di questo provvedimento è che riattiverebbe l’economia regionale ingolfata dalla crisi e favorirebbe gli acquirenti di case meno abbienti, grazie alla garanzia che il 30% dei metri cubi riconvertiti sarà destinato a essere venduto a prezzo controllato. In realtà, il mercato immobiliare del Lazio è fermo da quattro anni, come testimoniano i tanti appartamenti ancora invenduti presenti nelle grandi lottizzazioni di Bufalotta, Ponte di Nona, Parco Leonardo, e i prezzi sono stabili o in calo. Fanno eccezione i progetti di qualità, edificati all’interno delle aree urbane o in zone paeasaggisticamente pregiate. In che modo le nuove edificazioni in aree industriali o agricole dell’estrema periferia, isolate tra loro, lontane dai centri abitati e scollegate dai trasporti pubblici e dai servizi dovrebbero venire incontro all’attuale domanda di case sia residenziale che popolare? L’Unione Inquilini ha annunciato il suo aperto contrasto al Piano, che non favorirebbe in nessun modo le sessantamila famiglie in graduatoria e le tremila che ogni anno devono fronteggiare il pericolo di sfratto. Nella sola Roma, secondo il sindaco Alemanno, esistono circa 30.000 appartamenti sfitti, e ovviamente non è costruendone altri che si risolverebbe il problema di chi ha bisogno di un’abitazione degna e a prezzo accessibile. I posti di lavoro dalla riconversione creati sarebbero di breve durata e a scarso valore aggiunto, data la piccola dimensione e la bassa qualità degli interventi. Valgono davvero il rischio della cementificazione delle tante aree protette del Lazio e di un’ulteriore espansione urbana? Il nostro territorio potrebbe subire molti danni dall’ennesima applicazione pratica dell’idea, molto radicata nell’intreccio locale tra politica ed economia, secondo cui il mattone è la cura di tutti i mali e la bacchetta magica per rilanciare un sistema in crisi. Questo che ora trova la sua applicazione su scala regionale è un modello di governo già sperimentato in molti ambiti dalla destra romana. Proprio dal Campidoglio è giunta l’indicazione di inserire nel Piano l’articolo 9bis, che prevede per i sindaci la possibilità di cambiare i piani regolatori e modificare le destinazioni d’uso di aree o immobili dismessi per decreto, senza passare nemmeno per il voto del consiglio comunale. Il comma, inserito di nascosto nel Piano, è stato scoperto e denunciato dai consiglieri di opposizione, e ritirato con imbarazzo dalla Giunta.

3) Non è esatto infatti dire che questo Piano sia un regalo ai palazzinari (anche se i costruttori romani hanno manifestato la propria soddisfazione): invece si tratta di un favore fatto a una miriade di piccoli proprietari immobiliari convinti di rivalorizzare in questo modo gli investimenti sbagliati fatti negli anni, come i tanti insediamenti industriali e commerciali che punteggiano la campagna romana tra la Capitale e l’hinterland. Ma in questo modo la Regione rinuncia due volte al suo ruolo di regolatore e garante dell’integrità del territorio. Da un lato, applicando una deregulation legislativa (cioè consentendo di ignorare i piani regolatori e le leggi nazionali), l’istituzione consegna ai privati il compito di progettare e governare lo sviluppo del territorio secondo le proprie convenienze particolari e immediate. Dall’altro, facendo passare il concetto secondo cui il bene pubblico – in questo caso il territorio e le casse degli enti locali che pagheranno gli oneri di urbanizzazione delle nuove costruzioni – può essere sacrificato all’interesse privato, se questo “fa bene all’economia”. In realtà, i beneficiari di questa scelta saranno davvero pochi: secondo l’Istituto nazionale di urbanistica si tratta di “quei pochi che potranno godere di una rendita e che riusciranno a salire sul treno della deroga”.

Riccardo Pennisi

3 commenti

Archiviato in destra, Roma, Uncategorized, urbanistica

3 risposte a “Per chi suona il piano casa

  1. Grazie per questa analisi puntuale. Lo abbiamo usato per contestualizzare un video in cui la Polverini fa uno sei suoi show
    http://www.radioradicale.it/piano-casa-della-polverini-via-libera-alla-speculazione-edilizia-a-roma-e-nel-lazio

  2. Pingback: Il Piano Casa…per i soliti amici | Io e la mia città

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