Il giorno dopo la finanziaria

Il parlamento europeo, anche da lì può passare un'uscita diversa dalla crisi. (Foto tratta da ilperiodico.it)

Ieri la Camera dei Deputati ha convertito in legge la manovra finanziaria che è stata firmata questa mattina dal Presidente della Repubblica (qui un riassunto delle misure). Già all’inizio di questa settimana sono cominciate a circolare voci su nuove manovre e nuovi provvedimenti, segno che non è finita: e non finirà presto se si continua con questo approccio che chiede sempre alla parte più povera della popolazione, aumenta i carichi di lavoro e le ingiustizie contro le donne, diminuisce i redditi e i servizi pubblici e aumenta le disuguaglianze come scrivemmo già qui. Lamentarsi e criticare non basta, però. Anche perché, e qui sta la vera differenza con altri periodi bui del passato recente, oggi ci sono proposte e analisi concrete su come si potrebbe fare diversamente. Ecco alcuni consigli di lettura in proposito.

1. Il primo tema da affrontare è quello della speculazione finanziaria che alimenta il circuito vizioso del debito. Pochi fuori dal settore lo sanno ma esiste un prodotto finanziario specifico che aumenta drasticamente l’interesse degli investitori nel “fallimento” delle società che, di volta in volta, vengono messe “sotto la lente dei mercati”. Si tratta dei Credit Default Swaps: in pratica è come se un cittadino prestasse 200 euro ad un altro ma si assicurasse, in caso di insolvenza del debitore, per 500 euro. E’ chiaro che a quel punto gli conviene che il suo “cliente” non restituisca i 200, così da poter incassare la ben più lauta assicurazione pari a 500 euro. Solo che, in questo caso, non si tratta di rapporti tra cittadini ma di grandi investitori che “scommettono” sul fallimento delle imprese. Tutto ciò, finora, pare che sia legale. Ecco un esempio di come i “mercati” non siano un fenomeno della natura ma qualcosa di molto umano e, come tale, soggetto a scelte collettive: certe cose si possono incoraggiare o scoraggiare. Chi scoraggia i Credit Default Swaps?

2. A proposito di incoraggiamenti e scoraggiamenti, la manovra alza l’IVA fino al 21%. E’ un aumento che colpisce tutti, a prescindere dal reddito, e che rischia di deprimere ulteriormente la domanda. Meno domanda, meno produzione, meno posti di lavoro. A meno che non si decida di cambiare modello di sviluppo e abbandonare il mito della crescita infinita. Ma questo è un discorso più lungo, vale la pena invece leggere questo breve articolo di Andrea Baranes che spiega come una misura alternativa c’è eccome: si possono tassare le transazioni finanziarie e lo si può fare, qui sta la novità, anche in un singolo Paese. Colpendo il numero di transazioni e la loro entità non si riducono gli investimenti produttivi ma si comprime la quantità di passaggi di denaro con il solo scopo di produrre altro denaro. Se applicata in Italia, questa tassa potrebbe dare un gettito di 10 miliardi. Se proprio andasse male e il gettito fosse pari alla metà, servirebbe comunque ad uguagliare i soldi che entreranno (forse) dall’aumento dell’IVA. Con la differenza che qui si scoraggerebbero le speculazioni invece che i consumi e si colpirebbero i ricchi invece che i più poveri. Se poi la decisione venisse presa a livello di zona Euro, colpendo quindi anche le speculazioni sulle valute, il gettito sarebbe ancora più grande. Ma qui servirebbe un decisione politica dell’Europa e una proposta forte della sinistra continentale.

3. Anche di questo parla Massimiliano Smeriglio, Assessore al Lavoro della Provincia di Roma, in questo articolo: non basta dire che l’Europa si deve dare “una politica fiscale” ma bisogna anche parlare del controllo democratico sulle politiche economiche e di come finanziare la ripresa. Per esempio, stabilendo che ci sia un organismo eletto dal parlamento europeo a controbilanciare il consiglio della BCE oppure discutendo serenamente di Eurobond, cioè di titoli del debito pubblico europei. “Mettendo insieme gli stock di titoli dei diciassette Paesi dell’euro – spiega Smeriglio – si arriva a 5.500 miliardi di euro (lo stock Usa è di 6.600 miliardi di euro). Dimensioni di questo tipo rendono più difficile un attacco speculativo. Inoltre sarebbe l’intero processo europeo a fare un passo in avanti stabilendo un criterio di solidarietà e di redistribuzione del danno.” C’è di più: bisogna decidere se mettere in comune solo il debito oppure se fare investimenti sociali insieme. Perché quando si parla di “investimenti europei” si pensa solo alle grandi opere, i cui benefici non sono così scontati.

4. E qui le ultime letture che consigliamo. Per chi legge l’inglese, “la grande rapina ferroviaria” dell’Economist spiega perché, in molti casi, mettere soldi pubblici sull’Alta Velocità non è solo costoso ma anche controproducente perché ci si limita a spostare ricchezza e lavoro dai centri più piccoli a quelli più grandi. A proposito di mantra, luoghi comuni e scelte “inevitabili”: un articolo che dovrebbero leggere anche molti esponenti del centrosinistra italiano così innamorati della Tav. Sempre sul tema delle grandi opere vale la pena leggere l’articolo dell’urbanista Paolo Berdini che fa l’elenco di “5 ruberie al tesoretto italiano” che, se intaccate, frutterebbero secondo lui 40 miliardi di euro, poco meno della manovra appena approvata. Berdini attacca su molti fronti: le tangenti sulle grandi opere pubbliche, che lui stima attorno al 20% dell’investimento; le grandi opere inutili e qui l’esempio è la piscina a Tor Vergata per la quale servirà, sempre secondo Berdini, un miliardo di euro per farla funzionare; c’è la sanità pubblica e convenzionata dove un perverso rapporto tra politica, “manager” e privati porta spesso a spese improduttive e talvolta a vera e propria corruzione; c’è poi la “privatizzazione” occulta della macchina statale per cui si tagliano gli uffici ordinari che si occupano di una determinata questione e si creano delle società di diritto privato ma a proprietà pubblica dove non si deve assumere per concorso e si ha maggiore libertà d’azione. Non sempre per fare opere di bene.

Si può non essere d’accordo con quello che dice Berdini e con i suoi giudizi talvolta molto netti, eppure pone un tema essenziale: quando si parla di “scelte coraggiose”, a sinistra, bisogna aggredire il rapporto perverso tra poteri politici ed economici in nome dell’assalto e del saccheggio allo Stato. Mentre invece passano per “scelte coraggiose” i tagli alle pensioni o ai diritti dei lavoratori. Dall’altra, bisogna avere il coraggio di vagliare criticamente tutte le scelte, senza abbandonarsi alla retorica della modernità, sempre legata al cemento e allo sfruttamento della natura. Infine, non bisogna considerare i mercati come un fenomeno di natura ma come qualcosa che va regolato per restituire, qui sì, lo scettro alla politica democratica.

(Mattia Toaldo)

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