L’importanza delle primarie francesi

Cosa cambierebbe in Francia con un presidente socialista? È la domanda che gli sfidanti alle primarie organizzate per domenica prossima (e la successiva, se nessuno raggiunge il 50% più uno dei voti) dal PS per scegliere il proprio candidato all’Eliseo si sentono rivolgere più spesso. È la prima volta da quasi vent’anni infatti che la gauche ha la concreta possibilità di vincere la corsa alla Presidenza della Repubblica.

Non è la prima volta che il Partito Socialista organizza delle elezioni primarie per questa occasione. Nel 2006 si decise di adottare questo metodo per traghettare il partito fuori da una profonda crisi ed evitare il ripetersi dell’incredibile ballottaggio tra destra e estrema destra (Chirac – Le Pen) avvenuto alle presidenziali del 2002. Quelle primarie, riservate agli iscritti, furono vinte da Ségolène Royal, poi sconfitta al ballottaggio da Nicolas Sarkozy, e adottate anche per la scelta del segretario del partito nel 2008: uno scrutinio vinto per cento voti di differenza da Martine Aubry sulla Royal, e seguito da infinite polemiche.

Stavolta invece il PS, dichiaratamente ispirandosi alle regole del Partito Democratico italiano, ha deciso di estendere il diritto di voto anche ai non iscritti al partito, così come di consentire la partecipazione anche a politici provenienti da altre formazioni. È una novità importante, soprattutto per il primo aspetto, dato che nel sistema politico francese – basato sul principio del ballottaggio anche per l’elezione dei deputati – i partiti più piccoli non hanno la possibilità di presentare leader in grado di competere con quelli del partito più grande. Per quanto riguarda gli elettori invece, si stima che i votanti alle primarie saranno composti per il 50% da non iscritti al Partito Socialista: certamente un’iniezione di forza e legittimità in più per chi risulterà vincitore.

È proprio una crisi di legittimità quella che sta attraversando in questi anni la politica francese. La leadership di Sarzoky non è mai stata così debole: il presidente uscente si presenta quasi a mani vuote dai suoi elettori delusi. Il progetto politico che si presentava pragmatico ed efficientista, partito con un’apertura a sinistra che aveva guadagnato sostenitori insperati (come il quotidiano La Repubblica), si è infranto mettendo a rischio la stessa sopravvivenza dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire), il partito del presidente. Il clan Sarkozy – il cerchio magico di amici e sostenitori promosso alle più alte responsabilità di governo senza tener conto delle logiche di partito – è nel mirino della magistratura: i suoi componenti sono variamente accusati di finanziamento illegale delle campagne elettorali, uso abusivo della polizia per coprire le fughe di notizie interne e spionaggio dei giornalisti scomodi attraverso funzionari ministeriali.

Ma difficilmente si arriverà a processi o condanne, grazie alla posizione subordinata del potere giudiziario francese rispetto al potere esecutivo. Ad esempio, dopo quindici anni di procedura, non si è ancora giunti alla conclusione del giudizio nei confronti di Jean Tibéri, ex sindaco di Parigi accusato di truccare le liste elettorali circoscrizionali perchè elettori fittizi votassero in una diversa zona di residenza in cambio di una casa popolare o di un impiego al comune di Parigi. La sensazione di impunità e la crisi di fiducia vanno di pari passo: alle elezioni amministrative dello scorso anno, che hanno visto la vittoria socialista in ventuno delle ventidue regioni del paese, ha partecipato al voto meno della metà degli aventi diritto.

Tra i sei candidati alle primarie del PS, in questo contesto sembra François Hollande il più in grado di attirare l’elettorato. Le due dirette avversarie, Martine Aubry e Ségolène Royal, sono impegnate da anni in uno scontro interno che ha logorato soprattutto la Royal – in più, come detto, è già stata sconfitta da Sarkozy cinque anni fa – ma che le fa apparire entrambe troppo identificabili con la macchina organizzativa del partito: non riescono insomma a offrire una “narrazione” troppo convincente ad elettori sfiduciati e desiderosi di cambiamento.

Martine Aubry, segretaria del partito da tre anni, è tuttavia la più intenzionata a battersi sui temi della giustizia e della solidarietà per raccogliere consensi: sottolinea spesso la necessità di una riscossa del “collettivo” sull’”individuale” e non perde occasione per rimarcare che, in caso di sua elezione alla presidenza, bisognerà immediatamente procedere a un aggiustamento fiscale che premi le classi più deboli e a massicci investimenti nel settore pubblico – settore a cui appartengono molti tra gli iscritti al PS, sua base elettorale naturale. Promette poi di aprire immediatamente un negoziato con la cancelliera tedesca Angela Merkel per ridurre il peso della finanza nelle scelte politiche dell’Unione Europea.

François Hollande, che è comunque stato segretario del partito per dieci anni, cerca con più successo di apparire al di fuori delle beghe che riguardano gli altri candidati. Le sue posizioni in economia sono più liberali, cosa che gli preclude il sostegno di una certa parte della base, ma lo avvicina agli elettori più esterni o centristi. Inoltre ha adottato una strategia comunicativa d’attacco e il suo discorso è direttamente rivolto ai giovani, cioè a una fascia di popolazione poco interessata alla politica nelle sue forme tradizionali, ma molto colpita dall’asprezza della crisi – la disoccupazione under 25 tocca in Francia la cifra del 23,3% (Italia 27,7%, Germania 8,9%, ad agosto 2011). Invece, il rinnovato dibattito, avviato in altri paesi come la Germania, sulla necessità di accelerare la costruzione delle strutture sovranazionali dell’Unione Europea come ombrello comune per la tempesta economica e finanziaria che continua a scatenarsi sul continente, non sta interessando finora i candidati socialisti all’Eliseo.

Secondo i sondaggi, sia Hollande che Aubry vincerebbero un eventuale ballottaggio con Sarkozy per la presidenza. Ma non è così facile. Intanto perchè alcuni importanti esponenti del PS sono sotto inchiesta per corruzione: questo rende più complicato ai candidati ergersi a paladini dell’equità. Poi perchè gli astensionisti di centrodestra potrebbero tornare al voto per le presidenziali dell’anno prossimo: Sarkozy non ha ancora iniziato la sua campagna. Cinque anni fa dispose di oltre venti milioni di Euro, una cifra fuori dalla portata di chiunque altro.

Infine perchè l’elevato tasso di sfiducia nella classe politica potrebbe favorire i candidati “minori”, come Marine Le Pen del Fronte Nazionale, accreditata stabilmente del 20% delle intenzioni di voto, i cui elettori potrebbero scegliere Sarkozy al ballottaggio, o provocare una dispersione dei voti verso i candidati più a sinistra, col rischio di far indietreggiare troppo il cavallo socialista al primo turno. Insomma, la corsa per l’Eliseo sarà lunga e per niente scontata.

(Riccardo Pennisi)

2 commenti

Archiviato in elezioni, Europa, sinistra

2 risposte a “L’importanza delle primarie francesi

  1. Valerio

    A primarie avvenute sarei molto curioso di avere una tua impressione sul voto, anche perchè non ho avuto molto tempo di leggere i giornali oggi, e non so quanta gente ha votato, com’è andato il voto, ecc.
    So solo i riusltati e mi piacerebbe un po’ di analisi, anche confrontandoli con le prospettive pre voto dei vari candidati.

    Valerio

  2. Riccardo Pennisi

    Caro Valerio,

    dopo il ballottaggio di domenica prossima arriverà sicuramente un post di analisi globale per soddisfare la curiosità di chi come te si chiede come sia andato questo primo turno di primarie socialiste e come andrà il secondo al di là del semplice risultato finale.

    Comunque, nel frattempo ti posso dire che i votanti sono stati circa due milioni e mezzo. Sono numeri lontani da quelli italiani, ma a livello francese hanno superato tutte le previsioni. Il PS conta circa 200.000 iscritti, e se ne aspettavano al voto più o meno il doppio. Considerando che alle primarie di cinque anni fa (riservate agli iscritti) avevano partecipato appunto in 200.000, il numero di votanti di ieri è davvero inedito per la politica francese.

    Invece per quanto riguarda i candidati, Aubry (30%) e Hollande (39%) hanno raggiunto più o meno il risultato atteso (ma Hollande puntava leggermente più in alto). La vera delusione è Ségolène Royal (7%), che è stata abbandonata dai suoi elettori quando si è capito che non poteva giocarsela coi due in testa. D’altronde si tratta della candidata già sconfitta da Sarkozy nel 2007, e sconfitta anche nelle lotte interne al PS, quindi con ben poco fascino.

    Il risultato inatteso in positivo invece premia Arnaud Montebourg (17%), presidente di una provincia della Borgogna e andato molto bene nel Rhône-Alpes, che è la regione più industrializzata del paese. Durante la campagna ha battuto molto sui temi della responsabilizzazione delle banche e della finanza nella crisi e sulla necessità di avviare un processo di “deglobalizzazione”.

    Questo dato fa aumentare le speranze di recupero di Martine Aubry, che sui temi economici è più vicina a Montebourg rispetto all’avversario François Hollande. Il risultato quindi è più che aperto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...