Il 15 ottobre spagnolo

Una foto dalla "Repubblica del Sole"

Cinque mesi dopo, la Puerta del Sol di Madrid è tornata a raccogliere l’indignazione e la voglia di cambiare di decine di migliaia di persone. Una piazza piena di rabbia, certo, ma anche allegra e rigorosamente non-violenta, perché tale è l’identità di un movimento fondato sul dialogo, la partecipazione e la ricerca del consenso, lontano anni luce dalla furia nichilista dei teppisti di Roma. Non a caso, qua in Spagna, la simpatia nei confronti degli indignados continua a crescere e nessuno dubita che il movimento del 15-M sia ormai un protagonista della politica nazionale – in grado, tra l’altro, di parlare al mondo.

Sia chiaro: nell’establishment difficilmente sono disposti ad ammettere pubblicamente il valore del 15-M. Ed esiste certamente una larga parte della società, quella conservatrice, benestante e indifferente, che è pronta ad affidare consapevolmente il paese al Partido Popular (PP), affinché compia un programma di restaurazione sul terreno dei diritti civili e di smantellamento del già debole stato sociale. Ma una cosa è certa: la presenza degli indignados serve ad evitare che dilaghino apatia e fatalismo fra quanti sono destinati a subire le politiche che Mariano Rajoy ha in serbo di realizzare. E costringe il Partito socialista a guardarsi allo specchio.

Una chiara dimostrazione dell’effetto benefico del 15-M è offerta, ad esempio, dall’intensa mobilitazione dei docenti delle scuole pubbliche della regione di Madrid – molti dei quali hanno sfilato sabato scorso. Nelle Comunidades autonome dove governa il PP, come in quella della capitale, si stanno facendo le prove generali di quello che è probabile che accada su tutto il territorio nazionale dal giorno dopo le elezioni politiche del prossimo 20 novembre. Nel settore dell’educazione ciò significa tagli di cattedre e di finanziamenti, da un lato, e regalie alle già ricchissime scuole private, dall’altro. La reazione, però, non si è fatta attendere: diverse giornate di sciopero dall’inizio dell’anno scolastico, assemblee oceaniche, e una grande manifestazione «in difesa della scuola pubblica» in programma il prossimo 22 ottobre. I sindacati «tradizionali», che sinora non avevano brillato per prontezza di riflessi, sembrano essersi risvegliati. Difficile immaginare un movimento di tale intensità senza l’energia “messa in circolo” dal 15-M. E difficile pensare a questo risultato se il movimento non avesse il carattere aperto, dialogante e non-violento che lo contraddistingue.

Lo stesso può dirsi a proposito di un altro tema-chiave del movimento: il diritto alla casa. La lotta contro i mutui-capestro ha visto decine di esecuzioni di sfratti rinviate grazie all’intervento di attivisti accorsi in difesa delle famiglie morose. Il problema è un frutto velenoso della speculazione immobiliare che ha infettato il paese nello scorso quindicennio: mutui concessi con troppa (e criminale) leggerezza, intestatari rimasti senza lavoro a causa della crisi, pagamenti impossibili da onorare e debiti che crescono in modo abnorme, mese dopo mese. La legislazione vigente prevede che non basti rinunciare alla casa, ma obbliga il malcapitato ex (aspirante) proprietario ad estinguere interamente il debito, persino quando è palesemente inverosimile che ciò possa accadere. Le denunce del 15-M, rimaste al lungo inascoltate, ora hanno finalmente fatto breccia nel Partito Socialista.

Nel suo programma elettorale, approvato ufficialmente lo stesso 15 ottobre, compare una proposta di riforma della normativa sui mutui e sulle ipoteche che sembra copiata dalle piattaforme del movimento: perdendo la casa, si estingue il debito. Dopo le aperture sulla legge elettorale (superare il sistema delle liste bloccate à la Porcellum) e il ripristino della patrimoniale, siamo al terzo, concreto, segnale di cambiamento che viene dal partito di Zapatero e Rubalcaba. Tre indizi non fanno una prova, in questo caso. Molti indignados – inutile nasconderselo – pensano che sia pura propaganda. Lo scetticismo è diffuso – e giustificato. E Izquierda Unida non ha tutti i torti nel denunciare l’incoerenza dei socialisti: perché non si sono mosso primi? Domanda legittima.

E tuttavia, pur con tutte le riserve del caso, meglio una sinistra (per quanto “centrista” sia) che ascolta e prova a rettificare, come il Partito socialista spagnolo, di una che fa orecchie da mercante e ha paura di ciò che non controlla, rinserrandosi nei propri schemi logori. Di fronte alle energie e alle intelligenze di una generazione “in movimento”, non c’è nulla di più sbagliato (e noioso) che insistere nelle litanie della “vittoria al centro”, come continuano a fare alcuni, impenitenti, dirigenti democratici nostrani.

(Jacopo Rosatelli, da Madrid)

Lascia un commento

Archiviato in economia, Europa, sinistra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...