Cosa cambia in Francia con la vittoria di Hollande

Francois Hollande, il candidato socialista alle presidenziali francesi. Foto tratta da http://www.caravella.eu

Domenica sera, con la vittoria di François Hollande, i francesi – o almeno quelli che hanno  partecipato alle primarie organizzate dai socialisti – hanno scelto il nome di colui che contenderà  a Nicolas Sarkozy la presidenza della Repubblica, nel maggio 2012. La sconfitta al ballottaggio è l’attuale segretaria del partito, Martine Aubry.

Si tratta di un grande successo per il PS: la decisione di aprire le primarie ai non iscritti ha favorito una partecipazione che ha superato tutte le aspettative – si attendeva un numero doppio rispetto agli iscritti, mentre questa cifra è stata più che decuplicata sia al primo che al secondo turno, sfiorando i tre milioni di persone. Inoltre, il candidato vincente dispone già di una legittimazione popolare che lo rafforza in vista della lunga campagna presidenziale, e che contribuisce al suo successo virtuale nei sondaggi.

Non si può certo dire che le primarie organizzate in passato dal Partito socialista – finora sempre riservate ai soli iscritti – siano una storia di successo. Nel 2006, sempre per la scelta del candidato alle presidenziali, Ségolène Royal si era imposta nettamente su Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius; tuttavia i quadri del PS, non proprio soddisfatti del risultato, non collaborarono a dovere durante la successiva campagna elettorale, contribuendo in maniera evidente alla sconfitta della Royal.

Nel 2008, dopo un congresso in cui i delegati si erano divisi equamente tra ben quattro mozioni principali, il partito decise di affidare alla base la scelta del segretario: le primarie che ne seguirono videro la vittoria di Martine Aubry su Ségolène Royal per 42 voti, poi trasformati in 102 dalla commissione di controllo. Lo scrutinio fu seguito da reciproche e reiterate accuse di brogli, e dalla netta spaccatura del partito. In entrambi i casi hanno partecipato al voto poco più di duecentomila persone.

Ecco perchè il numero di votanti di domenica scorsa rappresenta una novità fondamentale nella politica francese. Uno dei fattori che hanno portato alla vittoria Hollande, con il 56% e seicentomila voti di vantaggio, è stata la sua capacità di interpretare le potenzialità di un voto aperto all’insieme della società: la sua campagna è stata più efficace a livello comunicativo, più diretta a favorire la partecipazione dei giovani (magari simpatizzanti per la sinistra, ma non certo iscritti a un partito), più vaga nella formulazione di proposte precise, più netta nel proporre al paese un’offerta di cambiamento che interpretasse lo scontento largamente diffuso nella cittadinanza. Inoltre Hollande, nonostante sia stato segretario del PS dal 1998 al 2008, ha potuto facilmente apparire al di fuori delle beghe che negli ultimi anni hanno opposto due delle sue concorrenti, Martine Aubry e Ségolène Royal, e che naturalmente hanno disamorato gli elettori.

La campagna della Aubry ha invece avuto successo soprattutto all’interno dell’area di riferimento del PS, non riuscendo a penetrare tra l’elettorato meno identificabile col partito. La sua ricetta socialdemocratica è stata chiara – d’altronde Martine Aubry ha introdotto da ministra la settimana di 35 ore – ma ha mancato di slancio ed è stata percepita come non troppo affascinante presso un elettorato affamato di rinnovamento. Non stupisce quindi che nella distribuzione geografica del voto la Aubry abbia ottenuto i migliori risultati nelle zone rosse tradizionali, mentre François Hollande abbia fatto il pieno nel resto del paese, oltre che nelle roccaforti degli eliminati al primo turno.

Infatti, uno dopo l’altro, i quattro candidati esclusi dal ballottaggio hanno dato il loro appoggio a Hollande, sia perchè i sondaggi lo vedevano favorito e più in grado di battere Sarkozy rispetto a Martine Aubry, ma anche perchè sperano di approfittare del rimescolamento che si sta per aprire nella dirigenza del partito socialista. Il vincitore non ha certo intenzione di aspirare alla poltrona di segretario, ma vuole garantirsi il corretto sostegno dei quadri intermedi in vista della lunga campagna elettorale, proprio per non ripetere l’esperienza di Ségolène Royal. Dunque, pretenderà che gli venga riconosciuto un peso adeguato nella struttura del PS: un’intenzione che potrebbe compromettere la fragile unità mostrata dal partito durante la campagna delle primarie.

Due sorprese hanno caratterizzato il voto del primo turno, a testimonianza della voglia di aria nuova degli elettori di sinistra. In negativo, il risultato della Royal, ferma al 7% anche se poche settimane prima era data ancora in gioco per vincere; tuttavia, sembra che il rimpasto in corso le riserverà un posto nella dirigenza. In positivo, i numeri di Arnaud Montebourg, presidente di un dipartimento della Borgogna, che proponendo un programma protezionista, ecologista e anti-globalizzazione ha ottenuto il 17% dei voti, facendo il pieno tra i simpatizzanti a sinistra del PS, ma ottenendo un buon successo anche nella regione più industrializzata del paese, il Rhône-Alpes.

Le primarie hanno consegnato l’iniziativa politica nelle mani del partito socialista; la corsa non sarà semplice per Nicolas Sarkozy, nonostante la ricerca continua di visibilità internazionale. A livello di politica interna, i suoi fedelissimi sono indeboliti da scandali e inchieste, e l’opinione pubblica stanca della classe politica attuale potrebbe essere particolarmente sensibile alla proposta di changement che offre Hollande. Ma il presidente è riuscito a rinviare la resa dei conti all’interno del suo partito (UMP) a dopo le elezioni, e presto metterà in opera una controffensiva comunicativa, che mirerà direttamente alla figura del candidato socialista e verterà su una sua caratterizzazione come incapace di decidere e di prendere posizioni concrete. Hollande non ha mai avuto esperienze di governo nazionale o regionale, e l’attivismo di Sarkozy sullo scenario libico o nella crisi dell’euro serve anche a marcare la differenza con un avversario accusato di essere solo un rincalzo privo di spessore: secondo molti, senza l’uscita di scena dell’ex favorito Dominique Strauss-Kahn, nessuno si sarebbe accorto della sua candidatura.

A contendersi la presidenza ci saranno inoltre Marine Le Pen, segretaria del Front National, che dispone di un seguito ben superiore a quello di cui godeva suo padre; il centrista François Bayrou, al suo terzo tentativo; e due candidati alla sinistra del PS, anch’essi scelti attraverso primarie aperte, cioè Jean-Luc Mélenchon per il Front de gauche e Eva Joly, portabandiera degli ecologisti. Quando l’incerta campagna elettorale entrerà davvero nel vivo, la personalità di François Hollande sarà finalmente alla prova. Per un vero programma invece, ci sarà ancora da attendere.

(Riccardo Pennisi)

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