Spagna: la prossima vittoria della destra liberista?

Mariano Rajoy, leader del Partido Popular e probabile futuro premier spagnolo

A due settimane dal voto, i sondaggi sono impietosi: la distanza fra il conservatore Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. Secondo il Cis, il più importante istituto spagnolo d’indagini d’opinione, la formazione guidata da Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza assoluta: 195 seggi in un Parlamento di 350. Una performance seconda solo alla storica vittoria di Felipe González nel 1982, quando il Psoe raggiunse quota 202 deputati: un risultato che segnò un cambio d’epoca. Lo stesso potrebbe avvenire il 20 novembre, se le inchieste sulle intenzioni di voto saranno confermate dallo spoglio delle schede.
I vincitori in pectore, infatti, annunciano nel loro programma ambiziose intenzioni «riformiste», inequivocabili malgrado le formulazioni spesso ambigue.

Tagli alle tasse per imprese e rendite da capitale, «per favorire risparmi e investimenti». «Razionalizzazione» della spesa pubblica e liberalizzazioni «per generare occupazione e crescita», e «una riforma integrale del mercato del lavoro», naturalmente all’insegna della flessibilità, grazie alla quale la contrattazione d’impresa prevalga su quella di settore. In ambito educativo, i popolari promuovono l’aumento della «libertà di scelta per le famiglie», che tradotto significa più soldi alle scuole non statali; le politiche di welfare saranno all’insegna del risparmio e del «protagonismo della società», leggasi ticket sanitari negli ospedali pubblici e spazio alle cliniche private. Il silenzio sul matrimonio omosessuale, l’annuncio di una modifica del «modello della legge sull’aborto per favorire il diritto alla vita» e l’introduzione dell’ergastolo completano il quadro del cambiamento che si profila all’orizzonte.
Va riconosciuto che i popolari hanno gioco facile: il peggioramento dell’economia spagnola è indiscutibile e una disoccupazione al 20% non ammette scuse. Il Governo socialista in carica è presentato come l’unico responsabile della crisi, e il messaggio viene indubbiamente recepito da ampie fasce della popolazione. La missione impossibile del candidato premier del Psoe, Alfredo Pérez Rubalcaba, consiste nel convincere ceti popolari e medi che solo un esecutivo da lui presieduto garantirebbe il mantenimento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori, mentre «l’uscita dalla crisi» che propone Rajoy lascerebbe sul campo morti e feriti. Ma l’eredità avvelenata dell’ultimo anno di Zapatero, di cui Rubalcaba è stato vice fino a pochi mesi fa, è un condizionamento troppo pesante. Se vincere risulta davvero al di là di ogni immaginazione, il vero obiettivo dei socialisti è impedire la maggioranza assoluta del Pp: una situazione che costringerebbe i conservatori a cercare difficili accordi in Parlamento per realizzare le loro «riforme».

Tutto dipenderà dalla tenuta del Psoe nelle roccaforti della Catalogna e, soprattutto, dell’Andalusia: non a caso si è tenuto ieri proprio a Siviglia il primo grande meeting della campagna elettorale socialista, alla presenza dei due veterani González e Alfonso Guerra, ancora molto amati dalla base andalusa.
Della retrocessione del Psoe approfitterà almeno in parte Izquierda Unida, a caccia di consensi fra i molti delusi di sinistra. Secondo i sondaggi, la federazione che dirige il comunista Cayo Lara avanzerà significativamente rispetto al 2008, ma senza sfondare, restando al di sotto del 6,5%. Un buon risultato dovrebbe ottenerlo anche la piccola formazione laica e centrista Unión Progreso y Democracia: comparsa sulla scena in occasione delle precedenti elezioni, si consoliderebbe definitivamente come una stabile opzione in più del sistema politico spagnolo.

Lotterà all’ultima scheda il neonato partito verde Equo, guidato dall’ex leader di Greenpeace, Juantxo López de Uralde, che aspira ad entrare in Parlamento spinto soprattutto dal voto giovanile e indignado della capitale. Di grande interesse è anche la sfida che si giocherà fra le due famiglie del nazionalismo nei Paesi baschi: l’annuncio della «fine dell’attività armata» da parte dell’Eta fa soffiare il vento nelle vele della sinistra indipendentista, che, per la prima volta nella storia democratica, potrebbe ricevere più voti del Pnv, il partito nazionalista di centro-destra.
(Jacopo Rosatelli, articolo uscito sul Manifesto)

2 commenti

Archiviato in destra, elezioni, Europa

2 risposte a “Spagna: la prossima vittoria della destra liberista?

  1. Mi spiace che Equo e Unión Progreso y Democracia siano due alternative a sinistra che in Italia non esistono.

    • jacopo r

      Caro Stefano, Equo è in effetti un tentativo interessante: creare uno spazio “verde-progressista” in tutta la Spagna, sul modello vincente del catalano ICV (Iniciativa per Catalunya – Verds, una forza con percentuali da verdi tedeschi). Non a caso, in Catalunya Equo desiste a beneficio di ICV. Chi non conosce da vicino le cose spagnole potrebbe chiedersi come mai non bastasse Izquierda Unida (IU), che in teoria rappresenta già una federazione di socialisti di sinistra, ambientalisti e comunisti. La risposta è che IU ha conosciuto negli ultimi due anni un’involuzione interna, in virtù della quale il nucleo duro del PCE (comunisti abbastanza vecchia maniera) ne ha assunto il pieno controllo, liquidando i non ortodossi. Lo scenario che Equo vorrebbe riprodurre è quello tedesco, con tre sinistre: socialdemocratici (in crisi), sinistra “dura” old style e un partito verde in grado di prendere voti tra i più a sinistra dei socialisti e i più “moderni” (perdona l’espressione) di IU. Oltre, ovviamente, ai voti di chi sino ad ora si è astenuto. Vedremo se ci riusciranno.
      Detto ciò, non credo che in Italia manchi un equivalente ad Equo. A mio giudizio, almeno nelle intenzioni SEL risponde più o meno allo stesso disegno di ricerca e innovazione nei contenuti e nelle pratiche politiche. Sottolineo il “più o meno”: SEL ha più rapporti con il sindacato, ad esempio, di quanto abbia Equo ed è più sensibile in generale ai temi del lavoro. Ma le affinità prevalgono, al di là della strategia legata al caso italiano sulle primarie, rapporto con il PD etc, che qui non prendo in considerazione.
      Rispetto a Union Progreso y Democracia, non concordo nel collocarli a sinistra. E’ un partito centrista, certamente laico ma liberaleggiante in economia e nelle politiche sociali. Ed è accanitamente centralista in un paese dove l’autogoverno è sempre stato un segno di progresso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...