Chi pagherà la crisi?

immagine tratta da http://www.cookaround.com

Sono in discussione in questi giorni le prime misure fiscali del nuovo governo Monti: si parla di re-introduzione dell’ICI, di aumento dell’IVA e di tracciabilità dei pagamenti per combattere l’evasione fiscale. Si discute anche l’introduzione di un “contratto unico” che riformi il mercato del lavoro sostanzialmente eliminando l’articolo 18 per i neo-assunti. Questa riforma viene promossa in nome della lotta alla precarietà, ma i precari italiani della rete “il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” hanno discusso e promosso un’idea diversa dell’uscita dall’instabilità durante lo scorso weekend, si può trovare una sintesi qui. L’assemblea ha approvato le dieci proposte che avevamo anticipato qui ma ha anche discusso un documento che spiega da dove si devono reperire le risorse e che vale la pena di riprodurre integralmente.

“I media, la politica, i commentatori, oggi parlano di lacrime e sangue, sacrifici, di mobilità.Oggi la precarietà sembra di tutti, come ieri sembrava solo nostra.

Ma noi la precarietà la affrontiamo da tempo, e non siamo disposti a ripartire da zero. In questi anni, mentre si negava il disagio e venivamo chiamati l’Italia peggiore, abbiamo lavorato senza salari, senza garanzie, senza alcuna comprensione del nostro essere umani oltre che capitale umano. Per anni abbiamo subito questo sistema e ne abbiamo sostenuto i costi e le derive.

Oggi noi non ci sentiamo in debito, ma in credito verso il nostro paese e la nostra classe dirigente. Un credito fatto di tempo, fatica, speranze che vogliamo presentare all’incasso.

Non sarà ai nostri padri e alle nostre madri che chiederemo il conto. Chi ci contrappone ai “garantiti” pensa di cavarsela additando come responsabili di tutto quello che è successo altri lavoratori che, a nostra differenza, hanno potuto godere di regimi di lavoro e di garanzie migliori e più diffusi.

Ma la crisi finanziaria, il debito pubblico alle stelle, la sperequazione sociale dilagante non sono stati provocati né da un metalmeccanico, né da un dipendente pubblico. Sono il frutto di quella parte della classe dirigente incapace di chiedere il sacrificio al più forte, prima che al più debole. Di un paese in cui la parola riformismo in questi anni ha significato accordo con i poteri forti a discapito dei singoli indeboliti nei loro diritti di cittadini e lavoratori .

Ed è questo quello che vogliamo denunciare, l’uso e la colpa della nostra classe dirigente di contrattare con la finanza, Confindustria, le banche, le assicurazioni, mentre dall’altra parte si impone ai sindacati, ai lavoratori e alle famiglie. La crisi la deve pagare chi l’ha provocata. La deve pagare, e non chiedere qualcosa in cambio.

Le risorse per un nuovo stato sociale più ampio e inclusivo devono provenire non dall’abbassamento dei diritti ma dalla tassazione dei grandi patrimoni. Sì, lo diciamo chiaro e forte, noi che un patrimonio non lo abbiamo mai avuto, vogliamo che chi lo ha accumulato sulle nostre spalle paghi. E paghi salato. Questo significa patrimoniale, subito.

Vogliamo che chi ha speculato sul mercato della casa, facendo schizzare alle stelle il prezzo di acquisto e di affitto sia chiamato a prendersi le proprie responsabilità. Questo significa raddoppio delle imposte sugli immobili sfitti o non utilizzati, con particolare attenzione ai grandi patrimoni immobiliari.

Vogliamo che chi ha speculato sui nostri titoli di stato e sulle nostre imprese riconsegni alla comunità quello che ha tolto pensando di restare impunito. Questo significa tassare le transazioni finanziarie e aumentare la tassazione sugli strumenti finanziari.

Vogliamo che le banche e le assicurazioni, che con discrezione dominano i nostri mercati interni, siano chiamate ad uno sforzo superiore al nostro per uscire dalla crisi. E questo significa calmierare i premi assicurativi e i costi di gestione bancaria per il prossimo quinquennio, apertura al micro e medio credito, divisione rigida tra risparmio ed investimento a rischio.

E ancora, vogliamo che le centinaia di consigli di amministrazione di società pubbliche che non svolgono alcuna attività se non quella di erogare stipendi a sei cifre, siano mandati a casa.

Vogliamo che i manager multimilionari delle società per azioni non possano ricevere bonus o buona uscita se lasciano le loro imprese e i loro lavoratori in condizioni peggiori di quelle in cui li avevano trovati.

Vogliamo che le risorse per l’istruzione e l’università pubblica siano aumentate, e che siano devolute a infrastrutture, diritto allo studio e ricerca, e non alla discrezionalità senza controllo di qualche rettore che prende a parolacce gli interlocutori e intanto fa assumere tutta la famiglia nel suo ateneo.

E sopratutto vogliamo che chi ha evaso o evaderà il fisco non possa transare, non possa beneficiare di condoni o scudi, ma debba pagare tutto ciò che deve. Tutto, fino all’ultimo euro. Come accade a tutti noi quando riceviamo una multa o una cartella esattoriale.

In altre parole, vogliamo ciò che ci spetta, e lo vogliamo adesso. Perché sappiamo che tutto quello che non c’è, e ancora manca, solo noi possiamo costruirlo. Dal basso, con la discussione, il confronto, la solidarietà e momenti di decisione collettiva. Mettendo nel decalogo delle nostre proposte tutto quello che crediamo non solo giusto, ma sentiamo come dovuto.

Come sei mesi fa, anche oggi non ci accontenteremo di un attestato di stima. Chiediamo fatti e coraggio.”

2 commenti

Archiviato in economia

2 risposte a “Chi pagherà la crisi?

  1. Barkokeba

    Ecco, dite tra le righe una cosa molto interessante: rendere particolarmente penalizzante il tenere immobili sfitti, vuoti, ecc. Sarebbe un bel modo di rendere poco attrattiva la speculazione: costruisco troppo o patentemente male? Non mi conviene farlo, perché ci pago sopra una quantità di tasse tremendo.

  2. Pingback: La maternità è un lusso? | Italia2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...