Come diminuiamo gli introiti dei parlamentari? Aumentandogli lo stipendio

Immagine tratta da assicurazioniprestiti.com

Basta demagogia sui costi della politica, da non confondere con quelli della democrazia.  Gli eletti in questo paese devono guadagnare di meno, in nome dell’austerity e per rispetto di noi poveri precari, casalinghe, disoccupati e pensionati? No. Anzi, la mia idea è che dobbiamo aumentarli lo stipendio tabellare di 1000 euro al mese. Ecco però a quali condizioni, una volta tanto non demagogiche e che forse – otre la propaganda – determinerebbero un qualche risparmio concreto e maggiore trasparenza.

Gli introiti degli eletti al Parlamento nazionale e nei consigli regionali sono oggi determinati sostanzialmente da tre voci: uno stipendio “tabellare” (seimila e rotti euro) una quota di indennità (che varia a seconda della funzione, ma che non è mai inferiore ai 3 mila e rotti euro) e una diaria di quattro mila euro al mese. C’è poi la questione vitalizi, che si maturano anche con una sola legislatura. La cosa che NESSUNO dice MAI è che qualsiasi eletto sia al livello nazionale che locale versa, in virtù del ragguardevole stipendio che prende, fra i 1.500 e i 2.000 euro al mese al proprio partito, sotto forma di “erogazione liberale” non tassata. Dopo il referendum  che vietò il finanziamento pubblico ai partiti in Italia abbiamo, come sempre, fatta una legge e trovato l’inganno. Oggi infatti i partiti in parlamento prendono un “rimborso elettorale” di un euro per ogni voto preso alle elezioni del parlamento nazionale, europeo e nelle regioni per ciascun anno di legislatura (parliamo dunque di milioni), dividendosi anche la quota dei partiti fuori dal parlamento che hanno preso voti ma per una quota inferiore al 4%. A questi soldi si aggiungono quelli che gli eletti a qualsiasi livello gli versano. Io penso che ci sia bisogno di una riforma seria di questo meccanismo.. Ad ogni modo, se scegliamo di perpetuarlo  – e dico subito che io sono FAVOREVOLE ad un sostegno pubblico all’attività politica dei partiti – lo dobbiamo  fare:

1)      Tassando le donazioni e erogazioni a loro favore

2)      Rendendo pubblici e trasparenti TUTTI i loro bilanci, sulla base dei quali ottengono rimborsi elettorali e fondi pubblici per attività da svolgere. Ma tutte rendicontate, e di sicuro inferiori una volta emerse a un euro per voto.

3)      Rendendo possibile la donazione dell’8 per mille. Non si capisce perché la Chiesa cattolica sì e i partiti no

Si potrebbe in questo modo aumentare lo stipendio tabellare degli eletti, sapendo che i soldi che verseranno ai loro partiti di appartenenza verranno tassati. Non solo; uno stipendio più alto servirà loro a versare contribuiti adeguati nella cassa INPDAP. Come tutti i precari d’Italia con contratto a tempo determinato, anche i politici svolgono un lavoro legato al consenso che li mette dunque nella condizione di transitorietà. Niente più vitalizio; che versino i contributi nella cassa dove li versano i precari della Pubblica Amministrazione. E le indennità? Le tagliamo, tanto su quelle non si calcolano i contributi previdenziali che abbiamo aumentato sul tabellare. Le portiamo a 1.800 euro al mese di base, 2300 per i presidenti di commissione, 2.500 per gli Uffici di Presidenza, 2800 per Presidenti e Vicepresidenti di Camere e Consigli, 3000 per premier e Presidente della Giunta. E la diaria? Solo a rimborso di fatture (utenze) e contratti (di lavoro o locazione) regolarmente registrati. Deputati e consiglieri direttamente non vedono un euro.

E poi? Poi decidiamo che la remunerazione di presidente di Camera e Senato è la soglia massima erogabile dal servizio pubblico, nel quale non esisteranno più buone uscite o liquidazioni milionarie. Direttori generali di Ministeri, ASL Enti e Società partecipate (loro stessi espressione della politica) si adegueranno. E la loro indennità, come quella dei dirigenti, dovrà essere misurata sul conseguimento di obiettivi concreti. Altro che Brunetta, che se la prendeva con i poveracci.

E i consiglieri municipali, comunali e provinciali, le cui remunerazioni si basano oggi soprattutto sui gettoni di presenza? Le aboliamo. Diamo uno stipendio vero anche a loro, comprensivo di indennità e diaria. 1500 euro al mese per i consiglieri municipali, 3000 euro al mese per quelli comunali e 4000 per quelli provinciali. E basta.

Il risultato di tutto questo?

Un risparmio vero e consistente, derivante dall’abolizione dei vitalizi, dal ridimensionamento delle indennità, dall’abolizione dei gettoni di presenza, dalla rendicontazione delle diarie degli eletti, dall’emersione del lavoro nero in politica, dalla tassazione delle donazioni ai partiti e dalla trasparenza dei loro  bilanci sulla base della quale si procederà a rimborso e sostegno non più indiscriminato, dalla fine degli stipendi, liquidazioni e pensioni d’oro dei manager che operano nel pubblico.

Tutto portando lo stipendio tabellare dei deputati e consiglieri regionali a settemila euro, ma facendo in modo che sia la loro unica entrata netta. Il paradosso di guadagnare di più per prendere di meno.

(Enrico Sitta)

3 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, partiti

3 risposte a “Come diminuiamo gli introiti dei parlamentari? Aumentandogli lo stipendio

  1. Francesca Marta

    La demagogia applicata a questa discussione produce un risciho. Il rischio è che la politica diventi una cosa per ricchi e che si passi senza avvedersene da una democrazia a una plutocrazia (come è già successo).

    Aggiungo:
    – che serve un gesto simbolico forte di discontinuità e di solidarietà tra la cosiddetta casta e i cittadini comuni. Su questo non si può derogare. Quale possa essere questo gesto è altra questione;
    – tassare le donazioni ai partiti la trovo una proposta discutibile. I partiti vanno considerati come uno strumento della democrazia e della partecipazione e non come lobby di potere, almeno partirei da questo presupposto. In tal senso hanno un’alta funzione sociale positiva, di coesione del territorio e di governance allargata. La linea dovrebbe essere quella di incentivare fiscalmente le donazioni fatte dalle persone alle iniziative socialmente rilevanti e non lucrative (mi sembra lo dicesse anche Stefano)…. Ma se ne potrebbe parlare..
    – penso, in generale, che sui costi della politica si faccia molta demagogia e si metta troppa carne al fuoco. Da un atteggiamento corporativo di autodifesa selvaggia a un atteggiamento da Robespierre che vorrebbe vederli tutti sulla ghigliottina. Ci sono privilegi che la politica deve conservare: un buon tenore di vita, una serie di servizi che gli consentano di fare il suo lavoro senza gravare sui cittadini normali (che palle pure Monti che prende la freccia rossa…controlli, scorte, polizia, se c’è una caccola per terra ritardi di ore per verifiche, artificieri, ecc.); però al tempo stesso non si spiega perché ci debbano essere privilegi assurdi, retaggio di una simbologia arrogante del potere: parrucchieri, barbieri, ristoranti, abiti, ecc. praticamente gratis….perchè? ed è altresì grave la rete di impunità, il riciclaggio continuo dei nomi, il controllo politico degli enti pubblici, i costi degli apparati;
    – infine, una riflessione a se meriterebbe il tema oltre che dei costi della politica, del rapporto “qualità/prezzo” della classe dirigente di questo paese, pubblica e privata; politici e imprenditori; giornalisti (quelli di grido, ovviamente) e magistrati; bancari e dirigenti degli apparati dello stato. Siamo sicuri che valgono quello che costano? Non è solo la politica ad avere scarsa qualità a prezzi stellari, sono tutte le classi dirigenti.

  2. Enrico Sitta

    Concordo su tutto Francesca. Qui il mio pezzo ha di fatto un intento provocatorio, cercando di spostare la discussione su punti veri anziché, appunto, demagogici. La tassazione delle donazioni è parte della provocazione, ma almeno scende nel dettaglio che nessuno vuole mai prendere in considerazione.

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