Proposta: scegliamo le candidate e i candidati con i caucus

Una palestra scolastica. Qui si svolgono spesso i caucus in America. Foto tratta dal sito del comune di Caorle (Ve)

Dopo la bocciatura dei referendum da parte della Corte Costituzionale rimane aperta la questione di come vengono selezionati i membri del parlamento. Un tema tanto più importante quanto più grave si fa la crisi di fiducia popolare nelle istituzioni democratiche. Basti guardare a tale proposito i dati dell’ultimo rapporto Demos su “gli italiani e lo Stato”: tra tutti i corpi costituzionali, i partiti politici e il parlamento sono quelli che riscuotono meno fiducia – e fin qui poco di nuovo. La novità è la rapidità del crollo tra il 2010 ed il 2011: la percentuale di chi dichiara di avere fiducia nei partiti cade dal 7,7% al 3,9%, quella per il parlamento scende dal 13,4% all’8,9%. E’ certo il frutto delle campagne anti-casta basate sui costi della politica ma forse non è un caso se le stesse campagne siano iniziate nel 2006, il primo anno di entrata in vigore dell’attuale legge elettorale che ha creato il cosiddetto “parlamento dei nominati”. Mentre è difficile sperare che l’attuale legislatura modifichi il porcellum, si può invece ragionare su cosa possono fare a legislazione vigente i partiti – e nello specifico i partiti del centrosinistra – per scegliere i candidati in una maniera allo stesso tempo più partecipata e più credibile. La proposta che qui si vuole illustrare verte sull’introduzione dei caucus, vediamo di cosa si tratta e come si potrebbe realizzare qui in Italia.

1. Cosa sono i caucus? Sono assemblee di un partito o di un gruppo politico che hanno lo scopo di decidere azioni comuni o di scegliere candidati. In America sono usate soprattutto dal Partito Democratico in alcuni Stati. Fu il sistema dei caucus usato in Iowa, e non le primarie, a favorire l’ascesa di Barack Obama nel 2008.

Nel sistema americano le persone si riuniscono di solito in una palestra o in un grande locale pubblico – talvolta però basta il soggiorno di una grande casa. Ci sono prima degli interventi a favore dei vari candidati e poi le persone si dividono anche fisicamente a seconda del candidato che votano. Se nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, il gruppo più piccolo viene invitato a sciogliersi e ad aggregarsi ad uno di quelli più grandi. Si procede per eliminazione dei gruppi via via più piccoli fino a quando non c’è la maggioranza assoluta. Il voto è quindi pubblico, e questa è solo la prima differenza con quello che si potrebbe fare in Italia.

2. Si potrebbero utilizzare i caucus per selezionare almeno una parte delle candidature e questo non per perpetuare la vecchia classe politica ma per garantire comunque una rappresentanza a quelli che magari non saranno grandi oratori ma hanno competenze importanti da far valere nelle assemblee legislative: chissà se persone del calibro di Ciampi o Delors avrebbero mai passato un sistema simile. Ecco, in pochi punti, come si potrebbe adattare alla realtà italiana questo sistema:

a. I Caucus materialmente sono delle assemblee al massimo di un giorno, da svolgere possibilmente nel fine settimana. Non si può arrivare solo per votare ma bisogna scegliere degli orari compatibili con quelli normali di lavoro e di cura dei bambini. I caucus di tutti i partiti del centrosinistra si svolgono nello stesso giorno e possibilmente negli stessi orari, così da evitare che la stessa persona voti più volte. La platea è la stessa delle primarie: si firma una dichiarazione, si paga un tot e poi si partecipa.

b. I partecipanti all’assemblea ascoltano i vari “aspiranti candidati” che hanno un tot di minuti per spiegare chi sono e cosa pensano di portare come contributo politico (idee, rappresentanza di un mondo etc.).

c. Dopo aver ascoltato i candidati, i membri dell’assemblea votano. Si può prevedere che si voti per un uomo ed una donna per garantire la pari rappresentanza di genere. Lo scrutinio è segreto.

d. Quanti candidati seleziona ogni caucus? Siccome i collegi attuali sono plurinominali si può decidere sia di eleggere tutti i candidati di un collegio in un unico caucus, sia di dividere il territorio in un numero di caucus pari al numero di posti in lista

e. Si può pensare anche che ci siano dei caucus “tematici” per far sì che nelle liste siano rappresentate anche determinate realtà: movimenti, settori, temi. Ci può essere per esempio il caucus della ricerca o quello di una determinata categoria del mondo del lavoro.

f. Al partito rimarrebbe da una parte la scelta su una percentuale di posti (senza esagerare) non sottoposti al sistema dei caucus e dall’altra la scelta della priorità in lista dei vari candidati. Per dare trasparenza al sistema si potrebbero comunque indicare i criteri di questa scelta: quante persone hanno partecipato al caucus, rappresentanza di tutti i territori, rappresentanza di genere etc.

g. I partiti dovrebbero poi garantire, prima e durante i caucus, una “piazza” comune dove i potenziali elettori possano confrontare le varie candidature e dove i vari candidati possano presentare le proprie proposte: non solo un sito internet ma anche dei manifesti comuni. Andrebbe valutata la possibilità di vietare le campagne pre-caucus dei singoli candidati e di svolgere tutto nella “piazza comune” e nelle assemblee, così da ridurre di molto sia i costi delle campagne che le disparità tra chi ha già una posizione (nelle istituzioni politiche o nella società) e chi non ce l’ha, al di là dell’anagrafe.

3. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei caucus all’italiana? Va detto che nessun sistema è perfetto e per valutare quello che qui si propone bisogna confrontarlo con le alternative esistenti: forse che il sistema delle preferenze ancora oggi adottato per le comunali o le regionali è esente da clientelismo e controllo da parte delle organizzazioni di partiti spesso poco democratici? Il sistema delle primarie per scegliere i singoli candidati al parlamento, poi, comporterebbe diversi rischi: aumento dei costi della politica, clientelismo, gente portata coi pullman a votare, riproduzione di vecchi ceti dirigenti, possibilità per elettori di altri partiti di decidere le liste di partiti diversi e spesso opposti al loro.

4. Il sistema dei Caucus non è perfetto ma riduce alcuni di questi problemi: si chiede ad una persona di partecipare ad un’assemblea di un giorno e quindi, quantomeno, se si tratta di consenso clientelare, se ne alza il prezzo. Con il sistema dell’assemblea e della “piazza comune” si ridurrebbero drasticamente i costi della campagna che si svolgerebbe prevalentemente all’interno delle assemblee, un po’ come avviene per i rappresentanti d’istituto in molte scuole superiori. Almeno formalmente, tutti gli aspiranti avrebbero le stesse possibilità di far valere le proprie ragioni in assemblea, permettendo anche l’emergere di candidature nuove. C’è il rischio ovviamente che si presenti un completo outsider, magari pazzo, magari corrotto e che grazie ad un fedele manipolo riesca a prendere in mano l’assemblea. Per questo è importante pensare ad una scrematura delle candidature da parte di una commissione di garanti in base a criteri predefiniti. Con i caucus, la selezione avverrebbe di più sulla base della politica e delle biografie e di meno sulla base delle rendite pregresse, ovviamente stiamo parlando in termini relativi. Allo stesso tempo un buon amministratore locale o un consigliere molto conosciuto potrebbero comunque farsi valere in un contesto del genere così come un parlamentare uscente che si è dato molto da fare non dovrebbe avere molti problemi a rendere conto della propria attività. I partiti potrebbero anzi pensare di tenere in vita i caucus anche dopo le elezioni, come metodo con cui le cittadine ed i cittadini possano concorrere “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, che poi sarebbe la funzione che l’articolo 49 della costituzione attribuisce ai partiti stessi.

(Mattia Toaldo)

8 commenti

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8 risposte a “Proposta: scegliamo le candidate e i candidati con i caucus

  1. Questa bellissima idea di Mattia Toaldo, di cui forse parlammo per la prima volta un anno e mezzo fa, a me ha sempre convinto molto. Credo davvero che sarebbe un utile strumento di contaminazione positiva per i partiti e un esempio virtuoso di partecipazione dal basso, senza alcuni dei problemi che oggi anche le primarie pongono. Mi chiedo allo stesso tempo se non sarebbe il caso di introdurre qualche paletto come strumento correttivo. Ritengo ad esempio che, per evitare che in un contesto simile a pesare siano come spesso accade posizioni rendita acquisite nel corso degli anni dentro l’organizzazione, si potrebbe pensare stante l’attuale legge elettorale che il partito possa comunque esprimere una quota pari al 50, 60 o anche 70% delle candidature salvaguardando equilibri interni. I caucus potrebbero invece determinare per la restante percentuale la scelta di persone iscritte, simpatizzanti, affini che però non abbiano MAI ricoperto cariche elettive per il partito. Figure e biografie nuove, individuate da una platea più larga dei soli iscritti. Resterebbe poi da stabilire un modo per calmierare, fra quota “nazionale” e quota locale dei caucus, le posizioni in lista per bilanciare la concreta possibilità di elezione. Ma insomma sarebbe davvero un bel segnale, forse imprescindibile per un partito che si candida a cambiare il paese anche nel modo in cui fa politica e seleziona la propria classe dirigente.

  2. Andrea Declich

    Caro Mattia, il caucus è un modo di fare le primarie. Non penso che imporre ai cittadini un impegno così gravoso sia una proposta vincente. Bisogna facilitare l’accesso dei cittadini alla politica, facendo in modo che lo scarso tempo e attenzione si concentrino sulle cose che contano. Meglio i gazebos, secondo me. Al di là di tutto, comunque, è una questione tecnica. Io la ho proposta in un commento a un post di Cecilia D’Elia (http://italia2013.org/2010/09/29/il-tempo-della-primarie-e-adesso/), qualche tempo fa e in un post che avevo scritto proprio su Italia 2013 (http://italia2013.org/2010/12/20/realismo-o-scarsa-ambizione-ancora-sulla-proposta-bersani/). Ho visto che se ne è fatto portatore Walter Tocci, per il PD. Ma penso che i partiti (per quelli di sinistra è delittuoso) non ci sentano proprio da quell’orecchio. In attesa di una legge elettorale degna di questo nome, sarebbe una bella risposta democratica…

  3. Felice Airoldi

    mi piace ma..Senza militanti democratici non esiste democrazia partecipativa……tutto sta nella scelta dei candidati che non devono essere scelti solo perchè …. giovani, donne, sindacalisti, panettieri…taxisti, ecc….ma gente capace e competente, sarebbe meglio bloccare i “professionisti” militari, avvocati, magistrati, medici, industriali ecc….espressioni di lobby. “privilegiare” personale e precari della scuola, università, sanità, servizi pubblici….per i “teknici” paghiamo già enormemente tutte le commissioni…di garanzia….e questo governo di macelleria sociale.
    Attenzione!!! Pessima espressione di superficialità e qualunquismo sono le liste del MoVimento 5 stelle, fatto salvo alcune persone valide, vera espressione del territorio, assisto a un collage di personaggi incapaci, incompetenti, minacciosi e violenti…almeno nei modi e nelle parole, il più delle volte…. impresentabili….senza nessuna esperienza di lotta. p.s. parlo per Genova e per realtà con le quiali ho avuto contatti.

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  6. Grazie per i vostri commenti, tutti molto interessanti. Le vostre proposte sono altrettanto valide della mia e mirano allo stesso scopo: promuovere insieme al ricambio anche una migliore qualità delle candidature in quadro di proposte realistico, cioè che tenga conto delle posizioni dei partiti. Il problema è che, nella situazione attuale, non c’è neanche una coalizione di centrosinistra degna di questo nome. Si agisce come se non si fosse vinto con un determinato schieramento nelle amministrative di 6 mesi fa e come se non ci fosse, comunque, la scadenza naturale della legislatura tra poco più di un anno. Eppure i sondaggi e le inchieste più serie dimostrano come riuscire a mobilitare i propri elettori sarà cruciale, così come lo è stato nel 2008 ed in seguito. E di questo spero che ne riparleremo.

  7. Lorenzo Fanoli

    letto rapidamente sono d’accordo ma c’e’ qualche problema perche’ ho visto condidati pagare direttamente pullman e persone a centinaia. L’ho visto al congresso dei Verdi di Chianciano che elesse Maria Grazia Francescato e Pecorario Scanio

  8. Barkokeba

    Questo si legge nel programma di Gasbarra per le primarie: “il Pd del Lazio svolgerà le primarie per scegliere i candidati alla carica di sindaco, di deputato e senatore”. Sembra un punto interessante, non credete? http://www.paesesera.it/Politica/Il-programma-di-Gasbarra-per-la-segreteria-Largo-a-giovani-e-donne

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