Come muore una politica (sociale)

I promotori di “Sbilanciamoci” e un ampio cartello di soggetti della cittadinanza attiva che va sotto il nome di “I diritti alzano la voce” hanno presentato il Libro Nero sul Welfare italiano. Come il Governo italiano con le manovre economico-finanziarie e la legge delega fiscale e assistenziale  sta distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti, un dossier che analizza l’impatto degli ultimi provvedimenti  in materia di finanza pubblica del Governo Berlusconi sul settore del welfare e sull’insieme dei diritti ad esso collegato.

I dati e le informazioni proposte ci pongono dinanzi ad uno scenario drammatico, per il welfare italiano, sottoposto ad una pesantissima contrazione della spesa. E’ stato calcolato che tra il 2007 e il 2013 si realizzerà una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali da 1.594 a 144 milioni di euro.

Come viene messo in evidenza dal Libro Nero sul Welfare il taglio più significativo ha riguardato il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS), previsto dall’ art. 20 della Legge 328/00, le cui risorse contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della rete territoriali dei servizi sociali gestita dagli enti locali. Nel 2007, al netto delle risorse dedicate all’INPS, gli stanziamenti relativi al FNPS erano pari a 1 miliardo. Sono stati ridotti a 218 milioni nel 2011 per arrivare a 45 milioni nel 2013. In sostanza se gli Enti Locali, a loro volta colpiti duramente dalla manovra di finanza pubblica, vorranno continuare ad assicurare un livello minimo di servizi per i gruppi più fragili della popolazione potranno farlo solo spostando risorse da altri settori di loro competenza, aumentando la pressione fiscale in sede locale o attraverso un’ innalzamento del livello di compartecipazione degli utenti al costo dei servizi.

Il Fondo per le politiche della famiglia, istituito dall’art. 19 del Decreto legge 223/06, destinato a finanziare il Piano nazionale per la famiglia, il sostegno delle adozioni internazionali, le iniziative di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il fondo di credito per i nuovi nati, l’Osservatorio nazionale sulla famiglia e altri interventi relativi ad attività di competenza regionale,  poteva contare nel 2008 su 330 milioni. Nel 2011 le risorse destinate sono state 51 milioni e per il 2013 saranno appena 31 con buona pace di tutta la retorica sulla centralità  della famiglia.

Il Decreto legge 223/06 aveva anche istituito un Fondo per le politiche giovanili finalizzato al finanziamento di progetti per la promozione del diritto dei giovani alla formazione culturale, professionale e all’inserimento nella vita sociale (diritto all’abitazione, accesso al credito). Nel 2007 il Fondo era stato finanziato con 130 milioni. Nel 2011 gli stanziamenti si sono ridotti a 13 milioni e si manterranno su questo livello anche per il biennio successivo. E’ invece rimasto sostanzialmente invariato (44 milioni nel 2008 e 2009, 40 milioni nel 2010 e seguenti) il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, introdotto dalla Legge 285/97 e destinato alla realizzazione di interventi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza in 15 tra le principali città del paese.

Molto significativo è il pesante ridimensionamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, previsto dall’art. 11, comma 1 della Legge 431/98. Obiettivi del Fondo sono la concessione di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione nonché il sostegno delle iniziative intraprese dai comuni volte al reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati. Nel 2008 il Fondo aveva ricevuto risorse per 205,6 milioni. Nel 2010 sono stati ridotte a 143,8 milioni e nel 2011 a 33,5 milioni. Stessa sorte è stata riservata anche al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, istituito dall’art. 19 del Decreto legge 223/06: dai 50 milioni del 2007 si è passati ai 17 previsti per il 2013.

Le manovra di bilancio 2010 e 2011 ha invece azzerato del tutto tre Fondi previsti dalla Legge finanziaria 2007. E’ stato azzerato il Fondo per la non autosufficienza finalizzato a garantire su tutto il territorio nazionale l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni per le disabilità e la non autosufficienza (assistenza domiciliare integrata) che nel 2010 poteva contare su 400 milioni. Questo in un Paese che impegna già un livello assolutamente esiguo di risorse pubbliche rispetto al resto d’Europa  a fronte di almeno 2,6 milioni di persone non autonome..

Stessa sorte è toccata al Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio educativi per la prima infanzia (asili nido), finanziato con 446 milioni nel triennio 2007-2009 e non più rifinanziato dal 2010 e al Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati.

Questa lunga sequenza di numeri e dati evidenzia chiaramente, come il Governo di centro-destra, al di là della retorica, espressa a piene mani in questi anni, abbia sostanzialmente considerato le politiche di welfare come componenti non fondamentali dello sviluppo. Il messaggio è stato esplicito: bisogna tagliare il bilancio dello Stato e, oltre ad un simbolico sostegno economico o ad interventi emergenziali, queste politiche debbono considerarsi un lusso che non ci si può più permettere. Di fronte al rischi di marginalità, non autosufficienza, povertà, vi è solo la solitudine delle persone o al massimo l’aiuto “caritatevole” di qualche organizzazione filantropica.

In chiusura del Dossier  i promotori presentano alcune proposte,  partendo dal presupposto che in un momento di profonda crisi vada ripensato radicalmente il bilancio della Stato in termini di ripartizione delle risorse tra le varie politiche. Una diversa politica al tempo stesso semplice e realistica è possibile partendo  innanzitutto dalla definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali per determinare i diritti esigibili e dunque i servizi che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale. Aumentare la dotazione dei fondi nazionali per le politiche sociali. Introdurre il Reddito minimo di inserimento (2 miliardi di euro). Stanziare un miliardo di euro per l’avvio di almeno 3.000 asili nido nel 2012. Istituire un fondo di 800 milioni di euro per garantire un’indennità di disoccupazione ai lavoratori precari Prevedere uno stanziamento di 200 milioni per il sostegno sociale all’affitto per i meno abbienti e di 300 milioni aggiuntivi per il canone agevolato. Alzare dai 113 milioni di euro del 2011 (erano 266 nel 2008) a 300 milioni lo stanziamento per il servizio civile, permettendo così a 50mila giovani di poter fare quest’esperienza. Queste e altre proposte potrebbero essere finanziate attraverso una tassa patrimoniale, una revisione della tassazione sulle rendite finanziarie, il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan, la rinuncia al programma di produzione di 131 cacciabombardieri F35, la revisione delle convenzioni con le strutture sanitarie private>.

 (Alfredo Amodeo)

5 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, economia

5 risposte a “Come muore una politica (sociale)

  1. Gloria Malaspina

    Conosco il lavoro di “Sbilanciamoci” e ne condivido l’ispirazione, le motivazioni e gli obiettivi delle proposte. Aggiungo, oltre a questa testimonianza di interesse, che significa impegno attivo per lavorare in questa direzione, che i devastanti provvedimenti assunti in materia di politiche di Welfare – che non tengono conto di quanto e come esse “producano” reddito indiretto, oltre che coesione di cittadinanza – hanno un impatto totalmente negativo sulle politiche più specifiche di natura sanitaria, dal momento che quando vengono a mancare le condizioni di una tenuta seppure insufficiente in tante e varie situazioni di disagio, aumentano quasi in proporzione diretta la “caduta” delle condizioni di salute psicofisica delle persone e la richiesta di interventi di tipo sanitario. Quindi, a quei conti vanno aggiunti i danni sanitari alle persone e l’impatto sul sistema sanitario, sui suoi conti in rosso e, perciò, sul peso economico che molte famiglie sostengono direttamente per accedere a prestazioni.

  2. eva maio

    Muore e se pochi se ne accorgono, è perfino difficile commemorare il defunto, ricordarne i pregi.
    Muore alla chetichella, tanto le persone, la carne, il soffrire non entrano più in alcuna agenda di politico.
    Muore mentre tutti diventiamo esperti di borsa, di agenzie di controllo, di banche, di finanza.
    Se si procede così mangeremo, sbriciolate opportunamente ,le pagine di Economia e Finanza , lavoreremo tutta la vita e il bene del paese sarà sempre di più barattato per il bene di qualche banca.

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