Rifiutare il piano rifiuti della Polverini

foto tratta da h24notizie.com

Mercoledì 18 gennaio la maggioranza di centro-destra ha approvato il nuovo piano rifiuti della regione Lazio. All’uscita della seduta, tesissima, Renata Polverini ha inveito contro il “grande sindaco Veltroni”, secondo lei responsabile principale della disastrosa situazione della nostra regione. Già, qual è davvero la situazione in cui ci troviamo? Cerchiamo di ricostruirla, con l’aiuto della bellissima puntata che Presadiretta ha dedicato all’argomento.

Roma potrebbe vivere la stessa emergenza conosciuta da Napoli. Il motivo per cui questo non succede è la presenza di una discarica che da cinque anni opera in proroga, fuori dai limiti di legge, in pendenza di una procedura di infrazione dell’Unione Europea.

La discarica di Malagrotta è la più grande d’Europa (150 ettari per 9 km di perimetro), e riceve la spazzatura non della regione, ma solo di Roma, Fiumicino e Vaticano. Malagrotta dovrebbe essere chiusa perchè è piena, e più resta aperta più crescono i rischi di contaminazione grave del suolo. Malagrotta non viene chiusa perchè altrimenti non si saprebbe dove mettere tutta la mondezza prodotta da Roma.

Il piano approvato dalla regione Lazio prevede di raggiungere, nel giro di un anno, una percentuale di raccolta differenziata del 65%, che rispetterebbe le prescrizioni di legge. In questo modo, Malagrotta potrebbe essere finalmente chiusa, e i rifiuti differenziati trattati in appositi impianti. Peccato che, secondo i dati più aggiornati (2009), il Lazio riesce a differenziare solo il 15% dei suoi rifiuti; mancano i piani industriali per permettere alle città del Lazio di raggiungere questi obiettivi; la stessa AMA di Roma, città che produce più della metà dei rifiuti della regione, ha già fatto sapere che non arriverà al 35% di raccolta differenziata prima di due anni. Dunque, il piano poggia su presupposti inesistenti.

Naturalmente, è previsto un piano B nel caso gli obiettivi sopra indicati siano fuori portata. Lo “scenario di controllo” pensato dalla Regione è chiaramente il vero piano rifiuti, data l’assurdità dell’altro. Prevede la creazione di due nuove discariche temporanee (Riano e Corcolle), più un inceneritore e un’altra discarica a Pizzo del Prete, nel comune di Fiumicino. I siti sono stati scelti dal prefetto di Roma Pecoraro, su una lista compilata dai tecnici della Regione.

I cittadini delle zone interessate sono già sul piede di guerra. A Riano, sotto la cava che deve ospitare la futura discarica c’è una falda acquifera a quindici metri di profondità, e due ruscelli tutto intorno. La discarica di Corcolle sorgerà nelle immediate vicinanze di Villa Adriana (monumento incluso dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità) e sarà più estesa di Malagrotta. In entrambi i casi, migliaia di persone si troveranno a vivere nel raggio di due o tre km dai rifiuti. Le norme sull’agricoltura biologica prevedono che questa qualifica non possa essere data a prodotti agricoli coltivati a meno di 5 km da una discarica, perchè gli standard igienici e ecologici non sono garantiti. Migliaia di persone, senza norme che le difendano, dovranno invece respirare in un’area ancora più vicina.

Fanno bene i residenti a non fidarsi degli standard di sicurezza promessi dalla Regione? Il resto dei rifiuti del Lazio viene scaricato in altre nove discariche. Una di queste si trova a Guidonia: la Provincia di Roma ha diffidato il gestore per gli sforamenti ai limiti di legge per quanto riguarda metalli e componenti chimici. Un’altra è ad Albano: nata abusiva e poi “sanata”, si trova a pochi metri da vigneti e uliveti; tanto vicino che i carabinieri hanno deciso di mettere i sigilli all’ultimo dei sei invasi dell’impianto. La Regione ha quindi deciso di riaprire il quarto e il quinto, che dovevano essere chiusi per sempre. Tre dei sei invasi di Albano non sono coibentati, cioè non c’è isolamento tra i rifiuti indifferenziati e il terreno: il contagio con l’ambiente circostante è scontato. Sempre per quanto riguarda Malagrotta invece, uno studio epidemiologico, avviato anni fa dalla Regione, non è stato mai portato a termine.

La scelta di puntare, nel 2012, sull’apertura di tre discariche per risolvere il problema dei rifiuti del Lazio è dettata da una grandissima miopia nella considerazione del rapporto tra la popolazione e il territorio, e dalla necessità di risparmiare a breve termine. Gli investimenti per arrivare a percentuali massicce di raccolta differenziata infatti hanno un costo maggiore rispetto al conferimento dei rifiuti in discarica. Ma  il costo di oggi potrebbe trasformarsi nel risparmio di domani (oltre che in una regione più pulita), se la spazzatura venisse considerata, come già accade in tante parti del mondo e d’Italia, non un ingombro ma una potenziale ricchezza. Inoltre, il territorio non sarebbe sottoposto a una cura di veleni destinata a renderlo inutilizzabile per decenni, oltre che pericoloso per tutti.

Il tasso di riciclaggio di Roma Capitale (un titolo che suona davvero beffardo in questo caso) è al 24%, contro il 50% di città come Milano, Genova o Torino. Gli impianti di trattamento della differenziata non funzionano in maniera ottimale: parte della plastica, della carta e del vetro raccolti finisce comunque a Malagrotta, in mezzo a tutto il resto. L’impianto di trasformazione dell’umido in compost riesce a trattare solo il 50% dell’umido raccolto a Roma. L’eccedente viene affidato, mediante gare d’appalto, ad aziende private che si occupano di trasformarlo in concime di alta qualità e immetterlo sul mercato per il proprio profitto. Una scelta che costa al Comune di Roma 1,6 milioni di euro l’anno. Non è un caso che la tassa sui rifiuti che pagano i cittadini romani sia tra le più alte d’Italia, e destinata a crescere: il piano rifiuti della Regione non prevede nuovi impianti di trattamento, perciò lo spreco aumenterà.

Eppure, a Roma, negli anni passati erano state avviate sperimentazioni di raccolta differenziata porta a porta che avevano portato a tassi di raccolta fino al 70% (nei quartieri di Colli Aniene e Trastevere), e alla scomparsa dei cassonetti dalle strade. Dal 2009, l’AMA, secondo i piani della nuova giunta, ha abbandonato la sperimentazione porta a porta per passare al sistema duale (ad esempio nei quartieri Marconi, Don Bosco, Nomentano e nel III Municipio): i cassonetti bianchi e blu restano, mentre l’umido si porta ad alcuni camioncini fermi in strada  in certi orari. Quando non c’è il furgone dell’AMA, l’umido viene abbandonato accanto ai cassonetti di vetro, carta e plastica, formando mucchi di rifiuti, e il tutto viene raccolto insieme. Di fronte a un servizio tanto male organizzato, i cittadini non si sforzano di andare ai punti di raccolta negli orari stabiliti: per evitare che la spazzatura venga lasciata tutta in strada, il Comune ha dovuto riportare dei cassonetti dell’indifferenziata dove li aveva tolti; tuttavia, ha deciso di estendere questo modello inefficiente anche ad altre zone della città.

D’altronde l’AMA non sta attraversando un periodo tranquillo. L’ex amministratore delegato Franco Panzironi, braccio operativo della fondazione alemanniana Nuova Italia, è stato rinviato a giudizio insieme ad altri dirigenti con l’accusa di aver favorito 841 assunzioni tra il 2008 e il 2009 al di fuori delle regole. Il suo successore Stefano Andrini, ex picchiatore, ha dovuto lasciare l’incarico nel 2010 per il suo coinvolgimento nell’inchiesta sull’elezione del senatore Nicola Di Girolamo, accusato di truffa e riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta (oggi è di nuovo all’AMA, come responsabile dell’ufficio tariffe). L’attuale ad, Salvatore Cappello, ha invece la fedina penale ancora pulita.

Una seria raccolta differenziata potrebbe arricchire la nostra città e ripulire il nostro territorio. Non sarà così finché la parte peggiore della politica continuerà a considerare la raccolta dei rifiuti solo in funzione della soddisfazione delle proprie clientele. Ai cittadini il dovere di pretendere una gestione onesta e produttiva di quello che è un vero e proprio bene comune.

(Riccardo Pennisi)

4 commenti

Archiviato in economia, Roma, urbanistica

4 risposte a “Rifiutare il piano rifiuti della Polverini

  1. Segnalo che recentemente i dirigenti dell’Ama si sono assegnati anche un premio in denaro, l’ex presidente Andrini citato nell’articolo di Riccardo ha ricevuto mille euro di bonus: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=179363&sez=HOME_ROMA&ssez=CITTA

  2. hariseldon_74

    Sul tema segnalo i dati dell’agenzia per i servizi pubblici di roma
    http://agenzia.roma.it/documenti/relazioni/189.pdf (da pag. 122)
    e l’indagine sulla conosceza e la soddisfazione dei romani
    http://agenzia.roma.it/documenti/monitoraggi/446.pdf

  3. Pingback: Signor Sindaco, si dimetta | Italia2013

  4. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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