Signor Sindaco, si dimetta

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno in tenuta da alpinista. Foto tratta da http://www.liberoquotidiano.it

La neve a Roma è stata anche un evento piacevole, soprattutto per i bambini. Per molti altri, però, è stato un problema anche piuttosto grave: migliaia di persone intrappolate nelle loro auto, tantissime che hanno inutilmente vagato tra mezzi pubblici rarissimi e troppo affollati, altre ancora che sono bloccate nel loro isolato da ben 48 ore. Il sindaco di Roma Capitale – a quante e quanti questo nuovo nome del Comune sarà sembrato paradossale in queste ore! – era il massimo responsabile del buon funzionamento della città in questi giorni. Il suo fallimento è facilmente riscontrabile da chiunque fosse a Roma ma la sua arroganza nel rispondere alle critiche ha passato il segno. Vediamo perché, alla luce di alcuni fatti.

Prima delle critiche bisogna constatare un fatto: una nevicata così, a Roma, non è un fatto comune. L’ultima, a nostra memoria, fu a metà degli anni Ottanta. E’ quindi assolutamente plausibile che il Comune non avesse i mezzi per farvi fronte. Sarebbe assurdo pensare che, per un evento che si verifica così di rado, a Roma ci fossero sufficienti spazza-neve o mezzi spargi-sale.

Detto ciò, l’evento era improbabile statisticamente, ma altamente previsto nel giorno in cui si è verificato: chiunque avesse letto le previsioni del tempo nell’ultima settimana (cioè già dal weekend scorso) sapeva che tra venerdì e oggi a Roma ci sarebbe stata un’ingente nevicata. Stando all’articolo di oggi di Carlo Bonini su Repubblica, lo sapeva anche il Sindaco che però nelle sue dichiarazioni di ieri ha fatto di tutto per negarlo. Secondo questa ricostruzione, già giovedì sera il Sindaco era stato convocato dalla Protezione Civile e messo di fronte alla situazione: “Il bollettino che gli viene consegnato è chiaro – scrive Bonini – i meteorologi prevedono per venerdì 3, fino all’alba del 4, “precipitazioni combinate” pari a 35 millimetri d’acqua. Con una postilla ovvia. Se sarà acqua o neve, dipende da dove si collocherà lo “0” termico. Alemanno, che per giunta è un alpinista, dovrebbe sapere che quei 35 millimetri d’acqua, se trasformati in neve, significano 35 centimetri. E, almeno giovedì sera (al contrario di quanto dirà poi), la questione sembra essergli chiara. Si lascia infatti con Gabrielli con un impegno e una scommessa guascona: “Caro prefetto, allora ce la giochiamo con un grado. Venerdì osserveremo la temperatura. Se raggiungiamo lo “0” in città, faccio partire il “piano neve””. Il capo della Protezione civile prende atto, ma insiste. Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il “Sistema nazionale di protezione civile”. Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l’emergenza. Alemanno ringrazia, ma declina: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla”.

Perché giovedì sera il sindaco di Roma, che sa di non avere abbastanza mezzi per far fronte ad una nevicata di questa entità, non accetta l’offerta della Protezione Civile? O l’articolo di Bonini è un falso, e quindi il Sindaco deve smentirlo documenti alla mano, oppure deve rispondere a questa semplice domanda. Ci sono poi due ulteriori prove empiriche della consapevolezza del Campidoglio dell’emergenza neve già dalle prime ore di venerdì: i mezzi pubblici di superficie sono già sensibilmente ridotti fin dalle ore in cui i romani si devono recare al lavoro, quasi che il “piano emergenza neve” dell’Atac fosse già in funzione; la raccolta differenziata porta a porta dell’Ama in vigore in alcuni quartieri non viene effettuata la mattina di venerdì. Si badi bene, nella maggior parte della città comincia a cadere neve mista a pioggia solo poco prima di pranzo e solo verso le 14 cade neve vera e propria. Perché due aziende sotto la totale responsabilità del Campidoglio smettono di funzionare a regime già alcune ore prima? Viene da pensare che, forse, la gran parte dei mezzi di queste due aziende non fosse stato dotato di catene anti-neve, quantomeno strano visto che, sempre stando all’articolo di Repubblica, “martedì 31 gennaio, il suo Tommaso Profeta (l’uomo che è con lui alla Protezione civile), ha inviato alle 3000 associazioni di volontariato della città una comunicazione ufficiale che invita alla immediata mobilitazione”. Tra martedì e venerdì non si risolve questo problema e non si spiega ai romani che dovranno spalarsi la neve da soli, come ha dichiarato ieri il sindaco. Nulla di scandaloso, è quanto avviene in molte città dove nevica di frequente: in quel caso sono i singoli condomini ad essere responsabili della neve sul proprio marciapiede. Solo che i romani scoprono di avere questa responsabilità dopo la nevicata e non prima. Le pale vengono distribuite quando è già impossibile muoversi e quindi raggiungere i 4 (quattro) punti di distribuzione. Viste le previsioni sarebbe stato ragionevole rafforzare i mezzi pubblici e dotarli di catene, limitando quel traffico privato che poi è rimasto bloccato sulle consolari, sulla tangenziale e sul Raccordo.

Quarantotto ore dopo la sua nevicata, ogni cittadino può facilmente verificare lo stato dei trasporti pubblici collegandosi al servizio “tempi di attesa bus” dell’Atac:  pochissime le linee in funzione e con tempi di attesa spesso oltre la mezzora. Non esattamente consigliabili all’aria aperta quando la temperatura è attorno allo zero. Peccato per chi, precari e dipendenti di aziende private, al lavoro ci è dovuto andare lo stesso sia ieri che oggi. Riuscirà il Sindaco a riattivare davvero il servizio in tempo per domani, quando riprenderà l’attività della gran parte delle persone?

Queste sono solo alcune domande per il Sindaco. Ci si aspetterebbe una risposta pacata e umile, visto quello che è successo negli ultimi giorni. Lo vediamo invece molto frequentemente davanti alle telecamere nella zona del Colosseo. Da cittadini ci aspetteremmo che il Sindaco in queste ore fosse alla sua scrivania, in una riunione permanente con i suoi collaboratori e in contatto costante con i responsabili dei vari settori da riattivare. Se non è in grado, potrebbe chiedere scusa come fece il suo predecessore Vetere in un’altra era politica e come ricorda oggi Renato Nicolini. Difficile aspettarselo e allora forse l’unica cosa che c’è da augurarsi è che presenti la propria lettera di dimissioni visto che questo non è il primo “evento imprevedibile” di fronte al quale mostra tutta la sua incapacità nella gestione ordinaria della città: basti ricordare il nubifragio dello scorso autunno. Al Campidoglio è tempo che ritorni un sindaco perché la città ne ha proprio bisogno.

(Mattia Toaldo)

4 commenti

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4 risposte a “Signor Sindaco, si dimetta

  1. barkokeba

    Insomma, la neve a Roma non e’ esattamente un cigno nero…

  2. GIOACCHINO DE CHIRICO

    oltre alla disastrosa gestione “tecnica” della situazione credo si debba rilevare un fatto che dovrebbe essere squisitamente politico.
    esiste infatti una differenza tra la sensibilità di una destra innamorata delle decisioni perentorie, degli atti di coraggio (quali?), delle sfide, dell’eroismo e della chiamata alle armi (alle pale! alle pale!!) che è (o dovrebbe essere) radicalmente diversa di una dimensione di sinistra che si basa sul rapporto con i cittadini, l’ascolto delle necessità specifiche di ogni territorio, il decentramento ai municipi di alcuni compiti logistici e la mobilitazione solidale di chi ha una pala sola ma la passa al vicino di casa perché possa usarla anche lui …..

    • Redazione

      Concordo pienamente. E’ l’elemento che è mancato nella gestione della crisi e che per la giunta Alemanno era evidentemente impensabile: usare questa “crisi” per stimolare la solidarietà ed il senso di vicinato.

  3. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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