La libertà precaria

Quando si parla di precarietà si citano giustamente le condizioni materiali o personali: non permette di contrarre un mutuo o di programmare una vita. Si tende a dimenticare però che il precariato fa male anche alla società perché limita il libero esercizio di alcune professioni cruciali per il funzionamento della democrazia. Il giornalismo è una di queste.  C’è un legame molto stretto tra precarietà e libertà di stampa visibile anche alla luce dei dati presentati ieri dall’associazione Errori di Stampa.

 Secondo il censimento effettuato da Errori di Stampa, solo a Roma i precari del giornalismo sono 2.000. Si tratta di persone che lavorano non solo per i giornali ma anche per le agenzie di stampa, le radio, le televisioni. Molte delle trasmissioni di politica o di informazione si reggono sul lavoro di precari e precarie che spesso hanno contratti brevissimi e molte volte svolgono stage interamente gratuiti. Quando si viene pagati, nel mondo della carta stampata, le retribuzioni sono infinitesimali: secondo Errori di stampa si può arrivare fino a 5 euro al pezzo, con una media che è di 30 euro per ogni articolo. In pratica per arrivare ai mitici 1000 euro al mese (la soglia di sopravvivenza in una città dove si è fortunati se si trova un bilocale da 750 euro) bisognerebbe scrivere un pezzo al giorno per 40 giorni al mese.

Questa è una situazione insostenibile per chi scrive ma lo è anche per la società e la democrazia italiane: che giornalismo di inchiesta e coraggioso si può fare per quelle cifre? Eppure in tante e in tanti lo fanno lo stesso. Ma fino a quando? E quante telefonate si possono fare, quanti pranzi si possono offrire ai testimoni più importanti, quanti libri si possono leggere e quanto si può viaggiare con 5 euro al pezzo?

Le cause di questa situazione sono molteplici, ma il problema va posto e realtà come Errori di stampa non dovrebbero rimanere sole. Non dovrebbe essere solo una vertenza sindacale ma anche una questione politica. Un po’ come il sostegno ai giornali politici e di cooperativa tra cui il Manifesto a cui va tutta la nostra solidarietà.

 

5 commenti

Archiviato in cultura e ricerca, democrazia e diritti

5 risposte a “La libertà precaria

  1. Barkokeba

    Il problema c’è. Per chi legge l’inglese, suggerisco la lettura di questo articolo http://www.mondaynote.com/2010/07/11/too-many-journalists/
    Emerge che l’Italia è il paese con il maggior numero di giornalisti per copie vendute di giornale, ma con un basso numero di copie vendute… Insomma, invece di far pagare la bassa qualità dei giornali ai giovani giornalisti – bassa qualità, poche vendite, pochi stipendi – gli editori dovrebbero decidersi a fare giornali migliori…

    • Redazione

      sì e invece preferiscono a volte spendere milioni per pagare “vicedirettori ad personam” che vicedirigono solo se stessi. Per non parlare della Rai dove questo fenomeno è estesissimo e si accompagna a pletore di precari sottopagati. Il paradosso lì è che c’è tanta gente che ha lo stipendio per non lavorare e molta di più che lavora pur non avendo un vero stipendio..
      (Mattia)

      • Barkokeba

        Peraltro, in Italia ci sono “strani” modelli di business e intrecci proprietari, tipo grandi immobiliaristi che hanno la proprietà dei giornali locali. Con i quali producono, “inevitabilmente”, consenso sulla loro visione della città. A parte gli effetti sulla città, è chiaro che è poco interessante – perché scontato – il punto di vista di un costruttore sugli sviluppi urbanistici. Penso che ne soffrano le stesse vendite…

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Barkokeba

    L’occidentale avrebbe trovato la prova che la corrispondente di repubblica in Siria sarebbe stata amica, o in buoni rapporti, con Assad e il suo entourage. E giù contumelie. Il fatto è che il rapporto con le fonti, nel giornalismo, è sempre di scambio. La bravura del giornalista è fare lo scambio senza occultare la verità, ma, anzi, usare il do ut des per capire di più e meglio la realtà. Chiaramente, non è da tutti. Infatti i bravi giornalisti sono sempre di meno.
    Sull’articolo de l’occidentale, giudicate voi http://www.loccidentale.it/node/113704
    Per parte mia, Ritengo che la questione andrebbe giudicata più da quello che ha scritto la giornalista in questione sul giornale che non sulla base degli scambi di mail con la “fonte” e di regali. Questo per fare buon giornalismo. E magari per seppellire repubblica sotto critiche meglio argomentate… Ma bisognava cercare gli articoli, leggerli, valutarli, lavorare…

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