Ricostruire le parole della scuola

"Ringraziamo tutti i genitori per l'acquisto della fotocopiatrice". Roma, cancello di una scuola elementare. Foto Italia2013

Quanto le scuole abbiano bisogno di essere di nuovo al centro di un’attenzione positiva non c’è neppure bisogno di ricordarlo. Basta rievocare, nell’autunno ed inverno 2011,  le immagini degli studenti sulle piazze e sui tetti, armati come scudi dei loro libri, che difendevano i loro luoghi di formazione.

Ascolto ed attenzione da parte  del nuovo ministro non sono mancati  e si sono già tradotti in alcuni atti significativi, ad es. il rilancio del “Piano per il sud” con i ministri Profumo e Barca, ma soprattutto la scuola, l’università e la ricerca sono entrate a pieno titolo nel Decreto del 27 gennaio il cosiddetto “Cresci Italia”.

Ci sono entrate, tra l’altro,  con due parole, “organico” ed “autonomia” che in questi anni sono state o svuotate di significato, vedi l’autonomia, o usate contro la scuola, vedi il taglio degli organici.

Adesso, invece, si parla  di organico funzionale e di rete, di autonomia finanziaria delle scuole, con gestione diretta delle risorse certe e, quindi, programmabili. Certo, si tratta di un cammino appena intrapreso; nel decreto le misure sono prudenti e graduali,  visto che per l’autonomia finanziaria si parla di un avvio con un progetto sperimentale e per l’organico, definito di scuola e di rete,  si è legati alle risorse già previste.

Tuttavia, si tratta  di segnali che riaprono l’agenda di lavoro sulla scuola nella direzione giusta. Il principio dell’organico dell’autonomia, di scuola e di rete, rafforza la progettualità delle scuole autonome e consorziate e apre la strada ad una stabilizzazione triennale dei docenti.  La costituzione di reti territoriali di scuole,  già esistenti in molte regioni, comporta adesso un’intesa con la Conferenza unificata stato regioni, avviando un dialogo istituzionale tra scuole e regioni che potranno così avere un ruolo significativo nel governo delle scuole.

I 60 giorni di tempo che intercorrono tra l’approvazione del decreto e le linee guida non sono solo un tempo “tecnico”, ma possono riaccendere un ragionamento sulla filosofia che c’è dietro queste proposte e attivare un percorso di “comprensione” delle difficoltà, reali e culturali a capovolgere l’impostazione centralistica dell’erogazione delle risorse da parte  del MEF (il ministero dell’Economia); “comprensione”che non è accettazione, ma presa in carico di quanto  impedisce di rendere effettiva la centralità della scuola come istituzione scolastica autonoma  e del perché di fatto l’autonomia  finanziaria non sia mai decollata. Ad esempio, aiutare le amministrazioni scolastiche a rendere trasparenti e consultabili i loro bilanci.

Rilanciare un confronto non solo tra addetti ai lavori, ma con tutti quelli che sono interessanti alle sorti della scuola in questo momento può aiutare a ricostruire  un clima positivo, una sorta di alleanza per la formazione e l’istruzione, vero motore della ripresa economica.

In questi anni  si è parlato di scuola quasi solo come di un corpo su cui tagliare e l’isolamento e l’autoreferenzialità, rischi sempre presenti, hanno rischiato di creare  demotivazione negli insegnanti e disaffezione negli studenti.

Possiamo riparlare di come valorizzare  le risorse umiliate, maltrattate, dimenticate di tutte le persone che quotidianamente si spendono per la scuola , di come restituire la scuola al suo ruolo  inclusivo, luogo di esercizio dei diritti dei bambini, delle bambine e delle ragazze e dei ragazzi.

In questa direzione si stanno muovendo piccoli e grandi provvedimenti ministeriali, che, messi insieme, costituiscono una trama di significato; si costruisce un progetto integrato per i Rom, si ragiona,  con dati alla mano,  sulla scolarizzazione degli alunni con cittadinanza non italiana, si riapre il tavolo sulle pari opportunità, si stanziano soldi per l’edilizia scolastica e si rilancia l’innovazione digitale, anche come misura di perequazione per i più svantaggiati.

Tutte queste cose riannodano le fila delle buone pratiche che le scuole  si sono inventate in questi anni e ridanno fiato a processi già avviati da tempo ma incompiuti o, peggio ancora, “sterilizzati”.

Come l’autonomia, come la valorizzazione della professionalità del personale della scuola.

Anche in un momento di crisi economica drammatica, anzi a maggior ragione, è plausibile introdurre un punto di vista differente rispetto all’accettazione supina di quanto sta accadendo proprio in termini di modello di sviluppo?

Se si ricomincia a tracciare un’idea di scuola in grado di rispondere ai veri bisogni dei nostri bambini/e e ragazze/ragazzi non si possono ignorare i dati di cambiamento prodotti dalla crisi e non solo quelli negativi, quali la povertà, la disoccupazione, il disagio, ma anche quelli positivi, quali la crisi del consumismo, la presa di coscienza del processo di precarizzazione del lavoro e il nuovo protagonismo delle donne.

Proviamo a pensare a competenze di cittadinanza come il primo traguardo in uscita dal biennio dell’obbligo, aggiungiamo le competenze digitali per tutti, soprattutto per quelli che non avranno più occasione di acquisirle, tracciamo un percorso di alternanza scuola-lavoro che consenta il rientro in formazione anche dei tanti che non  seguono un percorso lineare e rischiano di uscire per sempre dai circuiti scolastici, ripensiamo ai lavori “socialmente utili”come risorse per la società, alla tutela dei patrimoni artistici e naturalistici come base di un modello di sviluppo”umanamente” compatibile.

Impegnarsi nelle direzioni indicate è un obiettivo praticabile per un governo “a tempo”?

Il lavoro, di fatto, è già iniziato sia pure con fatica e forse è l’unico modo di lavorare davvero per la scuola e con la scuola.

Quanti di questi obiettivi si potranno realizzare o, quantomeno, impostare, dipende anche dalla partecipazione e dall’ attenzione che circonderà la ricostruzione della scuola.

(Filomena Maria Fotia, Dirigente scolastica)

1 Commento

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Una risposta a “Ricostruire le parole della scuola

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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