Un pink new deal

L’ultimo numero della rivista Leggendaria contiene un prezioso supplemento, curato dal webmagazine ingenere, dal titolo suggestivo Per un pink new deal. A Roma se ne discuterà il 22 febbraio a Palazzo incontroIn tempi di politica debole e di delega ai tecnici ci vengono offerte 35 pagine di riflessioni e proposte che rilanciano la politica delle donne aggredendo il nodo della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Possiamo leggervi un’indicazione di scelte che mettono al centro la questione della crescita affrontando il nodo di quale crescita e come. Interrogativo che sottopone a dura critica le azioni proposte, e imposte ai paesi europei, dal discorso dominante nell’Unione europea e avanza l’ipotesi di politiche economiche “generali” segnate dallo sguardo di genere. Da qui il provocatorio “pink”. In appendice l’abc che la rivista ha elaborato dopo la grande manifestazione di se non ora quando del 13 febbraio 2011, una efficace sintesi delle riforme necessarie. Ancora una volta la dimostrazione di quanto si è messo in moto nel 2011, della nuova forza delle parole delle donne italiane. Nulla di più lontano dallo specifico femminile, da una proposta di settore, ma davvero una politica per tutto il paese. Come viene detto nel vocabolario alla lettera “U”, “uomini”, tutto ciò farebbe bene anche a loro”. Farebbe bene all’Italia, farebbe bene anche a questa Europa che rischia di perdere se stessa continuando a curarsi con ciò che ha provocato la malattia. Ecco perché il “Pink New Deal” è un documento importante: – perché fa il punto dell’analisi originale delle economiste e delle intellettuali e lo propone in una versione comprensibile anche ai profani – perché, sempre con questo approccio aperto, fa delle proposte molto concrete e molto realistiche, che sono anche il frutto di battaglie politiche fatte dalle donne in questi anni. L’assegno di maternità universale, i congedi di paternità obbligatori, i distretti family-friendly, il piano straordinario per i nidi e i servizi per l’infanzia, l’universalizzazione della RU 486, l’abolizione degli stage gratuiti, il rafforzamento della rete dei centri antiviolenza. Sono tutte “riforme che cambiano la vita” come le abbiamo chiamate su italia2013. Cambierebbero la vita delle donne italiane ma anche degli uomini, perché c’è un’uscita dalla crisi che legge le differenze di genere e forse è l’unica possibile. In un bel saggio su ingenere, di cui avevamo parlato anche su Italia2013.org, Francesca Bettio ha ragionato sul genere della recessione che, in Italia come in America, è stata inizialmente presentata come un fenomeno che colpiva prevalentemente gli uomini. Anche la ripresa doveva dunque venire da lavori “badile in mano”, con una lettura chiaramente pro uomini dei settori in cui investire. E invece non era vero che la crisi colpiva solo i maschi, perché le donne in Italia sono state colpite sotto molti aspetti: i tagli al welfare hanno reso le loro vite complicate ma hanno anche tagliato posti di lavoro soprattutto femminili e soprattutto ad alto livello di istruzione, solo per fare un esempio. Per non parlare di quello che ha significato l’intervento sulle pensioni. Inoltre Francesca Bettio ragionava delle politiche attuate dall’amministrazione Obama che, anche grazie alle pressioni delle donne, hanno finito per essere dirette più del previsto verso il welfare e l’istruzione, due settori dove il lavoro femminile qualificato è molto importante. Lì come da noi. In Italia ci sono altri due settori dove le donne sono state colpite e dove bisogna intervenire: il precariato, soprattutto nella pubblica amministrazione, e la produzione di cultura. “Curiamo la disoccupazione con i lavori di cura” così si legge in questo supplemento. Quante devono rinunciare non solo al lavoro ma anche al più elementare briciolo di realizzazione umana perché costrette tra assistenza agli anziani, cura dei bambini e aiuto ai non-autosufficienti? Così giustamente si insiste sul lavoro di cura, visto non come una voce di spesa pubblica ma come un settore produttivo. Questa è una delle chiavi, insieme alle politiche fiscali e del credito, anch’esse giustamente indagate, per costruire un nuovo modello di sviluppo a partire da una lettura sessuata della crisi. E anche una delle chiavi per restituire a noi tutti il tempo scelto della cura degli affetti, dimensione irrinunciabile nella vita di ognuno di noi. Insomma, “recessione” è una parola femminile ed è vero che la crisi attuale ha colpito soprattutto le donne. Ma anche “ripresa” è femminile e Pink new deal offre un contributo culturale e politico per una sfida che riguarda il modello di sviluppo e la qualità della vita di tutti.

Cecilia D’Elia

4 commenti

Archiviato in Donne, economia, Europa, lavoro

4 risposte a “Un pink new deal

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. antonella

    condivido in pieno

  3. Pingback: Sette domande polemiche sulla riforma del mercato del lavoro | Italia2013

  4. Pingback: Di nuovo otto marzo. | Italia2013

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