Se la Francia di Hollande fa qualcosa di sinistra

François Hollande. Foto tratta dal sito de L'Express

Da “libertà dalle regole” a “giustizia fiscale”. È questo il paradigma che François Hollande, candidato del partito socialista alle elezioni presidenziali francesi (il primo turno è previsto il 22 aprile), ha scelto per definire le proposte economiche con cui presentarsi all’elettorato. Avevamo raccontato qui la sua vittoria alle primarie di ottobre.

È una presa di distanza netta dal classico programma liberista, presto o tardi adottato da tutte le destre europee nel corso degli ultimi trent’anni. Ma anche la sinistra francese, nel periodo in cui questa dottrina sembrava inattaccabile, aveva finito per convertirsi alla diminuzione delle regole e all’abbassamento delle tasse (naturalmente a cominciare dai redditi più elevati) come necessarie premesse alla crescita economica.

Nel 2006, Ségolène Royal, impegnata nella corsa alla presidenza, aveva preso come un sabotaggio della sua campagna elettorale le stesse proposte lanciate già all’epoca da Hollande, e aveva condannato “l’idolatria fiscale” e il vizio di voler regolare tutto di cui soffriva una parte ormai minoritaria della sinistra.

La crisi economica ha dimostrato che i tempi sono cambiati. Il candidato socialista promette oggi di affrontare alla radice due di quelle che sono considerate tra le cause scatenanti del crack finanziario mondiale: in caso di vittoria di Hollande alle banche francesi sarà vietato operare nei paradisi fiscali, e lo strumento delle stock options* sarà a disposizione solo delle imprese nascenti, mentre sarà proibito a tutte le altre.

Inoltre, i privilegi fiscali delle banche saranno decisamente limati: l’imposta sui profitti degli istituti di credito crescerà del 15% e sarà introdotta la tassa sulle transazioni finanziarie, la famosa Tobin Tax di cui avevamo parlato in questo post, a livello nazionale ancora prima che europeo.

Il mutamento di clima era stato fiutato ben oltre i confini della sinistra. Nicolas Sarkozy ha da tempo portato la discussione sulla Tobin Tax a Bruxelles; la proposta di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie fa parte anche del suo programma elettorale. In estate, dopo mesi di polemiche seguite alla diminuzione delle tasse sui grandi patrimoni e alle notizie sulle sconvolgenti buonuscite percepite da alcuni manager alla guida di imprese fallite, un gruppo di imprenditori aveva firmato un appello dal titolo “Tassateci!”. “Abbiate solo un po’ di pazienza”, aveva risposto Hollande alla prima occasione, ironicamente ma non troppo: recentemente, il candidato socialista ha lanciato l’idea di un prelievo del 75% sui redditi oltre il milione di euro. La Confindustria francese, nel frattempo, si è decisa a sostenere la riconferma di Nicolas Sarkozy.

Il senso generale delle promesse di Hollande è quello di prelevare non solo dalla finanza, ma anche dalla tassazione dei redditi più alti e dalle rendite i soldi che lo stato utilizzerà per ripianare il deficit e per aumentare la spesa sociale in vari campi. In particolare, le nuove risorse dovrebbero servire per regolare il mercato degli affitti (anche attraverso la costruzione di due milioni e mezzo di alloggi popolari); per aumentare gli investimenti nell’istruzione sia in termini di miglioramento delle strutture che di aumento del personale; per avviare diminuire la quota di energia prodotta dal nucleare a favore delle fonti rinnovabili; per sostenere le piccole e medie imprese che non delocalizzano. In breve, tornare a crescere grazie a una significativa redistribuzione delle risorse.

(Riccardo Pennisi)

*Le stock options, cioè opzioni che danno il diritto di acquistare azioni di imprese a una certa scadenza, sono solitamente distribuite ai dirigenti aziendali come incentivo alla produttività: le possibilità di guadagno insite in questa operazione hanno però portato i dirigenti a gonfiare artificialmente il valore azionario delle società per cui lavoravano (le opzioni invece di essere riscosse potevano essere rivendute a prezzo maggiorato), favorendo la creazione di un’immensa bolla speculativa.

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