Ma cosa frena di più lo sviluppo dell’Italia: i diritti o la corruzione? Alcune cifre al riguardo

Il palazzo di giustizia di Milano. Foto tratta da http://www.lamanutenzione.it

Da anni si discute sulle cause della lenta e faticosa crescita dell’economia Italiana. Per riavviare il motore del paese il Governo Monti, dopo un pallidissimo intervento sulle liberalizzazioni, ha scelto di puntare sul ridimensionando degli istituti di protezione e tutela presenti nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro. Secondo l’esplicite dichiarazioni del ministro Elsa Fornero il welfare pubblico è in sostanza un lusso che oggi non possiamo più permetterci: <<un sogno e l’unico vero welfare nella storia di questo paese l’hanno fatto San Giuseppe Benedetto Cottolengo e San Giovanni Bosco>>. Di fronte a questa posizione c’è da chiedersi se sia veramente l’eccessiva generosità del sistema di protezione sociale a minare la fiducia degli investitori e a minacciare la libertà di impresa in Italia.

Prendiamo ad esempio la fotografia che del nostro paese scattata da uno studio, elaborato dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal: il primo è un centro di ricerche molto conservatore, il secondo è un altrettanto conservatore quotidiano americano. LIndex of economic freedom 2011  analizza la qualità dell’ambiente economico per chi svolga attività d’impresa. Dieci indicatori  (libertà d’impresa, di commercio, fiscale, monetaria, di investimento, finanziaria, tutela dei diritti di proprietà, regolamentazione del mercato del lavoro, spesa pubblica e lotta alla corruzione) vengono misurati su di una scala che va da 0 a100. I dati di questa ricerca collocano l’Italia all’87° posto su 183, ultimo tra i paesi dell’Ue a pari merito con la Grecia e preceduta da paesi come l’Uruguay (33°), il Botswana (40°), la Bulgaria (60°), l’Uganda (80°). Il dato interessante è che le  performance peggiori sono quelle degli ultimi due parametri: la spesa pubblica (18.6) e la libertà dalla corruzione (39), il mercato del lavoro riceve invece un punteggio nettamente migliore (43). In sostanza secondo le conclusione dello studio sono la  corruzione ed il mal governo i veri problemi del paese. Abbiamo un’ altra conferma di questa situazione Incrociano questi dati con quelli pubblicati nel Corruption Perceptions Index di Transparency International una tra le più autorevoli organizzazioni internazionali in materia. L’indice di Transparency ha una funzione “indicativa” e non “classificatoria” si riferisce infatti alla percezione del livello di corruzione in un determinato Paese, da 10 (molto buono) a 0 (molto corrotto), sulla base dell’esperienza maturata da manager, imprenditori e analisti politici. Una dimensione importantissima quindi che ha una diretta influenza sulla localizzazione degli investimenti. Secondo il rapporto pubblicato lo scorso anno, l’Italia si posiziona al 69° posto di questa poco onorevole classifica, con un perdita di 36 posizioni negli ultimi 15 anni a fronte invece della sostanziale stabilità dei Paesi meno corrotti (Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia, Svezia, Singapore, Norvegia, Olanda, Australia, Svizzera e Canada). La situazione del nostro paese peggiora tenendo poi conto della variabile reddito (normalmente nei paesi più poveri il livello di corruzione è maggiore), nella classifica corretta l’Italia è infatti preceduta dalla sola Grecia.

E’ ormai amplissima la letteratura scientifica che spiega come la corruzione comprometta le prospettive di crescita di un paese. La corruzione è senza dubbio il sintomo più evidente di un degrado delle istituzioni pubbliche. Degrado che produce i suoi effetti negativi sull’economia impedendo una efficace allocazione delle risorse e disincentivando gli investimenti produttivi. Viene minata innanzitutto la sicurezza dell’esistenza di un sistema legislativo e giudiziario giusto: i tempi biblici della nostra giustizia civile, come le diverse leggi ad personam ne sono la controprova. Inoltre la corruzione viene normalmente associata alla presenza di un sistema burocratico con un elevato tasso di complicazione amministrativa che crea frequenti ed inutili ritardi anche per l’espletamento delle pratiche più semplici. Tutti questi fattori accrescono l’incertezza del sistema. Per le imprese interessate ad espandersi sarà più naturale  farlo dove è maggiore la sicurezza che gli investimenti intrapresi conducano a rapidi ed effettivi risultati. Senza parlare dal danno sociale rappresentato dalla diseguaglianza degli operatori. La corruzione, come dimostrano infiniti episodi di cronaca, premia infatti le varie “cricche” a svantaggio degli operatori onesti che vengono estromessi dal mercato.

In questi anni la Corte dei conti ha stimato in 60 miliardi questi costi aggiuntivi e parassitari, mentre le opere pubbliche arrivano a costare il 40-50% in più rispetto agli altri paesi europei. Il profilo è quello di un paese in cui la corruzione non è più limitata ad eventi occasionali o eccezionali, ma risulta ormai endemica e dilagante. Un governo liberale non dovrebbe trascurare fenomeni che incidono pesantemente sulla qualità della nostra economia, della nostra sicurezza, della giustizia e della vita in generale. Senza un paese legale non c’è pareggio di bilancio o sviluppo che tenga eppure il Presidente Monti non ha speso una parola al riguardo, probabilmente vive in una realtà dove queste cose per bon ton non vanno sottolineate. In un decreto legge è invece molto più semplice tener conto dei sacrifici dei pensionati, dei lavoratori e delle famiglie.

(Alfredo Amodeo)

4 commenti

Archiviato in economia, giustizia

4 risposte a “Ma cosa frena di più lo sviluppo dell’Italia: i diritti o la corruzione? Alcune cifre al riguardo

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. marco mantovani

    1 la posizione relativa in due indici non dice nulla su “cosa frena di più lo sviluppo”. nessuna informazione contenuata nelle classifiche citate può dare risposte o anche solo indizi per rispondere alla domanda del titolo. i motivi (logici, statistici e matematici) dovrebbero essere chiari, ma se serve posso anche tornarci.
    2 l’uso dei numeri fatto dall’autore è disonesto. perché cita prima il ranking globale e poi fornisce il valore assoluto dei singoli indici? che sia perché il ranking direbbe che l’italia è 68° in “freedom from corruption”, praticamnte in linea con la media mondiale (non che non sia uno scandalo… tra ghana, turchia e brasile) e 153° in “labor freedom”, venti punti sotto la media mondiale?
    3 “lo studio” non è uno studio. è un’indice, un’aggregazione di dati. come tale, non fornisce nessuna “conclusione” come invece si legge nel testo. tanto meno quella riportata, che non si trova da nessuna parte sul sito.
    4 l’ipotesi di un uso fraudolento dei numeri è rinforzato dalla citazione iniziale della fornero. è inesatta e truffaldina.

    visto che parliamo di corruzione, un po’ di onestà intellettuale non guasterebbe.

  3. NO DAI, MA QUESTO TITOLO E’ UNA PROVOCAZIONE.LO SVILUPPO E’ BLOCCATO DAL FATTO CHE L’ITALIA HA PUNTATO SU DEI FALSI GRID
    TIPO L’AUTO E LA CHIMICA CHE ADESSO SONO IN CRISI ANCHE PERCHE’ SI SONO DIMOSTRATE UNA NON IN LINEA CON IL MERCATO E L’ALTRA HA DOVUTO FARE I CONTI CON TANTE LEGGI LE QUALI NON PERMETTONO PIU’ UNA PRODUZIONE SE NON RISPETTANDO TANTI DISPOSITIVI SPECIE SULL’INQUINAMENTO.DIFATTI MOLTE FABBRICHE SI SONO TRASFERITE DOVE POSSONO FARE CIO’ CHE VOGLIONO.
    POI ANCHE IL FATTO DELLA CORRUZIONE E LA MALAVITA.CHE POI E’ LA STESSA COSA.

  4. Tenzo

    Parallelo al tema più generale della corruzione è quello della concezione di “selezione del personale” in Italia”. Gli imprenditori, soprattutto quelli di aziende piccole (che sono la stragrande maggioranza), quando hanno bisogno di personale si basano soprattutto su aspetti riguardanti l’affidabilità, la docilità, le disponibilità,… Tenuto conto che ci troviamo in un paese corrotto (vero!), bigotto (ecclesia docet), conformista e arroccato sulla diatriba continua guelfi-ghibellini, le conseguenze sono automatiche e nefaste. Per chi, come me, si occupa di mercato del lavoro da oltre 30 anni, questa chiave di lettura mi ha aiutato a spiegare le molte storture sociali, economiche, politiche ed etiche presenti nella nostra società. L’ISFOL nelle scorse settimane ha pubblicato lo studio “La ricerca di lavoro: i canali di intermediazione e i Centri per l’impiego”. L’argomento è d’attualità, come bene avete sottolineato nella “Guida critica al mercato del lavoro”, e a mio avviso potreste approfondire anche questo rapporto tra la retorica delle sedicenti riforme e la realtà effettiva nel mercato del lavoro. Grazie per il vostro contributo. Senz’altro vi seguirò con interesse e partecipazione.

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