Idee per non perdere le elezioni (2): Cosa vuole fare il PD da grande?

La foto di Vasto a cui ci si riferisce quando si parla di alleanze elettorali e cioè l'alleanza tra PD, SEL e IDV. Foto tratta da L'Unità

Le possibilità che dalla bozza Violante  possa partorire una nuova legge elettorale sono infinitesimali e, con ogni probabilità, torneremo a votare con Porcellum. Con chi si alleerà il Pd? Con Sel e Idv o con il terzo polo? Come hanno ben scritto Cecilia D’Elia e Mattia Toaldo si tratta di trovare un equilibrio tra fattori socio-elettorali e un dato di concretezza politica e programmatica, senza che l’uno si divori l’altro.  I dirigenti del Pd dovrebbero ragionare su questi due punti.  Innanzi tutto partendo dal fatto che l’elettorato del Pd, di Sel e di Idv è pressoché identico, se si eccettuano minime aree più marcate dal punto di vista identitario, presenti perlopiù in Sel e nell’Idv.

A dirlo sono tutti gli studi che l’Itanes ha condotto dal ’94 a oggi, che hanno certificato l’esistenza di  un elettorato stabile di centrosinistra. Un elettorato in grado di valutare il contesto competitivo e che, a seconda di questo, si fa richiamare dalle sirene del voto utile, come nel 2008, o dall’esigenza di spostare più a sinistra la coalizione, come nel 1996 e nel 2006. O che, in casi estremi, si rifugia nell’astensionismo come nel 2001 e in misura inferiore nel 2008. Ma un elettorato sostanzialmente fedele alla propria area politica. Che ha in comune valori, aspettative, priorità.

Qualcuno la chiama sinistra diffusa. Che oggi vivrebbe come un trauma il fatto che il Pd non abbia un forte alleato a sinistra che faccia da contrappeso a un altrettanto forte alleato di centro. E che per questo sarebbe pronto a punire il Pd. A dircelo sono i sondaggi. Un terzo degli elettori del partito di Bersani sono disposti a una fuoriuscita a sinistra in caso di alleanza con il solo terzo polo. Peggio ancora se il Pd dovesse presentarsi in una grossa coalizione con il Pdl e Monti candidato premier. In quel caso, le forze alla sua sinistra raccoglierebbero il 30% del totale dei consensi.

Le contromisure da parte del Pd a quest’evenienza sono già in atto. Ma se non dovessero funzionare, nascerebbe una sinistra in grado di prescindere dal principale erede del più grande partito della sinistra. Che diventerebbe un partito di centro con una forte vocazione sociale. Poco più o poco meno di quello che fu la Democrazia Cristiana.

Ma c’è dell’altro, forse ancora più importante.  Chi nel Pd pensa a un’alleanza esclusiva con il terzo polo non porta a sostegno solo ragioni elettorali, quanto di modello di governo. Su questo ha scritto un pezzo interessante qualche mese addietro Stefano Menichini.  Per governare – questa la tesi – bisogna unire il corpaccione sociale della sinistra coi ceti produttivi, portatori a loro modo di innovazione, per quanto questa si riproduca sempre nel solco nei mille vizi tutti italiani. Insomma: il centro come una locomotiva  che traina le carrozze pesanti dell’elettorato di sinistra. O, se si preferisce, una edizione aggiornata dell’Amendola-pensiero quando in uno storico congresso del Pci sosteneva l’alleanza col “capitalismo straccione” per la nascita di un nuovo patto sociale.

Ma i tempi sono cambiati. Eccome se lo sono. Non è dall’alleanza tra borghesia e progressisti che si può aprire questa stagione. Semplicemente perché è mutata la morfologia della borghesia. Abbandonata, come è stata, dal capitale. Che per crescere e svilupparsi non ha più bisogno di un ceto sociale che veicoli i suoi valori e  l’accompagni nella sua missione.

Il capitale oggi viaggia da sé sui grandi mercati finanziari. E che, come ha scritto Mario Perniola, non ha più bisogno di professori universitari, funzionari pubblici, avvocati, commercialisti, piccolissime aziende cui riconoscere un “prezzo politico” e cioè oneri monetari superiori rispetto allo stringente valore che queste categorie riescono a conferire rispetto agli interessi del mercato.  Con la conseguenza del rapido scivolamento di questi soggetti da una condizione di benessere a una di difficoltà nel far quadrare conti familiari e di impresa.

Quella borghesia come l’abbiamo conosciuta è in via d’estinzione. Non più in grado di trainare o siglare patti per conto di qualcuno, ma un blocco sociale che chiede già da tempo protezione.  E allora la foto di Vasto ha mille e mille limiti. Ma almeno ha l’inconsapevole pregio di fotografare la rottura di quel patto. Tutte cose che i dirigenti del Pd non possono far finta di non vedere.

(Giuseppe Di Caterino)

1 Commento

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Una risposta a “Idee per non perdere le elezioni (2): Cosa vuole fare il PD da grande?

  1. LE ELEZIONI SI PERDONO VOTANDO ANCHE SOLO UN PERSONAGGIO CHE OCCUPA LA POLITICA CHE HA AMMINISTRATO IN QUESTI ANNI BUI.
    VA ABBASSATA L’ETA’ DEI POLITICI.PERCHE’ HANNO IDEE ALTERATE
    DAI TROPPI ANNI PASSATI NELLA BAMBAGIA E DA ONNIPOTENZA DOVUTA AL TROPPO TEMPO PASSATO NEL LUSSO DEI PRIVILEGI.
    SI DEVE RIDURRE IL PERIODO LEGISLATIVO E BASTA LEGGI CHE IMBRIGLIANO LO SVILUPPO.

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