Cosa ci dice questo maggio di elezioni in Europa

La primavera elettorale che stiamo vivendo è da considerare davvero cruciale: le consultazioni che si sono tenute un po’ dappertutto stanno modificando radicalmente la mappa politica e l’equilibrio di forze su cui si sono poggiati negli ultimi anni i paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Tenendo comunque conto delle specificità locali, il comportamento dei cittadini chiamati alle urne ha dei tratti in comune e delinea delle tendenze generali. Cercheremo di individuare le più vistose.

1. Più che in ogni altro voto del passato, il dibattito elettorale è stato influenzato dalla crisi economica e finanziaria che continua a imperversare sull’Europa: l’efficacia della strategia fin qui adottata per combatterla è stata difesa o attaccata dai partiti che si sono contesi il consenso dei cittadini. E gli elettori, praticamente ovunque, hanno punito le forze considerate autrici di politiche anticrisi controproducenti e fallimentari. E’ accaduto in Grecia, dove il Partito socialista e Nea Demokratia di centrodestra, che da trent’anni si alternavano al potere, ritenuti succubi del volere di Bruxelles, hanno visto più che dimezzati i loro voti. E’ accaduto in Francia, dove l’addio di Nicolas Sarkozy significa la fine del controllo conservatore franco-tedesco sull’economia europea. E’ accaduto nel voto regionale tedesco che nello Schleswig-Holstein (domenica 6) si è trasformato nell’ennesima bocciatura del governo di Angela Merkel. I sondaggi indicano che sarà probabilmente così anche nel Nord Reno-Westfalia (domenica 13)   E’ accaduto infine nel voto in Andalusia, con cui i cittadini spagnoli di quella regione hanno espresso il loro rifiuto nei confronti del duro programma di tagli previsto dal nuovo esecutivo di Mariano Rajoy.

2. Oltre a rivelare una censura delle scelte dell’attuale sistema di governo europeo, e quindi a comunicare la volontà di un’alternativa, le consultazioni primaverili hanno espresso su una scala molto maggiore rispetto al passato anche un rigetto netto dell’elettorato nei confronti di tutta la classe politica tradizionale. In parte, questo sentimento è stato assorbito da forze politiche che indicano nell’abbandono della costruzione europea e nel ritorno alla prospettiva nazionale l’unica strada per risolvere i problemi dei vari paesi. In altri casi, lo scontento ha finito per premiare formazioni di tipo nuovo, che puntano soprattutto a rinnovare il rapporto tra cittadini e politica.

In Francia, ne è una prova il successo di Marine Le Pen, che al primo turno delle presidenziali ha ottenuto il 17,9% dei voti chiedendo esplicitamente l’uscita dall’euro e dalla UE, il ritorno al protezionismo e la chiusura delle frontiere. A sinistra, invece, il candidato del Front de Gauche Jean-Luc Mélenchon ha raccolto l’11% parlando delle elezioni come un momento di insurrezione civile per cambiare le istituzioni dello stato dalle fondamenta. In Grecia, l’entrata in parlamento dei neonazisti di Alba D’Oro con il 7% (praticamente inesistenti solo tre anni fa), e la crescita di tutte le forze più a sinistra e più a destra dei due grandi partiti tradizionali, testimoniano una tendenza simile. La continua progressione del partito dei Pirati in Germania (giunto a sfiorare il 10% nelle ultime tre elezioni regionali che si sono tenute) e del Movimento 5 Stelle in Italia mostrano ulteriormente l’insoddisfazione della cittadinanza per il tipo di politica che i partiti tradizionali sono capaci di proporre.

3. Dunque, la cosiddetta “antipolitica” non è un fenomeno esclusivamente italiano, anzi: in tutti i paesi d’Europa si verifica qualcosa di simile. La crisi economica e l’incapacità del nostro continente di porvi dei rimedi, anche se duri, credibili, è sicuramente uno dei fattori all’origine dell’emersione di questa tendenza nelle urne – ma lo scontento degli europei si era già manifestato con forza nelle piazze.

Le cause di questo malessere non si esauriscono però semplicemente nella crisi in sé stessa. In realtà, la congiuntura negativa ha evidenziato tutti i limiti e le storture del sistema di governo europeo. L’UE ha affrontato la peggiore crisi economica della sua storia con una direzione politica improvvisata, dettata dalle circostanze del momento e condizionata dagli interessi nazionali. Le decisioni economiche non sono state discusse democraticamente, ma sono state il risultato dei rapporti di forza tra i vari paesi. Le scelte (sbagliate) sono state perciò imposte, e l’inesistenza di istituzioni politiche sovranazionali capaci di assumere decisioni rapide e nell’interesse generale ha peggiorato molto le cose, anche dal punto di vista della capacità di reazione ai problemi: ad esempio, i tentennamenti tedeschi sui primi prestiti da accordare alla Grecia hanno aggravato quasi irreparabilmente la situazione del paese ellenico, e complicato quelle di tutti gli altri.

I vari sistemi politici oggi non sono in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini europei, perché sono sottodimensionati rispetto all’ampiezza dei problemi da affrontare. Altre zone del mondo comunque duramente colpite dalla crisi, come per esempio gli Stati Uniti, non soffrono dello stesso male e infatti non vi si registrano fenomeni simili. L’UE è ormai interdipendente dal punto di vista economico, ma non lo è dal punto di vista politico: il risultato più concreto dell’integrazione, l’euro, è l’unico scudo che i paesi europei hanno a disposizione per non soccombere. Nonostante quest’arma sia piuttosto malridotta, senza di essa la costruzione comunitaria sarebbe già andata in pezzi.

4. Il voto francese ha evidenziato una netta divisione dell’elettorato. Non, come potrebbe immaginarsi, tra progressisti e moderati (non sono mai stati questi i termini del dibattito), ma invece tra chi è convinto che la soluzione ai problemi comuni debba ricercarsi sul piano internazionale (certamente modificando in profondità la strategia attuale), e chi crede invece che solo rinchiudendosi all’interno dei propri confini ci si possa liberare delle difficoltà.

Non a caso, durante la campagna elettorale, Sarkozy ha immediatamente rinunciato a presentarsi come uno dei pilastri dell’attuale direttorio franco-tedesco: avendo compreso la tendenza in atto nella società francese, ha preferito parlare di protezionismo, controllo delle frontiere, stop all’immigrazione, e presenza europea della Francia condizionata a una posizione di leadership. In tal modo è riuscito a mobilitare una parte significativa del paese attorno a sè. Le categorie sociali meno sensibili (per diversi motivi) a questo tipo di richiami, cioè i giovani, i lavoratori dipendenti, gli operai e gli abitanti delle grandi città e delle loro periferie, hanno al contrario votato in massa per François Hollande, garantendogli la vittoria.

Non si tratta quindi, come invece commentava Pierluigi Bersani, di una vittoria della sinistra alleata al centro. Il centrista Bayrou, inorridito dalla deriva del discorso sarkozista, ha sì dichiarato di votare il candidato socialista al secondo turno, ma i suoi elettori non l’hanno seguito, preferendo il presidente uscente. François Hollande ha vinto perché ha saputo interpretare meglio la forte domanda di cambiamento che arrivava dalla società (ha attirato infatti anche una non piccola parte degli elettori del Front National), unendola a grandi linee a un discorso progressista e riformatore delle istituzioni europee: è ben cosciente del fatto che senza una modifica della struttura di governo continentale, ben poco potrà fare di quanto promesso.

La sinistra italiana, sempre a caccia di esempi, potrebbe partire da questo per apparire credibile agli occhi della maggioranza dei cittadini. Adattarsi alla fase politica completamente nuova che stiamo vivendo sarà forse più utile di un qualsiasi “progetto” di grande alleanza.

(Riccardo Pennisi)

1 Commento

Archiviato in elezioni, Europa, partiti, sinistra

Una risposta a “Cosa ci dice questo maggio di elezioni in Europa

  1. Valerio

    Si vota anche fuori dall’Europa, ma spesso con elezioni farsa anti democratiche. Il sud del Mediterraneo resta però in fermento: http://30secondi.globalist.it/2012/05/10/elezioni-algerine/

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