Che riforme servono al Paese (e all’Europa)?

Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro. Foto tratta da statoquotidiano.it

Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito usare l’espressione “le riforme inevitabili di cui il Paese ha bisogno”? In fondo, è per questo che è nato il governo Monti: per avere una maggioranza la più larga possibile che garantisse un consenso il meno critico possibile  verso un pacchetto di riforme giudicato come imprescindibile quantunque “doloroso”. Proprio da un governo di tecnici però ci si aspetta un legame molto stretto con i fatti e i risultati e non tutte le riforme attualmente in discussione (o peggio ancora, in fase di attuazione) pare che fossero così necessarie e inevitabili, quantunque dolorose lo siano state davvero. Ecco alcuni consigli di lettura e un paio di domande a chi si candiderà alle primarie del centrosinistra.

1. Consigli di lettura. L’articolo di oggi di Federico Rampini su Repubblica spiega che il vero problema, nel 2008 come oggi, sono le banche: hanno fatto prestiti a gente che non è stata in grado di ripagarli e hanno cercato di produrre denaro attraverso il denaro. I salvataggi delle banche sono uno dei motivi principali della cosiddetta crisi dei “debiti sovrani”, cioè i debiti pubblici degli stati europei. Sempre Rampini ci spiega come il “rating”, cioè il giudizio sull’affidabilità di un titolo finanziario, non è una semplice opinione ma ha delle ricadute molto concrete. Bisogna allora cominciare a pensare che, tra le riforme inevitabili, ci siano quelle del sistema bancario, dei mercati finanziari e delle agenzie di rating. I socialisti europei, su spinta di François Hollande, si riuniranno in ottobre per dare una risposta politica alla crisi. Questi temi faranno parte dell’agenda? Si discuterà anche di come riformare le istituzioni europee per renderle più democratiche? E i socialisti e democratici europei si impegneranno, a istituzioni vigenti, a presentare un candidato comune alla presidenza della Commissione? Qual è il “pensiero europeo”, come direbbe Barbara Spinelli, del centrosinistra italiano?

2. Due letture invece sulle riforme interne, quelle di cui è più direttamente responsabile il parlamento italiano – ma chi abbia studiato un po’ di diritto dell’Unione Europea sa bene che anche lì i governi nazionali hanno un ruolo molto importante e che il “ce lo chiede l’Europa” è solo un’ammissione di irresponsabilità. Parliamo prima delle riforme già fatte dal governo Berlusconi e poi attuate dall’attuale gabinetto Monti. Un esempio importante è la riforma Gelmini dell’università, approvata nel dicembre 2010 e per la quale il ministro Profumo sta ora emettendo i decreti attuativi. Francesco Vitucci e Saverio Bolognani dell’ADI hanno condotto una magistrale ricerca sulla “triste sorte” dei precari dell’università italiana. Citiamo testualmente: “Tra la fine del 2010  e l’inizio del 2012 mancano all’appello 22356 precari della ricerca con diversi tipi di contratti temporanei ovvero il 60% del totale nel 2010.” Ma c’è di più: i calcoli riguardanti il futuro ci dicono che il tasso di espulsione sarà ancora più alto, fino ad arrivare al 95%. Non c’è infatti solo la riforma ma anche il sostanziale blocco del turn-over, la nuova “governance” degli atenei e i tagli dei passati governi. E tutto questo, perché si voleva investire sui giovani. In base a questi dati, si può dire che i giovani siano stati più che altro investiti. Cosa farà il futuro candidato del centrosinistra alla carica di Primo Ministro, continuerà ad attuare questa riforma e questi tagli?

3. Infine, le riforme che si stanno approvando adesso. Nello specifico, quella del mercato del lavoro di cui ha già scritto su questo sito Claudia Pratelli. Secondo le ultime notizie, sarà approvata a suon di voti di fiducia entro il 27 giugno, per far sì che il nostro governo si presenti “con i compiti fatti” al prossimo vertice europeo del 28. Servirà davvero? Giuseppe Allegri spiega sul sito del Quinto Stato come la riforma sia non solo inutile perché non cancella nessuno degli attuali 46 contratti precari ma anche dannosa perché aumenta il peso contributivo su autonomi e indipendenti senza dare nulla in cambio. L’articolo fa anche quattro proposte molto realistiche di emendamenti possibili e sfida Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e deputato PD a presentarli.

E’ su queste sfide che si misurerà l’utilità del centrosinistra. Se riuscirà cioè ad incidere nella realtà drammatica della crisi proponendo un’uscita davvero realistica. Perché le riforme attuate finora hanno molto di ideologico e ben poco di ragionevole. Forse, è anche dall’utilità di una linea politica, dalla sua capacità di approvare riforme che cambiano la vita delle persone, che dipende la sua credibilità. Ricordiamocene quando parliamo di “anti-politica”.

(Mattia Toaldo)

2. Veniamo

5 commenti

Archiviato in economia, sinistra

5 risposte a “Che riforme servono al Paese (e all’Europa)?

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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