L’alleanza del futuro

Immagine tratta dal blog http://michaelheaversblog.blogspot.it

La discussione sulle future alleanze nel campo del centrosinistra è entrata nel vivo nelle ultime settimane. Forse si è parlato un po’ troppo di quelle, e troppo poco del senso politico da dare ad una proposta di governo oggi, insieme alla necessità di rimobilitare al voto una parte del paese disincantata: ci si dimentica quante volte l’astensionismo ha danneggiato il centrosinistra dal 2008 in poi. Ecco allora alcune riflessioni, analisi e proposte per contribuire al dibattito.

1. Italia2013 è nato da una lettura precisa degli eventi successivi alle elezioni del 2008: quello era l’ “anno zero” per la sinistra italiana, in parte esclusa dal parlamento e in parte ridotta all’opposizione di un governo che allora aveva numeri molto forti. Allo stesso tempo, però, si trattava di un “anno zero” a livello mondiale e di segno inverso: la vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti e l’esplodere della crisi economica sembravano chiudere, non solo nella nostra interpretazione, il ciclo neoliberista e conservatore che era iniziato con le vittorie di Margaret Thatcher e Ronald Reagan tra il 1979 ed il 1980. Era arrivato il momento, secondo noi, di chiudere anche qui in Italia il nostro “trentennio conservatore”. La caduta del governo Berlusconi era il risultato della crisi di quel modello, ma anche un’opportunità per l’apertura di un ciclo nuovo. Scrivemmo, all’epoca della formazione del governo Monti, che bisognava scegliere tra una semplice transizione e una vera e propria rottura rispetto agli ultimi trentanni di storia italiana. “C’è una parte notevole della società italiana che chiede di chiudere non solo l’era Berlusconi, ma anche il trentennio conservatore di cui egli è stato la più recente espressione politica. Questa componente del Paese ha dimostrato negli ultimi anni di condividere un’idea di progresso sociale antitetica al berlusconismo. Si tratta, in gran parte, di quel 54% di cittadine e cittadini adulti che è andato a votare (e a votare sì) nei referendum del giugno 2011, di quelli che hanno partecipato alle lotte della CGIL, degli studenti e dei ricercatori, del movimenti delle donne, delle nuove amministrazioni locali e dei fermenti migliori dell’attuale opposizione. Questa parte di società non vuole una Transizione morbida, ma una discontinuità con il berlusconismo.”

2. In pochi mesi sono cambiate molte cose. La luna di miele tra Governo e Paese è finita, i sindacati hanno ritrovato l’unità contro la politica economica del Governo, i socialisti francesi hanno vinto su una piattaforma di “rottura” con il trentennio, in Grecia le forze socialiste che hanno scelto la “continuità” hanno perso i 2/3 dei consensi, solo per fare alcuni esempi. Certo, la crisi del debito greco, come anticipammo qui, è stata usata politicamente dal centrodestra europeo per dare una risposta conservatrice alla crisi di cui i piani di austerità sono uno degli elementi più importanti. Ma è anche vero che si è consolidata negli ultimi 6 mesi un’alternativa di cui le elezioni francesi e greche sono solo alcuni esempi e alla quale bisogna aggiungere anche i cambiamenti all’interno dello stesso PD, dove emerge una posizione che chiede una “rottura” con le politiche economiche neoliberiste. Si veda, ad esempio, la recensione che ha fatto Andrea Declich dell’ultimo libro del responsabile economico Stefano Fassina. Il fatto è che è veramente cambiato il mondo, nel bene e nel male, rispetto a quegli ultimi anni Novanta: è fallita la Terza Via di Blair e Clinton, la globalizzazione non è più l’età dell’oro di cui si parlava allora, sono emersi i Brics, mentre Usa ed Europa non riescono più a vivere delle rendite novecentesche.

3. Da qui la necessità di un governo politico in soluzione di continuità con il trentennio. Facciamo alcune domande per rendere più chiaro il concetto. Il nuovo governo continuerà ad applicare la riforma Gelmini dell’università? Continuerà a tagliare la scuola pubblica e, al massimo, si accontenterà di bloccare i tagli? Continuerà con le grandi opere o investirà sul trasporto pubblico locale? Creerà un sistema universale di garanzia del reddito e del livello di vita o continuerà con la precarizzazione del mercato del lavoro? E’ pronta, questa alleanza, a fermare concretamente la cementificazione del territorio e ad investire su un nuovo modello di sviluppo? E nelle politiche economiche come in quelle sociali, a chi chiederà di fare sacrifici? Cosa vuole fare la nuova coalizione su unioni civili, libertà femminile, democrazia paritaria e lotta all’ omofobia?

E poi c’è l’Europa: questo blog prende sul serio l’esortazione di Barbara Spinelli a “pensare europeo”. Proprio gli avvenimenti delle ultime settimane ci confermano come sia importante cosa un governo italiano fa in patria e cosa fa a Bruxelles. Un elemento, quello dello schieramento europeo, che ha ricadute concrete: il nuovo governo romperà con le politiche di austerità, farà la lotta ai paradisi fiscali interni alla UE, estenderà diritti civili e sociali a tutta l’Unione? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa, per esempio, chi si candida alla guida del Paese di questo piano in 5 punti elaborato nel Forum Internazionale «Un’altra strada per l’Europa» tenutosi il 28 giugno 2012 al Parlamento europeo a Bruxelles: il ridimensionamento della finanza, l’audit pubblico sul debito (cioè, cercare di capire come si è formato e quindi quale parte è prioritario ripagare), l’eliminazione dei vincoli del “fiscal compact”, il “new deal verde” e l’estensione della democrazia in Europa. Tra l’altro, il prossimo 9 luglio a Bruxelles si terrà il contro forum “Uscire dalla crisi con un’altra Europa”, organizzato tra gli altri da Sbilanciamoci, Arci e Rete della conoscenza, con l’obiettivo di sconfiggere le scelte neoliberiste e la politica di austerity delle leadership dei governi europei e far avanzare l’alternativa di un’Europa democratica e sociale.

4. Quando si discute di alleanze bisogna quindi chiedersi se sono in grado di far emergere chiaramente un profilo di rinnovamento: proprio per evitare carrozzoni ingestibili devono essere d’accordo sulle opzioni di fondo di cui abbiamo fatto alcuni esempi. Con chi non ci starà, ci si ritroverà in Parlamento sulle scelte fondamentali che possono essere condivisi anche tra sostenitori di programmi politici diversi. Scrivemmo infatti, sempre nei giorni della formazione del governo Monti, che a prescindere dagli schieramenti elettorali era possibile ristabilire una “concordia repubblicana” con quelle forze che si erano emancipate dal berlusconismo in tempi non sospetti. Una “concordia repubblicana” sulle regole del gioco e sui valori di fondo della nostra democrazia, che si ripercuota nell’elezione condivisa del prossimo Presidente della Repubblica, dei Presidenti delle Camere, dei membri della Corte costituzionale, del Consiglio di amministrazione della Rai e di ogni organo di garanzia previsto nei nostri ordinamenti. Che renda inoltre possibile intervenire seriamente su alcuni dei fattori che più hanno degradato la nostra democrazia e consentito il trionfo del berlusconismo: il conflitto d’interessi e il monopolio della tv commerciale privata. Che sappia infine invertire la tendenza allo smantellamento della scuola, dell’università e della ricerca pubblica, e delle istituzioni culturali del paese, che ci ha accompagnato negli ultimi trentanni.

In conclusione, la crisi dell’economia e della democrazia è drammatica ma il suo esito non è scontato. Scrive oggi su L’Unità il deputato del PD Gianni Cuperlo che “si tratta di scardinare un pensiero egemone, ma percorrendo la via del consenso e ridando orgoglio a popolazioni stremate. Senza questa leva, del resto, non si sarebbero riempite le piazze parigine e neppure – fatti i dovuti distinguo – quelle milanesi di Pisapia. E’ un peccato non vedere la portata di tutto questo.”

Se ne può uscire costruendo un Paese migliore – e radicalmente diverso – di quello che c’era prima del 2007. Questo blog ha provato e continuerà a provare che c’è una parte maggioritaria del Paese che lo chiede e che ci sono delle politiche possibili.

2 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, elezioni, Europa, partiti, sinistra

2 risposte a “L’alleanza del futuro

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. pepè corigliano

    concordo pienamente con gianni cuperlo , lo invito ad essere piu’ protagonista nella battagia politica abbiamo bisogno di intelligenze come la sua. pepè corigliano

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