La sfida di Zingaretti per Roma

Foto tratta da Wired.it

Finalmente il 16 luglio Nicola Zingaretti ha annunciato la sua candidatura per le elezioni a sindaco di Roma della primavera prossima.Lo ha fatto nel corso di una “festa popolare” per la presentazione del lavoro svolto fin qui dall’amministrazione provinciale di cui è Presidente.

Da un certo punto di vista l’annuncio ha rappresentato un’accelerazione rispetto alle intenzioni e alla volontà di Zingaretti di continuare a concentrare la propria attività per concludere al meglio il proprio mandato amministrativo e di proporsi, successivamente, come candidato a Sindaco di Roma rivendicando anche la qualità della propria azione amministrativa in Provincia.

Ricordiamo che Zigaretti se si fosse presentato 4 anni fa come candidato del centro-sinistra sarebbe diventato Sindaco di Roma.

Zingaretti per sua natura e per effettivo successo ottenuto nella sua veste di presidente della Provincia potrebbe proporre una campagna elettorale sotto il segno della continuità:

  • con i risultati della propria azione di amministratore in provincia
  • con il “tesoretto” di consensi raccolto 4 anni fa a Roma.

In effetti in tempi di crisi, confusione, e populismo nuovista la possibilità di potersi riferire a una storia, e a un patrimonio consolidato può essere una carta importante.

Uno degli elementi forse meno evidenziati ma, invece, importante della campagna elettorale di Giuliano Pisapia è stato il continuo riferimento alla storia e tradizione della gestione dei sindaci socialisti del dopoguerra a Milano. In tal modo si è proposto alla città con una posizione di rottura con il ventennio berlusconiano e di solidità storica.

Il fatto è che a Roma e in Italia ci sono un po’ di cose da rompere e ricostruire.

Come abbiamo già descritto, commentato e sottolineato più volte la sconfitta dell’allora candidato a sindaco fu determinata da due fenomeni entrambi espressione di una crisi di rappresentanza del ceto politico che costituiva il vertice del centro-sinistra a Roma:

  • L’astensionismo da parte di una fetta consistente dell’elettorato storico del centro sinistra a Roma (Rutelli 2008 raccolse 200 mila voti in meno rispetto a Rutelli 1993);
  • La sconfitta dei partiti di centro-sinistra nelle aree periferiche di nuova urbanizzazione cresciute e sviluppatesi con notevole intensità nel corso del decennio passato anche grazie alle scelte urbanistiche delle giunte Veltroni.

Questi due elementi (crisi di rappresentanza della classe dirigente del centro-sinistra; scarsa capacità di parlare e rispondere ai bisogni e alle aspettative delle masse popolari) sono ancora tutti presenti e vivi nella nostra attualità.

Anzi lo spettro del pericolo populista è tutto qui dentro.

La sfida che aspetta Zingaretti, non è solo quella di sconfiggere la proposta politica di un’amministrazione uscente che è riuscita ha dimostrare l’inadeguatezza della propria tradizione fascio-stracciona.

Non si tratta solo di cogliere una rivincita ma è necessario proporsi nell’organizzazione, nell’azione e nella propria proposta politica dimostrando di avere assieme buona memoria, riannodando i fili della tradizione popolare della sinistra, e discontinuità rispetto alla situazione attuale, anche del centro-sinistra romano e italiano.

Non è un compito facile ma, per impedire lo svuotamento progressivo della democrazia, è necessario a tutti i livelli che la politica ritrovi ruolo, ambizione e capacità di rinnovamento.

Proviamo a riassumere alcuni dei “fattori critici” con i quali Zingaretti dovrà misurarsi.

1 Presentarsi e rivendicare un ruolo di politico affidabile rappresentante di buona politica e amministrazione riferendosi alle attività svolte con l’Amministrazione Provinciale ma soprattutto richiamandosi e rappresentandosi coerentemente all’interno di una cultura politico-amministrativa del nuovo centro-sinistra che governa le più importanti città italiane. Roma è una capitale particolare, ma non può essere sola e una eventuale amministrazione di centro-sinistra può partecipare ed essere protagonista di una solida rete di amministrazioni delle più grandi città, di importanti regioni italiane e di moltissima parte del territorio Laziale, che agiscano in modo coerente e solidale in una logica di sistema, con politiche orientate all’inclusione, alla partecipazione e al rinnovamento della società italiana.

2. Smarcarsi dagli appetiti del ceto politico romano (anche quello di centro-sinistra) e dalle commistioni con le lobbies economico-imprenditoriali. Roma è una città in cui, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni, la forza di influenza e di decisione di circoli “informali”, strutture di potere è massima nel panorama italiano e probabilmente nel mondo. E’ piuttosto evidente che negli ultimi dieci-quindici anni gran parte delle decisioni e degli assetti urbanistico economici della città siano stati determinati dalle lobbies della finanza immobiliare. Tale influenza è stata effettiva non solo in termini urbanistici ma è significativamente intervenuta anche nell’ambito dei sistemi dei servizi pubblici di vitale importanza e in tutti gli altri campi dell’assetto economico sociale della città. Una parte del centro sinistra è stata un interlocutore organico di tale sistema. E’ la cosa più difficile e non la si può pretendere esclusivamente dall’amministrazione comunale, ma Roma deve essere liberata da tutto ciò.

3 .Non cedere alla tentazione di intese preelettorali di vertice al di fuori del proprio campo. Nei prossimi mesi si presenteranno due fenomeni apparentemente contrastanti ma piuttosto tipici nelle dinamiche politiche italiane. La prima è quella del nascere e proporsi pubblicamente di associazioni, aggregazioni tra forze politiche e “società civile”, e un proliferare di candidature “alternative” (non si sa a chi e cosa ma alternative a prescindere), l’altra è quella della corsa in aiuto del vincitore. In tutti i casi l’obiettivo principale è quello di conquistare posizioni di “rispetto” da portare all’incasso con il nuovo sindaco (indipendentemente da chi poi sarà). Zingaretti per provare nel difficilissimo compito di governare Roma avrà bisogno di molta forza propria. Dovrà ripetere come un mantra che si può essere amici di tutti ma parenti di nessuno e, ovviamente, agire di conseguenza.

4. Promuovere una nuova partecipazione politica diretta che possa includere associazioni civiche, comitati territoriali, singoli e gruppi di cittadini e forze politiche tradizionali. Nei casi di migliore successo delle campagne elettorali e della successiva azione di governo e amministrazione del centro-sinistra a livello locale si è realizzata una nuova specificità del processo di partecipazione, di organizzazione del consenso e del confronto: il coinvolgimento diretto di diverse realtà organizzate e di rappresentanza, di singoli cittadini e di ragazzi e ragazze giovani che in questi anni hanno generalmente espresso distacco e disincanto nei confronti delle dinamiche politiche. Tale coinvolgimento e partecipazione si sono sviluppate a partire da una significativa propensione all’ascolto in campagna elettorale che si è sostanziata nella strutturazione di processi di definizione partecipata del programma elettorale e, successivamente, dalla pubblicizzazione delle azioni di politica amministrativa e dalla disponibilità a un dialogo diretto con i cittadini e le associazioni sui temi emergenti a livello locale. In molti casi, anche difficili, e non sempre di facile gestione, si è sostanziata una presenza anche fisica nei luoghi pubblici degli amministratori per discutere e presentare ai cittadini le proprie scelte, le opzioni possibili e le decisioni da prendere. Certamente non si può generalizzare e non sempre ciò è avvenuto ma c’è il segno di un cambiamento tangibile e significativo che dovrà realizzarsi anche e, possibilmente, di più di ogni altra realtà locale a Roma. In questo senso potrà essere decisivo e determinate lo strutturarsi di una presenza solida e diffusa nei Municipi capace di esprimere forme di controllo e partecipazione alle decisioni politico-amministrative.

Questo elemento potrebbe rappresentare il vero cemento di un nuovo patto per la città che possa essere in grado di accorciare le distanza tra amministrazione e cittadini. Il successo o l’insuccesso di un processo partecipativo e del suo consolidamento, determineranno i rapporti di forza in città e consentiranno o meno ad un centro sinistra rinnovato di promuovere un grande cambiamento culturale delle forme di convivenza civile. Tale processo dovrà avvenire a partire principalmente da un radicale cambiamento di approccio dell’azione dell’amministrazione, dal sindaco ad ogni singolo dipendente comunale che dovranno dimostrare quotidianamente che la loro azione è mossa da spirito di servizio, volontà effettiva di agire nell’interesse della collettività e non di singoli e particolari interessi e privilegi. Se si deve chiedere di non parcheggiare in seconda fila, l’amministrazione (e in questo caso i vigili urbani) devono liberare le strade per tutti e non solo per alcuni.

5 Presentarsi con una propria identità politica e culturale chiara evidente e non ambigua. L’attuale scenario internazionale e le dinamiche della crisi finanziaria hanno accentuato le distanze tra capitale finanziario e lavoro e tra una minoranza che gode di grandi privilegi e una maggioranza sempre più impoverita ed espropriata dei poteri di decisione e possibilità di scelta sul proprio destino. Noi vorremmo una politica che sappia riequilibrare questo assetto e accorciare le distanze che nel trentennio liberista si sono acutizzate. Questa politica dovrà avere come suo faro la volontà di avviare un processo di ampliamento dei diritti di cittadinanza, di partecipazione e di fruizione collettiva dei beni comuni. La maggioranza ci guadagnerà in sicurezza sociale, benessere collettivo, rispetto. Ci sarà però anche chi dovrà pagare in termini di minori privilegi, minore ricchezza, minore potere. E’ sempre difficile, in campagna elettorale, per un politico che richiede consenso dire che non tutti trarranno vantaggi dalla propria azione e che anche lo sviluppo civile sociale e culturale offrono grandi opportunità a molti ma non a tutti. Non sarà facile ma necessario dimostrare e indicare che a “questo giro” saranno chiamati a qualche rinuncia coloro che hanno avuto troppo.

5 commenti

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5 risposte a “La sfida di Zingaretti per Roma

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Vorrei solo fare notare l’assoluto silenzio di Zingaretti sui millemila problemi che affliggono la città. Mai è stato capace di esprimere una idea, parola, riflessione capace della minima profondità. Roma affonda nel degrado, nell’abbandono, nel sopruso, nello smog, nella mancanza di ogni politica (dai trasporti a quella abitativa), la città è sommersa da parcheggiatori abusivi, ambulanti, bancarelle, cartelloni, il centro storico è una gigantesco parcheggio a cielo aperto – ogni attività bottega storica è oramai sostituita da negozi cinesi o attività di ristorazione. Il sopruso, la violenza di chi sa che ormai ha pieno appoggio delle istituzioni comunali è all’ordine del giorno. Zingaretti è stato capace in questi anni di spendere una parola una in difesa dei cittadini? Io temo che si sia già ampiamenteaccordato con tutti i poteri locali (piccoli e grandi) e – alla fine – molto poco cambierà. In ogni caso basta farsi due passi davanti Palazzo Valentini (sede della Provincia di Roma) e vedere come sono parcheggiate le auto che lì fanno servizio per capire quale cultura del rispetto della città si cela dietro Zingaretti.

  3. Andrea Altieri

    L’operato di Zingaretti durante l’emergenza rifiuti a Roma mi ha lasciato esterrefatto, sembrava e sembra di sentir parlare Alemanno o Polverini. No a qualunque soluzione, scaricabarile di competenze approfittando del sistema istituzionale italiano decisamente barocco e, in alcuni casi, silenzio assordante. Non credo basteranno il car sharing ed i pannelli fotovoltaici sui tetti delle scuole a risollevarci da 5 anni di non governo. In finale, pesa su di lui la scelta (pavida) di candidarsi in provincia e non al comune nel 2008, non è il tempo dei politici dal lungo cursus honorum, i cittadini necessitano di qualcosa di più.

  4. Siete sicuri che sia saggio ignorare le istanze che autonomamente verranno dalla “società civile” relegandola a semplice tatticismo da retrobottega di partito? Ignorare la società civile è quello che ha di fatto determinato la sconfitta del PD e l’emorragia di voti. Certo nessuno vuole vedere più liste civiche “beautiful” (ma ve li ricordate gli imprenditori romani belli e cotonati con la nobiltà nera ripulita che sostenevano Rutelli?) ma in quella “società civile” ci sono anche le tante persone che non riescono a trovare nelle sezioni (circoli pardon) il luogo della discussione sui bisogni dei cittadini al di fuori della pura negoziazione di interessi e del “mercato delle vacche” di cui il PD romano fa mostra quotidianamente. Cosa significa amici di tutti ma parenti di nessuno? Ancora Bettini, Veltroni e D’Alema… ? li abbiamo letti tutti i giornali di questi giorni, basta per favore.
    Ci vorrebbero delle idee e non credo poi che nei prossimi mesi di campagna elettorale sarà sufficiente avviare “percorsi di partecipazione” nei municipi, forse andava fatto da un paio di anni. Ma ci siamo incartati sulla segreteria regionale, provinciale, sulle liste e “la partita nazionale” ancora ci tiene in sospeso. Non c’è stato tempo di pensare di parlare e la società civile si è organizzata autonomamente. Ci saranno certo anche iniziative strumentali ma attenzione a fare di ogni erba un fascio.
    Smarcarsi dalle lobby della politica romana (come giustamente dite) è fondamentale e l’unico modo per farlo è sanare quel baratro che il partito ha saputo così ben scavare con la società civile. Quindi il quesito è: come recuperare il rapporto con la società civile che esprime, in un proliferare mai visto prima di iniziative, il bisogno di un rinnovamento delle idee, dei modi, dei contenuti del pensiero politico?

  5. E tanto per cambiare Zingaretti cuor di leone cambia in corsa e si candida alla Regione: perché là il risultato è più sicuro? Guardando la sua biografia politica viene da pensarlo. Chi ha paura non vince mai e qua siamo ai campionati mondiali di codardia: non si può lavorare ad una candidatura da sindaco per 4 anni e poi mollare tutto in 2 giorni. Per quel che mi riguarda Zingaretti non avrà il mio voto alla regione Lazio.

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