Archivi del mese: novembre 2012

Cosa c’è in ballo domenica, un esempio sui prestiti universitari

Immagine tratta da corriereuniv.it

Molto spesso si dice che la politica non cambia nulla, su questo blog abbiamo cercato di dimostrare che non è così. Negli ultimi 30 anni ha cambiato molte cose, quasi sempre in peggio. Nel futuro, se ci getteremo questo trentennio conservatore alle spalle, potrebbe mutare in meglio le vite di tante persone.

Una parte cruciale dell’esistenza è rappresentata dalla formazione, prima la scuola e poi per alcuni anche l’università. E’ su questo che si gioca una parte considerevole della mobilità sociale ed è da questo, anche se non lo si dice quasi mai, che dipende la promozione del merito: perché un Paese dove i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei farmacisti gestiscono le farmacie e chi ha un papà avvocato ha più possibilità degli altri di fare l’avvocato non è detto che i professionisti siano sempre bravi e competenti (si guardino qui i dati di Alfredo Amodeo). Così è l’Italia di oggi, ed è sempre di più così anche grazie alle politiche attuate prima dal governo Berlusconi e poi da quello Monti: i tagli alla formazione (più di 10 miliardi solo dall’inizio della crisi) e il drastico taglio dei fondi per il diritto allo studio sono tra le cause della diminuzione degli iscritti ai corsi universitari. E’ lecito sperare che un nuovo governo di centrosinistra inverta questa tendenza investendo nel sistema di diritto allo studio e nell’uguaglianza nell’accesso all’università e alla ricerca. A questo proposito, una lettera ricevuta di recente e la lettura del programma di Matteo Renzi mi hanno chiarito quale sia la posta in gioco nel ballottaggio delle primarie di domenica. Continua a leggere

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Primarie 2012: tanti modi di dire “politica e società”

Nei due giorni post-primarie si è parlato tanto di politica e antipolitica, di partecipazione e partiti, di leadership e popolo, di classi dirigenti ed elettori, di volontari/militanti e cittadini. Le primarie richiamano questo perché – in mancanza di meglio, di più articolato, continuo, sofisticato, organizzato, in modo più o meno hi-tech – rimane uno degli strumenti più potenti a disposizione del paese nel creare una relazione tra politica e persone.

1. Hanno finito col parteciparvi circa 3 milioni di italiani, ovvero l’6,2% per cento degli aventi diritto al voto del paese, l’8,5% dei votanti alle politiche del 2008, il 20% degli elettori di centro sinistra in quello stesso anno (conteggiando anche Italia dei Valori e Sinistra Arcobaleno; a tenersi larghi, insomma). Le primarie del partito democratico americano – negli Usa esistono da quasi un secolo – Continua a leggere

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Province, che farne?

Palazzo Valentini, oggi sede della Provincia di Roma. Immagine tratta da urloweb.com

Cosa accomuna Davide Bordoni, Massimiliano Smeriglio, Mariella Zezza ed Elsa Fornero? Militano in partiti diversi (PDL, SEL, Lista Polverini, “Partito Tecnico”) ma tutti e quattro sono i responsabili, per me che abito a Roma, in merito alle politiche del lavoro, a livello rispettivamente comunale, provinciale, regionale e nazionale. Se una fabbrica sta per chiudere, si attivano tutti e quattro e risolvono il problema. Se i diritti dei lavoratori sono messi in pericolo, tutti e quattro intervengono. Fantascienza? Ma è la realtà italiana che passa mesi a discutere se/come/quando abolire o accorpare le Province (o magari pure i Comuni) senza definire quali sono le competenze concrete di questi enti locali. Difficile pensare che i Fantastici 4 (o persino 5, ché in alcuni Municipi romani c’è pure lì qualcuno che se ne occupa) servano tutti.Ma se le cose non funzionano di chi è la colpa, di Bordoni o Smeriglio o Zezza o Fornero? Ecco, invece di perdere mesi e mesi sulle Province, cerchiamo di ragionare meglio… Continua a leggere

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Qualche suggerimento per le politiche energetiche nel Lazio

immagine tratta da biclazio.it

Nell’attesa, sempre più surreale, che vengano indette le nuove elezioni per la Regione Lazio, proviamo intanto a fare qualche proposta. Tra le moltissime cose che la nuova giunta si troverà ad affrontare il nodo delle politiche energetiche sarà uno degli elementi cardine di qualsiasi strategia di promozione dello sviluppo sostenibile.

Proponiamo qui un piccolo promemoria.  Continua a leggere

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L’America, il voto e la coalizione dei diritti

Questo articolo, in versione ridotta, è già apparso su italianieuropei.it

Alla fine, è accaduto esattamente quello che gli analisti più accorti sostenevano fin dal principio: ha vinto Barack Obama, senza la quantità di voti e l’entusiasmo del 2008, con un certo grado di astensione in più e qualche stato in meno, ovvero Indiana e North Carolina (la Florida non è stata ancora assegnata in modo definitivo). Ma cosa è successo davvero in queste elezioni?

Un finale thrilling? No, ma Obama non è andato bene.L’ansia finale, il risultato in bilico, la rimonta di Romney… è stato possibile mediatizzare tutto questo grazie a un singolo e disgraziato evento: la pessima performance di Barack Obama nel primo confronto televisivo con Mitt Romney. I repubblicani hanno sentito l’odore del sangue, ci hanno creduto, sono riusciti a valorizzare le debolezze del Presidente uscente. I giornalisti hanno trovato la notizia che poteva incollare gli elettori davanti alla tv per quasi un mese. Dopo di ché è cominciata la guerra dei sondaggi sugli stati in bilico, o supposti tali: Colorado, Florida, Iowa, Nevada, Virginia, Wisconsin, New Hampshire, il famigerato Ohio. Continua a leggere

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La battaglia femminile nel voto americano

Sarà la battaglia sul voto delle donne a determinare, domani, l’esito del voto americano? Tutto fa pensare di sì. Ce lo dicono i numeri: le elettrici nel 2008 sono state di più degli elettori (il 60%), dunque il voto femminile potrebbe determinare la vittoria negli stati in bilico e rivelare in quale direzione sta andando la società americana. E ce lo dice la piega che ha preso il dibattito pubblico nella campagna presidenziale. Secondo uno studio dell’istituto di ricerca Gallup temi tradizionalmente associati alla questione femminile, come l’aborto e la parità dei diritti, hanno avuto nella campagna elettorale lo stesso posto occupato dall’economia e dalla disoccupazione. E il Washington Post ha creato una sezione dedicata proprio allo spazio che hanno avuto le questioni di genere nella campagna presidenziale del 2012.

Se questo è successo, è perché il tema femminile non è entrato come “questione” tra le altre, ma è balzato ai primi posti del dibattito. Continua a leggere

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