Primarie 2012: tanti modi di dire “politica e società”

Nei due giorni post-primarie si è parlato tanto di politica e antipolitica, di partecipazione e partiti, di leadership e popolo, di classi dirigenti ed elettori, di volontari/militanti e cittadini. Le primarie richiamano questo perché – in mancanza di meglio, di più articolato, continuo, sofisticato, organizzato, in modo più o meno hi-tech – rimane uno degli strumenti più potenti a disposizione del paese nel creare una relazione tra politica e persone.

1. Hanno finito col parteciparvi circa 3 milioni di italiani, ovvero l’6,2% per cento degli aventi diritto al voto del paese, l’8,5% dei votanti alle politiche del 2008, il 20% degli elettori di centro sinistra in quello stesso anno (conteggiando anche Italia dei Valori e Sinistra Arcobaleno; a tenersi larghi, insomma). Le primarie del partito democratico americano – negli Usa esistono da quasi un secolo – sono molto più partecipate: 35 milioni di americani avevano preso parte alla sfida tra Hillary Clinton e Barack Obama, un dato molto alto se si pensa che nel novembre 2008 Obama vinse le elezioni presidenziali con il voto di 69 milioni di americani.

Ugualmente il dato è un buon dato, nonostante le difficoltà nell’iscriversi a questa competizione e le lunghe file, e soprattutto in virtù dello Tsunami del 2008 – quello che qui abbiamo chiamato anno zero – nel quale era stata spazzata via la rappresentanza politica alla sinistra del PD, che a sua volta sembrava poter implodere su se stesso e sulla sconfitta politico/culturale delle sue leadership “fondative”. La grande partecipazione e anche le modalità di questa partecipazione, hanno mostrato un centrosinistra popolare unitario, mite e interessato.

Al di là dei conflitti mediatici non c’e’ stato scontro davvero avvelenato. Possiamo dire cheavanza un centro sinistra inclusivo e attrattivo,capace di coinvolgere i cittadini in una prospettiva di governo. E grazie a Vendola il dibattito sulle prospettive di governo ha dovuto confrontarsi con un’idea diversa di sviluppo e risanamento, come dice Barbara Spinelli su La repubblica di oggi (28-11-2012). Non è poco. Reggerà? Ovviamente, speriamo tutti di sì, soprattutto osservando come fuori da questo centrosinistra non c’è una proposta credibile di alternativa.

Nichi Vendola ha giustamente sottolineato che “con queste primarie il centro sinistra ha ritrovato il suo popolo, speriamo che non lo disperda”. Dovrebbe essere il cruccio di chiunque pensi che la politica sia anche organizzazione permanente, sebbene in forme necessariamente diverse da quelle del passato: i partiti del centro sinistra, fino a oggi, si sono impegnati spesso nel rompere il filo di comunicazione che li aveva legati ai propri elettori (e hanno smesso di addestrare in modo sistematico i propri gruppi dirigenti a quel tipo di fatica: non è un elemento trascurabile).

Hanno dato per scontato che, tanto, quei tre milioni ci saranno sempre (per poi scoprire che anche tra di essi si annidano gli anti-sistema e anti-apparato, specialmente nei luoghi dove la sinistra ha sempre governato, come la Toscana e l’Emilia Romagna); non hanno creato infrastrutture leggere, ma al contempo reali, di inclusione della società civile organizzata, nel quale far crescere sistemi di appartenenza multipli; si sono lamentati dell’assenza dei “grandi partiti” dopo averli distrutti (piuttosto che cambiarli radicalmente, magari guardando in giro cosa accadesse nel resto del mondo); hanno alimentato il fenomeno dell’iperpersonalizzazione, per poi demonizzarlo in modo poco credibile; hanno utilizzato la politica del “simbolico” accompagnandola raramente con l’azione: rappresentare nel discorso pubblico un tema, farlo entrare in agenda, ma non eseguire politiche di trasferimento di potere reale e diritti verso i soggetti evocati nell’agone mediatiaco.

3. E infatti l’Italia della partecipazione è a macchia di leopardo, e il rapporto tra società e partiti un rebus da sciogliere, dove a volte c’è virtù, altre volte il suo contrario. Dove a volte conta la storia, o dove la storia è stata spazzata via. Dove esistono soggetti sociali “antichi” ma vivi, oppure protagonismi nuovi che non trovano rappresentanza. Dove non c’è più fiducia nella politica ma c’è ansia di dare risposte a problemi collettivi, dove le rappresentanze politiche sono, obiettivamente, consumate e impresentabili o dove invece c’è stato un rinnovamento intelligente.

Ieri Bersani ha parlato di partito come “infrastruttura per il civismo”: un’idea interessante (forse suggerita da Miguel Gotor), ancorché priva – almeno per ora – di spina dorsale, nel senso che non si trova da nessuna parte un approfondimento che spieghi di cosa si tratti. Come, davvero, si ricostruisce il rapporto tra partiti e società – in termini di strumenti e di cultura condivisa – continua a non saperlo nessuno.

Un esempio. Nel dibattito di questi giorni le città sono state considerate il luogo principe del “voto d’opinione” (non a caso Bersani si vanta di aver vinto nei grandi centri urbani, dove non conterebbe più il partito macchina, come a dire “visto che non sono un burocrate?”). Questa affermazione è sbagliata e fuorviante. Perché nelle città c’è il voto organizzato di alcune grandi periferie e dei luoghi storici dell’insediamento politico, c’è anche il voto organizzato in ogni Comune di cooperative, associazioni, sindacati… che con la politica mantengono un rapporto stretto e continuativo, della natura più varia.

Non esiste solo il voto istruito, consapevole e atomizzato, che vive nell’agora digitale e legge i giornali; esiste ben altro. La società va capita, senza paternalismi, centimetro per centimetro: ogni scorciatoia analitica da parte dei partiti infila le classi dirigenti in un vicolo cieco; se ci fosse quest’analisi, i partiti individuerebbero il minimo comune denominatore degli interessi dei propri elettori, e le proposte di riforma per le quali val bene spendere una battaglia.

4. Dopo le primarie serve che qualcuno abbandoni l’idea che esiste un “grande popolo del centro sinistra” indistinto, o che si riconosce solo per l’affiliazione a un leader: esso è segmentato, articolato, spesso organizzato per conto suo (nonostante la politica); sapendo che è vivo ma scettico, diffidente: esso va chiamato alla codecisione e va costruito un percorso nel quale abbia “potere”, mentre oggi si accontenta di uno “standing” morale nei social network. Si accontenta, insomma, di identità senza potere: ma è ben contento di esercitarlo quando può, a partire dalle primarie. Partiamo da quei tre milioni: come non perderli? Con strumenti che costano risorse, formazione, fatica, lavoro a tempo pieno. Strumenti per nuovi partiti. Altrimenti si farà come al solito: si vincono le elezioni, tutti i gruppi dirigenti acquisiscono una posizione di governo, e solo ed esclusivamente da lì gestiscono il rapporto con la società. Deja vu, e ben altra cosa rispetto al partito come “infrastruttura per il civismo”.

5. Un postilla su Renzi. Si propone come il leader di un movimento quasi  pre-politico: “siamo aperti a tuttopurché ci sia rinnovamento”. Non éefficace etichettarlo semplicementeun politico liberista: è un podi piùe un podi meno.Eantisindacale ma è anche uno che combatte controgli stipendi troppo alti dei manager, è per Ichino ma se avesse necessità dei voti della Fiom non esiterebbe a scaricarloSu Marchionne eriuscito prima ad esserneentusiasticamentea favore e poia figurare come il suo principale detrattore.Eun uomo da proclami giovanili,ha antenne pronte e capacità di cogliere lattimo e trasformarlo in evento comunicativo: è assieme un politico moderno e una riedizione dellimpalpabilità veltroniana.

E infatti non garantisce discontinuità – o meglio, l’archiviazione – di una storica subalternità, ultraventennale, al modello neoliberista. E’ ancora in linea con il passato recente, con le idee che la crisi del 2008 avrebbe dovuto far accantonare (ma intanto, già in questa settimana di ballottaggio, si può dire in modo chiaro la propria su due questioni decisive: sanità e assetto industriale del paese).

2 commenti

Archiviato in democrazia e diritti, elezioni, partiti, sinistra

2 risposte a “Primarie 2012: tanti modi di dire “politica e società”

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Lorenzo Fanoli

    Alcune considerazioni.

    1. I risultati delle primarie, come sono usciti, sono tutto sommato molto vicini alle previsioni ma e’ interessante la sua composizione e distribuzione. Bersani non vince al primo turno e non è un male per un paio di motivi:
    Una sua vittoria al primo turno avrebbe reso inconsistente e inutile la scelta di Nichi Vendola di partecipare alle primarie, ma il motivo più importante è che non vincendo in Toscana Umbrie e Marche si è indebolito l’apparato di potere ex pci/ds lega cooperative di quei territori. Questo è un successo di Renzi ma può rendere Bersani più libero e meno legato al vecchio partito. Può essere una opportunita’ di rinnovamento e di cambiamento di quel partito e forse dell’intero centro sinistra di governo.

    2. se non sappiamo ancora chi ha vinto e come ha vinto ci sono sicuramente degli sconfitti in queste primarie che sono gli ex DC e la povera Rosy Bindi.

    3. Il risultato di Nichi Vendola è poco al di sotto di quello che sarebbe ritenuto soddisfacente (attorno al 18-20 le attese 15,6 quello che e’ uscito) ma i voti della sinistra sono importanti e determinanti per la vittoria di uno dei due contendenti e Nichi ha avuto la possibilità di indicare temi importanti e in maniera netta nella discussione. Sia Renzi che Bersani hanno dovuto dire parecchie cose di sinistra in queste settimane e di questo dobbiamo renderci merito. Un esempio è l’evoluzione delle posizioni di Renzi su diritti e coppie gay.
    Mi sembra pero’ che ci siano cose su cui riflettere in relazione al futuro di SEL e della prospettiva di una formazione politica organizzata a sinistra del PD che ci riguarderanno a partire dalle scelte da fare su come presentarsi alle elezioni e sul dopo.
    A impressione la composizione del voto per Vendola assomiglia un po’ a quello che erano i verdi (un voto metropolitano, e istruito) a cui si aggiunge la sua presa nel mezzogiorno.
    Comunque, in assoluto, sono tanti voti , molti di piu’ rispetto agli iscritti a SEL, bisogna vedere se nelle prossime settimane si riusciranno ad organizzare e a trovare forme di consultazione e mobilitazione ed intervento politico collettivo.

    4. Infine qualcosa su Roma….
    Prima cosa: dai dati sulla partecipazione Roma e’ il Lazio… quindi Zingaretti ha fatto una scelta che lo rende un po’ marginale.
    La candidatura di Nichi Vendola ha preso 40mila voti che sono parecchi e che dovranno giocare un ruolo e una partita nel determinare gli equilibri nella campagna elettorale romana dentro un centro-sinistra rinnovato, popolare e partecipativo.

    Lorenzo Fanoli

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