Cosa c’è in ballo domenica, un esempio sui prestiti universitari

Immagine tratta da corriereuniv.it

Molto spesso si dice che la politica non cambia nulla, su questo blog abbiamo cercato di dimostrare che non è così. Negli ultimi 30 anni ha cambiato molte cose, quasi sempre in peggio. Nel futuro, se ci getteremo questo trentennio conservatore alle spalle, potrebbe mutare in meglio le vite di tante persone.

Una parte cruciale dell’esistenza è rappresentata dalla formazione, prima la scuola e poi per alcuni anche l’università. E’ su questo che si gioca una parte considerevole della mobilità sociale ed è da questo, anche se non lo si dice quasi mai, che dipende la promozione del merito: perché un Paese dove i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei farmacisti gestiscono le farmacie e chi ha un papà avvocato ha più possibilità degli altri di fare l’avvocato non è detto che i professionisti siano sempre bravi e competenti (si guardino qui i dati di Alfredo Amodeo). Così è l’Italia di oggi, ed è sempre di più così anche grazie alle politiche attuate prima dal governo Berlusconi e poi da quello Monti: i tagli alla formazione (più di 10 miliardi solo dall’inizio della crisi) e il drastico taglio dei fondi per il diritto allo studio sono tra le cause della diminuzione degli iscritti ai corsi universitari. E’ lecito sperare che un nuovo governo di centrosinistra inverta questa tendenza investendo nel sistema di diritto allo studio e nell’uguaglianza nell’accesso all’università e alla ricerca. A questo proposito, una lettera ricevuta di recente e la lettura del programma di Matteo Renzi mi hanno chiarito quale sia la posta in gioco nel ballottaggio delle primarie di domenica.

  1. La lettera arriva da un grande istituto di credito, a prevalente partecipazione statale propone un prestito per “gli studi”: 1.000 euro se tuo figlio va alle elementari o alle medie, 2.000 se fa le superiori, 3.000 se è iscritto all’università, a corsi professionali o di specializzazione. In quest’ultimo caso, la lettera chiarisce con grande trasparenza, il “costo totale del finanziamento” (interessi ma anche imposte) sarà di 276,63 euro per un tasso di interesse reale dell’8,65%. Per due anni si pagano comode rate mensili di 135,82 euro. E’ probabilmente una proposta, nel settore, piuttosto conveniente visto che normalmente i tassi di interesse sui prestiti sono più alti.
  2. Leggo poi il programma elettorale del candidato Matteo Renzi laddove parla di “investire sugli italiani”. Ai punti D2 e D3 c’è scritto quanto segue:

“2. Consentire la scommessa degli atenei e degli studenti sulla qualità della formazione. Agli atenei che vi sono interessati deve essere consentito di aumentare le tasse universitarie in funzione di progetti di eccellenza didattica, trovando al tempo stesso compensazioni per le famiglie con redditi medi o bassi. Agli studenti devono essere offerti prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata – parziale o integrale – inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito.

Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.”

  1.  Il sistema proposto da Renzi non è esattamente quello della lettera citata più sopra perché il “prestito d’onore”, come spiegano le righe qui sopra, non si paga mentre si è all’università ma dopo, quando si inizia a lavorare. E’ un sistema simile, per molti aspetti, a quello attuato in Gran Bretagna prima dal governo laburista e poi, con più decisione, dall’attuale coalizione liberali-conservatori. Parlammo dei suoi effetti qui: “Una conseguenza di questo sistema è che, già oggi, le facoltà umanistiche e di scienze sociali sono meno attraenti: quale lavoro con quei titoli di studio potrà permettere di ripagare in fretta un prestito da alcune decine di migliaia di euro? Si è molto ristretto di conseguenza il mercato del lavoro per la ricerca e l’insegnamento in quelle facoltà. Ma questo, secondo alcuni, potrebbe non essere uno svantaggio. Il Financial Times del 10 luglio, però, ci informava che c’è stata una più generale contrazione di studenti immatricolati in Inghilterra: il 5% tra i giovani ma ben il 15% tra gli adulti. Non solo, calava l’afflusso verso l’Inghilterra da parte della Scozia, del Galles e dell’Irlanda del Nord, le regioni più povere del Regno Unito. Aumentava invece il numero di studenti stranieri, soprattutto esterni all’Unione Europea. Per chi viene dalla Cina o dall’India, infatti, le rette erano già molto alte prima e non a caso molti atenei preferiscono avere più studenti di questo tipo.” Uno dei nostri lettori, Giulio Gonella, ci informava che “in Scozia l’università è gratis sia per gli studenti scozzesi che per quelli EU: un volano importante per le università scozzesi, se si pensa che Edimburgo e St. Andrews sono tra le 200 top università del mondo secondo il Times Higher Education”. Per non parlare del caso più famoso: le università della California da cui è uscita l’economia dell’hi-tech furono rafforzate negli anni ’60 dall’allora governatore democratico con un apposito “Masterplan”di investimenti pubblici che le diffondeva sul territorio e le rendeva abbordabili per tutti economicamente. E’ anche grazie alle basse tasse universitarie che molti giovani si sono potuti azzardare a studiare cose allora poco considerate e poi, eventualmente, ad abbandonare gli studi per mettere su imprese oggi miliardarie. Se fossero stati legati dal “prestito d’onore” non l’avrebbero potuto fare tanto facilmente. E’ questa la schiavitù del debito che limita fortemente la libertà personale: non puoi fare nella vita ciò che vuoi ma solo ciò che ripaga il tuo debito.
  2. C’è poi un’altra questione e per spiegarla torniamo alla lettera dell’istituto di credito. Se il costo per gli studi universitari è 3.000 euro, uno studente ha due modi per pagarlo: attraverso le sue risorse personali e familiari oppure contraendo un prestito. Nel primo caso paga 3.000 euro, nel secondo 3.276. Quei 276 euro in più sono una tassa sulla disuguaglianza sociale che non verrebbe cancellata dal prestito d’onore: chi non ne ha bisogno perché benestante non pagherà gli interessi che invece graveranno su chi non può permettersi di pagare con i propri mezzi. Questa tassa sull’accesso ai diritti sociali per i più poveri, per di più, non andrà allo Stato ma agli istituti bancari. Lo stato invece li garantirà con “un fondo pubblico di garanzia”. Cioè se lo studente non rimborsa la banca ci penserà lo Stato. E’ il problema che c’è oggi negli Stati Uniti: chi ha contratto i prestiti universitari non trova un lavoro adatto per ripagarli e la garanzia pubblica sta costando molti soldi al contribuente, tanto che si parla spesso di una nuova bolla pronta ad esplodere.
  3. Cosa si può fare invece? Si possono ricavare risorse aumentando la tassazione sulle grandi eredità e sui patrimoni, come si fa in molti Paesi del mondo secondo il principio liberale che la ricchezza dev’essere guadagnata e non ricevuta per nascita. Con questi soldi si possono non solo ripristinare i fondi per il diritto allo studio tagliati in questi anni ma anzi portarli ai livelli di altri Paesi europei. Si potrebbe per esempio intervenire sul mercato degli affitti, oggi la vera tassa sulla mobilità degli studenti universitari e sul merito, perché certo non tutti possono permettersi 6-7mila euro l’anno per pagare una stanza a Roma o Milano. O si potrebbe rendere accessibile a tutti il sistema di formazione post-universitaria che molto spesso è quasi il canale unico per accedere a professioni essenziali per la democrazia come il giornalismo.

Dopo trenta anni di politiche conservatrici e regressive e dopo venti anni di berlusconismo bisogna avere il coraggio di cambiare davvero. Portare in Italia politiche fallite altrove non si chiama cambiamento ma peggioramento. Domenica si parla anche di questo: se ci sarà un centrosinistra dove si potranno realizzare riforme che cambino in meglio la vita della gente oppure se si attuerà, come detto ieri sera in tv, il programma del candidato vincente Renzi. Dopo questi anni bui, ci meritiamo qualcosa di meglio.

(Mattia Toaldo)

2 commenti

Archiviato in cultura e ricerca, democrazia e diritti, sinistra, università

2 risposte a “Cosa c’è in ballo domenica, un esempio sui prestiti universitari

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Simonetta

    Moltissimi giovani che votano renzi non hanno letto il programma,lo votano solo perche’ e’ ggiovane….

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