Archivi del mese: febbraio 2013

Considerazioni sparse sulle elezioni appena consumate

Elezioni Politiche 2013, Il voto a RomaPremetto che condivido molto l’appello di Barbara Spinelli (La Repubblica 27 febbraio) a sospendere il giudizio davanti al monumentale evento manifestatosi con le elezioni del 2013. Bisogna ragionare e far politica, cercare di produrre spostamenti in avanti in una situazione di stallo che non ha però un esito segnato. Bisogna osare. Continua a leggere

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Politica corrotta e privato virtuoso? Mica tanto.

La proiezione italiana del  documentario di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist,  “Girlfriend in a coma” è stata l’occasione per stucchevoli polemiche sull’opportunità che un’istituzione pubblica, nel caso in questione il MAXXI di Roma, promuovesse durante le concitate ultime settimane di campagna elettorale  un’opera fortemente critica della classe politica italiana. Meno dibattito è sorto sul contenuto dell’opera: interessante sotto tanti aspetti,  drammaticamente spassoso in molti passaggi su Berlusconi, il documentario propone un’analisi  fondo, che può essere riassunta così: “good talents, bad politics”. L’Italia è terra di grandi talenti imprenditoriali, tra i quali Bill Emmott annovera, senza andare troppo per il sottile, anche Sergio Marchionne, imbrigliati da una politica immorale e istituzioni mal funzionanti. Continua a leggere

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Piazza Duomo libera tutti

piazza duomo

La manifestazione di domenica 17 febbraio che ha riempito piazza Duomo a Milano, e che ha visto protagoniste e unite tutte le forze che compongono Italia Bene Comune, a sostegno di Bersani presidente del Consiglio e Umberto Ambrosoli governatore della Lombardia, può rappresentare il momento di svolta nella campagna elettorale del Centro Sinistra. Continua a leggere

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Fulmini ( ma non cosacchi) a San Pietro

00_fulmine_san_pietro_ansa_113x70 Le  dimissioni del Papa comunque la si veda sono un fatto    storico e straordinario  e ci confermano che in questo 2013 tutto può accadere.

L’evento  ci impone uno sguardo più attento e aperto a quello che succede nel mondo,  che va ben al di là delle “agende” che stanno dominando la campagna elettorale italiana, ripiegate sulle dinamiche delle eventuali alleanze ed equilibrismi, determinati dalla corsa di tutti contro la possibilità di vittoria del centro-sinistra, sui temi di corto respiro che vengono lanciati da Berlusconi,  sulle semplificazioni populiste anti-casta e del richiamo ad una democrazia diretta che compone liste e programmi elettorali attraverso plebisciti via web.

La scelta di Razinger infatti pone questioni di ampia portata e di notevole interesse, in particolare:

  1. Viene messa in discussione la regola che  un solo uomo al comando, buono per tutte le stagioni, una volta raggiunta la posizione   di vertice della piramide gerarchica, garantisce la continuità della più “stabile” delle istituzioni del mondo.
  2. Secondo diversi commentatori internazionali – BBC compresa – segna la sconfitta di un papato conservatore che e’ stato caratterizzato da tantissimi scandali e da scarsa popolarità.
  3.  Rende  necessario  interrogarsi su quanto di  queste dimissioni siano il frutto dell’azione delle forze ancor più conservative della chiesa o quanto, invece, derivino da una dinamica più complessa nella quale entrano in gioco le modificazioni geopolitiche di questi anni e il riaffacciarsi anche sulla scena del movimento cattolico di  quelle spinte dalle quali   un tempo venivano sogni mobilitanti come  la giustizia sociale, l’uguaglianza, il riscatto dei poveri e degli esclusi, il ripudio della guerra. che nel passato ventennio sono state poi improvvisamente fagocitate dalla sessuofobia e dall’antifemminile.
  4.  Ripropone l’interrogativo sulle possibilità più o meno reali  di aspettative verso una chiesa meno oscura, meno monolitica più collegiale e plurale, più permeabile al mondo esterno.
  5.  In ogni caso tutto ciò ci impone uno sguardo più attento sulla situazione, perchè ci riguarda e sarebbe intelligente, una volta tanto, guardare alla chiesa senza quel senso di sudditanza psicologica e politica, ma con la saggezza e l’intelligenza di chi si candida a governare il paese con una visione articolata e ampia della società del futuro.

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Il giorno dopo le elezioni

Mancano meno di tre settimane alle elezioni. Potrebbero essere le ultime del berlusconismo, eppure Silvio Berlusconi e le sue proposte sulle tasse sembrano al centro dell’attenzione. Dall’altro lato, molti elettori di centrosinistra hanno l’impressione che la loro coalizione non abbia nessuna proposta concreta in campo e abbia invece voglia di allearsi con Mario Monti dopo le elezioni. Altri ancora pensano che, avendo approvato il Fiscal Compact e avendo votato a favore dell’introduzione in costituzione del pareggio di bilancio, il Partito Democratico si sia precluso da solo i margini per un cambiamento reale delle cose. Ergo, bisogna sostenere un’opposizione forte fuori dal centrosinistra. E’ proprio cosi’?

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Cosa intendiamo quando parliamo di “investitori esteri”

Lorenzo Fanolidream act

Tra le cose importanti che Obama ha iniziato ad affrontare, immediatamente dopo il giuramento per il secondo mandato, vi è la riforma delle leggi sull’immigrazione.
Il 28 gennaio si è diffusa in tutto il mondo la notizia che il gli Stati Uniti d’America potrebbero legalizzare 11 milioni di immigrati clandestini. Ci sarebbe un accordo al Senato tra Repubblicani e Democratici per deliberare al più presto a riguardo.
Il presidente degli Stati Uniti con un discorso tenuto il 29 gennaio a Las Vegas, ha spiegato i principi fondamentali di una riforma dell’immigrazione che incorpora tutte le controversie politiche di Washington. Il progetto del presidente supera a sinistra le linee guida presentate il 28 gennaio dalla“gang of eight” guidata a destra da John McCain e Marco Rubio e a sinistra da Chuck Schumer e Dick Durbin. Obama ha aggiunto a quella miscela condivisa, un ingrediente che ne cambia il sapore. La strada che porterà gli undici milioni di immigrati clandestini attualmente negli Stati Uniti alla cittadinanza dev’essere dritta e sgombra da ostacoli, non tortuosa e prudente come vorrebbero i repubblicani. In una mossa il presidente ha cercato di trasformare un accordo bipartisan “incoraggiante” in una rivoluzione liberal. L’enfasi obamiana sulla regolarizzazione rapida e “straightforward” è indigesta per il Partito repubblicano, che ha aperto a una riforma sull’immigrazione anche per mettere una pezza sugli squilibri demografici che lo penalizzano alle elezioni. Il Partito Repubblicano non può permettersi di alimentare l’immagine di partito ostile all’immigrazione, soprattutto da parte degli ispanici, il settanta per cento dei quali ha votato per Obama, ma allo stesso tempo ha bisogno delle garanzie ottenute nello scambio fra senatori e subito censurate da Obama: controlli severi sul confine, uno status legale intermedio per chi paga una multa e le tasse arretrate, un percorso prudente e tortuoso per chi arriva negli Stati Uniti, tolleranza zero per chi ha la fedina penale sporca.
La riforma della legislazione sull’immigrazione potrebbe essere approvata entro la primavera/estate di quest’anno.
Si tratta di un fatto di importanza storica che rappresenterebbe anche una sorta di atto conclusivo di un processo iniziato nel 2010 quando Obama aveva presentato una proposta- il dreamact – per concedere la nazionalità americana a cittadini stranieri giunti da bambini negli USA. Tale proposta era stata bocciata dal Senato a maggioranza repubblicana.

Si tratta di una notizia storica anche per noi, per diversi motivi. Continua a leggere

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Profumo di Gelmini nell’università in declino

aula vuotaE’ di ieri la notizia del calo di quasi 60.000 immatricolazioni nelle università italiane nell’ultimo decennio. Notizia clamorosa, ma non sorprendente. Ecco quanto – tra le altre cose – ne abbiamo scritto in Italia2013. Questo paese è anche nostro (a cura di C. D’Elia e M. Toaldo, Ediesse 2013), il libro appena uscito a opera del collettivo di redattori e collaboratori di questo blog.

 

… Fatto salvo l’auto-disciplinamento delle università strangolate dal meccanismo finanziario meritocratico messo in atto dal duo Gelmini-Tremonti, il resto dell’applicazione della legge (dalla valutazione omologante alla proroga infinita dei rettori) è farina del sacco del nuovo Ministro (tecnico) del Governo Monti, Francesco Profumo. Già Rettore del Politecnico di Torino, certamente ebbe modo di mettere bocca nei conciliaboli preparatori della riforma. L’incarico ministeriale lo coglie Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, appena nominato dalla sua predecessora. Un tecnico, certo. Con le mani in pasta. La continuità è impressionante (anche se, a onor del vero, l’on. Gelmini contesterà il suo successore sulle ripetute proroghe dei rettori: la propaganda vuole sempre la sua parte …). Allora forse bisogna capirci di più, su ciò che è successo.

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