Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio

campidoglioSono appena state presentate le candidature alle primarie per il Sindaco di Roma della coalizione di centrosinistra, dove si confronteranno numerosi nomi, tra cui i più forti sembrano al momento essere David Sassoli, europarlamentare franceschiniano forte dell’alleanza con dalemiani e veltroniani, e Ignazio Marino, chirurgo dalla grande esperienza internazionale sostenuto da Bettini e (pare) Zingaretti. Ma certo ognuno dei numerosi candidati spera di incarnare il profilo di novità sulla scia di Boldrini e Grasso, e intercettare così i voti degli elettori stanchi dei volti della politica tradizionale.

Questa esigenza è ovviamente molto sentita in città dopo la vittoria mutilata del PD e il trionfo inaspettato di Grillo, che hanno riflessi immediati e importanti sulla corsa per il Campidoglio, nelle prossime elezioni di fine maggio. Già si parla di sindrome parmigiana, non nel senso dell’affaticamento dopo un pranzo a base di melanzane, quanto piuttosto di un centrosinistra che va al ballottaggio non con la destra, cioè con l’uscente Alemanno, ma con un candidato grillino, su cui potrebbero convergere i voti di destra allo stesso modo di quanto è successo a Parma lo scorso anno, con la vittoria a sorpresa di Pizzarotti. Un rischio peraltro amplificato dalla mancanza a tutt’oggi di un candidato ufficiale, che appunto sarà scelto solo all’inizio di aprile con le primarie.

Nel frattempo, i risultati delle politiche e delle regionali di febbraio danno qualche indicazione e pure qualche preoccupazione.

1) La lista del PD e i candidati del centrosinistra a Roma non sono mai andati così male dal 1996 ad oggi tra politiche ed europee (PD 28,7% con SEL al 4,7%, e Zingaretti 45,4%), ovviamente a causa della competizione tripolare di quest’anno (alla Camera Grillo 27,3% e PdL 18,7%, alla Regione Storace 24,9% e il grillino Barillari 20,1%). Ma a preoccupare è soprattutto il pessimo risultato nella periferia esterna al Raccordo, dove il PD ha racimolato solo il 22,8%, SEL il 3% e Zingaretti si è fermato al 37,7%, il che ha determinato uno scarto record tra periferia storica ed esterna per il PD (8,7 punti percentuali), per SEL (2,4 punti) e per Zingaretti (11,1 punti, come Rutelli nel 2008).

Voti di lista alla Camera e voti ai candidati presidenti della Regione Lazio nel Comune di Roma, per fascia urbanistica (Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

secondo graficoprimo grafico

Fonte: elaborazione dell’autore su dati di Roma Capitale.

Nota: suddivisione in fasce urbanistiche tratta da Tocci W., “La città del tram”, in Tocci W., Insolera I., Morandi D., Avanti c’è posto. Storie e progetti del trasporto pubblico a Roma, Donzelli, 2008.

2) La distribuzione per zona urbanistica è esplicativa: i risultati migliori per il PD ( intorno al 35%) e per Zingaretti (oltre il 50%), sono stati nei quartieri centrali o semicentrali di Trastevere, Testaccio, San Lorenzo, Gianicolense e Colli Portuensi, insieme ad aree della periferia storica come Monte Sacro, Tiburtino Sud e Nord, Casilino, Appio-Latino e Appio-Claudio, Ostiense, Grottaperfetta. Analogamente, le roccaforti di SEL sono in pieno centro, raggiungendo quote tra il 9 e l’11% a Trastevere, Esquilino, Testaccio, Celio, San Lorenzo, oltre a Monte Sacro. Al contrario, le percentuali minori (PD meno del 23% e Zingaretti meno del 36%) sono state ottenute nei lontani quartieri fuori dal Raccordo e isolati dal tessuto urbanistico della città consolidata, ma in rapida espansione residenziale, come Lunghezza, Torre Angela e Borghesiana (a est), Vallerano e Decima (a sud), Ostia Antica e Infernetto (sul Litorale), Ponte Galeria, Pisana, Massimina e Boccea (a ovest), oltre ai tradizionali “buchi neri” dentro il Raccordo a nord della città, nel XIX e XX Municipio.

3) Quindi il centrosinistra e Zingaretti prendono più voti nei quartieri dove la popolazione scende e M5S con Barillari al contrario dove sale. Queste dinamiche creano al centrosinistra non solo un problema politico, avendo ormai le roccaforti in quartieri borghesi e intellettuali e poco spazio di manovra nei nuovi quartieri lontani dal centro. Infatti, anche volendo scegliere di mantenere questa nuova fisionomia, vi è un problema elettorale: la periferia storica da sola non basta comunque a vincere le elezioni, perché i residenti continuano a trasferirsi da lì verso quartieri più lontani, tanto che il suo peso sul totale dei votanti, sebbene molto elevato, scende inesorabilmente (rappresenta ormai solo il 45%) e sale la quota della periferia esterna dove il centrosinistra è più in difficoltà (è già del 18%).

4) In generale, si conferma quindi l’evidenza che il voto al centrosinistra in tutte le ultime elezioni è sempre inversamente proporzionale alla distanza dal Campidoglio, ossia (tralasciando il centro dove vive ormai una minoranza di elettori) le sue liste (compresa SEL) e i suoi candidati prendono il massimo nella periferia storica a ridosso del centro, un valore intermedio nella periferia anulare entro il Raccordo e il minimo nella periferia esterna al Raccordo. E anche i dati del 2013 mostrano la difficoltà del PD a prevalere nelle fasce più periferiche della città, con Grillo che si sostituisce o si affianca al centrodestra nel raccogliere le istanze di cambiamento nei quartieri che più hanno subito la polarizzazione economica, sociale e urbanistica degli ultimi 15-20 anni. Questa percezione è acuita da un semplice sguardo al voto nei comuni dell’hinterland: appare del tutto evidente come i comuni confinanti con Roma, che sono via via diventati dormitori per i pendolari sfuggiti da costi delle case e degli affitti insostenibili, e quindi in qualche modo “periferia della periferia”, rispecchiano quanto accade nelle tradizionali periferie romane, con un sorprendente successo per Grillo (eccetto che nella Valle dell’Aniene e in parte dei Castelli), fino a un notevolissimo 40% ottenuto a Pomezia.

5) Tuttavia va rimarcato che lo stesso giorno ci sono stati risultati divergenti. Se i dati della Camera mostravano una situazione preoccupante a livello romano, i dati delle Regionali hanno migliorato il quadro, poiché sul totale dei voti andati al M5S alla Camera solo due terzi sono passati al grillino Barillari e un quinto ha scelto Zingaretti. È stato già scritto da più parti che il M5S sembra prendere più voti quando è in gioco Grillo in prima persona rispetto a quando altri meno conosciuti ed evidentemente meno credibili ci mettono la faccia. In effetti, la tendenza a votare nelle elezioni locali in maniera più attenta alle persone e alle tematiche territoriali ha portato Zingaretti a prevalere in tutti i municipi romani, mantenendo comunque il preoccupante andamento delle politiche. Questa apparente schizofrenia degli elettori non è una novità: già ai ballottaggi del 2008 Zingaretti fu eletto Presidente della Provincia con l’apporto determinante dei quartieri interni al Raccordo, mentre lo stesso giorno Rutelli veniva sonoramente sconfitto da Alemanno al Comune.

Cosa ci dicono questi numeri? Primo, che Grillo è un concorrente pericoloso a cui fare attenzione, senza dare per scontata la riconquista del Campidoglio dopo il disastro di Alemanno. Secondo, che le tendenze di fondo degli ultimi anni sono confermate, e il centrosinistra continua ad avere difficoltà nelle periferie a cavallo del Raccordo, riuscendo a prevalere senza problemi solo nei quartieri più centrali. Terzo, che però contano molto le persone, e se viene candidato un politico “di professione” come Zingaretti, percepito dagli elettori come diverso e migliore rispetto al modo di far politica tradizionale, il voto grillino può essere almeno in parte recuperato. Quarto, che non essendoci molti Zingaretti nel partito, il candidato al Comune dovrà essere qualcuno (qualcuna?) non identificabile con la politica degli ultimi anni, che rappresenti una visibile e credibile discontinuità con un modello romano ormai non più riproducibile, e che incarni una radicale alternativa alla giunta Alemanno senza inseguire nuovi grandi progetti/eventi, ma dal punto di vista dell’attenzione alla qualità della vita quotidiana dei romani, soprattutto di quelli delle periferie più lontane dal Campidoglio.

Federico Tomassi

3 commenti

Archiviato in elezioni, Roma, sinistra, Uncategorized

3 risposte a “Roma 2013: dalle politiche al Campidoglio

  1. francesca

    il voto al centro sinistra non è proporzionale, ma inversamente proporzionale alla distanza dal campidoglio. nel senso che più aumenta la distanza, più diminuisce il voto. O ho capito male io?

  2. Pingback: “Noi cambieremo tutto” | Italia2013

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