Archivi del mese: aprile 2013

Il governo politico del Presidente

Napolitano Letta

In un imprevedibile scenario di stampo americano, con colpi di pistola sparati in piazza, davanti a Palazzo Chigi, il Governo Letta muove i suoi primi passi. Stampa e social network si affannano a presentare e criticare (positivamente o negativamente) il neonato governo a partire dai suoi componenti, dalla loro storia, dai loro meriti e dai loro limiti. Come se l’azione politica di un governo potesse essere determinato da questo o da quella, senza che il quadro entro cui i singoli si troveranno a operare ne segni la capacità di azione. E’ l’ultimo gioco di società di un dibattito politico ridotto a gossip. Per quel che ci interessa, possiamo limitarci a registrare che si tratta di un governo qualificato: ci sono competenze tecniche ed esperienze politiche di sicuro valore che i suoi avversari non possono sottovalutare.

Il fatto più rilevante, però, è la natura politica del governo, data non solo dalla composizione delle delegazioni ministeriali (entrambi i principali partiti che ne fanno parte vi sono rappresentati con i “numeri 2” della gerarchia interna), ma dall’ambizione del mandato: non ci sono scadenze, agende o vincoli per un governo che vorrebbe e potrebbe governare per l’intera legislatura.

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Alcune idee per sopravvivere al governo “a larga conservazione”

Vignetta di Mauro Biani per Il Manifesto

Vignetta di Mauro Biani per Il Manifesto

Il governo Letta, se tutto andra’ bene per chi lo sta sostenendo, nascera’ all’inizio della prossima settimana. Vale la pena ragionare su alcuni calcoli e fare alcune proposte per chi all’interno di quel che fu Italia Bene Comune quel governo non lo vuole sostenere. Continua a leggere

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La grande glaciazione

la grande glaciazioneSi corona così, con la rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, il capolavoro politico di Silvio Berlusconi. Interprete onomatopeico del trentennio neo-liberista italiano, Berlusconi stava per essere travolto dalla fine di un lungo ciclo politico e culturale, economico e sociale, inaugurato dalla non compianta signora Thatcher e finito negli scogli della Lehman Brothers. Non dai fantomatici mercati, ma da una poderosa crisi di consenso, Berlusconi è stato costretto a lasciare Palazzo Chigi neanche due anni fa. Una sinistra moderatamente riformista, in sintonia con gli Usa di Barack Obama e con rinnovate forze della sinistra europea avrebbe potuto chiudere politicamente quel lungo ciclo e contribuire a una riqualificazione e a un riposizionamento dell’Europa sulla scena globale. Continua a leggere

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Indecenza pubblica.

vlGX8z90XkignMPUl8aABwContro il decoro, il saggio di Tamar Pitch è un rapido attraversamento delle scelte nazionali e locali che squarcia il velo ipocrita del discorso pubblico dominante e mostra il carattere illiberale e classista della retorica sul decoro.

Il trentennio che ha visto ritrarsi il welfare ha insistito molto sulla paura, sul rischio e sulla necessità per ognuno – lasciato solo nella responsabilità o nella colpa – di saperlo prevenire. Nello stesso tempo ha depoliticizzato ogni conflitto, riducendo qualunque dialettica a quella tra vittima e carnefice.

In questa costruzione di senso, il decoro e l’indecenza si integrano. E’ così possibile vedere all’opera il paradosso di una classe politica tra le più  immorali farsi guardiana della moralità e, nel suo nome, diventare protagonista delle più feroci politiche di controllo e sicurezza. Continua a leggere

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“Noi cambieremo tutto”

marinoLe primarie per il candidato a sindaco del centrosinistra romano sono andate bene. Ancora una volta il popolo della coalizione si è mostrato attento e pronto a farsi coinvolgere. Alla vigilia serpeggiava la preoccupazione per la partecipazione ad un appuntamento che seguiva i due delle primarie nazionali e il voto politico dagli esiti così problematici. Il dato di oltre 100.000 votanti ha spazzato via questi timori. Ignazio Marino vince in modo netto, con circa il 51% delle preferenze, superando candidati che da mesi lavoravano a questo appuntamento. L’ultimo a decidere di correre ha la meglio sugli altri grazie al suo profilo che, rispetto ai concorrenti più temibili, come Gentiloni e Sassoli, lo fa essere contemporaneamente quello più di sinistra, più unitario e più civico. Continua a leggere

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I saggi e noi

quirinaleNo, non è un colpo di Stato. Nella migliore delle ipotesi la duplice commissione quirinalizia monosessuata servirà a ingannare il tempo, in attesa che il nuovo presidente della Repubblica, nella pienezza dei suoi poteri, sciolga la matassa del Parlamento senza maggioranza politica. Nelle più fosche previsioni, i decemviri napolitaniani avranno la responsabilità di apparecchiare programmaticamente il governissimo, passando per l’elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato. Dio ci salvi dalla seconda: sarebbe un’inutile riedizione del governo Monti e delle sue politiche, che hanno affossato le speranze di ripresa dell’economia italiana e la credibilità politica del centro-sinistra. La prima ipotesi (menare il can per l’aia finchè necessario) si potrebbe pure accettare, ma intanto che si fa? Si può restare ad aspettare e sbirciare di nascosto questo gruppo di signori di una certa età come fossero la suprema istituzione dello Stato? No, di certo. Sia nell’ipotesi A che nell’ipotesi B i saggi non sono altro che un gruppo di consulenti del Presidente della Repubblica uscente: qualsiasi loro determinazione deve passare per il placet di qualche autorità legalmente costituita e, anche se dovessero sfornare un programma e un presidente del consiglio nuovo di zecca, dovranno pure loro passare per il Parlamento e verificare di averne la fiducia da una maggioranza politica. Il regime parlamentare non è cambiato perché Napolitano non sa che pesci pigliare e non può sciogliere le camere.
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